Tag Archives: media

Bolsonaro, WhatsApp e come arrivare al potere con la menzogna

Rosa Miriam Elizalde https://desbloqueandocuba.com

Gli ingenui che credono nella democrazia digitale hanno dimenticato che l’informazione non scorre nel vuoto, ma in uno spazio politico che è già occupato, organizzato e strutturato in termini di potere. E se qualcuno avesse avuto dei dubbi, c’è il Brasile per confermarlo.

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Trump ed il blocco del cyberspazio cubano

Omar Pérez Salomón http://www.cubadebate.cu/opinion

Da quando è arrivato alla Casa Bianca, nel gennaio 2017, Donald Trump ha continuato la politica aggressiva sviluppata dai successivi governi USA contro Cuba, rafforzando l’uso di un binario che mira a distruggere la Rivoluzione cubana mediante un blocco economico ancor più ferreo se fosse possibile, le pressioni e le minacce provenienti dall’esterno, compresa l’aggressione militare e un secondo binario che oggi prende una maggiore forza con l’obiettivo, come disse Fidel Castro il 26 luglio 1995, “di penetrarci, ammorbidirci, creare tutti i tipi di organizzazioni controrivoluzionarie e destabilizzare il paese, indipendentemente dalle conseguenze”.

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Il capitalismo del XXI secolo: il potere degli psico guerrieri

Raúl Antonio Capote http://www.granma.cu

Alla fine del XX secolo gli stati capitalisti hanno abbandonato importanti aree vitali dell’economia, i servizi, le comunicazioni, ecc. Queste aree sono rimaste nelle mani di grandi conglomerati il ​​cui unico obiettivo è ottenere la maggior quantità di benefici ad ogni costo.

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Venezuela, qualche freccia contro la guerra mediatica

di Geraldina Colotti

Da diverse e titolate parti (vedi per esempio la riflessione di Aram Aharonian “Enfrentar la guerra de quinta generación con arcos y flechas?”) ci si interroga sull’asimmetria dei mezzi a disposizione della comunicazione popolare per smascherare la guerra mediatica e il suo racconto al contrario. Un tema di cui si discute all’interno del PSUV e del IV congresso, che ha dedicato una delle sue sette linee all’organizzazione della solidarietà internazionale. Proponiamo quindi alcune “frecce” per il dibattito.

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L’attentato a Maduro? Solo una messiscena per i fake media

di Francesco Santoianni  https://www.lantidiplomatico.it

L’attentato a Maduro? “È una messinscena!” lo insinuano, oltre a qualche cascame dell’extrasinistra, innumerevoli media mainstream, quali, ad esempio, Rainews, La Stampa, Il Foglio… gli stessi, cioè, che davanti a qualche centinaio di “sospetti” tweet #Mattarelladimettiti (tra i milioni che, nel maggio scorso, venivano prodotti da tutto il web) oggi farneticano di “attentato alla libertà del capo dello Stato”.

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L’era della post-verità o della moltiplicazione delle stesse menzogne?

Campagne mediatiche contro i processi progressisti latinoamericani

Randy Alonso Falcón http://www.cubadebate.cu

II parte

Demonizza, che dà frutti

 

La nuova strategia imperiale per contrastare l’avanzata dei processi progressisti nella regione ed impedire la proiezione politica ed elettorale dei leader popolari, è l’uso delle categorie giudiziarie preparate e modellate con il finanziamento e le università e seminari dell’impero per indirizzare quelli che possono essere un freno alla restaurazione conservatrice e neoliberale in America Latina ed all’ingerenza USA nella regione. In questo perverso cammino, hanno come principali alleati i gruppi mediatici della destra latinoamericana.

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L’era della post-verità o della moltiplicazione delle stesse menzogne?

Campagne mediatiche contro i processi progressisti latinoamericani

Randy Alonso Falcón http://www.cubadebate.cu

I parte

Viviamo tempi d’intensa battaglia di idee, come, già da tempo, Fidel ci ha indicato (1). Se alla fine del secolo scorso ci hanno venduto la ricetta del postmodernismo, come un appello al quietismo, al feroce individualismo, alla fine delle utopie; ora, convertono in termine alla moda la post-verità* (2). I media lo usano ripetutamente e un gruppo di teorici ne discute, ardentemente, il significato e la portata. Il dizionario di Oxford lo ha proclamato come il termine inglese (post-truth) più utilizzato nel 2016. La Reale Accademia di Spagna lo ha santificato nel 2017. Dietro la valanga, si pretende sequestrare, ancora una volta, la vittima più frequente di tutti i conflitti: LA VERITÀ.

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Cubainformacion: linciaggio mediatico

La Sexta e La Razón: lo stesso cane contro Willy Toledo e contro Cuba

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

“Mi piacerebbe che questo signore (…) qualche volta condannasse l’omicidio di omosessuali a Cuba per il fatto di essere omosessuali” (Eduardo Inda, opinionista e direttore dei OK diario).

“A Cuba ci sono ancora omosessuali nelle carceri” (Javier Sardá, showman ed opinionista).

