Discorso Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez

Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione della commemorazione del 60° anniversario della costituzione del primo Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e dell’adozione da parte dell’organizzazione del suo attuale nome, dei 60 anni dalla lettura della lettera d’addio del Che e della creazione del quotidiano Granma. Sala Universale delle FAR, 3 ottobre 2025, “Anno 67 della Rivoluzione”.

Compagno Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz, leader della Rivoluzione Cubana e protagonista presente degli eventi che oggi commemoriamo qui;

Cari Machado e Ramiro;

Compagni della direzione del Partito, dello Stato, del Governo, delle Forze Armate Rivoluzionarie, del Ministero dell’Interno, dell’Unione dei Giovani Comunisti e delle organizzazioni di massa e sociali del nostro Paese;

Compagni della Generazione Storica presenti;

Compagne e compagni:

Il 3 ottobre è una data carica di simbolismo. Quel giorno del 1965 coincisero nel tempo e nello spazio quattro eventi rilevanti per la storia del nostro Partito e quindi per la storia della Rivoluzione Cubana. Ricordarli e interpretarne il significato alla luce dei 60 anni trascorsi è il motivo che ci riunisce oggi. Ma prima vorrei condividere con voi, a questo proposito, un’esperienza recente.

Uno dei momenti più piacevoli della nostra recente visita nella Repubblica Popolare Cinese è stata la visita alle imponenti sale del Museo di Storia del Partito Comunista Cinese che, in realtà, è la storia di quella mirabile nazione negli ultimi 80 anni.

La notevole prosperità della Cina, che oggi abbaglia e ispira, è inseparabile dalla storia della lotta dei comunisti cinesi per superare i pesi del feudalesimo e la povertà e la fame diffuse che i leader rivoluzionari, guidati da Mao Zedong, hanno trovato quando sono saliti al potere dopo 14 anni di guerra contro l’invasione giapponese.

Percorrendo quelle ampie e moderne sale si capisce perché il museo non possa avere un altro nome: la prosperità della Cina moderna non è magia né frutto dell’immaginazione. È il trionfo dell’ideale socialista, adattato alle caratteristiche cinesi, ma sempre sotto la guida del Partito Comunista. Senza questo impegno, senza questo obiettivo centrale, senza questa unità essenziale, la storia della Cina sarebbe stata diversa.

Il partito unico, che è soprattutto il partito che unisce tutte le forze interessate al benessere della nazione, è stato condannato per più di un secolo dai nemici del socialismo.

L’esperienza cinese e anche quella vietnamita, per citare due esempi, smentiscono le teorie degli avversari e confermano la centralità del principio del partito unico, negli otto decenni di pratica socialista, in particolare di fronte alle difficili decisioni di riforme e apertura.

Il nostro Partito Comunista lo ribadisce ogni giorno. Sei decenni di resistenza al crudele assalto di un blocco, oggi inasprito nella ricerca dell’asfissia totale del sistema socialista cubano, non possono essere spiegati senza l’esistenza del partito unico nato dall’unità delle forze politiche che hanno fatto la Rivoluzione.

Il nostro Partito ha inoltre una storia fortemente legata all’indipendenza e all’antimperialismo sin dalle sue origini. Lo scorso agosto, insieme all’emozionante commemorazione della nascita del nostro Comandante in Capo, abbiamo celebrato il centenario del primo Partito Comunista fondato, tra gli altri, da Carlos Baliño, che proveniva dal Partito Rivoluzionario Cubano, fondato da José Martí per guidare la Guerra Necessaria e fondare una Repubblica “Con tutti e per il bene di tutti”. Quel primo Partito Comunista di Cuba, che annoverava tra i suoi fondatori più brillanti il martiano e radicale antimperialista Julio Antonio Mella, è il precursore del Partito Comunista che oggi ci guida e ci riunisce, che acquisì il suo nome attuale e definitivo, Comunista, il 3 ottobre 1965.

