versione moderna e raffinata del terrore imposto dagli Stati Uniti

 

 

22 maggio 2012 - M.Fernández Martínez giornalista della redazione nordamericana di Prensa Latina. http://cubalaislainfinita.blogspot.com

 

 

 

Da oltre un decennio, la base navale USA in Guantanamo è diventata una prigione militare che, al riparo di una cosiddetta guerra contro il terrorismo internazionale, è diventato un moderno campo di concentramento.

Situata in un territorio arbitrariamente occupato a Cuba da più di un secolo, l'enclave delle forze armate degli Stati Uniti è un centro di tortura dove, in totale impunità, la Central Intelligence Agency (CIA), con l'approvazione della Casa Bianca e del Pentagono, viola i più elementari diritti umani di centinaia di persone.

Centinaia di detenuti stranieri sono rinchiusi dietro le recinzioni della base-prigione, rigorosamente isolati dal resto del mondo, sotto un assoluto abbandono giuridico e esposti ai più impressionanti abusi, comprese crudeli torture.

Il mondo ha potuto conoscere gli orrori commessi in questo campo di concentramento, attraverso le testimonianze offerta da alcuni di coloro che sono riusciti ad uscire da questo inferno, che concordano nel raccontare i modi ripugnanti in cui vengono trattati i prigionieri, le diverse forme di tortura e i trattamenti crudeli, degradanti e inumani a cui sono sottoposti.


Guantanamo è, senza dubbio, una versione moderna e raffinata del terrore contro la specie umana, nello stile dei metodi usati dai nazisti di Auschwitz, Dachau, Sachsenhausen, Buchenwald, Flossenburg, Mauthausen e Ravensbrück.

Un mostro "giuridico", dove tribunali militari possono imporre condanne a morte e le loro decisioni sono inappellabili, accettando come prova credibili, le "confessioni" ottenute sotto coercizione o tortura.

La creazione della prigione militare nella Base Navale di  Guantanamo è stato il risultato di un ampio piano ideato e approvato  durante l'amministrazione dell'allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, come una alternativa per assumere e isolare dal centro delle operazioni militari i prigionieri di guerra catturati durante la crociata intrapresa delle forze di occupazione degli Stati Uniti contro i territori di Iraq e Afghanistan.

Violando i codici stabiliti dalla Convenzione di Ginevra, Washington classificò questi prigionieri come "combattenti nemici illegali", accusati di far parte di gruppi estremisti talebani o di Al-Qaeda, decidendo la loro detenzione a tempo indeterminato, e di fatto, decretando la totale assenza dei diritti per la loro difesa legale.

Attraverso documenti trapelati da Wikileaks su Internet, si sono conosciuti dettagli della situazione in cui si trovano ancora molti dei prigionieri stipati nella Base Navale di Guantanamo, e fin dove giungevano le pratiche violente degli interrogatori della CIA, ossessionati da ottenere confessioni che fornissero dati relativi al leader di al-Qaeda, Osama Bin Laden.

Wikileaks ha rivelato l'esistenza di prigionieri che soffrono di disturbi psichiatrici e tentativi di suicidio avvenuti dietro il filo spinato.

L'arroganza dei militari USA e la totale mancanza di rispetto  verso la vita umana ha portato gli psichiatri militari della base ad affermare che la malattia mentale di alcuni prigionieri si "trasforma in pericolo di militanza nei gruppi estremisti".

I documenti segreti del Pentagono dati alla luce da Wikileaks dimostrano che molti di questi detenuti, nonostante la loro malattia, passarono anni rinchiusi prima di essere trasferiti ai loro paesi d'origine.

Il mondo ha conosciuto il caso dell'afgano Modula Abdul Raziq, arrestato in Afghanistan da forze antitalebane  e detenuto a Guantanamo nel gennaio del 2002, a cui si diagnosticarono sintomi di schizofrenia e di altre anomalie psicotiche.  Durante il suo trasporto in aereo fino al carcere dovette essere sedato e ammanettato e dal suo arrivo alla base ha mostrato comportamenti psicotici estremi come la rottura della sua uniforme, legare pezzi di stoffa alle sue estremità, mangiare le sue feci, bere shampoo, urinare nella sua borraccia, gettare acqua sporca e sputare alle guardie.
 

Juma Mohammed Abd al Latif al Dosari, 38 anni, nativo del Bahrain, è stato coinvolto in una dozzina di tentativi di suicidio, giungendo anche a tagliarsi il collo, come registrato da una nota nel luglio 2006.

