Un centro studi espone al Pentagono come dovrebbe attaccare il Venezuela

Secondo una (illusoria) logica di scalabilità controllata


Misión Verdad

Il Center for Strategic & International Studies (CSIS) – uno dei centri studi sulla sicurezza nazionale più influenti a Washington, con stretti legami con il Pentagono, il Dipartimento di Stato e il complesso industriale-militare – ha pubblicato un rapporto che esprime una lettura tecnica e calcolata dello spiegamento militare USA nei Caraibi a partire dall’agosto 2025.

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Non ci sono mezze misure

Maduro al vertice CELAC-UE sullo schieramento degli USA nei Caraibi

L’Antidiplomatico

Il IV vertice CELAC–UE si apre a Santa Marta con l’obiettivo dichiarato di trasformare il dialogo politico in risultati concreti. La Colombia, paese anfitrione, punta a consolidare una voce latinoamericana e caraibica unificata capace di incidere sulle trasformazioni globali, privilegiando una cooperazione equilibrata con l’Unione Europea su transizione energetica, autosufficienza sanitaria, integrazione commerciale e innovazione digitale. Il contesto, però, è tutt’altro che disteso: il massiccio dispiegamento militare degli Stati Uniti nel Mar dei Caraibi — il più grande degli ultimi trent’anni — grava sull’agenda dei leader. Presidenti come Lula da Silva e Gustavo Petro, hanno denunciato l’escalation come una minaccia alla pace regionale.

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I guerrafondai più ripugnanti sono ora i più grandi fan di Trump

Caitlin Johnstone

Il feticista dei massacri, Lindsey Graham, ha dichiarato: “Trump è il mio presidente preferito” perché “stiamo uccidendo tutte le persone giuste e stiamo riducendo le loro imposte” durante un discorso tenuto venerdì al Vertice Annuale sulla Leadership della Coalizione Ebraica Repubblicana.

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La mano sulla spalla amica

Tre lustri offrendo un aiuto decisivo sul piano militare e non meno sensibile su quello umano

Pastor Batista

Forse molti, alla luce del tempo e dell’immaginazione, non si sono fermati per qualche minuto a pensare a cosa sarebbe stato dell’Angola, mezzo secolo fa, se il suo legittimo presidente, il dottor Agostinho Neto, non si fosse rivolto a Fidel, a nome del suo popolo, per chiedere un aiuto che forse neppure lui pensava sarebbe finito per cambiare, in meglio, il corso della storia e i destini all’interno del continente africano.

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