Il fatto che le forze rivoluzionarie e progressiste di una società che stava appena uscendo da sei decenni di dipendenza coloniale, che includeva la sottomissione permanente a una profonda e diffusa campagna anticomunista, decidessero di integrarsi in un’unica organizzazione politica definita comunista è, senza dubbio, un evento storico straordinario.

Da quelle formidabili radici e dall’unità costruita passo dopo passo da Fidel è emerso, insieme al Partito dell’unità rivoluzionaria, il primo Comitato Centrale del nostro Partito Comunista di Cuba.

Questa data segna quindi un secondo evento fondamentale nel consolidamento dell’unità delle forze che hanno fatto la Rivoluzione e si sono unite per raggiungere la vittoria.

L’elezione del Comitato Centrale fu il culmine di un processo di integrazione iniziato nel 1961 con la formazione delle Organizzazioni Rivoluzionarie Integrate (ORI), con il Movimento 26 luglio, il Partito Socialista Popolare e il Direttorio Rivoluzionario 13 marzo, che avrebbe immediatamente dato vita al Partito Unito della Rivoluzione Socialista di Cuba, noto come PURSC.

Quel primo Comitato Centrale aveva una composizione singolare e profondamente significativa. Come disse Fidel in quella giornata memorabile, si cercò di scegliere coloro che rappresentavano in modo più completo la storia della nostra Rivoluzione e il merito dei suoi figli, coloro che, sia nella lotta per la Rivoluzione che per il suo consolidamento, difesa e sviluppo, lavoravano e combattevano con tenacia e instancabilmente.

Era composto da donne e uomini provenienti da tutti i settori della società: lavoratori, contadini, intellettuali, giovani e veterani della lotta, che condividevano un obiettivo comune: costruire una patria libera, democratica e socialista. Questa diversità non ha dissolto l’unità, ma ha rafforzato il Partito e confermato che l’integrazione è fonte di forza.

La sua costituzione ha consolidato la struttura organica del Partito, dotandolo di organi, organismi e organizzazioni di base in tutta la nazione e nelle istituzioni armate rivoluzionarie.

Le essenze di quello storico Comitato Centrale sono le stesse che accompagnano coloro che ne fanno parte oggi: l’impegno assoluto nei confronti del popolo e della causa socialista e delle forze progressiste, al di là dei confini e qualunque siano le circostanze e le condizioni di ogni momento storico.

Quel 3 ottobre, in un vero crogiolo di talento, consacrazione e fedeltà, si unirono compagni e compagne portatori della voce e del sentimento di tutto il popolo. Insieme costituirono il simbolo più alto dell’unità rivoluzionaria non solo come fatto politico, ma come decisione etica e morale che ancora oggi mobilita dalla consacrazione e dall’esempio.

Ricorderemo sempre il 3 ottobre 1965, perché è stata una giornata ricca di altri simboli che non hanno perso la loro attualità, come la creazione del quotidiano Granma, organo ufficiale del Partito Comunista di Cuba, battezzato con il nome dello yacht che portò gli 82 expedicionarios da Tuxpan all’oriente cubano, decisi a diventare liberi o martiri.

Juan Marrero, giornalista fondatore del quotidiano e uno degli instancabili difensori della memoria della categoria, ricorda così quel giorno nel suo libro Dos siglos de periodismo en Cuba (Due secoli di giornalismo a Cuba):

“Per la stampa rivoluzionaria, il 1965 è un altro momento trascendentale. Il 3 ottobre culmina il processo di unificazione delle principali forze rivoluzionarie che hanno partecipato alla lotta contro la tirannia di Batista. Viene costituito il Partito Comunista di Cuba e, come organo del suo Comitato Centrale, nasce il quotidiano Granma […].

Scompaiono Revolución e Hoy, fino ad allora organi rispettivamente del Movimento 26 luglio e del Partito Socialista Popolare. Poco prima aveva cessato di essere pubblicato Combate, organo del Direttorio Rivoluzionario 13 marzo. Le risorse umane, i macchinari, le strutture vengono concentrati in un nuovo e unico giornale di carattere politico che verrà pubblicato ogni mattina.

