Il governo USA cerca di diffondere la falsa narrativa di una “Cuba prospera” prima del 1959

Cubainformación – Il governo USA, attraverso il Bureau of Western Hemisphere Affairs e la sua Ambasciata a L’Avana – entrambi organismi dipendenti dal Dipartimento di Stato, il cui segretario è il falco estremista anticubano Marco Rubio – continua a diffondere le sue menzogne su Cuba: riguardo alla sua storia, cerca di imporre il racconto di una “Cuba prospera” durante la dittatura di Batista, rovesciata dalla Rivoluzione; e ora, riguardo alla crisi economica del paese, elude la propria responsabilità nell’imposizione di sanzioni criminali e diffonde la narrativa della “cattiva amministrazione” cubana. Di fronte a ciò, due testi illustrativi.

Smontando il mito: la Cuba “prospera” del 1958 che gli USA aiutarono a creare e poi distrussero

Pubblicazione di Dqva Jaime

L’account del Bureau of Western Hemisphere Affairs oggi tenta di dipingere una Cuba prerivoluzionaria idilliaca, ignorando la miseria estrema che la sua stessa politica estera contribuì a creare. I dati e la storia – non gli slogan – raccontano la vera storia.

L’Indagine sui Lavoratori Agricoli Cubani (1956-57), realizzata dall’Agrupación Católica Universitaria, rivela la cruda realtà che quel “PIL alto” nascondeva:

  • Miseria generalizzata: il 34% della popolazione (lavoratori agricoli e loro famiglie) riceveva solo il 10% del reddito nazionale.
  • Povertà estrema: una famiglia contadina media di 6 persone viveva con un reddito annuo di 548,75 pesos, ossia 91,56 pesos a persona all’anno (meno di 8 $ al mese).
  • Denutrizione: il lavoratore agricolo soffriva di un deficit di 1000 calorie giornaliere. La sua dieta si basava quasi esclusivamente su riso e fagioli, con un consumo irrisorio di carne (4%), latte (11%) e uova (2%).
  • Analfabetismo: il 43% dei contadini non sapeva leggere né scrivere.
  • Abitazioni insalubri: il 60% viveva in bohíos di legno, con tetto di paglia e pavimento di terra battuta. Oltre l’80% non disponeva di bagno o doccia, e il 63% mancava completamente di servizi igienici.

Come affermò lo stesso senatore John F. Kennedy nel 1960, criticando la politica del suo paese: “Nel 1953 la famiglia cubana media aveva un reddito di 6,00 $ a settimana… Solo un terzo delle abitazioni dell’isola disponeva di acqua corrente… Estendemmo la mano dell’amicizia… sotto forma di assistenza militare che rafforzò la dittatura di Batista”.

La narrativa della “presa arbitraria del potere” omette che la Rivoluzione cubana fu una risposta popolare a una dittatura brutale, attivamente sostenuta dal governo USA. Lo stesso Kennedy lo riconobbe:

*Appoggio a una dittatura: “Administration spokesmen publicly praised Batista – hailed him as a staunch ally and a good friend – at a time when Batista was murdering thousands… and we failed to press for free elections”. (I portavoce dell’amministrazione elogiarono pubblicamente Batista – lo acclamarono come un fedele alleato e un buon amico – proprio mentre Batista assassinava migliaia di persone… e noi non esercitammo pressioni per elezioni libere).

*Interessi economici sopra il popolo: “We used the influence of our Government to advance the interests of and increase the profits of the private American companies, which dominated the island’s economy”. (Usammo l’influenza del nostro governo per promuovere gli interessi e aumentare i profitti delle compagnie USA private, che dominavano l’economia dell’isola).

*Armi per la repressione: “We stepped up a constant stream of weapons and munitions to Batista… which were turned against the rebels… The star item in that exhibit is a collection of bomb fragments inscribed with a handshake and the words: ‘Mutual Defense – made in USA'”. (Aumentammo il flusso costante di armi e munizioni verso Batista… che furono rivolte contro i ribelli… Il pezzo principale di quella mostra è una collezione di frammenti di bombe con l’incisione di una stretta di mano e le parole: ‘Difesa Mutua – Made in USA’).