Il saudita Mishal Awad Sayaf Alhabiri, 31 anni, ha tentato il suicidio impiccandosi nella sua cella e ha subito gravi danni cerebrali dalla perdita di ossigeno, finendo su una sedia a rotelle.

Questi casi sono solo un esempio sino a dove arriva la degradazione umana dei carcerieri e le sofferenze inflitte alle loro vittime, che abbatte il limite della tolleranza di fronte al dolore e la tortura.

In un recente rapporto pubblicato dalla Union of American Civil Liberties (ACLU), si é rivelato l'uso di metodi duri di interrogatorio da parte della CIA e altre agenzie USA, personale militare e di intelligence, e di contrattisti delle imprese private di sicurezza nella prigione.

Il rapporto dell'ACLU dimostra come i prigionieri venivano legati mani e piedi in posizione fetale sul pavimento della stanza degli interrogatori per 18, 24 o più ore senza ricevere cibo o acqua e spesso doveva stare distesi nella  propria urina o feci.
Si é saputo inoltre che altri prigionieri furono rinchiusi in camere a basse temperature generate da sistemi di condizionamento d'aria in cui rabbrividivano e altri senz'aria e molto caldi.

Uno dei casi più crudeli di tortura fu quello del detenuto la cui testa e barba furono avvolti con nastro adesivo come punizione per recitare versetti del Corano, mentre un altro gli coprirono la faccia con una bandiera israeliana.

Si denunciarono anche offese ai praticanti dell'Islam, dettagliando incidenti che coinvolgono una militare statunitense  in pratiche di indole sessuale e un agente del Federal Bureau of Investigation (FBI), travestito da prete cattolico, per "battezzare" i prigionieri; in un altro affronto di carattere confessionale.

Molte di queste pratiche illegali e degradanti e le crudeli tecniche d'interrogatorio furono approvate dall'ex Segretario alla Difesa, Donald H. Rumsfeld, e dall'ex Procuratore Generale, Alberto Gonzales, entrambi stretti collaboratori della squadra di governo dell'ex presidente George W. Bush.

Nonostante la grande condanna internazionale e la costante denuncia delle atrocità commesse dalla CIA e le forze militari statunitensi nella base, più di dieci anni ha impiegato la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) per contestare, per la prima volta, il governo USA a favore dell' algerino
Djamel Ameziane, uno dei prigionieri.


Quindi molto tempo dopo, il CIDH, di discutibile credibilità e una lunga storia di ingerenza negli affari interni dell'America Latina, insieme con il Centro per i Diritti Costituzionali (CCR con il suo acronimo in inglese) e il Centro per la Giustizia e Diritto Internazionale (CEJIL) hanno deciso di richiedere alla Casa Bianca di porre fine all'ingiusta detenzione di Ameziane.


Il prigioniero algerino, uno tra i molti prigionieri senza accuse formali, da più di 10 anni rinchiuso senza accuse e senza il diritto ad un equo processo, è riuscito a che si proponesse un ricorso di habeas corpus a suo favore, per la palese violazione dei suoi diritti umani.

Le crudeli torture a cui si sono sottoposti i prigionieri a Guantanamo furono giustificate da alti funzionari delle amministrazioni Bush e dell'attuale presidente
Barack Obama, anche quelle usate contro Khalid Sheikh Mohammed, presunta mente degli attentati terroristici a New York, Washington e Pennsylvania l'11 settembre 2001, che è stato sottoposto a waterboarding (affogamento simulato) 183 volte e alloggiato in celle frigorifere, senza finestre e privato del sonno per 180 ore consecutive.

Tecniche simili sono state applicate ad Abu Zubaydah, il terzo più alto grado dell'organizzazione talebana e Abd al-Rahim al Nashiri, accusato di aver pianificato l'attentato alla nave della Marina militare USA USS Cole nel 2002.

Anche se lo stesso Presidente Obama ha riconosciuto che il cosiddetto "sottomarino" e altre tecniche avanzate sono metodi di tortura, simili a quelli praticati dai nazisti tedeschi e giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale, ufficiali della CIA, FBI e Pentagono dicono il contrario.

La Base Navale USA di Guantanamo rimane, come affermano specialisti del settore, un "buco nero" in termini di rispetto dell'integrità umana, e anche se il governo degli Stati Uniti insiste nell'ergersi a paladino dei diritti dell'uomo, sta solo contribuendo a riempire di vergogna la storia, con le mani sporche di sangue.

