Miami e l’assenza

dello stato di diritto
 

di MV  Miami, 18 gennaio 2006 - tratto da El Moncada www.italia-cuba.it -

 

Conta sempre su Miami per dare spettacolo, come quello che stiamo vivendo ora, inimmaginabile in qualsiasi altra città del mondo attuale. Per opera e grazia della Procura Federale di questo distretto, da due settimane la città è tornata a essere sottoposta al tipo di paure infernali dei tempi della Santa Inquisizione. Come all’inizio nel caso dei ‘Cinque’, senza prove né processo, calpestando deliberatamente i diritti costituzionali del dovuto giusto processo, in virtù delle dichiarazioni dei pubblici ministeri federali, della stampa e del settore ultra-reazionario, Carlos Álvarez ed Elsa Prieto, entrambi professori universitari di lungo e solido prestigio, sono spie, colpevoli di tale reato a favore del Governo cubano.


Non importa che nell’istruttoria formale della loro causa non venga menzionata la parola “spia”; non importa che la legge stabilisca che per commettere il reato di spionaggio la persona debba avere ottenuto informazioni classificate come segrete, e che l’Fbi e i pubblici ministeri federali riconoscano che gli accusati (già colpevoli) non abbiano avuto accesso a informazioni riservate, a segreti o a “informazioni delicate”, né che le abbiano comunicate a qualche persona; non importa, che quello di cui sono stati accusati, secondo dichiarazioni della stessa procura, è di avere inviato ad autorità cubane informazioni pubbliche su attività di organizzazioni terroristiche o relative ai terroristi che operano in questa città, e su attività pubbliche che sono avvenute in questa città, non importa. Niente di tutto questo importa al pubblico ministero federale di distretto, Alexander Acosta, quando dichiara alla stampa: “Ogni volta che spie trasmettono qualche tipo di informazione al Governo di Cuba, c’è un pericolo per gli Stati uniti”.


Se nell’istruttoria formale della causa non vengono accusati, non viene circostanziato il reato di spionaggio contro i professori Carlos Álvarez ed Elsa Prieto, in base a che cosa il pubblico ministero Acosta stabilisce e accusa i due di essere spie? Chi è allora una “spia” per il pubblico ministero federale, come può stabilirlo lui in questo modo quando la legge non lo stabilisce? Non solo le dichiarazioni del pubblico ministero Acosta ci fanno ritornare al clima imperante nel medio-evo, ma ci fanno pure ritornare a quegli innominabili fatti avvenuti a Salem, quando, invece di spia, la parola che condannava qualsiasi innocente era quella di “strega”. Inoltre, che cosa intende dire il pubblico ministero federale quando dichiara che quando lui considera che una “spia” trasmetta qualche tipo di informazione a Cuba, c’è un pericolo per gli Stati uniti? Forse il pubblico ministero federale ignora o agisce come se non esistessero i diritti costituzionali di libera espressione sanciti nel Primo Emendamento? Forse, allora, quando il pubblico ministero federale lo stabilisce vanno aboliti anche i diritti di libertà di stampa e di libertà accademica perché il Governo cubano potrebbe approfittare dell’informazione pubblicata in articoli sulla stampa e in studi di ricerca accademica?


Da quando i due professori sono stati arrestati lo scorso 6 gennaio, la presentazione pubblica del caso da parte della procura federale e della stampa non può essere più manipolata. La procura ha dichiarato che in giugno e luglio del 2005 i due accademici hanno ammesso “volontariamente”, in interrogatori separati con agenti dell’Fbi, di avere inviato per anni informazioni al Governo cubano; in particolare il pubblico ministero federale assistente, Brian Frazier, ha dichiarato: “Lui (Álvarez) ha confessato che spiava per Cuba, e lei (la Prieto) ha detto loro (all’Fbi) che sentiva più fedeltà verso Cuba che verso gli Stati uniti”. Come possono essere credibili simili dichiarazioni da parte di due persone educate, da parte di due professori universitari molto competenti, anche se fossero stati colpevoli di questo o di molto di più? Tutti noi, sono sicuro, pensiamo la stessa cosa: a chi capita di fare simili dichiarazioni? Non ci ricordano le “confessioni” degli eretici recidivi nei processi dell’Inquisizione? Tutto appare più confuso quando gli avvocati dei due sostengono che i loro clienti affermano di non essersi mai dichiarati colpevoli dei reati di cui sono stati accusati. Inoltre, se così fosse, se i due avessero rappresentato un tale pericolo per la sicurezza nazionale, perché le autorità competenti non li hanno arrestati allora e, invece, hanno aspettato cinque mesi per farlo?


Non c’è solo da considerare perché ora, in gennaio, e non cinque mesi prima, ma anche il perché di queste accuse specifiche contro di loro che, secondo le informazioni disponibili, sembrano essere tirate per i capelli. Nella nostra città circolano molte ragioni sul perché ora.


