Tag Archives: – diritti umani

Venezuela, un reportage dall’Elicoide pensando agli effetti del TIAR

di Geraldina Colotti

Il Venezuela dà battaglia all’ONU contro le conseguenze del blocco economico-finanziario imposto dagli USA e dai suoi vassalli, e denuncia la complicità di chi non vi si oppone. Oggi tocca al Venezuela, ma domani potrebbe toccare a chiunque voglia decidere in piena autonomia, ha detto il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza. E come possono quei governi europei che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero marino dar lezione di diritti umani al Venezuela?

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Bachelet ed Almagro: anime gemelle

Ángel Guerra Cabrera

Il rapporto di Michelle Bachelet sui diritti umani in Venezuela contiene tutti i requisiti per occupare un posto di rilievo in un’enciclopedia universale dell’infamia. Tanto più perché l’Alta Commissaria ONU per i Diritti Umani si deve ad un insieme di mandati emanati dalla Carta di tale organizzazione, dagli accordi del suo Consiglio per i Diritti Umani e da altri organismi che risultano calpestati in questo documento.

Il rapporto non menziona solo la guerra economica di Washington contro il Venezuela ed i suoi terribili effetti sulla popolazione, e tanto meno esige che si ponga fine a quella brutale aggressione. Omette innumerevoli fatti della massima importanza. Tra questi, la feroce violenza dell’opposizione diretta dagli USA, sia nelle marce come nelle guarimbas e nei suoi ripetuti tentativi golpisti, inquadrati in un contesto di guerra ibrida il cui fine, dal 2002, è rovesciare il governo bolivariano, eliminare fisicamente il chavismo ed impossessarsi delle enormi ricchezze naturali del paese sudamericano.

Golpismo? Guerra ibrida? Guerra economica? Macché. Per Bachelet, l’unica cosa che esiste in Venezuela sono le violazioni dei diritti umani da parte del governo. Né vi è una grave crisi umanitaria o dei diritti umani ad Haiti, Honduras, Guatemala, Colombia, Yemen, Somalia, Libia, Afghanistan, Palestina occupata da Israele. Né le politiche neoliberali che affondano, oggi, nella miseria milioni di argentini e brasiliani prima elevati a degni tenori di vita da parte dei governi di Lula e Cristina Fernández, azioni che costituiscono violazioni di massa dei diritti economici, politici e sociali di quelle popolazioni. Né la campagna di terrorismo di stato del governo Trump contro milioni di migranti, la sua esacerbazione del suprematismo bianco, la xenofobia, il razzismo e la misoginia.

Di quale paese parla la Bachelet? Quello a cui riferisce nel suo rapporto non è quello che ha visitato molte volte durante il periodo rivoluzionario. Non è quello di milioni di persone in marcia a sostegno del loro governo, non é quello dell’alta iscrizione a tutti i livelli di istruzione, non è quello di Barrio Adentro né dei Centri di Diagnosi Integrale, che con medici venezuelani e cubani hanno fatto della salute un diritto universale, non è quello della parità tra uomini e donne né quello del riconoscimento della diversità sessuale, non è quello della minore disuguaglianza nel nostro continente secondo i dati della rispettata Commissione Economica per l’America Latina del ONU, non è quello della esemplare democrazia partecipativa e protagonista, non è quello dei giovani e del popolo allegri e colti. Né quello dei quasi tre milioni di nuove case decenti.

Non è nel mio animo addolcire la realtà, né occultare il mio impegno militante con la Rivoluzione Bolivariana. Ma se di indagare e descrivere una realtà si tratta almeno dovrebbe esigersi che predomini l’osservazione e la verifica scrupolosa dei fatti e non lo squilibrio o un esercizio del tutto discriminatorio, unilaterale, selettivo e distorto. In Venezuela, come in tutti i processi rivoluzionari, sono stati commessi errori. C’è burocratismo e corruzione, che ogni chavista riconosce e denuncia. Lo Stato borghese ostacola l’avanzata rivoluzionaria e le forze di sicurezza possono commettere eccessi che s’indagano e spesso si sanzionano. Ma nulla di tutto ciò potrebbe essere analizzato se non si considera la subordinazione, per molto tempo, del paese al sistema di dominazione USA, espresso nel modello della rendita petrolifera e del sottosviluppo. Tanto meno se si ignora la guerra in corso contro la Rivoluzione Bolivariana proprio per i successi che ha raggiunto nella trasformazione di quella realtà in materia di sovranità, giustizia sociale, solidarietà umana, ampie libertà democratiche e reale esercizio dei diritti umani, e anche successi economici, ora velati dal blocco.

