4 giugno '08 -  www.prensa-latina.it

 

 

Gerardo Hernandez: decimo

 

compleanno senza il suo Bonsai…

 

 

 

 

Quando Gerardo Hernández Nordelo si risveglierà questo 4 giugno dietro le sbarre del carcere,  imposte dal governo nordamericano dal 1998, privandolo senza motivo della libertà, compierà 43 anni. Di questi, gli ultimi 10 senza il suo Bonsái.

 

Un uomo può allenarsi a sopportare martiri, con le forze fisiche e mentali nutrite con la convinzione che i suoi ideali giustificano i sacrifici oltre qualsiasi ingiustizia; ma mai reprimere tutti i suoi sentimenti per tutto il tempo della sua vita. Perciò, in questo mercoledì speciale, Gerardo porterà con se, nei suoi ricordi, il tesoro vivente della sua vita: Adriana Pérez O'Connor, sua moglie che poeticamente chiama il “Mio Bonsái”.

 

Lei è la donna con cui si è spostato 24 anni fa, la sua compagna, d'allora, per i sentieri della vita, per tutti, anche per quello che lo ha condotto ingiustamente in prigione. Il lamento, il richiamo, il grido zittito in sé stesso, affinché il nemico non si sazi nel suo sadismo, è per denunziare chi, operando contro la propria legge e giustizia, ha nutrito i propri odi e vendette in cinque uomini nobili.

 

Gerardo, come i suoi compagni Ramón Labañino, René González, Fernando González e Antonio Guerrero, conosce l'importanza delle azioni che hanno sviluppato in territorio nordamericano per conoscere ed avvisare in tempo dei piani terroristici che da lì preparavano elementi senza scrupoli.

 

Sono conosciuti internazionalmente come i Cinque, lottatori antiterroristi che la Casa Bianca ha incarcerato nel settembre 1998 con false accuse, ed in un giudizio manipolato politicamente li ha condannati a pene che sommano a quattro ergastoli più 77 anni.

 

A nulla è valso che un gruppo di esperti delle Nazioni Unite abbia denunciato la mancanza di fondamenti giuridici per un’enorme arbitrarietà, né che un tribunale di tre magistrati della Corte d’Appello di Atlanta, Georgia, abbia invalidato in un'occasione il processo e le sentenze.

 

La mente turbata di George W. Bush - il presidente più impopolare che hanno sofferto gli Stati Uniti, secondo recenti sondaggi -  assieme con quelle dei suoi consiglieri, frustrati in maggiori impegni anticubani, hanno emanato l’ordine di impedire, con tutti i mezzi, che la legge facesse vera giustizia ai patrioti, la cui missione a Miami era informare la loro patria dei piani di terroristici contro Cuba.

 

Gerardo è stato condannato a due ergastoli più 15 anni di reclusione.

 

Famosi ed imparziali esperti in giurisprudenza hanno dimostrato la falsità delle accuse, come i manipolati processi di cui lui e i suoi compagni sono stati vittime.

 

Per i Cinque sono trascorsi 117 mesi in prigione, alcuni di loro confinati in “isolamento”, brutale forma di castigo.

 

Questa realtà è presente nella mente di Gerardo in occasione del suo 43° compleanno, in piena maturità. Ma lui sa che le idee non si possono imprigionare e che il pensiero e le azioni di milioni di compatrioti ed amici lo accompagnano oggi, e non nella prigione, ma nella libertà dei suoi ideali.