Cento anni fa anni nasceva Fidel Castro Ruz e dieci anni fa ci lasciava fisicamente per trasformarsi in nostalgia. Fidel è stato il più grande statista del 900 e ha reso Cuba il primo territorio libero delle Americhe. La gigantesca statua esposta a Managua ricorda il legame indissolubile tra le due rivoluzioni. Un atto di riconoscenza e di affetto nel Nicaragua rivoluzionario, perché Fidel è nell’olimpo dei grandi rivoluzionari che hanno cambiato il corso della storia. Una storia che è stato capace di anticipare, di affrontare e di dominare. È stato maestro e guida per tutti coloro che, in ogni angolo della terra, abbiano provato a fare del mondo un luogo più giusto e degno di quello che avevano davanti a sé.
Daily Archives: 16/08/2026
Sottosviluppo: una prospettiva latinoamericana
Nel XIX secolo, l’economia in America Latina era una disciplina strettamente legata agli studi giuridici. La sua applicazione era soggetta a criteri legali e politici, nonché alla dipendenza culturale delle élite della regione, che consideravano i paesi europei e gli Stati Uniti modelli di modernità, civiltà e progresso. Inoltre, gli strumenti fondamentali di contabilità, commercio, dogane, tasse, valuta e gestione del debito non contribuirono a sviluppare la capacità governativa di promuovere lo sviluppo. Soprattutto, le economie della regione dipendevano da dinastie terriere e oligarchie di mercanti e banchieri, incapaci di concepire uno sviluppo capitalistico industriale.
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La parola possessione
La parola possesso indica nella sua prima accezione l’atto di possedere, occupare o avere la proprietà di qualcosa, materiale o immateriale. La cerimonia dello scorso 7 agosto mi ha fatto pensare a questa parola e a tutto ciò che contiene. Nella cerimonia di insediamento presidenziale, Abelardo de la Espriella ha preso possesso della sua carica. Questo non significa che sia il “proprietario” del potere. In una democrazia, si suppone che il potere sia una facoltà, non un possesso.
Fidel
José Ernesto Novaez Guerrero (*)
Disegno di René de la Nuez Robaina (**)
Pochi dirigenti nella storia recente sono stati tanto vituperati dalla grande stampa corporativa e dai suoi campioni quanto Fidel Castro. Il Comandante della Rivoluzione cubana è, senza dubbio, una delle figure indispensabili nella storia dell’America e questo spiega, in parte, l’assassinio simbolico permanente a cui la sua figura è stata e viene sottoposta. Nel suo centenario, conviene puntare alcune idee sulla figura e il significato di questo grande dirigente.
La nostra guida, nel suo Centenario
Al generale d’Armata Raúl Castro si deve una delle più precise valutazioni fatte riguardo al Comandante che mise Cuba sulla mappa del mondo: “Fidel è Fidel, lo sappiamo bene tutti, Fidel è insostituibile e il popolo continuerà la sua opera quando non ci sarà più fisicamente. Anche se ci saranno sempre le sue idee, che hanno reso possibile innalzare il baluardo di dignità e giustizia che il nostro paese rappresenta”.
Etica, comunicazione, Rapporto MacBride e guerra cognitiva
Dalla sua prospettiva, il Rapporto MacBride (Many Voices, One World: Towards a New More Just and More Efficient World Information and Communication Order, 1980) conserva un’attualità straordinaria. La sua difesa di una comunicazione più giusta avverte che la disuguaglianza informativa non era un incidente tecnico. Lì dove pochi monopoli transnazionali e nazionali concentrano canali, tecnologie, agenzie e capacità di nominare, concentrano anche potere per deformare la realtà.
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