 






Guantánamo: Versión moderna y refinada del terror impuesto por EE.UU.

Miguel Fernández Martínez*

Desde hace más de una década, la Base Naval norteamericana en Guantánamo se convirtió en una prisión militar que, al amparo de una supuesta guerra contra el terrorismo internacional, devino en moderno campo de concentración.

Enclavada en un territorio arbitrariamente ocupado a Cuba desde hace más de un siglo, el enclave de las fuerzas armadas estadounidenses es un centro de torturas donde, en la más absoluta impunidad, la Agencia Central de Inteligencia (CIA), con el beneplácito de la Casa Blanca y el Pentágono, viola los derechos humanos más elementales de cientos de personas.

Centenares de prisioneros extranjeros se mantienen encerrados tras las alambradas de la base-prisión, rigurosamente aislados del resto del mundo, bajo un absoluto desamparo legal y expuestos a las más impresionantes vejaciones, incluidas crueles torturas.

El mundo ha podido conocer los horrores cometidos en ese campo de concentración, a través de los testimonios ofrecidos por algunos de los que lograron salir de ese infierno, quienes coinciden en narrar las maneras repudiables en que son tratados los prisioneros, las diferentes modalidades de tortura y los tratos crueles, degradantes e inhumanos a que son sometidos.

Guantánamo es, sin dudas, una versión moderna y refinada del terror contra la especie humana, al estilo de los métodos empleados por los nazis en Auschwitz, Dachau, Sachsenhausen, Buchenwald, Flossenburg, Mauthausen y Ravensbrück.

Un engendro “jurídico” donde cortes militares podrán imponer condenas de muerte y sus decisiones serían inapelables, aceptando como pruebas creíbles, las “confesiones” conseguidas bajo coacción o tortura.

La creación de la prisión militar en la Base Naval de Guantánamo fue el resultado de un amplio plan gestado y aprobado durante la administración del entonces presidente de Estados Unidos, George W. Bush, como una alternativa para asumir y aislar del centro de operaciones militares a los prisioneros de guerra capturados durante la cruzada emprendida por las fuerzas norteamericanas de ocupación contra los territorios de Irak y Afganistán.

Violando los códigos establecidos por la Convención de Ginebra, Washington clasificó a estos prisioneros como “combatientes enemigos ilegales”, acusados de formar parte de grupos extremistas talibanes o de Al-Qaeda, decidiendo su retención indefinida, y de hecho, decretando la ausencia total de derechos para su defensa legal.

A través de documentos filtrados por Wikileaks en Internet, se han conocido detalles de la situación en que se encuentran aún muchos de los prisioneros hacinados en la Base Naval de Guantánamo, y hasta dónde llegaban las prácticas violentas de los interrogadores de la CIA , obsesionados por conseguir confesiones que les aportaran datos acerca del líder de Al-Qaeda, Osama Bin Laden.

Wikileaks reveló la existencia de presos aquejados de enfermedades psiquiátricas y los intentos de suicidio que se sucedieron detrás de las alambradas.

La arrogancia de los militares norteamericanos y el irrespeto total hacia la vida humana llevó a los psiquiatras militares de la Base a afirmar que la enfermedad mental de algunos presos se “transforma en peligro de militancia en los grupos extremistas”.

Los documentos secretos del Pentágono dados a la luz a través de Wikileaks demostraron que muchos de estos reos, a pesar de su enfermedad, pasaron años encerrados antes de ser trasladados a sus países de origen.

El mundo conoció el caso del afgano Modulá Abdul Raziq, detenido en Afganistán por fuerzas antitalibanes y recluido en Guantánamo en enero de 2002, a quien se le diagnosticaron síntomas de esquizofrenia y otras anomalías psicóticas.

Durante su traslado en avión hasta el penal tuvo que ser sedado y maniatado y desde su llegada a la Base demostró extremos comportamientos psicóticos como romper su uniforme, atar trozos de ropa en sus extremidades, consumir sus heces fecales, beber champú, orinar en su cantimplora, arrojar agua sucia y escupir a los guardianes.
 

Juma Muhamed Abd al Latif al Dosari, de 38 años, natural de Bahréin, estuvo involucrado en una docena de intentos de suicidio, llegando incluso a cortarse el cuello, según recoge una ficha de julio de 2006.

El saudí Mishal Awad Sayaf Alhabiri, de 31 años, intentó suicidarse colgándose en su celda y sufrió severos daños cerebrales por la pérdida de oxígeno, terminando en una silla de ruedas.

