Chi ha inventato che a Cuba

 

si é vietato il reggaeton?

 

 

 

6.12.2012 -  José Manzaneda, coordinador de Cubainformación  http://www.cubainformacion.tv/

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=F3ON27G8iho

 

 

 

Numerosi media internazionali sostengono che il Governo di Cuba intende vietare il reggaeton genere molto popolare tra i giovani dell'isola e dell'America Latina (1). I titoli non lasciano spazio a dubbi: "Cuba proibirà il reggaeton e il suo ballo per le strade" (2), "A Cuba gli interpreti e divulgatori di reggaeton saranno puniti" (3), "A Cuba vietano il reggaeton volgare" (4), o "La dittatura castrista vieta il 'reggaeton' a Cuba" (5).

Ma c'è qualcosa di vero in tutto questo? E' possibile che tantissimi media, in una volta, abbiano il coraggio d'inventare un "divieto" a Cuba che non esiste? Sembra così.

Che Cuba proscriverà detto stile musicale è la conclusione che estraggono i media da un'intervista di un giornale cubano al presidente dell'Istituto Cubano della Musica, Orlando Vistel, che in nessun modo parla di vietare il reggaeton (6).

Il funzionario cubano, però, si unisce alle molte critiche, tra musicisti ed intellettuali dell'isola, al carico sessista e maschilista di molti dei testi e video musicali di artisti di reggaeton che proiettano le donne cubane - secondo sue parole - "come grotteschi oggetti sessuali".

Lo stesso intervistato chiarisce che la sua critica non è rivolta "esclusivamente (al) reggaeton", ma a tutta la pratica musicale che proietta detto sessismo e altre "espressioni volgari, banali e mediocri".

Orlando Vistel annuncia, effettivamente, un progetto di norma giuridica che regolerà "l'uso pubblico della musica". Con questo, si può intuire che canzoni - di qualunque stile - che facciano apologia del machismo, omofobia, xenofobia, discriminazione sociale o violenza non saranno trasmesse nei media di comunicazione di Cuba. Qualcosa, tra l'altro, accettato come normale, civile, e giusto quando accade in altri paesi: spot pubblicitari (7) o videoclip musicali (8) sono spesso rimossi dopo le accuse di alcuni gruppi o istituzioni, senza che i media internazionali menzionino che é il governo di quei paesi che "proibisce" una canzone, uno stile musicale o un artista.

Certamente, negli ultimi anni, a Cuba c'è una preoccupazione diffusa tra intellettuali ed istituzioni sui valori retrogradi e discriminatori che trasmettono i testi di canzoni molto popolari nell'isola, molte di esse del genere reggaeton (9).

L'anno scorso il problema giungeva alla Commissione per l'Assistenza alla Gioventù, Infanzia e Uguaglianza del Diritto della Donne del Parlamento cubano (10). L'Unione degli Scrittori ed Artisti di Cuba, un'organizzazione caratterizzata da una pratica non dogmatica, era a favore di una regolazione legale degli spazi musicali  pubblici (11). La Federazione delle Donne Cubane e l'Editoriale della Donna di Cuba ha denunciato, in molte occasioni, l'attacco alla dignità delle donne presente in molte delle canzoni di reggaeton (12). E la Rete Iberoamericano di Mascolinità, con sede a L'Avana, ha condotto seminari di discussione e riflessione con artisti cubani di pop, salsa e reggaeton (13).

Un momento di intensa polemica si é vissuto, a Cuba nel novembre 2011, alla consegna dei Premi Lucas al migliore videoclip cubano. Dopo le proteste da parte di organizzazioni come la Federazione delle Donne Cubane, il video della canzone "Chupi-Chupi" del cantante di reggaeton Osmani Garcia, è stato rimosso dalla fase finale di detti premi, pur avendo cinque nomination, tra cui quella di "video più popolare", ed essere apparso per mesi alla televisione nazionale. La questione, come ora, si è riflessa nei media internazionali come un caso di "censura del governo" (14).