“’Unire tutte queste risorse e creare un nuovo giornale che porterà il nome di Granma, simbolo della nostra concezione rivoluzionaria e del nostro percorso”, avrebbe affermato Fidel Castro al momento dell’annuncio. Da allora Granma è stato il principale portavoce della rivoluzione […], fiore all’occhiello della stampa cubana”.

Nello stesso libro, Marrero ricorda la presenza costante di Fidel a Granma, dove dirigeva il lavoro, scriveva lui stesso editoriali e articoli, si aggiornava e dialogava con dirigenti e giornalisti fino alle prime ore del mattino, come ai tempi in cui era legato al giornale La Calle.

Come organo di stampa veritiero e solido, che da allora si è posizionato come punto di riferimento obbligatorio sia per i cubani che per coloro che sono interessati alla realtà di Cuba al di fuori dei nostri confini, Granma ha oggi una nuova sfida: tornare ad essere la “nave ammiraglia” del giornalismo cubano, in tempi di piattaforme multimediali e di una guerra mediatica sempre più accesa.

Parliamo ora di un momento trascendentale che quel 3 ottobre ha scosso e sconvolto il Paese. Nei minuti finali del suo storico discorso di presentazione del Comitato Centrale, Fidel rese pubblica la lettera d’addio del Che. Era l’unico modo per spiegare l’assenza del combattente e ministro, esemplare tra gli esemplari, nella lista dei membri del neocostituito Comitato Centrale.

La solennità del momento, il contenuto della lettera e le emozioni trasmesse dal documento stesso e dalla sua lettura rimangono, a distanza di 60 anni, uno degli eventi più significativi ed emozionanti della storia rivoluzionaria a livello continentale.

Nella memoria dei testimoni di quella lettura risuonano ancora le parole del Comandante in Capo quando, visibilmente commosso e a mo’ di preambolo, disse: “Coloro che parlano dei rivoluzionari, coloro che considerano i rivoluzionari come uomini freddi, insensibili o senza cuore, troveranno in questa lettera l’esempio di tutto il sentimento, di tutta la sensibilità, di tutta la purezza che può racchiudersi nell’anima di un rivoluzionario”.

Dopo la lettura della storica lettera, furono smascherati gli intrighi, le menzogne e le manipolazioni che i nemici della Rivoluzione avevano ordito intorno all’assenza del Che nella lista degli eletti al Comitato Centrale.

Si estinse così un’atroce campagna di diffamazione, molto coerente con il modo di agire dei lacchè dell’impero, che poco o nulla è cambiato fino ad oggi, quando la manipolazione e la menzogna raggiungono livelli grotteschi, per finire per scontrarsi con la solida verità e gli argomenti inconfutabili che difendiamo.

Compagne e compagni:

Il primo Comitato Centrale del Partito era come una sintesi del meglio della società cubana di allora, chiamata a costruire su nuove basi quella del futuro, sovrana, giusta e solidale.

Così era e così deve continuare ad essere il nostro Partito, un Partito inclusivo, aperto e unito, capace di unire le forze di tutte le generazioni, di tutti i settori della vita lavorativa e sociale e di tutto il pensiero rivoluzionario cubano.

Ma soprattutto deve continuare ad essere un partito d’avanguardia, che esibisca con onore la sua ideologia comunista, marxista e leninista, l’eredità di Fidel, sapendo che i nostri nemici, che sono i nemici dei popoli, cercheranno sempre di infangare e indebolire queste convinzioni.

Non è una novità. Fidel lo aveva già avvertito in quel momento iniziale che ora commemoriamo: «Gli imperialisti, come se volessero offenderci, o come se fosse un’offesa, parlano del governo comunista di Cuba, così come hanno usato la parola “mambí” contro i nostri liberatori come un’offesa, così cercano di usare la parola ‘comunista’ come un’offesa, ma la parola ‘comunista’ per noi non è un’offesa, bensì un onore” (Applausi).