Tra le prime c’è il fatto che la procura vuole riaccattivarsi l’estrema destra di Miami per le accuse, così gravi che pongono in pericolo la sicurezza di questa comunità e del resto del paese, contro i terroristi Santiago Álvarez e Osvaldo Mitat. Qualcosa di simile, da parte della procura, come usare il bastone e la carota. Un’altra ragione possibile potrebbe essere quanto ha a che vedere questo con le ambizioni personali di un pubblico ministero federale in attività, che si presenterà alle elezioni alla fine di quest’anno. Un’altra versione potrebbe essere quanto ha a che vedere in questo, o sarà conseguenza di tutto ciò, il controllo dell’Università Internazionale della Florida (Fiu) e dei suoi milionari istituti e programmi di ricerca, in cui lavoravano come professori Álvarez e la Prieto.


L’ultra destra ha reagito, come sempre, in maniera inquisitoria. Il suo obiettivo è quello di distruggere tutto quello che le si oppone. Approfittando di questa situazione, si è scagliata in modo isterico contro i viaggi di scambi accademici con Cuba e contro il settore moderato della comunità cubana emigrata che propugna la fine della politica di aggressione contro Cuba, e la risoluzione dei conflitti esistenti tra i Governi di Cuba e degli Stati uniti, attraverso il dialogo, di cui Álvarez e la Prieto hanno fatto parte per oltre due decenni. Perché pianificato, oppure come conseguenza di queste accuse, esiste un pericolo reale che il settore moderato, impaurito e assillato dal carattere delle dichiarazioni della procura, timoroso di essere considerato -in una situazione come questa- colpevole di associazione, si ritragga dalle sue responsabilità e smetta di essere attivo. Se tale obiettivo fosse raggiunto, questo sarebbe un risultato notevole per coloro che sono a favore della continua aggressione contro il popolo cubano.


Infine c’è la chiara coincidenza della decisione della procura federale di arrestare i due professori e di far precipitare questa situazione pubblicamente, come è stato esposto, proprio in un momento cruciale del processo di appello dei Cinque, in cui è parte la stessa procura federale. La procura ha commesso molti errori e abusi di potere nel processo dei Cinque; questo potrebbe essere uno in più. Il suo comportamento pubblico in questo caso, riafferma l’opinione della difesa dei Cinque e la fondatezza della decisione del Tribunale d’Appello nello scorso agosto, che ha annullato il processo e le sue condanne: dato il comportamento della procura federale, della stampa e il clima di avversità generale è impossibile che a Miami possa essere tenuto su questioni relative a Cuba un processo imparziale, come è garantito dal VI Emendamento della Costituzione.

 

 


 

 

Il fatto e il perchè

 

Su tutti i giornali di Miami si dà grande risalto al fatto che due professori universitari, Carlos Álvarez e la moglie Elsa Prieto sono due spie confesse di Cuba. I docenti, di origine cubana, ma dagli anni Settanta cittadini statunitensi, avevano viaggiato a Cuba per interscambi accademici, come normale per qualsiasi professore universitario di rilievo, così come a Miami discutevano e si incontravano con personalità del luogo. Cuba, con una forte tradizione di solidarietà, non lascia solo chi è al suo fianco. Eppure sul caso non si avevano notizie ufficiali, né sulla stampa cubana e neppure in Ambasciata: segnale che le cose non erano esattamente come raccontato dai siti Internet degli anticastristi di Miami o dai giornali. Evidentemente stava accadendo qualcosa d’altro e serviva distogliere l’opinione pubblica da altre vicende. Coincidenza (?) vuole che in quei giorni il terrorista Posada Carriles apparisse a Miami sicuro di sé; che il Governo Usa avesse rifiutato la sua estradizione in Venezuela e che la ex Presidente di Panama, Mireya Moscoso, che lo aveva illegalmente liberato e che ora se la spassa tra gli agi a Miami, lo avesse perdonato pubblicamente per i delitti commessi nel suo Paese. Tutti frammenti che, messi insieme, davano un quadro preoccupante: gli Usa si stavano preparando a rimetterlo in libertà, così come avevano fatto nel passato con Orlando Bosch. Va aggiunto che, sempre in quei giorni, alcuni ‘amichetti terroristi’ di Posada erano stati arrestati per possesso illegale di armi, in quantità tale da far comprendere che il loro uso era per motivi terroristici. Come se non bastasse, stavano cadendo le accuse di spionaggio ai Cinque, dopo che nel maggio scorso l’Onu aveva sancito l’illegalità del processo nei loro confronti e, in agosto, la Corte di appello di Atlanta aveva annullato le decisioni di Miami relative al processo mentre, il Governo federale persiste nella sua battaglia di appello contro questa ultima decisione. Insomma, tanta carne al fuoco contro le scelte di Miami da far pensare che servisse un diversivo per spostare l’attenzione. Che casualità, e che tempismo trovare due nuove spie e gettare su altri l’accusa di terrorismo!


M.V.