Category Archives: – storia

Semplicemente, Celia

È difficile non evocare nel presente la ragazza che dalla clandestinità inventava soluzioni tremende come collocare messaggi avvolti nelle sigarette o anche dentro a una torta, o inventarsi una pancia da donna incinta per burlare le autorità della tirannia

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La Rivoluzione di Martí nell’ora dei forni

Nel 62º anniversario del trionfo della Rivoluzione Cubana, in un’ora che si potrebbe definire, come fece Martí, l’ora dei forni, caratterizzata da un profondo dibattito che ci porta a un tema di sommo interesse come la difesa della Rivoluzione dalla nostra intellettualità, specificamente quella che comprende nel suo ambito più usuale scrittori, artisti, pensatori- senza che questo sia riduzionista, per quanto si faccia una riserva, che anche gli intellettuali si possono considerare politici tra gli altri pensatori -questa analisi, che potrebbe toccare a coloro che elaborano la politica è messa a fuoco dallo scrittore o dall’artista che vive nell’ora attuale di Cuba e nella sua partecipazione alla costruzione di una società migliore.

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Stati Uniti: una crisi di lunga gestazione

Atilio Boron

Quello avvenuto non ha precedenti nella storia USA. Un’intera vecchia ed enorme impalcatura istituzionale concepita dai padri fondatori per evitare i rischi dell’oclocazione – il temuto governo della plebaglia- è crollata come un castello di carte quando, rispondendo alle incessanti arringhe di Donald Trump, una folla di trombettieri ha sopraffatto le forze di sicurezza ed ha preso d’assalto il Campidoglio.

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Venezuela: nuovo presidente vecchia strategia

L’arrivo alla Casa Bianca del nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden si avvicina e continuano le nomine dei suoi collaboratori.

Il nuovo presidente ha nominato venerdì  Juan Sebastián González alla carica di direttore senior per l’emisfero occidentale del Consiglio di Sicurezza Nazionale, una posizione chiave per l’America Latina. Juan Sebastián González, ha anche ricoperto incarichi diplomatici legati alla regione durante l’amministrazione di Barack Obama e già fa parte del team di transizione del presidente eletto.

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Si sgretola l’impero yankee

Arthur González https://heraldocubano.wordpress.com.

Quello che è successo il 6 gennaio 2021 al Campidoglio di Washington, è un esempio di come l’imperialismo yankee stia, ogni giorno, più vicino alla sua caduta.

La crisi economica, accresciuta dalla cattiva gestione della pandemia di Covid-19, ha rivelato la situazione che soffrono gli statunitensi di fronte all’arricchimento di pochi, a costo del crescente impoverimento della maggioranza della popolazione.

La disuguaglianza sociale è emersa come mai prima d’ora, poiché l’immagine di cartone che il sistema capitalista USA ha venduto al mondo, è crollata all’apparire il pessimo sistema di sicurezza sociale, di salute e lo scarso interesse del governo a sostenerne i suoi cittadini in situazioni di crisi.

La ciliegina sulla torta è stata posta dal presidente Donald Trump con la sua personalità squilibrata, che preferisce andare a giocare a golf sui suoi lussuosi campi, che prendere rapide decisioni per approvare minimi aiuti economici per i disoccupati e persone a basso reddito; prova che in quel sistema la prima cosa non è l’essere umano, bensì la ricchezza di pochi.

Al suo livello di alienazione ed egocentrismo narcisista, Trump ha manipolato buona parte delle menti dei suoi seguaci, con la campagna che gli avevano “rubato” le elezioni e l’attuale “frode”, lasciando il posto a un movimento di suprematisti bianchi e fanatici religiosi che hanno creduto alle sue menzogne, al punto di assaltare il Campidoglio nazionale e compiere atti terroristici che hanno messo in pericolo la vita di senatori e rappresentanti, cosa impensabile nella capitale della nazione che si vende come il “paradiso” della democrazia e dei diritti umani.

Come un pazzo fuori controllo, Trump ha irresponsabilmente incoraggiato i manifestanti a impedire il conteggio dei voti che effettuava il Congresso, sotto la presidenza del vicepresidente Mike Pence, un fatto che ha lasciato un bilancio di 5 morti, più di 50 feriti ed ingenti danni a un immobile considerato patrimonio storico degli USA, ciò che mostra il deterioramento dei valori morali ed ideologici di coloro che si arrogano il diritto di accusare e condannare quelli che non seguono i loro dettami imperiali.

