Solo la nostra lotta farà

 

tornare liberi i

 

 

 

 

 

6 gennaio 2007 - D.F.Mexidor www.granma.cubaweb.cu

 

 

Nel 2005 sembrava che si affermasse la giustizia per René González, Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González ed Antonio Guerriero, i cinque lottatori antiterroristi cubani, prigionieri politici negli Stati Uniti, dopo che, nel maggio di quell'anno, si conobbero le conclusioni del Gruppo di Lavoro per le Detenzioni Arbitrarie delle Nazioni Unite che giudicò la prigionia illegale ed arbitraria.

Due mesi dopo, il 9 agosto, l'opinione pubblica internazionale ricevette con soddisfazione i risultati dell'appello interposto davanti alla Corte dell'Undicesimo Circuito di Atlanta, Georgia.

La corte di tre giudici che aveva ascoltato gli argomenti orali della difesa, il 10 marzo 2004, e dopo essersi preso tutto il tempo per analizzare e valutare il cumulo di prove presentate, decise a beneficio della realizzazione di un nuovo giudizio fuori da Miami e revocò le cinque sentenze, in quanto giudicò che il processo non aveva le garanzie legali e si era effettuato in un luogo la cui ostilità verso Cuba è manifesta.

Apparentemente, il sistema giudiziale stava dicendo all'altro potere, quello esecutivo, che era stato mal rappresentato davanti alla Corte e lì si fusero i due — giudiziale ed esecutivo —perché dal governo federale, dalla massima istanza della Procura, scaturì la richiesta, ricorrendo ad un ricorso che solo in casi molto eccezionali é permesso dalla legge, che la decisione unanime dei tre giudici fosse rianalizzata dal plenum dei 12 giudici dell'Undicesimo Circuito.
 


DISCUTI PER DECIDERE
 


Giusto un anno dopo, il 9 agosto 2006, il plenum revocò la decisione anteriore.

Come i tre giudici di Atlanta avevano solo offerto il loro giudizio su una questione di forma, cioè sul fatto se Miami fosse il posto appropriato per un giudizio imparziale contro i Cinque, ora dovranno pronunciarsi sul resto degli aspetti, perché il caso è ritornato nelle loro mani per finire di discutere nove temi che sono rimasti pendenti.

Si sono sollecitate, e sono state consegnate, relazioni addizionali ad entrambi le parte, tanta alla Difesa come alla Procura. I magistrati dovranno decidere sui delitti di cospirazione contro gli Stati Uniti, la cospirazione per commettere assassinio e per ottenere e trasferire informazione di sicurezza nazionale, inoltre se i cubani hanno diritto di difendersi o no ed alcuni questioni di procedimento.

Mentre ci sono cinque uomini che sono imprigionati negli USA per combattere il terrorismo, sono sottoposti a pressioni personali e familiari, sono impedite, in alcuni casi, e si allungano i tempi per le visite in altri, ed ad otto anni dall'arresto il sistema giudiziale di questo paese è incapace di rispondere se il giudizio fu svolto in modo corretto o no.

Fino a che la corte dei tre magistrati ed il plenum della Corte non risolveranno tutti i temi pendenti il caso non potrà essere presentato all'altro scalino del sistema giudiziale: la Corte Suprema; ciò determina che il processo legale sia incerto ed eccessivamente lento, con troppi interrogativi sopra i suoi esiti finali.
 


SOLIDARIETÀ MOLTIPLICATA
 


Se nel dicembre 2002 esistevano meno di 100 comitati di solidarietà coi Cinque, nel dicembre 2006 erano più di 290, disseminati in circa 90 paesi.

Tale incremento si è prodotto in mezzo alla forte campagna scatenata contro l'isola dall'Unione Europea, la mancanza di informazione nei mezzi di comunicazione di massa dell'impero ed i gravi problemi che ha affrontato l'umanità a partire dall' 11 settembre 2001.

Due giornate mondiali di solidarietà, nel 2006, hanno reclamato la liberazione di Gerardo, Ramón, René, Antonio e Fernando. La prima si é realizzata dal 12 settembre al 6 ottobre, in coincidenza con l'ottavo anniversario dell'incarceramento ed i 30 anni del crimine terroristico, perpetrato da Luis Posada Carriles ed Orlando Bosch, contro un aeroplano civile cubano al largo delle coste delle Barbados. La seconda, dal 12 al 27 dicembre, a proposito del quinto anniversario dell'emissione delle ingiuste sentenze.

Durante le giornate si realizzarono massicce marce a Washington e Madrid, si inviarono lettere al Pubblico Ministero Generale degli Stati Uniti, all'Ufficio delle Prigioni, alle carceri dove sono detenuti, per esigere che si rispettino i diritti dei Cinque e dei loro parenti; si pubblicarono libri; si promosse un concorso internazionale infantile inoltre si fecero assemblee e concerti.

Allo stesso tempo Premi Nobel, personalità dei più diversi angoli del pianeta, leader religiosi di distinte denominazioni, gruppi parlamentari dell'Europa ed America Latina ed i meccanismi dei Diritti umani delle Nazioni Unite, si pronunciarono a favore di questa causa.

Dalla creatività di ogni comitato e secondo le condizioni di ogni paese si è sviluppato la solidarietà. "Attorno ad essi, della loro fiamma di giustizia che hanno influenzato, anche molti artisti si sono ispirati" ha detto Sergio Corrieri, presidente dell'ICAP.

Benché ancora siamo lontano da ciò che aspiriamo, le manifestazioni di appoggio del 2006 sono una dimostrazione che la conoscenza del caso è andata incrementandosi ma deve ampliarsi e diversificarsi tra altri settori, specialmente dentro gli Stati Uniti, il cui popolo ignora, nella sua gran maggioranza, chi sono i Cinque ed il perché della loro lotta.

Alcuni si domandano se i cambiamenti nello scenario politico in quel paese, dopo le elezioni legislative del passato 7 novembre, potrebbero variare il corso di questo prolungato processo. "La speranza di liberarli starà nel nostro lavoro, nella battaglia che non si deve fermare", aggiunge l'avvocato Roberto González, fratello di René.