Vallegrande in tre tempi

 

 

16.10.2012 - www.granma.cu

 

 

Riceviamo e pubblichiamo il seguente testo di Froilàn Gonzàles e Adys Cupull, gli storici cubani di Ernesto Che Guevara, che ci onoriamo di chiamare non solo “compagni” ma “amici fraterni”.

 

A Vallegrande, Bolivia, i resti del Comandante Ernesto Che Guevara e di vari suoi compagni sono rimasti per 30 anni.

 

Dal 7 al 9 ottobre di quest’anno si è svolto un Congresso Internazionale di Solidarietà con Cuba, con la presenza di più di 200 delegati di Bolivia, Perù, Argentina, Cile, Brasile, Colombia, Spagna, Canada e Germania.

 

I partecipanti hanno condannato i 50 anni del blocco nordamericano contro Cuba; hanno chiesto al presidente Barak Obama l’immediata libertà di Gerardo Hernàndez, Ramòn Labanino, Fernando Gonzàlez, Antonio Guerrero e René Gonzàles, Cinque Eroi antiterroristi cubani ingiustamente incarcerati negli Stati Uniti; hanno discusso del lascito e dell’influenza del Comandante Guevara nei processi rivoluzionari dei popoli latinoamericani.

 

D’accordo con i presenti a Vallegrande, riteniamo che la vittoria che il coraggioso popolo venezuelano ha conferito al presidente Hugo Chàvez è il più grande omaggio al Comandante Ernesto Che Guevara ed a ognuno dei suoi compagni e con legittimo orgoglio abbiamo letto dell’emozionante cerimonia a La Higuera dove - vicino al monumento al Che, con la presenza dei suoi abitanti e le bandiere sovrane di Bolivia, Cuba e Venezuela - sono stati assegnati i riconoscimenti alle brigate dei medici e dei maestri cubani che lavorano in Bolivia.

 

Ma non possiamo dimenticare quell’ottobre del 1967: i crimini commessi a La Higuera con la presenza di un agente della CIA, l’occupazione militare di Vallegrande, la presenza di consiglieri nordamericani, agenti della CIA di origine cubana, il controllo dell’unica cabina telefonica, l’ospedale Signore di Malta, la lavanderia e l’obitorio, l’operazione del taglio delle le mani, la sparizione dei cadaveri, la paura della popolazione davanti alla possibile repressione, l’arrivo di elicotteri e aerei, la presenza di corrispondenti di guerra e giornalisti di varie agenzie di informazione.

 

Non possiamo dimenticare neppure le nostre visite a partire dal 1983, quando facevamo le ricerche storiche che hanno dato origine ai nostri libri La Nuova Edizione del Diario del Che in Bolivia (illustrato), Da Nacahuasù a La Higuera e La CIA contro il Che.

 

In quegli anni fare domande sui fatti della guerriglia era difficile.

 

La prima volta arrivammo alla sera dopo aver percorso quasi 60 chilometri di una strada polverosa da Mataral, dove c’è una deviazione sulla strada Santa Cruz-Cochabamba. Vedemmo un paesaggio cupo, impressionante, di tristezza. La torre della chiesa, i tetti di tegole o paglia delle povere case, le sue strade di terra e pietre. La notte con la sua oscurità, le ombre delle montagne che attorniano la valle, l’aria leggera, la luna, le stelle, il freddo notturno che aumentava insieme alla solitudine, al silenzio, ai ricordi.

 

Al mattino passammo per il parco, per i mercati, osservando i suoi abitanti vestiti in gran parte di nero, che parlavano a voce bassa e un po’ misteriosa, gli asini con i loro carichi e le persone ammassate nel posto dove arrivavano le uniche corriere che venivano da Santa Cruz o da Cochabamba trasportando parenti, amici, notizie, lettere, pacchi, e quel silenzio che sembrava eterno.

 

A partire da quel viaggio, programmammo ogni visita con arrivo dopo le dieci di sera, quando si fermava l’unico impianto che forniva elettricità dalle sei di sera. Il nostro arrivo avveniva sempre quando la città dormiva, e lo stesso la nostra partenza.

 

In 45 anni la Bolivia e l’America Latina sono cambiate molto.

 

Avevano ragione la scrittrice ecuadoriana Nela Martìnes e la spagnola Marìa Teresa Leòn, quando seppero dell’assassinio e scrissero rispettivamente: “Ho visto il suo ritratto sotto i gioiosi caratteri della stampa internazionale e ho pianto. Chi non si è commosso alla notizia? Persino gli stessi complici del crimine hanno cercato il modo di lavarsene le mani. La maschera di Pilato torna a nascondere i visi dei boia attraverso il tempo.