Oggi più che mai spetta a noi preservare ed esaltare quella storia e le idee che la sostengono, con coerenza, modestia, etica e senso del dovere, tenendo sempre presente che il Comitato Centrale non è un ente astratto, così come non lo è il Partito stesso.

È vocazione, azione ed espressione definitiva della partecipazione militante dalla base, dalle comunità, da ogni quartiere e da ogni centro di lavoro. La sua composizione ci ha insegnato che la diversità e l’inclusione sono indispensabili per rafforzare il Partito unico, che significa rafforzare la Rivoluzione.

Come ha definito il generale dell’esercito Raúl Castro Ruz, leader della Rivoluzione cubana, questo, il nostro unico Partito, rappresenta la garanzia dell’unità della nostra nazione, quella che dobbiamo custodire come la pupilla dei nostri occhi (Applausi).

Se siamo coerenti con l’ideale che “la cosa più rivoluzionaria all’interno della Rivoluzione è e deve essere sempre il Partito”, spetta a noi militanti, e in particolare ai quadri, essere all’altezza dell’impegno che abbiamo con il passato e il presente, ma soprattutto con il futuro del Paese.

Il IX Congresso del Partito, convocato per aprile del prossimo anno, è l’occasione più vicina e importante per riaffermare i principi fondanti che oggi ricordiamo e mobilitare la nazione in funzione dei grandi compiti che dovranno portarci, nel più breve tempo possibile, al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, dando un solido sostegno ai progressi sociali della Rivoluzione e superando gli enormi ostacoli sollevati dalla guerra che ci impongono l’impero e i nostri stessi errori e insufficienze.

Compagne e compagni:

proprio mentre ci avviciniamo al centenario del nostro Comandante in Capo, che questo anniversario del Primo Comitato Centrale del Partito sia un altro appello all’unità rivoluzionaria, alla dedizione senza limiti e al più profondo impegno nei confronti del popolo cubano, motivazione e sostegno glorioso della nostra opera.

¡Viva el Partido Comunista de Cuba!

¡Vivan por siempre Fidel y Raúl!

¡Patria o Muerte! – ¡Socialismo o Muerte!

¡Venceremos!

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it



Discurso pronunciado por Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primer Secretario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba y Presidente de la República, al conmemorar el Aniversario 60 de la constitución del primer Comité Central del Partido Comunista de Cuba y de que la organización adoptara su actual nombre, los 60 años de la lectura de la carta de despedida del Che y de la creación del periódico Granma. Sala Universal de la FAR, el 3 de octubre de 2025, “Año 67 de la Revolución”.

Compañero General de Ejército Raúl Castro Ruz, líder de la Revolución Cubana y protagonista presente de los hechos que hoy conmemoramos aquí;
Queridos Machado y Ramiro;

Compañeros de la dirección del Partido, del Estado, del Gobierno, las Fuerzas Armadas Revolucionarias, el Ministerio del Interior, la Unión de Jóvenes Comunistas y de las organizaciones de masas y sociales de nuestro país;
Compañeros de la Generación Histórica presentes;

Compañeras y compañeros:

El 3 de octubre es una fecha cargada de simbolismo. Ese día de 1965 coincidieron en tiempo y lugar cuatro acontecimientos relevantes para la historia de nuestro Partido y por tanto para la historia de la Revolución Cubana.

Recordarlos e interpretar su significado a la luz de los 60 años transcurridos es el motivo que nos convoca y reúne hoy. Pero antes quisiera compartirles, en relación con esto, una experiencia reciente.

Uno de los más gratos momentos de nuestra reciente visita a la República Popular China fue el recorrido por las impresionantes salas del Museo de Historia del Partido Comunista Chino que es, en realidad, la historia de esa admirable nación en los últimos 80 años.

La apreciable prosperidad de China, que hoy deslumbra e inspira, es inseparable de la historia de la lucha de los comunistas chinos por vencer los lastres del feudalismo y la extendida pobreza y hambruna que los líderes revolucionarios, encabezados por Mao Zedong, encontraron al acceder al poder después de 14 años de guerra contra la invasión japonesa.