Al contrario, nessuno di questi mezzi di comunicazione, ha menzionato, una sola volta, la parola "governo" al riferire che, mesi fa, un video clip della famosa cantante Rihanna è stato rimosso dalle televisioni di undici paesi, tra cui Regno Unito e Francia (15); un altro di Robbie Williams è stato eliminato dalla BBC sotto le pressioni di varie associazioni di pensionati (16), e uno dei No Doubt è stato ritirato dal gruppo stesso dopo le proteste da parte di gruppi indigeni, per citare solo tre casi recenti (17).

Nella citata intervista il presidente dell'Istituto Cubano della Musica, Orlando Vistel, cita un altro degli aspetti denunciati da intellettuali e musicisti dell'isola: la infima qualità musicale della gran parte dei temi reggaeton, ciò nonostante, hanno una presenza sproporzionata alla radio e televisione del paese. Il funzionario propone nell'intervista una regolazione nei media cubani per ritornare a un equilibrio di stili musicali, che rifletta l'immensa varietà e ricchezza musicale di Cuba, oggi parzialmente eclissata dall'egemonia del reggaeton.

Musicisti, intellettuali e giornalisti dell'isola sono consapevoli del fatto che il reggaeton, nella sua forma più maschilista e volgare, non si può combattere con i divieti (18). La sua grande popolarità tra la popolazione più giovane segnala problemi molto più profondi come la permeabilità, in alcuni settori della società, di messaggi discriminatori e reazionari e la perdita di forza di idee profondamente radicate nella società cubana, come l'uguaglianza, la non discriminazione o la solidarietà (19).

In ogni caso, il reggaeton né é proibito a Cuba, né lo sarà, anche se forse scompariranno dalla televisione e dalla radio - per regolazione legale -  i suoi esponenti più beceri e sessista.

Ma i dibattiti in un paese che non rinuncia a conservare valori sociali e la ricchezza musicale conquistata in decenni suppongono un messaggio troppo complesso per i mezzi di comunicazione, in particolare quelli musicali. La Cadena Ser, del gruppo spagnolo Prisa, non solo titolava sulla sua pagina web che "Cuba vieta il 'reggaeton' sull'isola" (20), ma riferendosi al tema "Creo" (21), del cantante reggaeton Baby Lores, una canzone omaggio a Fidel Castro, ha affermato che "d'ora in poi, tutte le dediche musicali al comandante dovranno essere in un altro stile musicale".

E che c'è sempre chi riesce ad alzare una nota nella melodia della manipolazione contro Cuba.

 

 

¿Quién ha inventado que en Cuba se ha prohibido el reggaeton?

Numerosos medios internacionales afirman que el Gobierno de Cuba pretende prohibir el reggaeton, género musical muy popular entre jóvenes de la Isla y de América Latina (1). Los titulares no dejan el menor espacio para la duda: “Cuba prohibirá el reggaeton y su baile en las calles” (2), “Los intérpretes y difusores del reggaeton serán sancionados en Cuba” (3), “En Cuba prohiben el reggaeton por vulgar” (4), o “La dictadura castrista prohíbe el 'reggaeton' en Cuba” (5).

Pero, ¿hay algo de cierto en todo esto? ¿Será posible que tantísimos medios, a la vez, se atrevan a inventar una “prohibición” en Cuba que no existe? Pues parece que sí.

Que Cuba proscribirá dicho estilo musical es la conclusión que extraen dichos medios de comunicación de la entrevista de un diario cubano al presidente del Instituto Cubano de la Música, Orlando Vistel, en la que en ningún momento habla de prohibir el reggaeton (6).

El funcionario cubano, eso sí, se une a la crítica generalizada entre músicos e intelectuales de la Isla a la carga sexista y machista de muchas de las letras y videos musicales de los artistas de reggaeton, que proyectan a las mujeres cubanas –según sus palabras- “como grotescos objetos sexuales".