 

Steso su un lavatoio il suo cadavere non era un cadavere. Gli occhi aperti non guardavano. Nel suo rictus non c’era il sigillo della morte. Di sfida il suo gesto nell’ultimo istante. Quel sorriso vincitore, del suo altro trionfo, illuminava il giorno. Il suo viso di combattente del mattino è rimasto impresso sulle Ande.

 

Vecchie leggende, di quelli che torneranno per continuare la guerra cominciata, circoleranno di bocca in bocca alle orecchie nel lungo silenzio dei campi, nelle cascine di fango e paglia, nell’altra storia degli illetterati. Per quanto tempo Tupac Amaru ha continuato a fare la guerra alla Corona di Spagna, alla nemica dell’indio? Il tempo dell’attesa è stato lungo, fino a che non una, ma due e cento volte è ritornato. Tutta la commozione della ribellione più grande contro la colonia non si è persa quando il suo corpo è stato fatto a pezzi e sparso ai quattro punti cardinali del Tahuantinsuyo.

 

Nuove epopee silenziate, silenziose per loro stessa natura, hanno scosso le viscere dei popoli delle Ande.

 

I fuochi restano dentro, come nei vulcani. Quando scuotono il continente, si sente che la lava è salita negli uomini fino alla coscienza (…)”.

 

A Roma migliaia di persone arrivarono davanti alla sede diplomatica degli Stati Uniti per protestare contro l’assassinio del Che.

 

In quella grande manifestazione, Marìa Teresa Leòn, a nome di suo marito - il famoso poeta Rafael Alberti - e degli spagnoli in esilio, disse: “Io porto il dolore e la pena di Rafael Alberti e, con la mia, quella di tutti gli esiliati di Spagna, e il dolore di quelli che sono rimasti là con lo sguardo rivolto verso la libertà, il dolore della gioventù spagnola che non si inginocchia e che aveva visto nel Che Guevara un eroe del rabbioso tempo presente della nostra America Latina (….).

 

E’ morto secondo la sua legge, vicino all’America più povera, più abbandonata, spogliata di tutto meno che della sua speranza. Nel luogo dove lo hanno assassinato scaturiranno due fonti: quella della libertà e della giustizia. Gli indios boliviani, i diseredati di un continente, mormoreranno il suo nome, diranno che è vivo, che bussa alle loro porte perché ha sete e lasceranno sui davanzali delle finestre una brocca d’acqua perché il Che beva quando passa.

 

Perché passerà e percorrerà tutto un continente e il suo nome sarà la forza del futuro, l’alta stella della Croce del Sud che chiamerà tutta l’America a levarsi e a lottare per la sua indipendenza politica ed economica contro tutti i dominii stranieri”.

 

 

Bolivia: Congresso Internazionale
 

di Solidarietà con Cuba

 

 

08.10.2012 - www.granma.cu

 

 

Un Congresso Internazionale di Solidarietà con Cuba ha iniziato le sue sessioni con la partecipazione di più di 200 delegati di nove paesi a Vallegrande, in Bolivia.

 

Durante la prima giornata i partecipanti si sono divisi in tre tavoli di lavoro per analizzare il blocco nordamericano contro Cuba, la battaglia per la liberazione dei Cinque antiterroristi cubani, prigionieri degli Stati Uniti e il legato di Che Guevara.

 

Leyla Pérez, presidentessa del Movimento Boliviano di Solidarietà con Cuba e organizzatrice dell’incontro, ha spiegato che il primo tavolo ha analizzato le gestioni dei gruppi che sostengono l’Isola in America Latina e la loro lotta favore dell’eliminazione del blocco. Il secondo ha studiato le azioni internazionali d’appoggio a dei Cinque (Gerardo Hernández, Ramón Labañino, Fernando González, Antonio Guerrero e René González), che sono sempre reclusi negli USA per aver ostacolato le azioni criminali dei gruppi di terroristi che operano da Miami contro Cuba.

 

Il terzo tavolo ha analizzato il legato del comandante Ernesto Che Guevara, assassinato a La Higuera, in Bolivia, nell’ottobre del 1967.

 

La notte di domenica c’è stata una veglia culturale aperta alla popolazione, nella quale sono stati protagonisti trova e folclore, con artisti boliviani e cubani.

 

“Oggi, lunedì 8, ha detto Pérez a Prensa Latina, se realizza una conversazione sull’influenza del Che nei processi rivoluzionari e nel risveglio dei popoli dell’America Latina. Tra i partecipanti, Chato Pereda, fratello dei guerriglieri Roberto e Inti, membri della guerriglia del Che, l’argentina Graciela Paccot, un rappresentante di Cuba e uno del Movimiento Sin Tierra, del Brasile.

