Tag Archives: El Pais

Cubainformacion: reportage e labirinto

Reportage di viaggi e il labirinto di una Cuba indecifrabile

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

Vada alla sezione viaggi di un giornale. Di “El País”, per esempio (1). Scoprirà le “spiagge caraibiche, gastronomia e patrimonio” dello Yucatan (2). Il “Porto Rico più musicale” (3). La “fucina culturale ed etnica” di Trebisonda, Turchia (4). Le “otto ragioni per cui Chicago merita un viaggio”, tra esse vedere “la prigione più curiosa”, perché ha “le finestre così strette che non hanno bisogno di sbarre” (5). Prigione “curiosa” tranne per i detenuti che la abitano, immaginiamo. E sulla Colombia, scopriremo Cali, “la capitale della salsa”, tra molti altri materiali (6).

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Cubainformacion: giornalisti o mercenari

Cuba: esilio di giornalisti o indulgenza con i mercenari?

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

 “Tutta un’odissea alla ricerca della libertà”, leggiamo (1). “Esiliano da Cuba” due “giornalisti indipendenti” del media “ADN Cuba” (2). Molto triste e serio, senza dubbio. Ma aspettate… giornalismo indipendente? ADN Cuba?

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Violenza, repressione e processi sommari…a seconda di dove avvengano

Iroel Sanchez

“Da lunedì si giudica gli oltre 1100 detenuti per le rivolte…” (…)

«A una velocità di circa 10 detenuti all’ora, i giudici non bastano. Secondo uno degli avvocati, tra le 11.30 di lunedì e mezzogiorno di oggi, già erano sfilati per i tribunali un centinaio di giovani. L’afflusso è tale che diversi furgoni della polizia ripieni di imputati fanno la coda davanti ai tribunali, che non dispongono di spazio sufficiente nelle celle dell’edificio.»

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Cubainformacion: armi selettive

Cuba e le armi selettive

 José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación

Un reportage del quotidiano “El País” sulle “esportazioni spagnole di armi” pone come selezione principale la “vendita di materiale antisommossa a Cuba -leggiamo- prima della repressione delle manifestazioni di luglio” (1).

Questa presunta vendita e “le consegne di munizioni all’Arabia Saudita” sarebbero “le operazioni più controverse”.

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L’orecchio peloso della restaurazione coloniale

Pedro de la Hoz www.lajiribilla.cu

Ai fluidi e affettuosi vasi comunicanti tra i popoli spagnoli e quello cubano -ognuno dei popoli della Penisola ha lasciato in noi un’impronta che batte in tutti gli ambiti della vita insulare- c’è chi pretende, a questo punto, porre ostacoli, intorbidirli.

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Cubainformacion: 15N la non marcia

Il palloncino della non marcia a Cuba

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación

Sono centinaia le notizie, da settimane, sui principali media di tutto il mondo, sulla “grande mobilitazione dell’opposizione” del 15 N -così si annunciava – a Cuba (1).

Ma lunedì 15 novembre, a Cuba, non è successo nulla (2). Non ci sono state proteste contro il governo. È vero che la marcia era illegale, perché era – secondo le autorità cubane – sostenuta e diretta dal governo USA, che continua la sua guerra economica contro l’isola. Ma se la contestazione popolare è così grande come ci dicono, come mai non ci sono stati tentativi di protesta?

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Cambiamenti a Cuba

Rosa Miriam Elizalde  www.cubadebate.cu

Ricordo gli epitaffi scritti in anticipo 30 anni fa. Mentre l’URSS si sgretolava, i saggi della tribù predissero che Cuba non avrebbe resistito senza l’oro di Mosca né avrebbe potuto sopportare l’entropia del “socialismo reale” con l’ulteriore pressione degli Stati Uniti. “Con la pala alzata, aspettano i becchini”, scriveva nel 1992 l’uruguaiano Eduardo Galeano.

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Accusare falsamente è un crimine

Arthur González. https://heraldocubano.wordpress.com

I nemici di Cuba, da anni, accusano e calunniano i suoi funzionari ed organismi a causa dell’odio che provano contro la Rivoluzione, ma così facendo commettono un crimine per il quale possono essere puniti, come fanno altri paesi.