El propio entrevistado aclara que su crítica no se dirige "exclusivamente (al) reggaeton", sino a toda práctica musical que proyecte dicho sexismo y otras “expresiones vulgares, banales y mediocres".

Orlando Vistel anuncia, efectivamente, un proyecto de norma jurídica que regulará "los usos públicos de la música”. Con ello, se puede intuir que canciones –de cualquier estilo- que hagan apología del machismo, la homofobia, la xenofobia, la discriminación social o la violencia, no serán programadas en los medios de comunicación de Cuba. Algo, por cierto, aceptado como normal, civilizado y justo cuando ocurre en otros países: spots publicitarios (7) o videoclips musicales (8) son retirados con frecuencia tras las denuncias de determinados colectivos o instituciones, sin que los medios internacionales mencionen que es el gobierno de esos países quien “prohibe” una canción, un estilo musical o un artista.

Ciertamente, en los últimos años, en Cuba existe una preocupación muy extendida entre intelectuales e instituciones acerca de los valores retrógrados y discriminatorios que transmiten las letras de canciones muy populares en la Isla, muchas de ellas del género reggaeton (9).

El pasado año el asunto llegaba a la Comisión de Atención a la Juventud, la Niñez y la Igualdad de Derecho de la Mujer del Parlamento cubano (10). La Unión de Escritores y Artistas de Cuba, una organización caracterizada por una práctica nada dogmática, abogaba por una regulación legal de los espacios musicales públicos (11). La Federación de Mujeres Cubanas y la Editorial de la Mujer de Cuba han denunciado, en numerosos espacios, el atentado a la dignidad de las mujeres contenido en muchas de las canciones de reggaeton (12). Y la Red Iberoamericana de Masculinidades, con sede en La Habana, ha llevado a cabo talleres de debate y reflexión con artistas cubanos de pop, salsa y reggaeton (13).

Un momento de intensa polémica en Cuba se vivía en noviembre de 2011, en la entrega de los Premios Lucas a los mejores videoclips cubanos. Tras las protestas de organizaciones como la Federación de Mujeres Cubanas, el video de la canción “Chupi-Chupi”, del reggaetonero Osmani García, era retirado de la fase final de dichos premios, a pesar de contar con cinco nominaciones, entre ellas la de “video más popular”, y de haberse emitido durante meses en la televisión nacional. El asunto, igual que ahora, fue reflejado en los medios internacionales como un caso de “censura gubernamental” (14).

Por contra, ninguno de estos medios mencionó una sola vez la palabra “gobierno” al informar de que, hace meses, un videoclip de la famosa cantante Rihanna fue retirado de las televisiones de once países, incluyendo Reino Unido y Francia (15); otro de Robbie Williams era eliminado de la BBC por presión de varias asociaciones de pensionistas (16); y otro de No Doubt fue retirado por el propio grupo tras las protestas de colectivos indígenas, por mencionar solo tres casos recientes (17).

En la citada entrevista al presidente del Instituto Cubano de la Música, Orlando Vistel menciona otro de los aspectos denunciados por intelectuales y músicos de la Isla: la ínfima calidad musical de gran parte de los temas reggaeton que, a pesar de ello, cuentan con una desproporcionada presencia en la radio y la televisión del país. El funcionario propone en la entrevista una regulación en los medios cubanos para retornar a un equilibrio de estilos musicales, que refleje la inmensa variedad y riqueza musical de Cuba, hoy parcialmente eclipsada por la hegemonía del reggaeton.

Músicos, intelectuales y periodistas de la Isla son conscientes de que el reggaeton, en su vertiente más machista y vulgar, no se puede combatir con prohibiciones (18). Su gran popularidad entre la población más joven apunta a problemas mucho más profundos, como la permeabilidad en ciertos sectores de la sociedad de mensajes discriminatorios y reaccionarios, y la pérdida de fuerza de ideas muy arraigadas en la sociedad cubana, como la igualdad, la no discriminación o la solidaridad (19).