Come può, Bachelet, giustificare che nessuna delle 588 interviste che alimentano il suo rapporto sia stata effettuata in Venezuela? Perché sono state lì, allora, la signora e la sua squadra, che è rimasta, per settimane, nel paese? Come spiegare che il segretario redattore del rapporto sia lo stesso che faceva questo lavoro per il precedente Alto Commissario, il principe giordano Zeid Ra’ad Al Hussein, con stretti legami con il ripugnante Segretario OSA, Luis Almagro, e con Leopoldo Lopez?

María Eugenia Russian, presidentessa di Fundalatin, una ONG con Status Consultivo Speciale all’interno del Consiglio Economico e Sociale dell’ONU, ha denunciato l’esclusione delle relazioni e testimonianze di 12 ONG nel rapporto Bachelet.

L’Alta Commissaria non ha preso come fonti del suo rapporto i documenti redatti da due esperti indipendenti dell’ONU, Alfred de Zayas e Idriss Jazairy, che hanno censurato, in termini molto duri, le sanzioni economiche contro il Venezuela e le considerano cause delle privazioni che la popolazione soffre.

Il rapporto di Bachelet, in breve, sembra redatto da Almagro. Uguali.


Bachelet y Almagro: almas gemelas

Por Ángel Guerra Cabrera

El informe de Michelle Bachelet sobre los derechos humanos en Venezuela contiene todos los requisitos para ocupar un lugar señero en una enciclopedia universal de la infamia. Mucho más porque la Alta Comisionada de la ONU para los Derechos Humanos se debe a un conjunto de mandatos emanados de la Carta de esa organización, de los acuerdos de su Consejo de Derechos Humanos y de otras de sus instancias que resultan pisoteados en este documento.

El informe no menciona apenas la guerra económica de Washington contra Venezuela y sus terribles efectos en la población y mucho menos exige que se ponga fin a esa brutal agresión. Omite innumerables hechos de primerísima importancia. Entre ellos, la violencia feroz de la oposición dirigida por Estados Unidos, tanto en marchas como en guarimbas y en sus reiterados intentos golpistas, enmarcados en un contexto de guerra híbrida cuyo fin desde 2002 es derrocar al gobierno bolivariano, eliminar físicamente al chavismo y apoderarse de las enormes riquezas naturales del país suramericano.

¿Golpismo? ¿Guerra híbrida? ¿Guerra económica? Qué va. Para Bachelet lo único que existe en Venezuela son violaciones del gobierno a los derechos humanos. Tampoco existe una grave crisis humanitaria ni de derechos humanos en Haití, Honduras, Guatemala, Colombia, Yemen, Somalia, Libia, Afganistán, Palestina ocupada por Israel. Ni las políticas neoliberales que hunden hoy en la miseria a millones de argentinxs y brasileñxs antes elevados a niveles dignos de vida por los gobiernos de Lula y Cristina Fernández, acciones que constituyen violaciones masivas de los derechos económicos, políticos y sociales de esas poblaciones. Ni la campaña de terrorismo de Estado del gobierno de Trump contra millones de migrantes, su exacerbación del supremacismo blanco, la xenofobia, el racismo y la misoginia.

¿De qué país habla Bachelet? El que refiere en su informe no es el que he visitado muchas veces durante el periodo revolucionario. No es el de millones de personas marchando en apoyo a su gobierno, no es el de la alta matrícula en todos los niveles de educación, no es el del programa Barrio Adentro ni los Centros de Diagnóstico Integral, que con médicos venezolanos y cubanos han hecho de la salud un derecho universal, no es el de la igualdad entre hombres y mujeres ni el del reconocimiento de la diversidad sexual, no es el de la menor desigualdad en nuestro continente de acuerdo con datos de la respetada Comisión Económica para América Latina de la ONU, no es el de democracia participativa y protagónica ejemplar, no es el de lxs jóvenes y el pueblo alegres y cultos. Tampoco el de los casi tres millones de nuevas viviendas dignas.