Kennedy sottolineò, nel 1960, che la via non era l’isolamento, ma contribuire a creare un’America Latina “dove la libertà possa fiorire”. Tuttavia, per 60 anni, la politica USA è stata il blocco economico più lungo della storia, concepito precisamente per generare penuria e disperazione, punendo un intero popolo per aver scelto un cammino sovrano.

La dipendenza dall’Unione Sovietica fu una conseguenza diretta delle ostilità e della guerra economica USA, non la causa del sistema politico cubano.

La pubblicazione del Bureau of Western Hemisphere Affairs è revisionismo storico cinico.

La Cuba anteriore al 1959 non era un paradiso, ma un paese di estrema disuguaglianza, con una maggioranza rurale immersa nella miseria, come documentò la stessa Agrupación Católica.

La politica estera USA sostenne la dittatura che generò quel disastro e, dopo la rivoluzione, impose un blocco per soffocare il paese. Il cosiddetto “comunismo fallito” è, in larga misura, il risultato di sei decenni di aggressione esterna deliberata.

Carlos R. Fernández de Cossío

Il governo USA afferma spesso che il blocco economico in realtà non è così efficace, poiché si permette e si realizza l’esportazione di alimenti da quel paese verso Cuba. Vediamo la realtà per valutare con precisione cosa c’è di vero e di rilevante in tale argomentazione.

Le leggi e i regolamenti del blocco vietano in modo assoluto qualsiasi esportazione dagli USA a Cuba, di qualunque prodotto, e qualsiasi importazione da Cuba verso quel paese, salvo decisione contraria del presidente USA. In base a una disposizione legislativa del 2000, si ampliò la facoltà presidenziale di concedere eccezioni nell’ambito degli alimenti.

L’obiettivo fu quello di promuovere esportazioni alimentari verso Cuba, in un’unica direzione e con restrizioni severissime, tali da garantire che gli esportatori USA di tali prodotti si avvantaggiassero di vendite unilaterali a Cuba, con pagamento in contanti e anticipato, senza possibilità di credito di alcun tipo. In altre parole, non si tratta di commercio nel senso universalmente riconosciuto del termine. Si realizza così l’obiettivo di beneficiare gli esportatori USA e, al contempo, di privare Cuba – con macabro intento – della possibilità di ottenere introiti dall’esportazione verso quel mercato e persino di ricorrere alla pratica universale del credito per acquistare prodotti.

A ciò si somma la moltitudine di misure del blocco concepite per privare Cuba delle entrate necessarie all’acquisto di alimenti in altri mercati, per impedire le formule finanziarie di sostegno alle importazioni e per ostacolare o bloccare le vie bancarie indispensabili ai pagamenti.

È vero che da allora sono stati importati prodotti alimentari USA in quantità significative, tra le altre ragioni e nonostante le restrizioni imposte, per la vicinanza del mercato e per i prezzi vantaggiosi garantiti dalle politiche di sussidi occulti di quel paese, opportunità che Cuba ha saputo sfruttare. Nello stesso periodo, tuttavia, gli USA non hanno cessato di sabotare gli acquisti di alimenti e altri prodotti da parte di Cuba in altri mercati, attraverso pressioni, intimidazioni e coercizione contro imprese, banche, istituzioni finanziarie e governi, includendo l’imposizione di multe e altre ritorsioni.

Nella loro argomentazione fallace sull’inesistenza del blocco, le autorità USA includono nelle statistiche perfino il valore degli aiuti materiali solidali che migliaia di cittadini statunitensi inviano a Cuba, proprio in segno di protesta contro il blocco. Inseriscono anche gli invii familiari a parenti e amici di molti cubani residenti negli USA.

