Tag Archives: Nicaragua

Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba

 sostiene campagne contro il Nicaragua

Arthur González https://heraldocubano.wordpress.com

Sommandosi alle campagne mediatiche contro il governo sandinista del Nicaragua, create dagli ideologi dei servizi di intelligence USA, Juan de Dios Hernández Ruiz, Vescovo Ausiliare di L’Avana e Segretario Generale della Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba, COCC, ha inviato una lettera al cardinale Leopoldo Brenes, Presidente della Conferenza Episcopale del Nicaragua, dove prende partito contro le autorità di quel paese centroamericano.

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I padrini della contra nicaraguense (parte II)

M. Angel García Alzugaray http://razonesdecuba.cubadebate.cu

La storia dell’ingerenza USA in Nicaragua risale al 1854, quando la potenza del Nord bombardò e distrusse il porto di San Juan del Norte con il pretesto di una tassa ufficiale allo yacht del suo rappresentante Cornelius Vanderbilt, ancorato lì.

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XXIV Incontro Forum di San Paolo, il fragile equilibrio di forze

Hugo Moldiz Mercado http://www.cubadebate.cu

Un fragile equilibrio di rapporti di forze, nonostante la sostenuta controffensiva imperiale ed oligarchica degli ultimi cinque anni, è il quadro generale che caratterizza la realizzazione del XXIV Incontro del Forum di San Paolo, a L’Avana, Cuba, dove la sinistra ha l’enorme sfida di assumere le lezioni apprese, rettificare gli errori commessi e potenziare le conquiste post-neoliberali da una prospettiva più ampia.

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Complotto contro la Rivoluzione Sandinista

L’idea è eliminare il governo di Daniel Ortega …

Lídice Valenzuela http://www.cubahora.cu

La grave situazione politica in Nicaragua, scoppiata quasi tre mesi fa, rimane stagnante a causa del complotto internazionale contro il governo di Daniel Ortega, in cui svolge un ruolo fondamentale la Conferenza Episcopale che pretende, come la destra, elezioni presidenziali anticipate per, considerano, destabilizzare e rovesciare la Rivoluzione Sandinista.

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I padrini della contra nicaraguense (parte I)

M. Angel García Alzugaray  http://razonesdecuba.cubadebate.cu

Sembra che la controrivoluzione fascista, sponsorizzata da Donald Trump, voglia ripetere la sua storia di interventi criminali in Nicaragua, ma questo fraterno paese ha abbastanza esperienza politica per affrontare i nuovi meccanismi interventisti che Washington cerca di imporre in questa fase di convulsione ed incertezza generata dai suoi politici.

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Le vene aperte del Nicaragua

Boaventura de Sousa* – https://nostramerica.wordpress.com

Appartengo alla generazione di quelli che negli anni 80 vibravano con la rivoluzione sandinista e l’appoggiavano attivamente. L’impulso progressista rianimato dalla rivoluzione cubana del 1959 si era impantanato in gran misura a causa dell’intervento imperialista degli Stati Uniti. L’imposizione della dittatura militare in Brasile nel 1964 e in Argentina nel 1976, la morte del Che Guevara in Bolivia nel 1967 e il golpe di Augusto Pinochet in Cile contro Salvador Allende nel 1973 erano i segni più eclatanti del fatto che il subcontinente americano era condannato ad essere il cortile di casa degli Stati Uniti, sottoposto alla dominazione delle grandi imprese multinazionali e delle élites nazionali d’accordo con quelle. In sintesi, veniva impedito di pensarsi come un insieme di società inclusive centrate sugli interessi delle grandi maggioranze impoverite.

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Errori e manipolazioni nei rapporti sul Nicaragua

LINyM – https://www.lantidiplomatico.it

Quasi tutti in Nicaragua sono d’accordo sul fatto che l’evento che ha sconvolto la popolazione e scatenato la protesta il 18 aprile fu la morte di diverse persone, durante gli scontri tra unità speciali di polizia e manifestanti.

Alle organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani è stato affidato il compito di redigere i rapporti su “repressione e violenza del governo” e il numero delle vittime di tali violenze.

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Cubainformacion: pioggia di milioni


Pioggia di milioni negli USA: contro Cuba non ci sono tagli alla spesa pubblica

 

Nonostante la politica di tagli alla spesa pubblica dell’Amministrazione di Donald Trump, il Congresso USA ha approvato, per il prossimo anno fiscale, 20 milioni di $ per gruppi anti-governativi del ​​Venezuela, e 15 milioni per la cosiddetta “dissidenza” di Cuba.