Recorriendo aquellas amplias y modernas salas se comprende por qué no puede ser otro el nombre del museo: la prosperidad de la China moderna no es magia ni fruto de la imaginación. Es el triunfo del ideal socialista, ajustado a las características chinas, pero siempre bajo la guía del Partido Comunista. Sin ese empeño, sin ese propósito central, sin esa unidad esencial, la historia de China sería otra.

El Partido único, que es sobre todo el Partido que une todas las fuerzas interesadas en el bienestar de la nación, ha sido condenado durante más de un siglo por los enemigos del socialismo.

La experiencia china y también la vietnamita, por citar dos ejemplos, desmienten las teorías de los adversarios y confirman la centralidad del principio de Partido único, en las ocho décadas de práctica socialista, particularmente ante las desafiantes decisiones de reformas y apertura.

Nuestro Partido Comunista lo ratifica todos los días. Seis décadas de resistencia a la cruel embestida de un bloqueo, hoy recrudecido en busca de la asfixia total del sistema socialista cubano, no pueden explicarse sin la existencia del Partido único que nació de la unidad de las fuerzas políticas que hicieron la Revolución.

Tiene, además, nuestro Partido una historia fuertemente enlazada a la independencia y al antimperialismo desde sus orígenes. El pasado agosto, junto con la emotiva conmemoración del natalicio de nuestro Comandante en Jefe, celebramos el centenario del primer Partido Comunista fundado, entre otros, por Carlos Baliño, quien provenía del Partido Revolucionario Cubano, fundado por José Martí para guiar la Guerra Necesaria y fundar una República “Con todos y para el bien de todos”. Ese primer Partido Comunista de Cuba, que tuvo entre sus más brillantes fundadores al muy martiano y radical antimperialista Julio Antonio Mella, es el precursor del Partido Comunista que hoy nos guía y convoca, que adquirió su nombre actual y definitivo, Comunista, aquel 3 de octubre de 1965.

Que las fuerzas revolucionarias y progresistas de una sociedad que recién salía de seis décadas de dependencia colonial, que incluía el sometimiento permanente a una profunda y extendida campaña anticomunista, decidieran integrarse en una sola organización política definida como comunista es, sin discusión, un acontecimiento histórico extraordinario.

De esas formidables raíces y de la unidad construida paso a paso por Fidel emergió, junto con el Partido de la unidad revolucionaria, el primer Comité Central de nuestro Partido Comunista de Cuba.

Esta fecha, por tanto, marca un segundo acontecimiento fundamental en la consolidación de la unidad de las fuerzas que hicieron la Revolución y se integraron para alcanzar la victoria.

La elección del Comité Central fue el punto culminante de un proceso de integración que comenzó en 1961 con la formación de las Organizaciones Revolucionarias Integradas (ORI), con el Movimiento 26 de Julio, el Partido Socialista Popular y el Directorio Revolucionario 13 de Marzo, lo que daría paso de inmediato al Partido Unido de la Revolución Socialista de Cuba, conocido como PURSC.

Aquel primer Comité Central tuvo una composición singular y profundamente significativa. Al decir de Fidel, en la memorable jornada, se procuró escoger a quienes representaban, de la manera más cabal, la historia de nuestra Revolución y el mérito de sus hijos, aquellos que, tanto en la lucha por la Revolución como por su consolidación, defensa y desarrollo, trabajaban y combatían tesonera e incansablemente.

Lo integraban mujeres y hombres de todos los ámbitos de la sociedad: trabajadores, campesinos, intelectuales, jóvenes y veteranos de la lucha, quienes coincidían en un propósito común: construir una patria libre, democrática y socialista. Esa diversidad no disolvió la unidad, sino que fortaleció al Partido y confirmó que en la integración está la fuerza.

