Il Pentagono gioca una partita psicologica con il NYT contro il Venezuela

Tutte le opzioni rimangono sul tavolo contro il Venezuela?

Misión Verdad

Cinque giornalisti del New York Times (NYT) hanno pubblicato un articolo, lo scorso 4 novembre, in cui dettagliano come “l’amministrazione Trump abbia sviluppato una serie di opzioni per l’azione militare in Venezuela, inclusi attacchi diretti contro le unità militari che proteggono il presidente Nicolás Maduro e misure per prendere il controllo dei campi petroliferi del paese”.

Il testo chiarisce che il presunto “dispiegamento militare antidroga” è una scusa del governo USA per creare condizioni interne che portino a un colpo di Stato in Venezuela. Sebbene affermi che Trump non ha deciso come procedere al riguardo, il messaggio concreto è che l’aggressione militare rimane un’opzione considerata nel suo entourage. Ma questi non vuole assumersi rischi.

Tale entourage avrebbe richiesto al Dipartimento di Giustizia un quadro legale che sostenga il cambio di regime “senza che ciò richieda l’autorizzazione del Congresso per l’uso della forza militare, e tanto meno una dichiarazione di guerra”. La tesi di dichiarare Maduro “obiettivo legittimo” starebbe guadagnando forza e, secondo lo schema stabilito, le esecuzioni extragiudiziali realizzate nei Caraibi e nel Pacifico orientale potrebbero servire come parte dell’ammorbidimento dell’opinione pubblica.

Le contraddizioni pubbliche di Trump sono anche riportate dai giornalisti; tuttavia, nulla può essere assicurato al riguardo, dato che il magnate ha vacillato nelle sue dichiarazioni quando ha sostenuto Israele durante gli attacchi all’Iran lo scorso giugno. Ha proposto di passare dagli attacchi contro lance veloci a operazioni terrestri; ma, secondo l’articolo, desidera evitare “operazioni che possano mettere a rischio le truppe USA o che possano risultare in un fallimento imbarazzante”.

Le opzioni “sul tavolo”

Ciò che finora è stato sviluppato è una campagna di pressione psicologica che cerca una rottura interna in Venezuela. Come ai tempi della “massima pressione” che aveva Juan Guaidó come figura visibile, in questa occasione i media USA hanno aumentato la quantità di pubblicazioni riguardanti il paese con l’obiettivo di “coprire” la tematica, ma senza confessare il loro ruolo concreto.

Alcuni degli scenari che il NYT presenta sono:

Operazioni della CIA sul terreno. In modo inedito Trump ha rivelato la sua decisione di emettere un’autorizzazione che permette alla Central Intelligence Agency (CIA) di realizzare operazioni coperte dentro il Venezuela, il che supporrebbe “un rischio militare, legale e politico considerevole”, secondo gli autori. Ciò contemplerebbe dalle operazioni di informazione e la creazione di opposizione contro Maduro fino al sabotaggio attivo del suo governo e, persino, la sua stessa cattura; ma i detrattori di questa opzione credono che, se efficaci, queste incursioni avrebbero già ottenuto successi.

Uscita forzata di Maduro dal potere. Il Segretario di Stato e consigliere ad interim per la Sicurezza Nazionale, Marco Rubio, insieme a Stephen Miller, capo di gabinetto aggiunto e consigliere per la sicurezza nazionale, hanno proposto un’operazione militare che rovesci il presidente venezuelano. Questa opzione avrebbe tre varianti:

#Attacchi aerei contro installazioni militari, alcune delle quali potrebbero essere coinvolte nel narcotraffico, con l’obiettivo di indebolire il sostegno militare venezuelano al presidente Maduro. Sebbene questa opzione renderebbe vulnerabile il mandatario venezuelano, i suoi detrattori sostengono che aumenterebbe il suo sostegno popolare.

#Invio di forze di operazioni speciali, come la Delta Force dell’Esercito o il SEAL Team 6 della Marina. Questa opzione si focalizzerebbe sulla denominazione di “capo narcoterrorista” a Maduro e sul non riconoscimento delle elezioni presidenziali del 2024.

#Invio di forze “antiterroristiche” USA per prendere il controllo di aerodromi e almeno alcuni dei campi petroliferi e infrastrutture del Venezuela.

