Dietro le nebbie si posizionano i missili

Altri tre uomini sono morti giovedì a seguito di un attacco cinetico letale delle forze USA contro una nave – presumibilmente dedita al traffico di droga – in acque internazionali.

Laura Mercedes Giráldez

Altri tre uomini sono morti giovedì a seguito di un attacco cinetico letale delle forze USA contro una nave – presumibilmente dedita al traffico di droga – in acque internazionali. In questo modo, salgono a circa 17 le azioni di questo tipo nei Caraibi e nel Pacifico orientale.

Lo stesso giorno, il Congresso USA non ha approvato, per una stretta differenza di due voti – 49 a favore e 51 contro – una risoluzione bipartisan che mirava a limitare le azioni del presidente Donald Trump nell’utilizzo delle Forze Armate “dentro o contro” il Venezuela, a meno che il Legislativo non emettesse una formale dichiarazione di guerra.

Durante la presentazione, il senatore democratico Tim Kaine ha sostenuto che sia gli attacchi alle presunte navi narcotrafficanti che le operazioni sotto copertura della CIA in territorio venezuelano – che il presidente ha ammesso di aver autorizzato – potrebbero innescare un’intervento di terra su larga scala.

Inoltre, ha sottolineato che, se l’amministrazione ritiene necessaria un’azione militare, invece di agire unilateralmente, dovrebbe sottoporre a dibattito e votazione un’Autorizzazione per l’Uso della Forza Militare (AUMF). Ricordiamo che questa fu la legislazione che permise a George W. Bush di agire “contro il terrorismo” dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, e che rimane la principale autorità legale che il Governo USA utilizza per impiegare la forza in Afghanistan. Non dimentichiamo il proverbio: chi fa la legge, trova l’inganno.

Infine, sebbene tra i repubblicani abbiano votato a favore solo i senatori Rand Paul e Lisa Murkowski, i risultati, molto ravvicinati, mettono in luce la profonda divisione interna causata dal dispiegamento militare in corso da agosto, sotto la presunta lotta al narcotraffico.

Mentre ciò accadeva, un’altra notizia circolava sulle reti e metteva in risalto la nebulosità che avvolge la questione: la Marina militare ha annunciato una pausa operativa della portaerei USS Gerald R. Ford. Tre giorni dopo essere passata attraverso lo Stretto di Gibilterra diretta ai Caraibi, questa nave – la più moderna del suo tipo nella marina di quella nazione – non si è mossa dal Nord Africa.

Quando lunedì 3 novembre è scaduto il termine del cosiddetto “orologio” della Risoluzione sui Poteri di Guerra del 1973, la domanda era se la legge sarebbe stata rispettata o se queste azioni dell’Esecutivo sarebbero state avallate. Ad oggi, con il Congresso che ha dato la sua “benedizione” tacita al Presidente nell’escalation bellica, e sapendo che egli ha detto alla stampa che non ha ancora deciso di attaccare il Venezuela ma, allo stesso tempo, che Nicolás Maduro ha i giorni contati, diversi analisti concordano sull’imminenza di un’azione militare.

Da parte della nazione sudamericana, il suo alleato commerciale, la Russia, ha dichiarato che fornirebbe aiuto al paese in questa situazione. Missili balistici ipersonici, come l’Oreshnik e il Kalibr, sembrano essere integrati nel sistema di difesa venezuelano.

Cosa accadrà tra mesi, settimane, giorni, ore? Nessuno osa affermarlo con assoluta certezza. Le posizioni contrapposte, le dichiarazioni che a volte avvicinano e a volte contengono il conflitto… non lasciano altro che la certezza che, da Washington, si fa di più per prolungare la minaccia che per cercarne una risoluzione.


Tras las nebulosas se posicionan los misiles

Tres hombres más murieron el jueves tras un ataque cinético letal de las fuerzas estadounidenses contra un buque –supuestamente dedicado al narcotráfico– en aguas internacionales

Laura Mercedes Giráldez

Tres hombres más murieron el jueves tras un ataque cinético letal de las fuerzas estadounidenses contra un buque –supuestamente dedicado al narcotráfico– en aguas internacionales. De esa manera, suman alrededor de 17 las acciones de este tipo en el Caribe y el Pacífico oriental.

Ese mismo día, el Congreso de EE. UU. no aprobó, por dos votos –49 a favor y 51 en contra– una resolución bipartidista, con la que se buscaba limitar las acciones, en uso de las Fuerzas Armadas «dentro o contra» Venezuela, dirigidas por el presidente Donald Trump, a menos que el Legislativo emitiese una declaración de guerra.

En la presentación, el senador demócrata Kim Kaine alegó que, tanto los ataques a las presuntas narcolanchas, como las operaciones encubiertas de la CIA en territorio venezolano –que el mandatario admitió haber autorizado– pudieran desencadenar una intervención terrestre. 

Además, enfatizó que, en lugar de actuar unilateralmente, si la administración considera necesaria una acción militar, debería someter a debate y votación una Autorización para el Uso de la Fuerza Militar (AUMF). Recordemos que esa fue la legislación que le permitió a George W. Bush actuar «contra el terrorismo», tras los atentados del 11 de septiembre de 2001, y que aún es la principal autoridad legal que emplea el Gobierno de EE. UU. para utilizar la fuerza en Afganistán. No olvidemos el refrán que dice que quien inventó la ley, también creó la trampa. 

Finalmente, aunque de los republicanos solo votaron a favor los senadores Rand Paul y Lisa Murkowki, los resultados, altamente ajustados, sacan a la luz la división interna que ha causado el despliegue militar que desde agosto tiene lugar, para una supuesta lucha contra el narcotráfico.

Mientras eso ocurría, otra noticia recorría las redes y ponía de relieve la nebulosa que rodea el asunto: la Marina de Guerra anunció una pausa operativa del portaaviones USS Gerald R. Ford. Tres días después de pasar por el estrecho de Gibraltar rumbo al Caribe, este buque –el más moderno de su tipo en la marina de esa nación– no se ha movido del norte de África.

Cuando el lunes 3 de noviembre venció el plazo del llamado reloj de la Resolución sobre Poderes de Guerra de 1973, la pregunta era si se respetaría la ley o se aprobarían esas acciones del Ejecutivo. A esta fecha, cuando el Congreso le ha dado la «bendición» al Presidente en la escalada bélica, y conocemos que este le ha dicho a la prensa que todavía no ha decidido atacar a Venezuela y, a su vez, que Nicolás Maduro tiene los días contados, varios estudiosos comparten el criterio de una cercana acción militar.

Por parte de la nación sudamericana, su aliado comercial, Rusia, declaró que ayudaría al país en esta situación. Misiles balísticos hipersónicos, como el Oreshnik y Kalibr, parecen entrar en la defensa venezolana.

¿Qué pasará en meses, semanas, días, horas? Nadie se atreve a asegurarlo con total seguridad. Las posiciones contrapuestas, las declaraciones que acercan y retienen…, solo dejan la certeza de que, desde Washington, se hace más por la prolongación de la amenaza que por su resolución.

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