Su constitución consolidó la estructura orgánica del Partido al disponer de órganos, organismos y organizaciones de base en toda la nación y en las instituciones armadas revolucionarias.

Las esencias de ese histórico Comité Central son las mismas que acompañan a quienes lo integran hoy: el compromiso absoluto con el pueblo y con la causa socialista y de las fuerzas progresistas, más allá de las fronteras y cualesquiera sean las circunstancias y condiciones de cada momento histórico.

Aquel 3 de octubre, en un verdadero crisol de talento, consagración y fidelidad, se unieron compañeras y compañeros portadores de la voz y el sentir de todo el pueblo. Juntos conformaron el símbolo más alto de la unidad revolucionaria no solo como un hecho político, sino como una decisión ética y moral que aún moviliza desde la consagración y el ejemplo.

Siempre recordaremos el 3 de octubre de 1965, porque fue una jornada cargada de otros símbolos que no han perdido vigencia, como la creación del periódico Granma, órgano oficial del Partido Comunista de Cuba, bautizado con el nombre del yate que trajo a los 82 expedicionarios, desde Tuxpan hasta el oriente cubano, decididos a ser libres o mártires.

Juan Marrero, periodista fundador del diario y uno de los infatigables defensores de la memoria del gremio, recuerda así aquel día en su libro Dos siglos de periodismo en Cuba:

“Para la prensa revolucionaria, 1965 es otro momento trascendental. El 3 de octubre culmina el proceso de unidad de las principales fuerzas revolucionarias que participaron en la lucha contra la tiranía de Batista. Se constituye el Partido Comunista de Cuba y, como órgano de su Comité Central, surge el periódico Granma […].

“Desaparecen Revolución y Hoy, hasta entonces órganos del Movimiento 26 de Julio y el Partido Socialista Popular, respectivamente. Poco antes había cesado de publicarse Combate, órgano del Directorio Revolucionario 13 de Marzo. Los recursos humanos, las maquinarias, las instalaciones, se concentran en un nuevo y único periódico de carácter político que se editaría cada mañana.

“‘Unir todos esos recursos y hacer un nuevo periódico que llevará el nombre de Granma, símbolo de nuestra concepción revolucionaria y de nuestro camino’, apuntaría Fidel Castro al hacer el anuncio. Granma ha sido el principal vocero de la revolución desde entonces […], nave insignia de la prensa cubana”.

En ese propio libro, Marrero recuerda la presencia constante de Fidel en Granma, orientando trabajos, escribiendo él mismo editoriales y secciones, actualizándose y dialogando con directivos y periodistas hasta altas horas de la madrugada, como en sus tiempos vinculado al periódico La Calle.

Como un órgano de prensa veraz y sólido, que se posicionó desde entonces como espacio de obligada consulta, tanto para los cubanos como para aquellos interesados en la realidad de Cuba fuera de nuestras fronteras, Granma tiene hoy un renovado desafío: volver a ser la “nave insignia” del periodismo cubano, en tiempos de plataformas multimediales y recrudecida guerra mediática.

Hablemos ahora de un momento trascendental que aquel 3 de octubre sacudió y estremeció al país. En los minutos finales de su histórico discurso de presentación del Comité Central, Fidel hizo pública la carta de despedida del Che. Era el único modo de explicar la ausencia del combatiente y ministro, ejemplar entre ejemplares, en la lista de integrantes del recién creado Comité Central.

La solemnidad del momento, el contenido de la carta y las emociones que transportaban el mismo documento y su lectura siguen siendo, 60 años después, uno de los hechos más trascendentes y emotivos de la historia revolucionaria a nivel continental.

Todavía resuenan en la memoria de los testigos de aquella lectura las palabras del Comandante en Jefe cuando, visiblemente emocionado y a manera de preámbulo expresó: “Los que hablan de los revolucionarios, los que consideran a los revolucionarios como hombres fríos, hombres insensibles, u hombres sin entrañas, tendrán en esta carta el ejemplo de todo el sentimiento, de toda la sensibilidad, de toda la pureza que se puede encerrar en el alma de un revolucionario”.