Nelle tre varianti persisterebbe il rischio di uno scontro militare di lunga durata. Tuttavia, la rottura interna militare in Venezuela appare come l’unica opzione “affidabile” del piano. Il leitmotiv della pressione esterna e dei fattori interni da essere catturati dalla CIA è smantellare la Forza Armata Nazionale Bolivariana e il tessuto politico-sociale che sostiene il governo venezuelano.

La scorsa settimana Volker Türk, commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha criticato gli attacchi nei Caraibi. “Basandoci sulle scarse informazioni fornite pubblicamente dalle autorità USA, nessuna delle persone delle imbarcazioni attaccate sembra rappresentare una minaccia imminente per la vita di altre persone o giustificare in altro modo l’uso di forza armata letale contro di loro secondo il Diritto Internazionale”, ha dichiarato Türk.

Diversi settori politici USA hanno criticato il fatto che Trump voglia spingere il suo paese in un conflitto bellico poiché, per anni, molti dei suoi ferventi sostenitori si sono uniti attorno alla sua promessa di evitare un’altra “guerra eterna” dopo i lunghi conflitti USA in Asia occidentale e Centrale.

I critici, sia del Partito Democratico che del settore MAGA, dicono che gli approcci militaristi che portarono governi democratici e repubblicani a perpetuare guerre dispendiose stanno tornando alla ribalta. Pochi parlano dei benefici “eterni” che tali approcci apportano al complesso militare-industriale USA, che ha contribuito con alte somme in donazioni alla campagna repubblicana.

Porto Rico e Trinidad come piattaforme dell’assedio

La Marina USA continua a rafforzare la sua presenza nei Caraibi per aumentare la pressione sul Venezuela. L’incrociatore di missili guidati USS Gettysburg si trova nella regione caraibica e si aggiunge a una forza attuale di 8 navi da guerra dispiegate come parte della presunta operazione antidroga, secondo quanto riportato da un ufficiale della Marina a The War Zone. Inoltre, anche il gruppo d’attacco della portaerei USS Gerald R. Ford ha ricevuto l’ordine di dispiegarsi nella regione, ma non se ne aspetta l’arrivo prima di almeno una settimana.

Lo scorso settembre elicotteri d’attacco AH-1Z Viper della 22a Unità di Spedizione dei Marines (MEU) del Corpo dei Marines degli USA hanno realizzato un esercizio di addestramento con fuoco reale nel Mar dei Caraibi. Alla fine di ottobre il Ministero degli Affari Esteri e della CARICOM di Trinidad e Tobago ha annunciato che il cacciatorpediniere USS Gravely (DDG-107) della Marina è attraccato a Port of Spain, capitale di Trinidad e Tobago, mentre la MEU realizzava addestramento congiunto con la Forza di Difesa del paese vicino.

Sia il governatorato di Porto Rico che il governo di Trinidad e Tobago hanno accettato di servire come piattaforme dell’assedio al Venezuela. Come risposta alla posizione ostile del primo ministro trinidadiano, Kamla Persad-Bissessar, il governo venezuelano ha deciso di sospendere gli accordi di sfruttamento del gas.

“Di fronte alla minaccia del primo ministro di convertire Trinidad e Tobago nella portaerei dell’impero USA contro il Venezuela, contro il Sud America, rimane una sola alternativa. Ho approvato la misura cautelare di sospensione immediata di tutti gli effetti dell’accordo energetico, di tutto ciò convenuto in questa materia”, ha detto il presidente Maduro la scorsa settimana.

Nel frattempo, i presidenti di Colombia, Gustavo Petro, e di Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, hanno criticato un eventuale attacco militare al Venezuela, il che è costato minacce interne ed esterne da parte di settori subordinati a Trump. Lo stesso ha affermato la presidentessa messicana Claudia Sheinbaum, che ha riassunto la sua posizione con la frase “No all’interventismo”.

Parlamentari e capi politici dell’America Latina e dei Caraibi si sono anche pronunciati in una dichiarazione “a favore della sovranità, della sicurezza e della pace duratura nella nostra regione di fronte all’imminente minaccia di intervento armato in Venezuela”.

