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Il traduttore si scusa per gli errori

 

Vittime

 

Un padre sogna il

figlio assassinato

 

27/09/11 - www.granma.cu

 

 

Giustino Di Celmo reclama giustizia
 

28.09 - “Per un padre sopravvivere a suo figlio è un dolore terribile, e lo è maggiormente se la causa della morte è una bomba piazzata da mani terroriste, pagate con il denaro di terroristi che si vantano della loro opera di distruzione, come nel caso di Luis Posada Carriles”, ha dichiarato Giustino Di Celmo.

Queste sono le parole del padre di Fabio, il giovane italiano che 14 anni fa perse la vita per attentato nell’Hotel Copacabana della capitale cubana e che da allora, nei suoi sogni di genitore, reclama giustizia dal presidente Obama.

Con la voce rotta, riprende il dialogo con suo figlio ogni notte e all’alba tesse una simbolica lettera per esigere la liberazione dei Cinque Eroi, dopo tanti lunghi anni di assurda reclusione, mentre gli autori degli omicidi se ne vanno liberi per le strade di Miami.

Nel suo nobile reclamo di giustizia, Giustino Di Celmo sollecita il ritorno di René a Cuba e chiede l’eliminazione del blocco contro l’Isola, che dura già da più di mezzo secolo, con estrema crudeltà.

 

fabiodicelmo.jpg (7693 byte)Con frequenza Giustino di Celmo sogna di parlare con suo figlio.

 

Pochi giorni fa ha sognato che Fabio aveva scritto questa lettera al Presidente degli Stati Uniti e l’ha inviata al quotidiano Joventud Rebelde:

 

“Signor Barack Obama:

Le scrivo perché mi sento in debito con i Cinque Eroi cubani che hanno rischiato le proprie vite contro il terrorismo e stanno scontando, soffrendo, per ingiuste sentenze dettate già 13 anni fa, quasi lo stesso tempo trascorso dal mio assassinio, condannati per delitti che non hanno commesso e che nemmeno esistono come tali.

Io, dal luogo in cui riposo per sempre, vedo chiaramente, Presidente, che questi Cinque uomini hanno agito senza mettere in pericolo la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e della loro popolazione.

La loro reclusione è dura e assurda, mentre coloro che hanno organizzato la mia morte camminano protetti per Miami.

Lei che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace è obbligato a fare giustizia e a liberare questi uomini innocenti, separati dalle mogli, dai figli e da tutti i familiari.

Se lo farà, per Lei e per il popolo nordamericano sarà un segnale di pace, di giustizia e d’amore e diverrà un avvenimento trascendentale nella lunga storia giuridica degli Stati Uniti.

Io credo anche che Renè, che uscirà libero dalla prigione il 7 ottobre, debba andare direttamente a Cuba e non lo si deve lasciare alla mercé della cattive intenzioni di Luis Posada Carriles e dei suoi boia.

Non si dimentichi neanche, Presidente, d’eliminare il blocco di 11 amministrazioni statunitensi contro il popolo cubano, misura che ha già superato i cinquant’anni di crudele durata. Gli abitanti dell’arcipelago che io ho conosciuto vogliono una relazione pacifica e rispettosa tra i due paesi.

Desidero che Dio illumini la sua mente, il suo cuore e la sua mano, e sono sicuro che la sua vita durerà a lungo in questo mondo, mentre io l’ho perduta in piena gioventù, 14 anni fa.

Infine, Signor Obama, agisca e sia anche lei come il presidente Abraham Lincoln, che divenne famoso perchè “precursore della buona vicinanza”.

Il mondo intero la ringrazierà.

Io ho fiducia nella sua coraggiosa decisione.

 

Fabio di Celmo