Ovviamente le reti televisive e la grande stampa yankee non hanno utilizzato i termini di colpo di stato, come hanno fatto contro il governo di Evo Morales 2019, quello avvenuto in Egitto il 3 luglio 2013, il tentativo, del 2016, di destituire dal potere il presidente turco Reçep Erdogan, da parte di membri dell’esercito turco, così come il tentativo contro Hugo Chávez, il colpo di stato militare in Honduras o il colpo di stato parlamentare contro il presidente del Paraguay e la presidentessa del Brasile Dilma Rousseff.

Quei giornalisti USA che hanno così qualificato le azioni avvenute a Washington hanno dovuto cambiare rapidamente i titoli dei giornali, in modo da non deteriorare ulteriormente l’immagine di quella nazione che si sta sgretolando a passi da gigante, sebbene ciò che è stato fatto dai senatori Josh Hawley, Ted Cruz, Ron Johnson e i loro colleghi del Partito Repubblicano, è stato realmente un complotto per compiere un colpo di stato e strappare la vittoria a Joe Biden: una situazione che in un altro paese sarebbe condannata con la prigionia dei sediziosi.

Questo tentativo golpista è stato guidato dallo stesso Donald Trump, con il sostegno di una parte del suo partito ed il silenzio di molti congressisti che hanno sostenuto la sua politica dittatoriale, di non voler cedere il potere per continuare ad agire contro la cosiddetta “democrazia rappresentativa” e concedere indulti ad assassini, corrotti e ladri.

Il declino economico vissuto dagli USA negli ultimi anni è la causa della politica sporca contro Cina e Russia, poiché temono di perdere la supremazia mondiale, cosa che mantengono solo in teoria, perché, in pratica, la Cina ha superato in molti campi gli yankee come le telecomunicazioni, la scienza, la produzione di beni e persino la battaglia per l’esplorazione spaziale, differenza che si noterà negli anni a venire, quando la pandemia farà parte della storia.

Le immagini del brutale assalto al Campidoglio e la quasi tolleranza della polizia che non lo ha impedito adeguatamente, hanno fatto ricordare la caduta dell’Impero Romano, quando le forze popolari hanno dato fuoco ai principali palazzi ed installazioni governative, a causa del declino di quel governo, a seguito della perdita di autorità nell’esercitare il proprio dominio.

Molti storici danno come cause del crollo romano le grandi dimensioni dell’esercito, la cattiva gestione della salute e la crescita della sua popolazione, il declino della sua economia, l’incapacità e l’incompetenza degli imperatori, le lotte interne per il potere, i cambiamenti religiosi avvenuti e l’inefficienza dell’amministrazione civile, scenario che ha incrementato la pressione dei cosiddetti barbari esterni alla cultura romana; il tutto ha notevolmente contribuito al crollo del più potente impero del suo tempo.

Quando si analizza l’attuale situazione che il governo e la società USA stanno attraversando, si percepiscono grandi somiglianze con quello che è successo a Roma ed il deterioramento che avviene in seno alla società yankee.

A Roma, dall’anno 250 in poi, l’abuso del potere politico e finanziario, l’inefficienza politica, le invasioni, le guerre civili e la discordia religiosa, hanno condotto quell’impero sulla via del fallimento, lo stesso sta accadendo a Washington da alcuni anni, in un processo lento ma inarrestabile.

Il panorama politico ed economico USA fa presagire un futuro turbolento per la nuova amministrazione che, invece di sprecare miliardi di dollari nel destabilizzare governi sovrani come Cuba, Venezuela, Nicaragua, Iran o Siria, dovrebbe lavorare per migliorare il proprio sistema elettorale, dare salute a tutti i cittadini, aprire nuovi posti di lavoro, impedire gli sfratti, eliminare la crescente povertà tra le comunità nere e latine, approvare nuove leggi che risolvano il limbo migratorio di milioni di persone che apportano la loro forza lavoro alla società, sradicare, una volta per tutte, la discriminazione razziale e smettere d’invadere paesi che hanno il diritto di costruire il proprio futuro in pace.

Se non riconoscono di essere sulla strada del disastro, presto assisteremo a manifestazioni popolari reclamando cambi di regime, cosa che non è accaduta perché USAID, NED e CIA non progettano programmi per incoraggiarlo.

José Martí è stato saggio quando ha affermato: “Ho vissuto nel mostro e conosco le sue viscere”.


Se agrieta el imperio yanqui

Por Arthur González

Lo acontecido el 6 de enero del 2021 en el Capitolio de Washington, es una muestra de cómo el imperialismo yanqui está cada día más cerca de su caída.