Anche il New York Times lo conferma: è un colpo di Stato (+ saccheggio)

Secondo l’articolo del NYT, le preoccupazioni di Trump, oltre a ruotare attorno a un eventuale fallimento di un’operazione terrestre, si circoscrivono all’effetto di queste sulle “enormi riserve petrolifere del Venezuela, le maggiori del mondo”. La gestione di questa risorsa, in caso di un cambio di regime, è sul tavolo delle domande che il magnate si pone riguardo al Venezuela.

La guerra contro la Repubblica Bolivariana è stata forgiata da molto prima dell’insediamento di Trump; si è tessuta la condizione di “nemico” mediante la persecuzione all’immigrazione venezuelana, per la quale Trump ha fatto ricorso all’Alien Enemies Act del 1798. Ciò è continuato con il riciclaggio mediatico del presunto Cartello dei Soli, per il quale sono state forzate dichiarazioni di ex funzionari venezuelani.

Tuttavia, l’articolo del NYT descrive che T. Elliot Gaiser, direttore dell’Ufficio di Consulenza Legale del Dipartimento di Stato, ha dichiarato davanti al Congresso USA che l’amministrazione Trump “non considera che l’operazione di attacco navale contro il Venezuela costituisca il tipo di ‘ostilità’ contemplate nella Legge sui Poteri di Guerra del 1973”. Sembrerebbe che, internamente, la rotta bellica abbia più ostacoli di quelli pensati da Rubio; uno di questi sembrerebbe essere i dubbi di Trump.

La realtà sottostante è che il governo venezuelano ha espresso il desiderio di esportare petrolio e altre materie prime in condizioni sovrane, e lì è radicato il conflitto con l’élite USA. Davanti a ciò, la stampa USA ha tentato di incubare la tesi che, da Caracas, sarebbero state offerte condizioni preferenziali a imprese di quel paese. Mentre quella stampa sostiene tali teorie, il Venezuela mantiene e approfondisce associazioni strategiche con Cina, Russia e Iran.

Il media USA svela come le accuse di “narcoterrorismo” contro Maduro siano solo un mezzo per impossessarsi del petrolio venezuelano e come l’entourage di Trump progetti stratagemmi che convalidino l’assalto. Semplicemente conferma ciò che da Caracas è stato affermato e fa una dissezione esatta di come si continui a costruire la scusa per imporre in Venezuela un governo che sia utile agli interessi unipolari del Nord Globale.


¿Todas las opciones siguen sobre la mesa contra Venezuela?

Pentágono juega en llave psicológica con NYT contra Venezuela

Cinco reporteros del New York Times (NYT) publicaron un artículo el pasado 4 de noviembre en el que detallan cómo “la administración Trump ha desarrollado una serie de opciones para la acción militar en Venezuela, incluidos ataques directos contra las unidades militares que protegen al presidente Nicolás Maduro y medidas para tomar el control de los campos petroleros del país”.

El texto deja claro que el supuesto “despliegue militar antidrogas” es una excusa del gobierno estadounidense para lograr condiciones internas que deriven en un golpe de Estado en Venezuela. Si bien afirma que Trump no ha decidido cómo proceder al respecto, el mensaje concreto es que la agresión militar continúa siendo una opción considerada en su entorno. Pero aquel no quiere asumir riesgos.

Dicho entorno habría solicitado al Departamento de Justicia un marco legal que respalde el cambio de régimen “sin que ello requiera la autorización del Congreso para el uso de la fuerza militar, y mucho menos una declaración de guerra”. La tesis de declarar a Maduro como “objetivo legítimo” estaría cobrando fuerza y, según el esquema estipulado, las ejecuciones extrajudiciales realizadas en el Caribe y el Pacífico oriental pudieran servir como parte del ablandamiento a la opinión pública.

Las contradicciones públicas de Trump también son reseñadas por los reporteros; sin embargo, nada puede asegurarse al respecto, dado que el magnate vaciló en sus declaraciones cuando apoyó a Israel durante los ataques a Irán en junio pasado. Ha planteado pasar de los ataques contra lanchas rápidas a operaciones terrestres; pero, según el artículo, desea evitar “operaciones que puedan poner en riesgo a las tropas estadounidenses o que puedan resultar en un fracaso vergonzoso”.