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Il Nicaragua è ora l’obiettivo

Gli atti violenti sono presentati, dalla stampa, come pacifiche manifestazioni di studenti

Raúl Antonio Capote http://www.granma.cu/mundo

Individui mascherati, armati di mortai e bazooka fatti in casa bloccano i viali, chiudono le principali strade, attaccano istituzioni statali, bruciano pneumatici, incendiano, saccheggiano e uccidono.

Ad oggi, circa 170 persone sono morte, in Nicaragua, vittime del caos e della violenza. Una forte campagna mediatica accompagna gli avvenimenti e più che accompagnarli li dinamizza, li moltiplica, li falsifica senza pudore.

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Nicaragua, Venezuela e Iran

Lo schema di “regime change” di Trump è identico a quello di Soros

 https://www.lantidiplomatico.it

Ad ascoltare Donald Trump e i suoi sostenitori, il magnate miliardario degli hedge fund George Soros sarebbe il perno dello “stato profondo” che finanziava e dirigeva operazioni di “cambio di regime” in tutto il mondo e Trump colui che ha bloccato tutto questo. Nulla di più falso per il noto esperto di questioni internazionali Wesley Madsen nel suo ultimo articolo su the Strategic Culture.

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Venezuela, la cartolina di Hobsbawm

di Geraldina Colotti

Lo storico britannico Eric Hobsbawm (1917-2012), non ha avuto modo di conoscere da vicino il Venezuela, che di sicuro gli avrebbe fornito spunti originali per le sue analisi sul “secolo delle utopie in America Latina”. E perciò, nel volume Viva la Revolución, pubblicato postumo, non vi sono capitoli dedicati alla patria di Bolivar. Tuttavia, nell’introduzione, il suo amico Leslie Bethell racconta l’interesse dello storico per il processo bolivariano. Hobsbawm, attento fino alla fine al “potenziale rivoluzionario” del Latinoamerica, “tempestava di domande” Richard Gott, autore di uno studio sui movimenti guerriglieri in America latina, di una storia su Cuba e di una biografia di Hugo Chavez. Dopo il golpe del 12 aprile 2002, Hobsbawm spedì a Richard una cartolina che diceva semplicemente: “La Baia dei Porci di Chavez?”

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Nicaragua: rivolta popolare o destabilizzazione golpista?

Fabrizio Verde https://www.lantidiplomatico.it

Quanto accade in Nicaragua è palese. Un copione già visto recentemente in Venezuela. Senza dimenticare quanto accaduto in Siria e Ucraina.

Viene individuato il nemico da abbattere, in questo caso il presidente Daniel Ortega e la vicepresidente Rosario Murillo. Viene offerta assistenza all’opposizione locale, finanziaria ma non solo. L’addestramento militare è parte fondamentale di questi scenari. La situazione viene portata all’esasperazione provocando morti attraverso atti estremi in modo da poter accusare il dittatore di turno di brutalità verso il proprio popolo.

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Nicaragua: ingenti fondi USA dietro la ‘rivolta’

Fabrizio Verde https://www.lantidiplomatico.it

Sin dall’inizio dell’ondata di violenza in Nicaragua la situazione è apparsa abbastanza chiara: a Managua si ripete lo stesso copione golpista già visto a Caracas.

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Pence: un altro tour monroista

Ángel Guerra Cabrera  https://lapupilainsomne.wordpress.com

Il terzo tour latinoamericano di Mike Pence, vice presidente USA, è principalmente finalizzato a porre fine al governo costituzionale del Venezuela. Non è un segreto. I portavoce ufficiali USA hanno ribadito che uno degli scopi del periplo è rafforzare l’isolamento di Caracas e già sappiamo come tradurlo. Per la cronaca, il presidente Nicolas Maduro è stato eletto con una percentuale di voti superiore rispetto alla maggior parte dei presidenti del Gruppo di Lima, abominevole coalizione imperialista anti-venezuelana. Un altro obiettivo del viaggio è il tentativo di calmare gli animi nella regione di fronte alla crudele separazione dei figli dei migranti dai loro genitori ed, in generale, alla politica di tolleranza zero, ripudiata a livello internazionale. Ciò che spiega il suo incontro con i presidenti di Honduras, El Salvador e Guatemala, paesi più colpiti dalla misura.