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Il Dipartimento di Stato rivela l’arbitrarietà di Trump

Un rapporto segreto recentemente declassificato del Dipartimento di Stato suggerisce che la decisione di Donald Trump di smantellare l’ambasciata de L’Avana all’inizio del 2018, in reazione a presunti “attacchi sonori” contro il suo staff diplomatico, è stata una “risposta” politica per una pessima gestione, mancanza di coordinamento e il non rispetto delle procedure.

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Cosa non si è detto su Celia Cruz

http://cubasi.cu

A proposito dei recenti dibattiti nella rete sociale Facebook, CubaSí traduce e pubblica un dispaccio del The Miami Herald, del 23 settembre 2004, che, sulla base di documenti segreti dell’FBI, rivela che Celia Cruz ha avuto difficoltà, per dieci anni, ad essere ammessa negli USA a causa di vecchi legami con il Partito Socialista Popolare che sono stati risolti solo dopo aver potuto dimostrare i suoi vincoli e donazioni di denaro ad organizzazioni violente di Miami come la Junta Revolucionaria Cubana (JURE) diretta dal terrorista Manuel Ray Rivero.

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Cubainformacion: frode mediatica contro Evo

La frode di una frode elettorale: chiarire la menzogna, ripulire un colpo di stato

Qualche giorno fa, il New York Times pubblicava una nuova indagine che si conclude nello stesso modo delle quattro precedenti: che non c’è alcuna prova che, lo scorso ottobre, esistesse frode nelle elezioni boliviane.

Allora, la Missione di Osservazione Elettorale dell’Organizzazione degli Stati Americani ha denunciato un “sospetto cambio di tendenza” al termine del riconteggio dei voti.

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Cubainformacion: doppi standard mediatici

Salamanca ed Altamira: incubi bolivariani

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

Il governo cinese ha annunciato che i suoi vaccini contro il coronavirus saranno un bene pubblico mondiale e che fornirà due miliardi di dollari ai paesi colpiti, in particolare del Sud (1). Ciò è in netto contrasto con quello USA, che ha cercato di acquistare, da un laboratorio tedesco, i diritti esclusivi del suo vaccino (2) e che ha ritirato il proprio contributo all’Organizzazione Mondiale della Sanità (3). Ma perché non vediamo un dibattito su questo, che danneggia il futuro dell’umanità, nei palinsesti televisivi?

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Chi fa lo sgambetto all’aiuto medico cubano?

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformación

L’ultima novità del giornalismo creativo è di fare notizia delle “non notizie”. Leggiamo sul giornale “El Mundo” che il governo spagnolo “rifiuta che Cuba (lo) aiuti contro il coronavirus” (1). La Spagna, -aggiunge- “non prevede chiedere al paese caraibico l’invio di medici come hanno fatto Italia o Francia (…) per paura di critiche politiche”. Sono i segnali “preventivi” della stampa, che avverte Madrid che, se chiederà il sostegno di Cuba, subirà “critiche politiche”, pressioni degli Stati Uniti ed il martellamento mediatico.

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Cubainformacion: dittatura, censura e furto

Dittatura, censura e furto elettorale in Bolivia: le chiavi di un altro golpe mediatico

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

Il furto della vittoria elettorale ottenuta dal Movimento al Socialismo (MAS) e la dittatura imposta in Bolivia non sarebbero stati  possibile senza i media internazionali (1).

Che, come il quotidiano spagnolo El País, convertono un golpe militare in una “crisi politica” (2). Che, come l’agenzia AP, qualificano Evo Morales, minacciato e perseguitato (3), come “ex presidente auto-esiliato” (4). O che, come la rivista Forbes, dedicano copertine ad esaltare una presidentessa golpista che ci racconta “come si è pacificata la Bolivia” (5).

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Cubainformacion: golpe, eserciti e media

Di fronte a colpi di stato: ripulire gli eserciti o ripulire i media?

In Bolivia, la dittatura ha mandato in esilio un presidente neoeletto ed assassinava 33 persone, ferito più di 800 ed arrestato 1500.

I media spagnoli sono, ancora una volta, i complici necessari di un nuovo colpo di stato in America Latina. Come hanno fatto con quello del Venezuela, quello dell’Honduras, quello del Paraguay e quello del Brasile.

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