Un assassino a piede libero

di Marina Minicuci tratto da www.comunisti-italiani.it

15 giugno 2005

 

Immaginiamo che Bin Laden appaia a Caracas e che il governo venezuelano rifiuti di consegnarlo agli Stati Uniti. Fermiamoci ora un attimo a pensare ciò che succederebbe a livello planetario: fiumi di sangue scorreranno dinnanzi a qualsiasi immaginazione non atrofizzata. Ebbene, qualcosa di simile sta accadendo in questi giorni, che nessuno ci dice perché i personaggi e gli interpreti appaiono in ordine inverso a quello citato e in più c’è di mezzo la scomoda Cuba. Vale la pena di fermarsi un attimo e leggere le informazioni che seguono per capire in quale stato è la nostra sedicente informazione. La storia è la seguente.

 

Correva l’anno 1976 quando un aereo della Cubana de Aviaciòn scoppiò in aria disintegrando la vita di 73 passeggeri (o 74, se preferite, visto che uno di essi non era ancora venuto alla luce). I terroristi responsabili del massacro: Osvaldo Bosch e Posada Carrilles. Bosch è ora passato a “miglior vita”. In seguito ad un accordo internazionale fra i paesi coinvolti nel massacro (Trinidad e Tobago, Cuba, Barbados e Venezuela) fu deciso di giudicare Posada Carriles in Venezuela dove fu poi incarcerato. Dal carcere l’assassino in questione ordinò altre “bagatelle minori”, come alcune bombe scoppiate in ambasciate, uffici del turismo, linee aeree, luoghi di ritrovo, che videro, fra l’altro, la morte di un turista italiano. Ma già dall’inizio degli anni sessanta la sua attività criminale era a pieno ritmo. Negli scantinati della polizia venezuelana, aveva inventato un Abu Ghraib a suo uso e consumo, dove col soprannome di “Commissario Basilio” sequestrò, torturò, ammazzò e fece sparire per più di sette anni dozzine di prigionieri. Le prove a suo carico, scaturite dai processi, sono inoltre confermate dallo stesso Posada Carriles in un autobiografia delle “eroiche gesta” dal titolo “El camino del guerrero” uscito nel 1992, dove possiamo apprendere che è stato il tramite degli Stati Uniti per la fornitura di armi ai “contras”, gruppo di contro guerriglia finanziato da Washintgon per abbattere il governo sandinista in Nicaragua. Tutto ciò in nome del pericolo comunista e del viscerale odio a Castro e la sua rivoluzione. Posada Carriles fugge dal carcere e si rifugia dai suoi amici e complici statunitensi che fingono di non saperne niente fino a quando le pressioni internazionali si fanno troppo forti e li costringono ad arrestare Carriles per un semplice reato migratorio. A questo punto il governo venezuelano ne chiede l’estradizione come da trattato internazionale che prevede l’obbligo di estradizione non solo per conclamati terroristi come Carriles ma anche per i soli sospettati di terrorismo. Lo stabilisce inoltre anche la convenzione di Montreal: per qualsiasi atto di terrorismo contro l’aviazione civile, vi è l’obbligo di estradizione del terrorista e nel caso che questo non fosse possibile per cause di forza maggiore esso deve essere giudicato nel paese in cui si trova come se avesse compiuto il crimine in quello stesso paese. Potremmo dire: come se i 74 civili massacrati in quell’aereo e le altre dozzine fossero statunitensi invece che caraibici. Ma appellarsi al diritto internazionale non serve perché questo, come abbiamo appreso in questi ultimi anni, vale per tutti tranne che per gli Stati Uniti. Si dà il caso però che in Venezuela non ci sia uno degli innumerevoli capi di Stato servi di Washington, come ai tempi dei fatti in questione, ma Hugo Chavez, che è ben determinato a servire il suo paese e non gli interessi degli Stati Uniti e quindi la faccenda rischia di trasformarsi in un casus belli. Da una parte c’è Washington che con arroganza ma anche con imbarazzo sta tentando di soffocare la notizia e, quando non può, di manipolare i media prezzolati. Consegnare un terrorista “amico” a cui hanno armato la mano a un governo che per la prima volta ha un presidente che non si fa corrompere, vorrebbe dire correre il rischio che Posada Carriles se la abbia a male e riveli cose imbarazzanti dei suoi complici statunitensi. Dall’altra parte c’è Hugo Chavez che ha dichiarato che se Carriles non sarà estradato nei 60 giorni previsti (scadono il 13 giugno), il Venezuela dovrà rivedere radicalmente le proprie relazioni diplomatiche fra i due paesi. “Con un governo -- ha detto Chavez -- che appoggia e nasconde il terrorismo internazionale e non rispetta i trattati bilaterali non si possono mantenere relazioni” E ha aggiunto: “bisognerà valutare se conviene continuare a spendere soldi per mantenere un’ambasciata negli Stati Uniti. Perché buttare tutto questo denaro per una ignobile finzione?” Intanto, in Venezuela, la popolazione è già scesa in massa in piazza per ben due volte per chiedere l’estradizione dell’assassino Posada Carriles, mentre a Cuba un milione e trecentomila persone hanno sfilato giorni fa davanti agli uffici degli Stati Uniti per la stessa ragione.

da retedeimovimenti@tiscali.it