MSI: centro studi o mostro pseudoscientifico di Rubio?

L’istituzione è stata concepita per conferire un rivestimento accademico alla politica aggressiva che il segretario di Stato, Marco Rubio, dispiega contro i paesi che si oppongono agli USA.

Francisco Delgado Rodríguez

Nemmeno a Miami, dove si suppone operi, si conosce molto del Miami Strategic Intelligence Institute (MSI), il suo nome completo.

Recentemente, il canale multinazionale Telesur ne ha rivelato l’esistenza, presentandolo come un think tank (centro studi), come si dice in inglese. In realtà, l’istituto è stato creato per dare un manto accademico alla politica aggressiva che il segretario di Stato, Marco Rubio, conduce contro i paesi a sud del Río Bravo, con particolare attenzione a Venezuela e Cuba, e, al di là dei mari, alla Repubblica Popolare Cinese e alla Russia.

Nel sistema politico USA è molto comune l’operatività dei centri studi. Se ne calcolano almeno 1500, tra cui spiccano quelli “specializzati” in questioni geopolitiche, di intelligence o militari, motivo per cui la maggior parte ha sede nella capitale federale.

Le strutture del potere negli USA, incluso il Governo federale, ricorrono agli studi dei think tank, presentati come più seri, talvolta apartitici, e alcuni pretendono di mostrare la “verità rivelata” solo per il fatto di rivestirsi di quella carrozzeria neutrale e accademica.

Nel caso che ci riguarda, si potrebbe pensare che l’MSI sia solo un centro studi in più, o di poca importanza; non è nemmeno a Washington, per esempio.

Tuttavia, la sua pericolosità, almeno per ora, deriva dal fatto di essere un “invenzione” del segretario di Stato Marco Rubio, volta a mostrare il lato apparentemente apartitico e non politicizzato della sua crociata contro i paesi menzionati.

E naturalmente, Rubio ha sufficiente potere per lanciare l’MSI, stabilendo un rapporto di reciproca utilità, come è facile notare.

Alcuni aspetti dell’MSI lo associano direttamente al capo in carica della diplomazia USA. È stato presentato in pubblico proprio quest’anno; si può dire che sia stato formalmente fondato quando Rubio era già al Dipartimento di Stato.

Si potrebbe dire che, una volta ottenuta la sua altissima carica, il neo segretario agli esteri abbia dato il via libera all’MSI, senza che importasse troppo quando fosse stata concepita l’idea.

Ma sono i temi trattati dall’MSI a mostrare meglio la sua simbiosi con Rubio: narcotraffico, l’influenza – da loro definita minaccia – di Cina e Russia nella regione, terrorismo – naturalmente non quello che gli USA promuovono e praticano contro Cuba dal 1959 – e, ovviamente, il tema di maggiore interesse per Trump: l’immigrazione.

Come si vede, questo glossario tematico coincide perfettamente con l’agenda personale del segretario Rubio.

Un esempio: l’MSI ha pubblicato recentemente un “tempestivo” rapporto secondo cui il Venezuela sarebbe “molto vulnerabile” a un intervento militare USA, prevedendo una rapida caduta del “regime” chavista. Questa previsione – “casualmente”? – avalla il sinistro obiettivo del cancelliere Rubio, non importa come lo confezioni.

Il Miami Strategic Intelligence Institute è formato da alcune figure ed esperti del “mondo accademico”; tra questi, il fondatore e direttore esecutivo ufficiale, l’economista Rafael Marrero.

Partecipano inoltre ex militari, come l’ex comandante dei marines Jesús Romero – intimo amico di Rubio – o Alexis Torres, che ha fatto parte della tristemente celebre 82ª Divisione, destinata a invadere ovunque i capi USA ritenessero necessario “ristabilire” l’ordine imperiale.

Romero, l’amico del Segretario, ha presentato lo scorso maggio un libro in cui assicura, senza presentare alcuna prova, che Cuba sarebbe coinvolta nel traffico di droga fin dal 1980. Parla di opacità nella continuità di tale vincolo, senza rendersi conto che questa è precisamente una forma di ammettere di non avere nemmeno una prova, che le sue affermazioni sono pura manipolazione, lontana da qualsiasi indagine scientifica.