Las opciones “sobre la mesa”

Lo que hasta ahora se ha desarrollado es una campaña de presión psicológica que busca un quiebre interno en Venezuela. Como en la época de la “máxima presión” que tuvo a Juan Guaidó como figura visible, en esta ocasión los medios estadounidenses han aumentado la cantidad de publicaciones respecto al país con el objetivo de “cubrir” la temática, pero sin confesar su rol concreto.

Algunos de los escenarios que NYT plantea son:

  1. Operaciones de la CIA en el terreno.De manera inédita Trump develó su decisión de emitir una autorización que permite a la Agencia Central de Inteligencia (CIA, por sus siglas en inglés) realizar operaciones encubiertas dentro de Venezuela, lo que supondría “un riesgo militar, legal y político considerable”, según los autores. Esto contemplaría desde operaciones de información y la creación de oposición contra Maduro hasta el sabotaje activo de su gobierno e, incluso, la propia captura; pero los detractores de esta opción creen que, de ser acertadas, estas incursiones ya habrían obtenido logros.
  2. Salida forzada de Maduro del poder.El secretario de Estado y asesor interino de Seguridad Nacional, Marco Rubio, junto a Stephen Miller, jefe de gabinete adjunto y asesor de seguridad nacional, han planteado una operación militar que derroque al presidente venezolano. Esta opción tendría tres variantes:
  • Ataques aéreos contra instalaciones militares, algunas de las cuales podrían estar involucradas en el narcotráfico, con el objetivo de debilitar el apoyo militar venezolano al presidente Maduro. Aunque esta opción haría vulnerable al mandatario venezolano, sus detractores plantean que aumentaría su apoyo popular.
  • Envío de fuerzas de operaciones especiales, como la Fuerza Delta del Ejército o el Equipo SEAL 6 de la Armada. Esta opción se enfocaría en la denominación de “líder narcoterrorista” a Maduro y en el no reconocimiento de las elecciones presidenciales de 2024.
  • Envío de fuerzas “antiterroristas” estadounidenses a tomar el control de aeródromos y al menos algunos de los campos petrolíferos e infraestructuras de Venezuela.

En las tres variantes persistiría el riesgo de una confrontación militar de larga data. Sin embargo, el quiebre interno militar en Venezuela aparece como la única opción “fiable” del plan. El leitmotiv de la presión externa y de los factores internos a ser captados por la CIA es desarticular la Fuerza Armada Nacional Bolivariana y el tejido político-social que respalda al gobierno venezolano.

La semana pasada Volker Türk, comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos, criticó los ataques en el Caribe. “Basándonos en la escasísima información proporcionada públicamente por las autoridades estadounidenses, ninguna de las personas de las embarcaciones atacadas parece suponer una amenaza inminente para la vida de otras personas o justificar de otro modo el uso de fuerza armada letal contra ellas según el Derecho Internacional”, declaró Türk.

Distintos sectores políticos estadounidenses han criticado el hecho de que Trump quiere sumir su país en un conflicto bélico ya que, durante años, muchos de sus fervientes partidarios se unieron en torno a su promesa de evitar otra “guerra eterna” tras los largos conflictos estadounidenses en Asia occidental y Central.

Los críticos, tanto del Partido Demócrata como del sector MAGA, dicen que los enfoques militaristas que llevaron a gobiernos demócratas y republicanos a perpetuar guerras despilfarradoras están volviendo a salir a la palestra. Pocos hablan de los beneficios “eternos” que dichos enfoques aportan al complejo militar industrial de Estados Unidos, que aportó altos montos en donaciones a la campaña republicana.

Puerto Rico y Trinidad como plataformas del asedio

La Armada estadounidense continúa reforzando su presencia en el Caribe para aumentar la presión sobre Venezuela. El crucero de misiles guiados USS Gettysburg se encuentra en la región caribeña y se suma a una fuerza actual de ocho buques de guerra desplegados como parte de la supuesta operación antidrogas, según informó un oficial de la Armada a The War Zone. Además, el grupo de ataque del portaaviones USS Gerald R. Ford también ha recibido la orden de desplegarse en la región, pero no se espera su llegada hasta dentro de al menos una semana.