La crisis económica incrementada por el pésimo manejo de la pandemia de la Covid-19, puso de manifiesto la situación que sufren los estadounidenses ante el enriquecimiento de unos pocos, a costa del empobrecimiento creciente de la mayoría de la población.

La desigualdad social afloró como nunca antes, pues la imagen encartonada que el sistema capitalista de Estados Unidos ha vendido al mundo, se vino abajo al salir a flote el pésimo sistema de seguridad social, de salud y el poco interés del gobierno por respaldar a sus ciudadanos ante situaciones de crisis.

La tapa al pomo la puso el presidente Donald Trump con su trastornada personalidad, quien prefiere irse a jugar golf en sus lujosos campos, a tomar rápidas decisiones de aprobar mínimas ayudas económicas para los desempleados y personas de bajos ingresos, prueba de que en ese sistema lo primero no es el ser humano, sino la riqueza de unos pocos.

En su nivel de enajenación y egocentrismo narcisista, Trump manipuló una buena parte de la mente de sus seguidores, con la campaña de que le habían “robado” las elecciones y el “fraude” presente, dando paso a un movimiento de supremacistas blancos y fanáticos religiosos que se creyeron sus mentiras, al punto de asaltar el Capitolio nacional y llevar a cabo actos terroristas que pusieron en peligro la vida de senadores y representantes, algo impensable en la capital de la nación que se vende como el “paraíso” de la democracia y los derechos humanos.

Cual demente sin control, Trump alentó de forma irresponsable a los manifestantes para impedir el conteo de votos que ejecutaba el Congreso, bajo la presidencia del vicepresidente de Mike Pence, hecho que dejó un saldo de cinco muertos, más de 50 heridos y cuantiosos daños a un inmueble considerado patrimonio histórico de Estados Unidos, lo que evidencia el deterioro de los valores morales e ideológicos de quienes se arrogan el derecho de acusar y condenar a quienes no siguen sus dictados imperiales.

Por supuesto que las cadenas televisivas y la gran prensa yanqui, no empleó los términos de golpe de estado, como hicieron contra el gobierno de Evo Morales 2019, el ocurrido en Egipto el 3 de julio de 2013, el intento en 2016, sacar del poder al presidente turco Reçep Erdogan, por miembros del ejército turco, así como la intentona contra Hugo Chávez, el golpe militar en Honduras o los golpes parlamentarios contra el presidente de Paraguay y la presidenta de Brasil Dilma Rousseff.

Aquellos periodistas norteamericanos que así calificaron las acciones acontecidas en Washington, tuvieron que cambiar los titulares rápidamente, para no deteriorar más la imagen de esa nación que se desmorona a pasos agigantados, aunque lo hecho por los senadores Josh Hawley, Ted Cruz, Ron Johnson y sus colegas del Partido Republicano, fue realmente una conspiración para dar un golpe de estado y arrebatarle el triunfo a Joe Biden, situación que en otro país sería condenada con la encarcelación de los sediciosos.

Esta tentativa golpista estuvo encabezada por el propio Donald Trump, con apoyo de una parte de su partido y la callada de muchos congresistas que respaldaron su política dictatorial, de no querer ceder el poder para continuar actuando en contra de la llamada “democracia representativa” y otorgar indultos a asesinos, corruptos y ladrones.

El declive económico que vive Estados Unidos en los últimos años, es la causa de la sucia política contra China y Rusia, pues temen perder la supremacía mundial, algo que solo mantienen en teoría, porque en la práctica China ha rebasado a los yanquis en muchos campos, como son las telecomunicaciones, la ciencia, la producción de bienes y hasta la batalla por la exploración espacial, diferencia que se notará en los años venideros cuando la pandemia sea parte de la historia.

Las imágenes del brutal asalto al Capitolio y la cuasi tolerancia policial que no lo impidió adecuadamente, hicieron recordar la caída del Imperio romano, cuando fuerzas populares incendiaron los principales palacios e instalaciones de gobierno, debido al declive del aquel Gobierno, producto de la pérdida de autoridad para ejercer su dominio.

Muchos historiadores dan como causas del derrumbe romano al gran tamaño del ejército, el pésimo manejo de la salud y el crecimiento de su población, la baja de su economía, la incapacidad e incompetencia de los emperadores, las luchas internas por el poder, los cambios religiosos ocurridos y la ineficiencia de la administración civil, escenario que incrementó la presión de los llamados bárbaros externos a la cultura romana, todo lo cual contribuyó en gran medida al colapso del imperio más poderoso de su época.