È facile immaginare l’agitazione artificiale creata a Miami con questo libro. Subito le organizzazioni del clúster controrivoluzionario locale lo hanno trasformato in un best seller, almeno secondo le voci in quel microuniverso.

Al di là della sua portata, resta un campanello d’allarme, poiché mostra chiaramente che ancora una volta si cerca di riesumare vecchie calunnie anticubane legate al narcotraffico e che, in prospettiva, Rubio sta lavorando a “un capitolo cubano” in questa falsa guerra contro il flagello degli stupefacenti.

L’MSI è dotato di una propria struttura editoriale, la Bravo Zulu Publishers, diretta da Lina Marrero, moglie di Rafael Marrero. Ha una sua uscita comunicazionale con la rivista Overwatch e anche un segmento mediatico chiamato El misil de la verdad.

Questo apparato, in particolare la Bravo Zulu Publishers, servirebbe presumibilmente da schermo davanti al fisco USA, per giustificare o mascherare le origini dei fondi finanziari usati dall’MSI.

Com’era prevedibile, l’MSI mantiene alleanze con media del sud della Florida, rivolti al pubblico ispanofono, come Diario Las Américas, che hanno una linea editoriale apertamente aggressiva e sistematica contro Cuba e Venezuela, nonché contro qualsiasi espressione di progressismo nella regione, che si tratti del Messico, del presidente colombiano o del Brasile.

In questo modo, l’MSI si adegua alle regole del gioco. Rubio indica loro cosa “indagare”, loro lo impacchettano con linguaggio pseudoscientifico, apparentemente inconfutabile, e con il prodotto finito tentano di convincere il presidente Trump, o peggio ancora, l’opinione pubblica locale e internazionale; non importa quanto pericolosa o riprovevole sia la proposta, come questa stessa sull’imminenza di un colpo militare contro il Venezuela.

Come Ponzio Pilato, il celebre personaggio biblico, Rubio si lava le mani, trasformando un affare strettamente politico, ideologico e di torbido interesse personale in qualcosa che aspira a sembrare il frutto di ricerche ben fondate.

A proposito del Venezuela, mescolano il tema migratorio con il narcotraffico e con qualsiasi altro male che affligge la società USA; ma questo è intrinseco al racconto dell’ultradestra nazionale, e in particolare dello stesso Trump.

Per l’ambiente in cui l’MSI si muove, ossia Miami, è evidente che cerca di generare stati d’opinione favorevoli alle ambizioni politiche di Rubio. Non è nemmeno da escludere che, un domani, l’MSI sia in prima linea nel sostegno a un’eventuale corsa presidenziale di Rubio. Altri potenziali interessati, come il vicepresidente Vance, dovrebbero prestare un po’ di attenzione al suddetto Istituto.

Quanto a Cuba, sebbene sia un tema che meriterebbe un’analisi a parte, è ben noto l’impegno con cui la Rivoluzione cubana e le sue autorità combattono il narcotraffico; non per compiacere gli USA, ma per i danni che provoca alla società. Qui sappiamo bene che proprio questo è stato uno dei pretesti più vecchi usati dal nemico per aggredire l’Isola.

In proposito, tornano utili le opinioni espresse recentemente dal vicecancelliere cubano, Carlos Fernández de Cossío, che ha definito “attivisti politici” i presunti “ricercatori neutrali” come il già citato Romero, amico di Rubio.

Ha aggiunto che questo tipo di accuse “risponde al proposito macabro di usare e abusare della menzogna, con l’obiettivo di fabbricare pretesti per azioni aggressive contro Cuba”.

Qualcosa sta accadendo nell’impero, e la sua condotta risulta tanto imperita quanto prevedibile, come dimostrano l’esistenza e i propositi dell’MSI; ma la denuncia tempestiva e coraggiosa resta insostituibile, a prescindere dalla mediocrità di un nemico che continua a essere molto pericoloso e spietato.

Agli esperti dell’MSI, quando redigono le loro valutazioni, conviene ricordare ciò che scrisse José Martí, come se fosse per oggi, nel contesto dello schieramento aeronavale inviato da Rubio: «Non c’è prua che possa fendere una nube di idee. Un’idea energica, innalzata a tempo davanti al mondo, ferma, come la bandiera mistica del giudizio finale, uno squadrone di corazzati».