Estos casos son solo una muestra de hasta dónde llega la degradación humana de los carceleros y el sufrimiento provocado en sus víctimas, que roza el límite de la tolerancia ante el dolor y la tortura.

En un reciente informe divulgado por la Unión de Libertades Civiles de Estados Unidos (ACLU, por sus siglas en inglés), reveló el empleo de duros métodos de interrogatorios por parte de la CIA y de otros servicios estadounidenses, personal militar y de inteligencia, y de contratistas de empresas privadas de seguridad en la prisión.

El informe de ACLU demuestra cómo los prisioneros eran atados de manos y pies en posición fetal en el piso de la sala de interrogatorios durante 18, 24 o más horas, sin recibir alimentos o agua, y a menudo debían estar tumbados sobre su propia orina o excrementos.


Se conoció además que otros prisioneros fueron encerrados en habitaciones con bajas temperaturas generadas por sistemas de aire acondicionado en las que temblaban de frío u otras sin aire y muy calurosas.

Uno de los casos más crueles de tortura fue el de un detenido cuyas cabeza y barba fueron envueltas con cinta adhesiva como castigo por recitar versos del Corán, mientras que a otro le cubrieron la cara con una bandera israelí.

También se denunciaron ofensas a los practicantes de la religión islámica, detallando incidentes que involucraron a una militar estadounidense en prácticas de índole sexual, y a un agente del Buró Federal de Investigaciones (FBI), disfrazado como sacerdote católico, para ”bautizar” prisioneros, en otra afrenta de carácter confesional.

Muchas de estas prácticas ilegales y degradantes, y las crueles técnicas de interrogatorio, fueron aprobadas por el ex secretario de Defensa, Donald H. Rumsfeld, y por el ex Fiscal General Alberto Gonzales, ambos cercanos colaboradores del equipo de gobierno del expresidente George W. Bush.

A pesar de la gran repulsa internacional y la denuncia permanente de las atrocidades cometidas por la CIA y las fuerzas militares estadounidenses en la base, más de diez años le tomó a la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) impugnar por primera vez al gobierno de Estados Unidos a favor del argelino Djamel Ameziane, uno de los prisioneros.

Tanto tiempo después, la CIDH , de cuestionable credibilidad y con un largo historial de injerencia en asuntos internos de Latinoamérica, junto al Centro de Derechos Constitucionales (CCR por sus siglas en inglés) y el Centro por la Justicia y el Derecho Internacional (CEJIL) decidieron solicitar a la Casa Blanca poner fin al injusto cautiverio de Ameziane.

El prisionero argelino, uno entre muchos presos que carecen de acusaciones formales, con más de 10 años encerrado sin cargos y sin derecho a un juicio justo, logró que se interpusiera un recurso de habeas corpus a su favor, ante la flagrante violación de sus derechos humanos.

Las crueles torturas a que se ha sometido a los prisioneros en Guantánamo fueron excusadas por altos funcionarios de las administraciones de Bush y del actual presidente Barack Obama, incluso las aplicadas contra Khalid Sheikh Mohammed, supuesto cerebro de los atentados terroristas en New York, Washington y Pennsylvania, el 11 de septiembre de 2001, quien fue sometido a ahogamientos simulados en 183 ocasiones y alojado en celdas frías, sin ventanas y privado de sueño durante 180 horas seguidas.

Similares técnicas fueron aplicadas a Abu Zubaydah, el tercero de más alto rango de la organización talibán y Abd al-Rahim al Nashiri, acusado de planear el atentado contra el barco de la Marina de Guerra estadounidense USS Cole, en 2002.

Aunque el propio presidente Obama reconoció que el llamado “submarino” y otras técnicas mejoradas resultan métodos de tortura, similares a los practicados por los japoneses y alemanes nazis durante la Segunda Guerra Mundial, oficiales de la CIA, el FBI y el Pentágono opinan lo contrario.

La Base Naval norteamericana de Guantánamo sigue siendo, como afirman especialistas en el tema, un “agujero negro” en materia de respeto a la integridad humana, y, aunque el gobierno de Estados Unidos insista en erigirse en paladín de los derechos del hombre, solo está contribuyendo a seguir llenando de vergüenza la historia, con las manos sucias de sangre.

* Periodista de la Redacción Norteamérica de Prensa Latina. Su blog en http://cubalaislainfinita.blogspot.com/2012/05/guantanamo-version-moderna-y-refinada.html