En cualquier caso, el reggaeton ni está prohibido en Cuba ni lo va a estar, aunque quizá desaparezcan de la televisión y la radio –por regulación legal- sus exponentes más zafios y sexistas.

Pero los debates en un país que no renuncia a conservar valores sociales y riqueza musical conquistados a lo largo de décadas suponen un mensaje demasiado complejo para los medios, especialmente los musicales. La Cadena Ser, del Grupo español Prisa, no solo titulaba en su página web que “Cuba prohíbe el 'reggaeton' en la isla” (20), sino que, refiriéndose al tema “Creo” (21), del reggaetonero Baby Lores, una canción homenaje a Fidel Castro, afirmaba que, “a partir de ahora, todas las dedicatorias musicales al comandante tendrán que ser en otro estilo musical”.

Y es que siempre hay quien consigue subir una nota en la melodía de la manipulación contra Cuba.

 

 

(1) http://www.lasexta.com/videos/mas-vale-tarde/2012-diciembre-5-2012120500044.html

(2) http://www.losandes.com.ar/notas/2012/12/4/cuba-prohibira-reggaeton-baile-calles-683726.asp

(3) http://www.americatv.com.pe/portal/noticias/actualidad/los-int-rpretes-y-difusores-del-reggaeton-ser-n-sancionados-en-cuba-2012

(4) http://www.ya.fm/veracruz/yanews/nota.cfm?id=18145

(5) http://www.libertaddigital.com/internacional/latinoamerica/2012-12-01/la-dictadura-castrista-prohibe-el-reggaeton-en-cuba-1276475750/

(6) http://granma.co.cu/2012/11/30/cultura/artic02.html

(7) http://www.marketingdirecto.com/actualidad/publicidad/25-ejemplos-de-publicidad-censurada/

(8) http://www.lavilladelcochino.com/2011/03/videoclips-censurados.html

(9) http://www.uneac.org.cu/index.php?module=opinion&act=opinion&id=280

(10) http://ecodiario.eleconomista.es/interstitial/volver/acierto/latinoamerica/noticias/3267991/07/11/Parlamento-cubano-critica-los-videoclips-que-denigran-a-la-mujer.html

(11) http://www.jornada.unam.mx/2012/09/21/espectaculos/a14n1esp

(12) http://www.cubasi.cu/cubasi-noticias-cuba-mundo-ultima-hora/item/2385-analizan-parlamentarios-imagen-de-la-mujer-en-el-video-clip-cubano

(13) http://www.cubainformacion.tv/index.php/genero/43219-entrevista-julio-cesar-gonzalez-pages-coordinador-de-la-red-iberoamericana-de-masculinidades

(14) http://www.teinteresa.es/musica/Cuba-quiere-difusion-perfil-reggaeton_0_587941209.html

(15) http://www.lavanguardia.com/gente/20110208/54112158977/el-ultimo-video-de-rihanna-censurado-en-once-paises.html

(16) http://www.musica.fanzinedigital.com/25802_1-El_nuevo_video_de_Robbie_Williams_es_retirado.html

(17) http://www.cultture.com/b-1635-no-doubt-retiran-su-video-para-looking-hot-despues-de-la-polemica

(18) http://www.cubadebate.cu/opinion/2011/11/23/quien-decide-hoy-la-musica-que-se-escucha-en-cuba/

(19) http://www.bbc.co.uk/blogs/mundo/cartas_desde_cuba/2012/09/a_imagen_y_semejanza.html

(20) http://www.cadenaser.com/cultura/articulo/cuba-prohibe-reggaeton-isla/csrcsrpor/20121204csrcsrcul_1/Tes

(21) http://www.youtube.com/watch?v=h7N5JiMAgig