MSI: ¿tanque pensante o un engendro seudocientífico de Rubio?

La institución ha sido diseñada para otorgarle un ropaje académico a la política agresiva que despliega el secretario de Estado, Marco Rubio, contra países que adversan a EE. UU.

Francisco Delgado Rodríguez

Ni siquiera en Miami, donde supuestamente opera, conocen mucho del Instituto de Inteligencia Estratégica de Miami (MSI), su nombre completo.

Recientemente, el canal multinacional Telesur dio a conocer su existencia, presentándolo como un tanque pensante o think tank, como se dice en inglés. Lo cierto es que la institución ha sido diseñada para otorgarle un ropaje académico a la política agresiva que despliega el secretario de Estado, Marco Rubio, contra los países al sur del Río Bravo, con énfasis en Venezuela y Cuba, y allende los mares, la República Popular China o Rusia.

En el sistema político estadounidense es muy común la operatoria de los tanques pensantes. Se calcula que hay por lo menos 1 500, entre los que destacan los «especializados» en temas geopolíticos, de inteligencia o militares, razón por la que, la mayoría, tiene su sede en la capital federal.

Las estructuras del poder en ee. uu., incluido el Gobierno federal, recurren o se sirven de los estudios de los think tank, presentados como más serios, a veces apartidarios, y algunos presumen de mostrar la «verdad revelada», solo por detentar esa carrocería neutral y académica.

En el caso que nos ocupa, podría pensarse que el MSI es un think tank más, o de poca monta; ni siquiera está en Washington, por ejemplo.

Sin embargo, su peligrosidad, al menos por ahora, se deriva de que es un «invento» del secretario de Estado, Marco Rubio, para mostrar el lado supuestamente no partidario ni politizado de su cruzada contra los países mencionados.

Y claro, Rubio tiene suficiente poder para encumbrar al MSI, estableciendo una suerte de relación mutuamente ventajosa, como se aprecia fácilmente.

Algunos aspectos del MSI conducen a asociarlo directamente con el jefe de turno de la Cancillería estadounidense. Se presentó en público este mismo año; digamos que fue formalmente fundado cuando Rubio ya estaba en el Departamento de Estado.

Podría decirse que, una vez en su altísimo cargo, el flamante secretario para el exterior le dio la luz verde al MSI, sin que importara demasiado el cuándo fue concebida la idea.

Pero son los temas que tratan en el MSI los que mejor exponen su simbiosis con Rubio: narcotráfico, la influencia –amenaza le llaman– de China y Rusia en la región, el terrorismo –desde luego, no el que ee. uu. promueve y practica contra Cuba desde 1959–, y obvio, el de mayor interés de Trump: la inmigración.

Como se ve, no hay nada más parecido a este glosario temático que la agenda personal del secretario Rubio.

Para muestra un botón. El MSI realizó, recientemente, una «oportuna» publicación de un informe que sostiene que Venezuela estaría «muy vulnerable» ante una intervención militar estadounidense, previendo una expedita caída del «régimen» chavista. Este pronóstico –¿coincidentemente?– respalda el siniestro objetivo del canciller Rubio, no importa cómo lo vende.

El Instituto de Inteligencia Estratégica de Miami está integrado por algunas figuras y expertos del «mundo académico»; por caso, el que aparece formalmente como fundador y director ejecutivo: el economista Rafael Marrero.

Participan, además, algunos que fueron militares, como el excomandante de marines, Jesús Romero –por cierto, íntimo amigo de Rubio–, o Alexis Torres, quien formó parte de la tristemente célebre 82 División, destinada a invadir allí donde los líderes estadounidenses necesitaran «restituir» el orden imperial.

Romero, el amigo del Secretario, presentó en mayo pasado un libro en el cual asegura, sin presentar ninguna evidencia, que Cuba está vinculada al tráfico de drogas, desde 1980. Habla de opacidad en la continuidad de ese vínculo, sin advertir que es esa, precisamente, una forma de admitir que no tiene ni una sola prueba, de que lo suyo es pura manipulación, ajena a cualquier investigación que se precie de científica.