Al analizar la actual coyuntura por la que atraviesa el gobierno y la sociedad norteamericana, se perciben grandes similitudes con lo sucedido en Roma y el deterioro que acontece dentro del seno de la sociedad yanqui.

En Roma, desde el año 250 en adelante, el abuso de poder político y financiero, la ineficiencia política, las invasiones, guerras civiles, y la discordia religiosa, condujeron aquel imperio por el camino del fracaso, lo mismo que está sucediendo en Washington desde hace algunos años, en un proceso lento pero indetenible.

El panorama político y económico de Estados Unidos presagia un futuro turbulento para la nueva administración, la que, en vez de malgastar miles de millones de dólares en desestabilizar gobiernos soberanos como Cuba, Venezuela, Nicaragua, Irán o Siria, debería trabajar en mejorar su sistema electoral, darle salud a todos los ciudadanos, abrir nuevos empleos, impedir los desalojos, eliminar la pobreza creciente entre las comunidades negras y latinas, aprobar nuevas leyes que resuelvan el limbo migratorio de millones de personas que aportan su fuerza de trabajo a la sociedad, arrancar de una vez la discriminación racial y dejar de invadir países que tienen derecho a construir su porvenir en paz.

Si no reconocen que van por el camino del descalabro, pronto seremos testigos de manifestaciones populares reclamando cambios de régimen, algo que no ha sucedido porque la USAID, la NED y la CIA no diseñan programas para estimularlo.

Sabio fue José Martí cuando afirmó: “Viví en el monstruo y le conozco sus entrañas”

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Riflessioni sul pensiero di Fidel Castro

Stiamo vivendo tempi eccezionali in cui è necessario imparare dalle esperienze storiche e avvicinarsi agli insegnamenti di chi ha saputo aprire la strada nella sempre difficile lotta per la liberazione dei popoli contro l’imperialismo.

Credo che una delle chiavi che fanno di Fidel uno dei più importanti rivoluzionari della storia sia il modo in cui ha inteso la dialettica come base della strategia e come ha definito il dogmatismo e il settarismo come uno dei maggiori pericoli di qualsiasi processo rivoluzionario.

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Sessantadue anni costruendo l’ “eresia”

Elier Ramírez Cañedo  www.cubadebate.cu

Esattamente a cinque anni, cinque mesi e cinque giorni dalle azioni del 26 luglio 1953, grido di libertà che inaugurò una nuova tappa della lotta indipendentista nella nostra patria, arrivava finalmente al potere la Rivoluzione. Questa volta sì i mambì entravano a Santiago de Cuba. La vittoria, in questa occasione a differenza di quanto accaduto nel 1898, non poté essere usurpata, chiudendo la strada a cospirazioni ed ingerenze esterne mediante la mobilitazione del popolo.

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1 gennaio 1959

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Gli yankee ed i loro omicidi

Arthur González https://heraldocubano.wordpress.com

Con una virtuale licenza di assassinare, gli USA eliminano i propri avversari nella totale impunità, senza essere sanzionati, condannati o accusati da alcun paese dell’Unione Europea, ONU, OSA, Vaticano e ancor meno dalle Organizzazioni Non Governative che si dedicano ad osservare con una lente d’ingrandimento i paesi che assumono posizioni sovrane.

La storia è piena di omicidi eseguiti dagli yankee e persino forniscono un rifugio sicuro per coloro che eliminano gli oppositori in nazioni non affini a loro, senza che siano inclusi in liste spurie.

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L’ingresso dei nuovi mambises all’Avana nel gennaio 1959

L’8 gennaio 1959 fu un giorno memorabile, Fidel Castro arrivò alla testa della sua Colonna Uno José Martí all’Avana, le sirene delle navi che navigavano nel porto suonarono, le campane delle chiese risposero, i clacson delle macchine si sentirono vicino ai fischi delle fabbriche e 21 colpi a salve furono sparati dalla Marina di San Carlos de La Cabaña.

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La guerra civile angolana

Weapons and Warfare Traduzione di Alessandro Lattanzio

In Angola, tre organizzazioni nazionaliste si battevano per il dominio.

L’MPLA, fondata nel 1956, era guidata da Agostinho Neto, un medico di formazione portoghese.

La FNLA, fondata nel 1962 come fusione di due partiti regionali, guidata da Holden Roberto, cognato e protetto di Joseph-Désiré Mobutu, che prese il potere in Congo nel 1965.

UNITA, che si separò dal FNLA nel 1966, e guidato da Jonas Savimbi, scienziato politico di formazione svizzera con master presso l’Università di Losanna.

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