Il blocco è una guerra economica totale, e un argomento tanto ipocrita come questo non riesce a nasconderne gli effetti spietati.


Gobierno de EEUU trata de extender falsa narrativa de una “Cuba próspera” antes de 1959

 

Cubainformación- El Gobierno de EEUU, a través del Buró de Asuntos del Hemisferio Occidental y de su Embajada en La Habana, ambas entidades dependientes del Departamento de Estado, cuyo Secretario es el halcón extremista anticubano Marco Rubio, continúa diseminando sus mentiras sobre Cuba: sobre su historia, tratan de colocar el relato de una “Cuba próspera” en la dictadura de Batista, derrocada por la Revolución; y, ahora, sobre la crisis económica del país, elude su responsabilidad en la imposición de sanciones criminales, y extiende la narrativa de la “mala administración” cubana. Frente a ello, dos textos ilustrativos.

Desmontando el mito: La Cuba “próspera” de 1958 que EEUU ayudó a crear y luego destruyó

Publicación de Dqva Jaime

La cuenta del Bureau of Western Hemisphere Affairs intenta hoy pintar una Cuba prerrevolucionaria idílica, ignorando la miseria extrema que su propia política exterior ayudó a crear. Los datos y la historia, no las consignas, cuentan la verdadera historia.

La Encuesta de Trabajadores Agrícolas Cubanos (1956-57), realizada por la Agrupación Católica Universitaria, revela la cruda realidad que ese “PIB alto” escondía:

  • Miseria generalizada: El 34% de la población (trabajadores agrícolas y sus familias) solo recibía el 10% del ingreso nacional.
  • Pobreza extrema: Una familia campesina promedio de 6 personas vivía con un ingreso anual de $548.75 pesos, es decir, $91.56 pesos por persona al año (menos de $8 al mes).
  • Desnutrición: El trabajador agrícola sufría un déficit de 1,000 calorías diarias. Su dieta se basaba casi exclusivamente en arroz y frijoles, con un consumo ínfimo de carne (4%), leche (11%) y huevos (2%).
  • Analfabetismo: El 43% de los campesinos no sabía leer ni escribir.
  • Viviendas insalubres: El 60% vivía en bohíos de madera, techo de paja y piso de tierra. Más del 80% no tenía baño ni ducha, y el 63% carecía por completo de servicio sanitario.

Como dijo el propio Senador John F. Kennedy en 1960, criticando la política de su país: “En 1953 la familia cubana promedio tenía un ingreso de $6.00 a la semana… Sólo un tercio de las viviendas en la isla tenía agua corriente… extendimos la mano de la amistad… en forma de asistencia militar que fortaleció la dictadura de Batista”.

La narrativa de la “toma arbitraria del poder” omite que la revolución cubana fue una respuesta popular a una dictadura brutal, apoyada activamente por el gobierno de EE.UU. El mismo Kennedy lo admitió:

Apoyo a una dictadura: “Administration spokesmen publicly praised Batista – hailed him as a staunch ally and a good friend – at a time when Batista was murdering thousands… and we failed to press for free elections”. (Portavoces del gobierno elogiaron públicamente a Batista-lo aclamaron como un aliado incondicional y un buen amigo- en un momento en que Batista estaba asesinado a miles… y no presionamos para que hubiera elecciones libres.)

 Intereses económicos sobre el pueblo: “We used the influence of our Government to advance the interests of and increase the profits of the private American companies, which dominated the island’s economy”. (Utilizamos la influencia de nuestro Gobierno para promover los intereses y aumentar las ganancias de las compañías estadounidenses privadas, que dominaban la economía de la isla.)

Armas para la represión: “We stepped up a constant stream of weapons and munitions to Batista… which were turned against the rebels… The star item in that exhibit is a collection of bomb fragments inscribed with a handshake and the words: ‘Mutual Defense – made in U.S.A.'”. (Aumentamos un influjo constante de armas y municiones a Batista… que fueron utilizados contra rebeldes… La pieza principal en esa exhibición es una colección de fragmentos de bombas inscritos con un apretón de manos y las palabras: Defensa Mutua-Fabricado en EEUU.)