Ma a parte questo tema, l’inviato di Trump ha viaggiato per qualcosa di più che monitorare e rafforzare la cospirazione contro la patria di Bolivar. Non è un caso che la sua prima visita sia stata al governo golpista del Brasile. Lì c’è il massimo interesse di Washington nel mantenere Lula in prigione per impedire, a tutti i costi, che vinca la presidenza nelle elezioni del prossimo anno il candidato di punta. Immaginiamo il contrario: che significherebbe per l’impero un nuovo governo di Lula in Brasile, il prossimo anno, insieme con l’elezione imminente di Andrés Manuel López Obrador in Messico, due giganti geoeconomici e geopolitici, che con con governi popolari, possono inclinare molto i rapporti di forza in America Latina e nei Caraibi verso gli interessi dei popoli.

Questo risultato costituirebbe un vero incubo per Washington dopo l’enorme sforzo che ha realizzato per distruggere, per diverse vie, i governi progressisti e rivoluzionari della regione. Sia mediante colpi di stato contro i presidenti Manuel Zelaya (Honduras), Fernando Lugo (Paraguay) e Dilma Rousseff (Brasile). Più i tentativi falliti di rovesciare Hugo Chavez e Nicolas Maduro in Venezuela dove, in vista del loro fallimenti, il Comando Sud e la CIA sperimentano il golpe “continuo” preludio dell’invasione militare che ha minacciato il presidente Donald Trump. Inoltre, i golpi falliti e la sovversione permanente contro i presidenti Evo Morales e Rafael Correa (questo fino ad adempiere il suo mandato). Senza dimenticare la feroce campagna mediatica e i tentativi sovversivi contro Cristina Fernández de Kirchner, che hanno notevolmente ostacolato il suo esercizio del governo. Il pacchetto, ovviamente, include il rafforzamento del blocco e della sovversione contro Cuba.

Uniamo questo alla decomposizione dei regimi neoliberali, come si apprezza nella gigantesca impopolarità di Temer e quella crescente di Macri, o lo storico progresso della sinistra in Colombia con Gustavo Petro. Ciò, aggiunto alla crescente resistenza in quei paesi ed, in generale, in Nostra America, contro l’espropriazione, la criminalizzazione delle proteste sociali ed il degrado ambientale causati dal neoliberismo.

E’ facile comprendere perché Pence va, ora, al suo terzo tour cospirativo, in aggiunta a quelli che hanno fatto altri funzionari, tra cui l’ex Segretario di Stato Rex Tillerson, che ha confessato la devozione dell’amministrazione Trump per la espansionista dottrina Monroe. Va inoltre sottolineata la febbrile attività golpista ed interventista contro il Venezuela dei legislatori cubano-americani, in particolare Marco Rubio, specie di scudiero anti-latinoamericano di Trump. Allo stesso modo le tattiche della guerra di IV generazione che preparano in Nicaragua, da anni, questo e altri legislatori della stessa mafia. La legge nota come Nica Act, per privare di crediti la patria di Sandino, è principalmente opera della legislatrice di Miami di origine cubana, Ileana Ross-Lehtinen.

In breve, il viaggio del vicepresidente Pence conferma la tenace volontà di Washington di liquidare i governi popolari, attuali e futuri, nella nostra regione. Ancor più quando l’egemonia USA crolla di fronte all’emergere di Cina e Russia e gli sforzi coronati da successo, di queste, per creare una vasta area di cooperazione asiatica e un’unione di paesi opposti all’egemonismo ed alla guerra.

In Nostra America continua la lotta per la democrazia, l’indipendenza e la giustizia sociale, anche se soffriamo retrocessioni, e gli eventi che stiamo vedendo ci indicano che la vittoria sarà dei nostri popoli. Mettitelo in testa, signor Pence.


Pence: otra gira monroísta

Por Ángel Guerra Cabrera

La tercera gira latinoamericana de Mike Pence, vicepresidente de Estados Unidos, está dirigida principalmente a acabar con el gobierno constitucional de Venezuela. No es ningún secreto. Los voceros oficiales estadounidenses han reiterado que uno de los propósitos del periplo es fortalecer el aislamiento de Caracas y ya sabemos cómo traducirlo. Por cierto, el presidente, Nicolás Maduro ha sido electo por un por ciento superior de votos que la mayoría de los mandatarios del Grupo de Lima, deleznable coalición imperialista antivenezolana. Otro objetivo del viaje es el intento de apaciguar los ánimos en la región ante la cruel separación de los niños migrantes de sus padres, y, en general, la política de tolerancia cero, repudiada internacionalmente. Lo que explica su reunión con los presidentes de Honduras, El Salvador y Guatemala, países más afectados por la medida.

