Far esplodere il Maine per la seconda volta

José Enrique González Calvo*

L’accusa contro Raúl Castro non è la fine di un processo giudiziario. È l’inizio di una narrativa. E quella narrativa ha un unico destino possibile se la lasciamo avanzare senza metterla in discussione: un altro intervento, un altro capitolo di sangue, un altro popolo latinoamericano che paga con la propria sovranità gli interessi geopolitici di Washington.

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“Sanzioni” o coercizione?

 Linguaggio, legittimità e potere nelle misure unilaterali USA

Henrik Hernandez

Domanda principale

“Sanzioni” o coercizione?

Risposta rapida

L’uso automatico della parola “sanzioni” per descrivere le misure economiche imposte dagli USA contro altri Paesi non è neutrale. Il termine presuppone legittimità giuridica e autorità morale per punire, sebbene molte di queste azioni non provengano dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ma da decisioni unilaterali di Washington. Per questo motivo, diversi governi, giuristi e organismi internazionali preferiscono espressioni come “misure coercitive unilaterali”, “coercizione economica” o “guerra economica”. La disputa non è solo giuridica o politica: è anche una battaglia per il controllo del linguaggio e della legittimità internazionale.

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Cuba

Luis García Montero

Il poeta Rubén Darío definì il collo del cigno come un punto interrogativo in una poesia dedicata ad un altro poeta, Juan Ramón Jiménez. I poeti si interrogano sulla vita e sulle parole per comprendere il valore delle sfumature che segnano la realtà. Quando l’imperialismo nordamericano minacciava la cultura in spagnolo dell’America Latina, il collo del cigno seppe utilizzare la sua bellezza per chiedere: “Così tanti milioni di uomini parleremo inglese?”.

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