Kennedy señaló en 1960 que el camino no era el aislamiento, sino ayudar a crear una América Latina “donde la libertad pueda florecer”. Sin embargo, durante 60 años, la política de EE.UU. ha sido el bloqueo económico más prolongado de la historia, diseñado precisamente para crear penuria y desesperación, castigando a todo un pueblo por elegir un camino soberano.

La dependencia de la Unión Soviética fue una consecuencia directa del hostigamiento y la guerra económica estadounidense, no la causa del sistema político cubano.

La publicación del Bureau of Western Hemisphere Affairs es un revisionismo histórico cínico. La Cuba anterior a 1959 no era un paraíso, sino un país de extrema desigualdad, con una mayoría rural sumida en la miseria, tal y como documentó la propia Agrupación Católica. La política exterior de EE.UU. apoyó a la dictadura que generó ese desastre y, tras la revolución, implementó un bloqueo para asfixiar al país. El “comunismo fallido” es, en gran medida, el resultado de seis décadas de agresión externa deliberada.

Carlos R. Fernández de Cossío

El gobierno de Estados Unidos esgrime con frecuencia que el bloqueo económico realmente no es tan efectivo, pues se permite exportar y se exportan alimentos desde ese país a Cuba. Veamos la realidad para aquilatar con precisión qué hay de cierto y qué de relevante en el planteamiento.

 Las leyes y regulaciones del bloqueo prohíben toda exportación desde Estados Unidos a Cuba, en términos absolutos, de cualquier producto, y toda importación desde Cuba a ese país, a no ser que el presidente estadounidense dicte lo contrario, y así se aplica. Mediante una disposición legislativa que data del año 2000, se flexibilizó la latitud del presidente para permitir excepciones en el área de alimentos.

El objetivo fue promover exportaciones de alimentos a Cuba, en una sola dirección y con restricciones muy severas, las que aseguren la posibilidad de que exportadores de esos productos en Estados Unidos se beneficien de ventas unilaterales a Cuba, con pago en efectivo y anticipado, sin permiso para crédito de tipo alguno. O sea, no es comercio en la manera en que universalmente se reconoce y se practica. Se cumple así el propósito de beneficiar a exportadores de Estados Unidos y, a la vez, privar a Cuba con sentido macabro de la posibilidad de obtener ingresos por vía de la exportación a ese mercado e incluso de hacer uso de la práctica universal del crédito para adquirir productos.

Se suma la inmensa cantidad de medidas del bloqueo concebidas con el objeto de privar a Cuba de los ingresos para adquirir alimentos en otros mercados, de imposibilitar las fórmulas financieras requeridas en función de respaldar las compras y de obstaculizar o impedir las vías bancarias necesarias para realizar los pagos.

Es cierto que desde entonces se han importado productos alimenticios estadounidenses en cifras significativas, entre otros motivos y a pesar de las restricciones impuestas, por la cercanía del mercado y por los precios ventajosos que aseguran las políticas de subsidios ocultos de ese país, lo que nuestro país ha sabido aprovechar. En el mismo período, Estados Unidos no ha dejado de sabotear las compras de alimentos y otros productos por parte de Cuba en otros mercados, por vía de las presiones, intimidaciones y la coerción contra empresa, bancos, instituciones financieras y gobiernos, incluyendo la imposición de multas y otras represalias.

En su argumentación falaz sobre la inexistencia del bloqueo, el gobierno de Estados Unidos acude a estadísticas en las que cuelan el valor de la ayuda material solidaria que miles de estadounidenses envían a Cuba, justamente en repudio al bloqueo. Cuela también los envíos familiares a parientes y amigos de muchos cubanos que allí viven.

El bloqueo es una guerra económica absoluta y un argumento tan hipócrita como este no oculta su efecto despiadado.

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