Omosessuali imprigionati, assassinati a Cuba? Vi sembra se ascoltiamo le “vittime”? “La società cubana ha ancora molto da cambiare, ma con riguardo a noi gli omosessuali ed i travestiti, ci sono stati sufficienti progressi e di ciò ringraziamo, prima di tutto, la Rivoluzione, perché ci ha dato il nostro spazio” (1). “È il meglio, perché ci ha dato questa libertà e continuerà a darci la libertà, speriamo”. “Posso solo dire che sono molto felice che nel mio paese si facciano galà (contro l’omofobia) come questo e che si sostenga la gioventù gay” (2). Sono opinioni raccolte da Cubainformación TV, lo scorso maggio, per le strade dell’isola.

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Laboratori di guerra sporca

Gustavo Borges http://misionverdad.com/columnistas

Un milione di persone raggiunte con una falsa informazione e si presta, nella sua dissociazione, a farla correre, diffondere, è un esercito ancora più pericoloso e devastante di quelli addestrati ad invadere i paesi. I suoi alleati più potenti: televisione, radio, stampa, social network, voci, mezze verità, diffamazione, laboratori di guerra sporca e psicologica … e smettiamo qui.

In questa guerra di quarta generazione, il combattimento corpo a corpo è finito per occupare posti secondari quando si tratta di sparare. In questo moderno scontro per rovesciare governi, per strappare, per garantirsi, per appropriarsi delle risorse naturali ed energetiche di altri paesi, queste armi invisibili sono generalmente utilizzate per demoralizzare una popolazione e così smobilitarla per poi avanza su di essa. Se non credi, ‘ti sei arreso. Solo manca che vengano da te e ti prendano a calci in culo.

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Breve ed incompleta cronologia di un fallimento

Iroel Sánchez https://lapupilainsomne.wordpress.com

I PARTE (2008-2015)

Sono passati dieci anni da quando Fidel ha annunciato che non avrebbe accettato di essere rieletto a capo del governo cubano. Quanti soldi saranno stati investiti, dagli USA e dall’Europa, per cercare di approfittare di questo scenario? Quanti eventi sono stati realizzati, quante pubblicazioni sono sorte con questo obiettivo? Qui si tenta una cronologia -frettolosamente e sicuramente incompleta- che copre alcuni fatti ad essa collegati a partire dalle informazioni pubbliche disponibili sul world wide web.

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Cuba nei media: consenso informativo ed interessi di classe

José Manzaneda http://www.cubasocialista.cu

Coordinatore di Cubainformacion TV. Responsabile dei media dell’Associazione di Amicizia Euskadi-Cuba

Il consenso informativo su Cuba

L’industria dell’informazione e della comunicazione è il motore ideologico per la fabbricazione dell’imprescindibile consenso nella legittimazione del sistema capitalista globale (1). Le principali reti televisive, le produzioni di cinema commerciale, le stazioni radio, i giornali di grande tiratura e le altre grandi imprese del settore delle comunicazioni di massa realizzano una gestione privata di un servizio pubblico trascendentale per la sua influenza politica e sociale: la selezione delle agende informative rilevanti per la cittadinanza, delle opinioni di esperti che quella deve considerare per forgiare le sue opinioni, delle tendenze, valori, stili di vita e modelli di consumo da imitare e, naturalmente, dei modelli di condotta politica che è necessario escludere o condannare.

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Così rompiamo il cappio mediatico

e combattiamo il nuovo Piano Condor

di Geraldina Colotti

Dall’Europa all’America Latina, un’agenda comune contro la guerra mediatica e la censura. Questo il proposito del “Foro itinerante por la comunición y el dialogo intercultural entre UE y América Latina” che ha preso avvio presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, è proseguito poi verso Londra, Stoccolma, Berlino ed è arrivato nella città di Cremona, prima di far tappa a Milano e concludere il giro a Parigi.

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Cubainformacion: ‘libertà’ di stampa alla brasiliana


Brasile e Cuba: media, capitale privato ​​e libertà di stampa

L’associazione dei giornalisti a Cuba lavora per migliorare i suoi media pubblici. E anche per rendere più autonoma ed incisiva la sua informazione, superando la segretezza, il trionfalismo e altri riconosciuti mali della stampa cubana.

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Di nuovo la fallita ricerca del Gorbaciov cubano

Iroel Sánchez  https://lapupilainsomne.wordpress.com

All’inizio del mandato del Generale dell’Esercito Raúl Castro come Presidente del Consiglio di Stato, ed alla vigilia della sua elezione a Primo Segretario del Partito Comunista, la stampa capitalista cercava di dipingere Raul come una sorta di Gorbaciov cubano che avrebbe aperto la strada alla fine del socialismo sull’isola. Allora io dicevo in un post intitolato “Alla ricerca del Gorbachov cubano”: “Solo lanciano i loro ami alla ricerca del Gorbaciov cubano. Suppongono nella direzione rivoluzionaria un’ingenuità incompatibile con più di cinquanta anni di vittorioso scontro con il paese più potente del pianeta.”

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Cubainformacion: doppio standard mediatico

Supermercati assaltati: a Caracas o Bogotà? Arte censurata: a L’Avana o Madrid?

José Manzaneda, coordinatore di Cubainformacion

Pochi giorni fa, centinaia di persone saccheggiavano supermercati a Bogotà e in tre dipartimenti della Colombia (1). Il governo ha imposto il coprifuoco (2). La notizia non l’abbiamo letta nella grande stampa spagnola. La stessa che, appena un mese fa, titolava che “i militari controllano i supermercati dopo i saccheggi in Venezuela” e lanciava una “allerta internazionale” a causa della “grave crisi economica e sociale” di quel paese (3).

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