En septiembre pasado helicópteros de ataque AH-1Z Viper de la 22.ª Unidad Expedicionaria de Marines (MEU) del Cuerpo de Marines de Estados Unidos llevaron a cabo un ejercicio de entrenamiento con fuego real en el mar Caribe. A finales de octubre el Ministerio de Relaciones Exteriores y Asuntos de la Caricom de Trinidad y Tobago anunció que el destructor USS Gravely (DDG-107) de la Armada atracó en Puerto España, capital de Trinidad y Tobago, mientras la MEU realizaba entrenamiento conjunto con la Fuerza de Defensa del país vecino.

Tanto la gobernación de Puerto Rico como el gobierno de Trinidad y Tobago han aceptado servir como plataformas del asedio a Venezuela. Como respuesta a la postura hostil de la primera ministra trinitense, Kamla Persad-Bissessar, el gobierno venezolano decidió suspender los acuerdos de explotación de gas.

“Ante la amenaza de la primera ministra de convertir Trinidad y Tobago en el portaviones del imperio estadounidense contra Venezuela, contra Suramérica, queda una sola alternativa. He aprobado la medida cautelar de suspensión inmediata de todos los efectos del acuerdo energético, de todo lo convenido en esta materia”, dijo el presidente Maduro la semana pasada.

Entretanto, los presidentes de Colombia, Gustavo Petro, y de Brasil, Luiz Inácio Lula da Silva, han criticado un eventual ataque militar a Venezuela, lo que ha costado amenazas internas y externas de sectores subordinados a Trump. Lo mismo ha planteado la presidenta mexicana Claudia Sheinbaum, quien resumió su posición con la frase “No al intervencionismo”.

Parlamentarios y dirigentes políticos de Latinoamérica y el Caribe también se pronunciaron en una declaración “en favor de la soberanía, la seguridad y la paz duradera en nuestra región frente a la inminente amenaza de intervención armada en Venezuela”.

New York Times también lo confirma: es un golpe de Estado (+saqueo)

Según el artículo de NYT, las preocupaciones de Trump, además de girar en torno a un eventual fracaso de una operación terrestre, se circunscriben al efecto de estas sobre “las enormes reservas petroleras de Venezuela, las mayores del mundo”. La gestión de este recurso, en caso de un cambio de régimen, está en el tapete de las preguntas que el magnate se hace respecto a Venezuela.

La guerra contra la República Bolivariana se ha fraguado desde muchísimo antes de la toma de posesión de Trump; se ha ido tejiendo la condición de “enemigo” mediante la persecución a la migración venezolana, para lo cual Trump echó mano de la Ley de Enemigos Extranjeros (Alien Enemies Act) de 1798. Esto continuó con el reciclaje mediático del supuesto Cártel de los Soles, para lo cual se forzaron declaraciones de exfuncionarios venezolanos.

Sin embargo, el artículo de NYT describe que T. Elliot Gaiser, director de la Oficina de Asesoría Legal del Departamento de Estado, declaró ante el Congreso estadounidense que la administración Trump “no considera que la operación de ataque naval contra Venezuela constituyera el tipo de ‘hostilidades’ contempladas en la Ley de Poderes de Guerra de 1973”. Pareciera que, a lo interno, la ruta bélica tiene más obstáculos de los pensados por Rubio; uno de ellos pareciera ser las dudas de Trump.

La realidad subyacente es que el gobierno venezolano ha expresado el deseo de exportar petróleo y otros commodities bajo condiciones soberanas, y allí ha radicado el conflicto con las élites estadounidenses. Ante ello, la prensa estadounidense ha intentado incubar la tesis de que, desde Caracas, se le habrían ofrecido condiciones preferenciales a empresas de ese país. Mientras esa prensa sostiene dichas teorías, Venezuela mantiene y profundiza asociaciones estratégicas con China, Rusia e Irán.

El medio estadounidense devela cómo las acusaciones de “narcoterrorismo” contra Maduro son solo un medio para hacerse del petróleo venezolano y cómo el entorno de Trump diseña artilugios que validen el asalto. Sencillamente confirma lo que desde Caracas se ha afirmado y hace una disección exacta de cómo se sigue construyendo la excusa para imponer en Venezuela un gobierno que sea útil a los intereses unipolares del Norte Global.

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