No está en mi ánimo edulcorar la realidad, tampoco oculto mi compromiso militante con la Revolución Bolivariana. Pero si de investigar y calificar una realidad se trata lo menos que debe exigirse es que predomine la observación y comprobación escrupulosa de los hechos y no el desequilibrio ni un ejercicio totalmente discriminatorio, unilateral, selectivo y sesgado. En Venezuela, como en todos los procesos revolucionarios, se han cometido errores. Hay burocratismo y corrupción, que cualquier chavista reconoce y denuncia. El Estado burgués dificulta el avance revolucionario y los cuerpos de seguridad pueden cometer excesos que se investigan y con frecuencia se sancionan. Pero nada de esto podría analizarse si no se considera la subordinación por mucho tiempo del país al sistema de dominación de Estados Unidos, expresado en el modelo petrolero rentista y el subdesarrollo. Mucho menos si se obvia la guerra en curso contra la Revolución Bolivariana precisamente por los éxitos que ha obtenido en la trasformación de aquella realidad en materia de soberanía, justicia social, solidaridad humana, amplias libertades democráticas y verdadero ejercicio de los derechos humanos, e incluso éxitos económicos, ahora velados por el bloqueo.

¿Cómo puede justificar Bachelet que de las 588 entrevistas que nutren su informe ninguna haya sido realizada en Venezuela? ¿A qué fueron entonces allí la señora y su equipo, que permaneció semanas en el país? ¿Cómo explicar que el secretariado redactor del informe sea el mismo que hacía esta labor al Alto Comisionado anterior, el príncipe jordano Zeid Ra’ad Al Hussein, de estrechos vínculos con el repugnante secretario de la OEA Luis Almagro y con Leopoldo López?

María Eugenia Russian, presidenta de Fundalatin, ONG con Estatus Consultivo Especial dentro del Consejo Económico y Social de la ONU, denunció la exclusión de informes y testimonios de 12 ONG en el Informe Bachelet.

La Alta Comisionada no tomó como fuentes de su reporte los documentos confeccionados por dos expertos independientes de la ONU, Alfred de Zayas e Idriss Jazairy, quienes censuraron en términos muy duros las sanciones económicas contra Venezuela y las consideraron causante de las privaciones que sufre la población.

El informe de Bachelet, en fin, parece redactado por Almagro. Tal para cual.

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L’ingannevole Rapporto Bachelet

Manuel Cabieses Donoso

Più ripetuto di una teleserie turca, il Rapporto Bachelet sul Venezuela ripete dalla A alla Z le affermazioni del governo USA. Cioè: le disavventure del popolo venezuelano sono dovute ad un governo che viola i suoi diritti umani, lo priva di cibo e salute e lo spinge all’esodo.

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Iván Duque, con quale autorità morale?

Elson Concepción Pérez

Il presidente della Colombia, Ivan Duque, si è recato, questa settimana, a Lima, in Perù, per far coro e scagliarsi -ancora una volta- contro il Venezuela, a proposito della relazione presentata dalla cilena Michelle Bachelet sulla situazione dei diritti umani.

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C’è chi dice no

www.lantidiplomatico.it

I rappresentanti di Russia, Cina, Turchia, Bielorussia, Myanmar, Iran, Cuba, Nicaragua e Bolivia, nonché i membri dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA – TCP), si oppongono in seno al Consiglio per i Diritti Umani (HRD) delle Nazioni Unite (ONU), il rapporto presentato giovedì dall’Alto Commissario, Michelle Bachelet.

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Le fake news della relazione Bachelet

www.farodiroma.it

È diventata pratica abituale la politicizzazione e strumentalizzazione dei diritti umani come scusa, da parte degli Stati Uniti, per invadere territori e violare la sovranità. Nel frattempo, il Sistema delle Nazioni Unite, con discorsi ambigui, senza prendere posizione e senza nessun rispetto per il diritto internazionale, si è allineato al potere imperiale e agli interessi dei grandi capitali. Si è prestato alla politica della guerra. In modo vergognoso e ignominioso si è unito alla menzogna e alla manipolazione. In una parola è stato un complice.

