Jorge Fornet
Nei giorni successivi alla fine della guerra d’indipendenza, Dio apparve a Liborio – personaggio che simboleggia il popolo cubano – mentre questi tagliava la canna da zucchero. Esausto, scalzo e con le mani insanguinate, Liborio gli racconta: “Non siamo più sudditi del re di Spagna. Ora siamo liberi. […] Ma a volte mi chiedo perché la vita sia ancora così dura”. Dio gli spiega che “in questo mondo nulla può essere perfetto, altrimenti nessuno vorrebbe andare in Paradiso. Lo zucchero è dolce, ma costa lavoro estrarlo dalla terra. L’oceano è ampio e generoso, ma ha tempeste improvvise e pericolose correnti che ti trascinano e ti annegano. Cuba stessa è così bella, la perla delle mie creature, che ho dovuto creare la peste, le zanzare, i ricci di mare e le spine del marabù perché la vita qui non fosse come quella del Paradiso”. E ribadisce: “Nulla può essere perfetto in questo mondo”. Liborio si aggrappa allora a un’ultima speranza: “Ma la libertà non ha macchie. La libertà è perfetta, vero?”. “Per questo – gli risponde Dio – ho creato gli yankee”.
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