Es fácil imaginar el revuelo artificial que se montó en Miami con este libro. De inmediato, organizaciones del clúster contrarrevolucionario local lo convirtieron en best seller, según trascendidos en ese microuniverso.

Más allá de su alcance, resulta una alerta, pues devela claramente que ahora, otra vez, se intentan reflotar viejas calumnias anticubanas asociadas al narcotráfico y que, en perspectiva, Rubio está trabajando por «el capítulo cubano», en esta falsa guerra contra el flagelo de los estupefacientes.

El MSI está dotado de su propia estructura editorial, la Bravo Zulu Publishers, dirigida por Lina Marrero, la esposa de Rafael Marrero. Tiene una salida comunicacional mediante la revista Overwatch, y también lo que denominan segmento mediático El misil de la verdad.

Este andamiaje, en particular el Bravo Zulu Publishers, presumiblemente sirve de mampara ante el fisco estadounidense, a fin de justificar o encubrir los orígenes de los fondos financieros que utiliza el MSI.

Como no podía ser de otra manera, el MSI mantiene alianzas con medios del sur de la Florida, cuyo público meta es el de habla hispana, como Diario Las Américas, que tienen una línea editorial francamente agresiva y sistemática contra Cuba y Venezuela, así como contra cualquier cosa cercana al progresismo en la región, sea México, el Presidente colombiano, o Brasil.

De tal modo, el MSI cumple las generales de la ley. Rubio les orienta sobre qué «investigar», ellos lo empapelan con lenguaje seudocientífico, presuntamente irrebatible, y con el paquete finamente terminado, intentan convencer al presidente Trump, o peor, a la opinión pública local e internacional; no importa lo peligroso o repudiable que sea la propuesta, como esta misma de la inminencia de un zarpazo bélico contra Venezuela.

Como Poncio Pilatos, el célebre personaje bíblico, Rubio se lava las manos, convirtiendo un asunto estrictamente político, ideológico y de torcido interés personal, en algo que aspira a ser fruto de investigaciones bien fundamentadas.

A propósito de Venezuela, mezclan el asunto migratorio con el narcotráfico y con cualquier otro mal, de los tantos que agobian a la sociedad estadounidense; pero esto es inherente al relato de la ultraderecha nacional, y del propio Trump en particular.

Por el entorno en que el MSI se mueve, es decir, Miami, es evidente que procura generar estados de opinión que favorezcan las ambiciones políticas de Rubio. No es descartable, incluso, que el día de mañana, el MSI esté en primera línea de asistencia si este sujeto desencadena alguna dinámica aspiracionista a la Presidencia del país. Otros potenciales interesados, como el vicepresidente Vance, deberían prestar un poco de atención al susodicho Instituto.

En cuanto a Cuba, aunque es un tema que merece su propia exposición, bien sabido es el empeño con que la Revolución Cubana, sus autoridades, se enfrentan al narcotráfico; no por contentar a ee. uu., sino por lo dañino que es para la sociedad. Aunque aquí sabemos bien que es este, precisamente, uno de los más viejos pretextos que ha buscado el enemigo para agredir a la Mayor de las Antillas.

Vienen al caso las opiniones emitidas recientemente por el vicecanciller cubano, Carlos Fernández de Cossío, quien calificó de «activistas políticos» a «investigadores neutrales», como el tal Romero, el amigo de Rubio.

Añadió que este tipo de acusaciones «responden al propósito macabro de usar y abusar de la mentira, con el fin de fabricar pretextos para acciones agresivas contra Cuba».

Algo está pasando en el imperio y hasta generan suspicacia la impericia y lo predecible que resulta su comportamiento, tal como lo demuestra la existencia y los propósitos del MSI; pero la denuncia oportuna y viril es insustituible, con independencia de la mediocridad de un enemigo que sigue siendo muy peligroso y despiadado.

A los expertos del MSI, cuando redacten sus valoraciones, conviene recordarles lo que escribió José Martí, como si fuera para hoy, en el contexto del despliegue aeronaval enviado por Rubio: «No hay proa que taje una nube de ideas. Una idea enérgica, flameada a tiempo ante el mundo, para, como la bandera mística del juicio final, a un escuadrón de acorazados».

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