Tras la lectura de la histórica carta quedaron deshechas las intrigas, mentiras y manipulaciones que los enemigos de la Revolución habían tejido en torno a la ausencia del Che en la lista de electos al Comité Central.

Se extinguía así una atroz campaña de difamación, muy coherente con el modo de actuar de los lacayos del imperio, que poco o nada ha variado hasta el día de hoy, cuando la manipulación y la mentira alcanzan niveles grotescos, para terminar chocando con la verdad sólida y los argumentos irrefutables que defendemos.

Compañeras y compañeros:

El primer Comité Central del Partido fue como una síntesis de lo mejor de la sociedad cubana de entonces, llamada a construir sobre bases nuevas la del futuro, soberana, justa y solidaria.

Así fue y así debe seguir siendo nuestro Partido, un Partido inclusivo, abierto y unido, capaz de sumar fuerzas de todas las generaciones, de todos los sectores de la vida laboral y social y de todo el pensamiento revolucionario cubano.
Pero sobre todo debe seguir siendo un Partido de vanguardia, que exhiba con honor su ideología comunista, marxista y leninista, el legado de Fidel, a sabiendas de que siempre nuestros enemigos, que son los enemigos de los pueblos, tratarán de enlodar y debilitar esas convicciones.

No es algo nuevo. Ya lo advirtió Fidel en aquel temprano momento que ahora conmemoramos: “Los imperialistas, como si nos fuesen a ofender, o como si fuese una ofensa, hablan del gobierno comunista de Cuba, al igual que también la palabra ‘mambí’ la emplearon contra nuestros libertadores como una ofensa, así también intentan emplear la palabra ‘comunista’ como una ofensa, y la palabra ‘comunista’ no es para nosotros una ofensa, sino una honra” (Aplausos).

Hoy más que nunca nos toca preservar y exaltar esa historia y las ideas que la sostienen, con coherencia, modestia, ética y sentido del deber, teniendo siempre presente que el Comité Central no es un ente abstracto, como no lo es el propio Partido.

Es vocación, acción y expresión definitiva de la participación militante desde la base, desde las comunidades, desde cada barrio y cada centro laboral. Su conformación nos enseñó que la diversidad y la inclusión son indispensables para fortalecer al Partido único, que es fortalecer la Revolución.

Como lo ha definido el General de Ejército Raúl Castro Ruz, líder de la Revolución Cubana, este, nuestro único Partido, representa la garantía de la unidad de nuestra nación, esa que debemos cuidar como a la niña de nuestros ojos (Aplausos).

Si somos consecuentes con el ideal de que “lo más revolucionario dentro de la Revolución es y debe ser siempre el Partido”, nos corresponde a los militantes, y especialmente a los cuadros, estar a la altura del compromiso que tenemos con el pasado y el presente, pero sobre todo con el futuro del país.

El IX Congreso del Partido, convocado para abril del año venidero, es la más próxima e importante oportunidad para reafirmar los principios fundacionales que hoy recordamos y movilizar a la nación en función de las grandes tareas que deberán llevarnos, en el más breve plazo posible, al mejoramiento de las condiciones de vida de la población, dando sólido sostén a los avances sociales de la Revolución y superando los enormes obstáculos levantados por la guerra que nos imponen el imperio y nuestros propios errores e insuficiencias.

Compatriotas:

Justo cuando avanzamos hacia el centenario de nuestro Comandante en Jefe, que sea este aniversario del Primer Comité Central del Partido otro llamado a la unidad revolucionaria, a la entrega sin límites y al más profundo compromiso con el pueblo cubano, motivación y sostén glorioso de nuestra obra.

¡Viva el Partido Comunista de Cuba! (Exclamaciones de: “¡Viva!”)

¡Vivan por siempre Fidel y Raúl! (Exclamaciones de: “¡Vivan!”)

¡Patria o Muerte!

¡Socialismo o Muerte!

¡Venceremos!

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