 

Inoltre verranno presentati due libri: “De Ernesto Al Che”, dell’argentino Carlos (Calica) Ferrer, e “Pan Comido”, del boliviano Efraín Quicáñez.

 

L’opera di Ferrer racconta il viaggio con Ernesto Guevara nel 1953 in Bolivia, Ecuador e Perù, nei mesi precedenti la conversione dell’argentino nel mitico Che.

 

Pan Comido narra l’operazione di riscatto dei tre guerriglieri sopravvissuti della guerriglia guidata da Guevara, dopo il suo assassinio a La Higuera, avvenuto il 9 ottobre del 1967.

 

All’incontro di solidarietà, che terminerà nella serata di oggi con una cerimonia per i 45 anni dalla scomparsa fisica del Che, partecipano delegati di Bolivia, Cuba, Perù, Argentina, Cile, Brasile, Colombia, Spagna, Canada e Germania.

 

 

La Bolivia convoca un incontro

internazionale di solidarietà con Cuba

 

 

21 agosto 2012 - www.granma.cu

 

 

Il Movimento di Solidarietà con Cuba in Bolivia ha convocato un incontro internazionale per il prossimo ottobre nella località di Vallegrande, ha informato PL.

 

“L’Incontro Internazionale di Solidarietà con Cuba ha come scopo la creazione di uno spazio per il rafforzamento della solidarietà internazionalista, nel contesto dei processi attuali che vive l’America Latina e riaffermare l’appoggio alla Rivoluzione cubana”, indica il comunicato di convocazione.

 

Gli organizzatori hanno confermato che l’incontro si realizzerà “il 7 di ottobre a Vallegrande -dipartimento di Santa Cruz- ultima trincea di combattimento del Guerrigliero Eroico Ernesto Che Guevara”.

 

La riunione vuole “coordinare azioni internazionali concrete contro il blocco verso Cuba e lottare per la libertà dei Cinque”.

 

Allo stesso tempo si analizzerà lo “spirito internazionalista del Comandante Ernesto Che Guevara, il suo pensiero e gli attuali processi rivoluzionari del continente latinoamericano”.

 

“Proprio guardando all’esempio del Che vogliamo tessere i legami della fratellanza e della solidarietà internazionalista della Nostra America”, indica il comunicato, che propone inoltre “di tessere un’ampia rete di comunicazione, per realizzare azioni coordinate su scala continentale”.

 

All’incontro potranno partecipare tutti i militanti dei Movimenti di Solidarietà dei popoli fratelli ed i militanti internazionalisti, i quali devono inviare la loro richiesta di adesione prima del 15 settembre.

 

La convocazione ribadisce che “per oltre 50 anni, Cuba è stata un baluardo di resistenza e dignità. Questo esempio di lotta e dignità ha formato innumerevoli generazioni di giovani latinoamericani nello spirito della solidarietà internazionalista”.

 

 

Bolivia: laureati a Cuba

 

respingono le aggressioni

 

 

 

23 maggio 2012 - www.granma.cu

 

 

I membri dell’Associazione Nazionale dei Professionisti Laureati nella Repubblica di Cuba, mediante un comunicato scritto, ripudiano “energicamente la vigliacca e selvaggia” aggressione verbale e fisica che ha sofferto la loro compagna e rappresentante, la dottoressa Alison Gómez.

 

Nel comunicato, i professionisti lamentano “quanto accaduto alla nostra collega nel difendere le sue convinzioni di umanità, solidarietà e professionalità”, secondo quanto riporta il bollettino del Ministero delle Comunicazioni.

 

Nel documento, i professionisti boliviani laureati a Cuba esigono alle autorità della Bolivia che “faccia luce su quest’atto di razzismo e condanniamo con profonda indignazione questo episodio vandalico”.

 

L’ex dirigente della COB, Milton Gómez, ha ribadito, che una volta dimessa sua figlia, presenterà una denuncia presso la Forza Speciale della Lotta Contro il Crimine.

 

“La prima cosa che faremo sarà andare da un medico legale affinché realizzi un controllo e prepari una cartella sul caso di mia figlia, successivamente seguirò l’iter che richiede questo tipo di denunce”, ha dichiarato.

 

Gómez ha chiarito che tutte le affermazioni riportate sugli autori dell’aggressione della figlia sono supposizioni ed è in attesa delle indagini.

 

“Lei, mia figlia, ha ricevuto alcune chiamate ed insulti verbali nei giorni scorsi, per questo credo che sono state queste stesse persone a realizzare questo tipo di rappresaglia”, ha aggiunto.

 

Sabato 19 maggio, sei persone hanno aggredito Alison nella zona di El Tejar, La Paz, fratturandole un braccio. Alison è la presidentessa dell’Associazione dei Medici Boliviani che hanno studiato a Cuba.