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E’ credibile il rapporto Bachelet sul Venezuela?

Marcos Roitman Rosenmann  www.jornada.com.mx

Pensare che l’Alta Commissaria per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, avrebbe presentato un rapporto sul Venezuela positivo verso il governo costituzionale del presidente Nicolás Maduro sarebbe ingenuo. Credere che la sua preparazione sarebbe esente da pregiudizi, temerario. La manipolazione, entrava nei calcoli. Così, abbiamo un risultato su misura.

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Amnesia o valutazione distorta

L’Informe sui Diritti Umani in Venezuela è respinto per la sua parzialità e poca obiettività

Elson Concepción Pérez www.granma.cu

In realtà è molto penoso usare o rappresentare una delle istituzioni delle Nazioni Unite, come la Commissione per i Diritti Umani, per, nel modo più parziale ed ingannevole, fare relazioni accusatorie contro il legittimo Governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

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Cubainformacion: violazione del diritto di movimento


Gli USA violano ancor più il diritto di viaggiare: dove sono le condanne?

Avete letto sulla grande stampa qualche commento di condanna, qualche denuncia della violazione del diritto di viaggiare del popolo USA, che è incluso nella sua stessa Costituzione?

Qualche editoriale, qualche articolo di opinione? Niente. Nonostante Donald Trump abbia appena bandito i viaggi educativi di gruppo e le crociere a Cuba, due delle poche possibilità che aveva la cittadinanza USA per conoscere l’isola.

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Contro Cuba e Venezuela, guerra sporca in nome dei “diritti umani”

di Geraldina Colotti

La foto è di quelle che stimolano pietà e indignazione. Ritrae una donna affranta su una sedia. Il telefono abbandonato sul tavolo accanto agli occhiali indica che ha appena ricevuto una notizia catastrofica, che l’ha annientata. Di fianco, si vede un piccolo altare votivo con la foto di un giovane scomparso, simile a quelli mostrati in Messico dalle madri dei desaparecidos, o in Europa sulle strade che stroncano giovani vite per l’alta velocità.

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Colombia: arrestato ex capo della sicurezza di Uribe

per crimini contro difensori dei diritti umani

 

Il generale Mauricio Santoyo, che è stato capo della sicurezza dell’ex presidente Alvaro Uribe, deportato dagli Stati Uniti, è stato incarcerato questo lunedì in Colombia per la sua presunta partecipazione nella sparizione di due difensori dei diritti umani, ha fatto sapere la procura.

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La Colombia ha morale per giudicare il Venezuela?

Marco Velázquez Cristo https://postcuba.org

La Colombia che oggi si mostra preoccupata per la situazione dei diritti umani in Venezuela che fornisce il suo territorio alle provocazioni infami contro quella nazione sorella argomentando apprensione per una fabbricata crisi umanitaria nella stessa ha moltissimi più problemi in quei campi che quelli che lei indica al suo vicino.

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Guantanamo: 17 anni dopo attende i suoi nuovi prigionieri

Roberto Montoya – https://blogs.publico.es

Le foto diffuse con orgoglio dal Pentagono dei primi prigionieri trasferiti, l’11 gennaio 2002, su aerei militari dall’Afghanistan alla prigione di Guantanamo, indignarono il mondo. Diciassette anni dopo, 40 prigionieri permangono ancora in quel campo di concentramento del XXI secolo e Trump chiede di investire decine di milioni di $ per migliorare le sue infrastrutture per ricevere nuovi ostaggi.

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Vita

Il paese ha raggiunto la fine del 2018, per il secondo anno consecutivo e con quattro morti in meno rispetto all’anno precedente, il più basso tasso di mortalità infantile della sua storia: 4,0 per mille nati vivi.

 

Lisandra Fariñas Acosta  www.granma.cu

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Diritti dei bimbi cubani: più che utopia,realtà

La parola infanzia deriva dal latino infans, che significa “muto, incapace di parlare, che non parla”. Questo termine si riferisce al periodo della vita umana compreso tra la nascita e l’adolescenza o l’inizio della pubertà.

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