Pero aparte de ese tema, el enviado de Trump ha viajado a algo más que supervisar y fortalecer la conspiración contra la patria de Bolívar. No es casual que su primera visita fuera al gobierno golpista de Brasil. Allí existe el máximo interés de Washington en mantener a Lula en la cárcel para impedir a toda costa que gane la presidencia en las elecciones del año próximo el candidato de lejos puntero. Imaginemos el revés que significaría para el imperio un nuevo gobierno de Lula en Brasil el año próximo, unido a la inminente elección de Andrés Manuel López Obrador en México, dos gigantes geoeconómicos y geopolíticos, que con gobiernos populares, pueden inclinar mucho la balanza de poder en América Latina y el Caribe hacia los intereses de los pueblos.

Ese desenlace constituiría una verdadera pesadilla para Washington después del enorme esfuerzo que ha realizado para arrasar por distintas formas con los gobiernos progresistas y revolucionarios de la región. Sea mediante golpes de Estado contra los presidentes Manuel Zelaya(Honduras), Fernando Lugo(Paraguay) y Dilma Rousseff(Brasil). Más los intentos frustrados de derrocar a Hugo Chávez y Nicolás Maduro en Venezuela donde, en vista de sus fracasos, el Comando Sur y la CIA experimentan el golpe “continuado”, preludio de la invasión militar con la que ha amenazado el presidente Donald Trump. Asimismo, los golpes frustrados y la subversión permanente contra los presidentes Evo Morales y Rafael Correa (este hasta cumplir su mandato). Sin olvidar la feroz campaña mediática e intentos subversivos contra Cristina Fernández de Kirchner, que mucho dificultaron su ejercicio del gobierno. El paquete, claro, incluye el reforzamiento del bloqueo y la subversión contra Cuba.

Unamos esto a la descomposición de los regímenes neoliberales, como se aprecia en la gigantesca impopularidad de Temer y la ascendente de Macri, o el histórico avance de la izquierda en Colombia con Gustavo Petro. Ello, sumado a la resistencia cada día mayor en esos países y, en general, nuestra América, contra el despojo, la criminalización de la protesta social y la degradación ambiental ocasionados por el neoliberalismo.

Es fácil comprender por qué Pence va ya por su tercera gira conspirativa, además de las que han hecho otros funcionarios, como el ex secretario de Estado Rex Tillerson, quien confesó la devoción de la administración de Trump por la expansionista Doctrina Monroe. Debe subrayarse también la febril actividad golpista e intervencionista contra Venezuela de los legisladores cubanoestadunidenses, muy especialmente Marco Rubio, especie de escudero antilatinoamericano de Trump. Igualmente, las tácticas de guerra de cuarta generación que prepararon en Nicaragua desde hace años, este y otros legisladores de la misma mafia. La ley conocida como Nica Act, para privar de créditos a la patria de Sandino, es obra principalmente de la legisladora miamense de origen cubano Ileana Ross-Lehtinen.

En resumidas cuentas, el viaje del vicepresidente Pence confirma la tenaz voluntad de Washington de liquidar los actuales y futuros gobiernos populares en nuestra región. Mucho más cuando la hegemonía yanqui se resquebraja ante la emergencia de China y Rusia y los exitosos esfuerzos de estas por crear una gran zona de cooperación asiática y una unión de países opuestos al hegemonismo y a la guerra.

En nuestra América continúa la lucha por la democracia, la independencia y la justicia social, aunque suframos retrocesos, y los acontecimientos que estamos viendo nos indican que la victoria será de nuestros pueblos. Métaselo en la cabeza Mr. Pence.

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Le sinistre risorse della sedizione

Le immagini dicono tutto e di più, sono gli stessi aggressori. Se osserviamo le foto scattate nei tre luoghi -Kiev, Caracas e Managua- troveremo non poche coincidenze

Raúl Antonio Capote http://www.granma.cu

Di fronte all’auge dei movimenti progressisti, fine anni ’90, in America Latina e la possibile ascesa al potere di governi di sinistra -Venezuela, 1999-, il governo USA, in alleanza con le forze più retrograde del continente americano e d’Europa, si posero l’urgente necessità di fabbricare leader di un nuovo tipo a partire da un ampio programma di borse di studio per formare i leader della reazione e “piantare” nelle università latinoamericane i loro paladini.

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