Apriamo questo podcast con un suono che, in qualche modo, riassume sentimenti -cattivi e buoni- che di solito affiorano in tutte le società di fronte a una situazione limite come è stata e sta essendo quella che vivono gli abitanti delle province orientali colpiti dal passaggio dell’uragano Melissa.
L’audio corrisponde a una pubblicazione di Ángela María Callis, attivista cubana nella rete, residente all’estero.
Il post di Ángela, secondo Bárbara Betancourt, ci rimanda a un tema trattato più di una volta qui: mentre i cittadini di altri paesi mostrano sempre la disponibilità a difendere e aiutare i loro compatrioti all’estero, nel caso dei cubani (che siano o meno emigranti) si vede spesso tra la folla rumorosa della rete, un tipo di persona che sembra discendere in linea diretta dai volontari dell’esercito spagnolo, i cosiddetti rayadillos (ascari ndt).
Così come quelli perseguitavano gli indipendentisti, quelli di oggi si affacciano alla rete solo per denigrare Cuba e attaccare chi non lo fa. E nel dire Cuba non separiamo stato e popolo, perché come dice bene Ángela (quella dell’audio) quelli che attaccano di più sono quelli che non danno né un centesimo né uno sforzo alla ricostruzione, ma vivono mettendo in discussione tutto ciò che fa il Governo. Sono gli stessi che non hanno mai avuto il coraggio di pronunciarsi contro il blocco e hanno il cinismo di dire che il blocco non esiste non appena il padrone lo ordina.
Questi rayadillos moderni mettono in discussione persino quelli che sono andati a consegnare sforzi e beni con risorse personali e poi decidono di farsi un selfie o un video per far vedere ciò che hanno consegnato. Come dice la mia amica Mary: “Non importa se lo dà in modo anonimo o se lo pubblica sulla rete. L’importante è che aiuta”.
L’importante è la buona volontà. Perché come dice anche Mary: “Tutto ciò che si dà ritorna”. Potrebbe suonare esoterico, ma è reale. Chiunque doni amore, riceverà amore. Quindi quelli che danno odio, si preparino. Pioverà loro odio.
Parlando di quelli che danno odio e mentono o mutilano per indurre reazioni odiose, nel fine settimana è diventato virale un piccolo frammento di un video, dove il Presidente Díaz-Canel rispondeva a una donna colpita di Granma che non aveva una casa da darle. Reinier Duardo, amministratore del nostro canale su Telegram e WhatsApp, ha attivato Chapeando per rispondere, sotto il titolo: “Cosa ha risposto Díaz-Canel a una donna a Granma quando gli ha detto di non avere un letto né un materasso?”.
Secondo il nostro analista, nel video originale, convenientemente editato, si nota l’interesse ad approfittare della forma (che non è stata la migliore, d’accordo, ma la più logica di un essere umano oppresso, ma sempre sincero) che sta cercando di spiegare come si procederà nella ricostruzione, la donna interrompe per dire: io non ho un letto. Anche questo è umano. E la risposta: “non ho un letto da darti”.
Ma chi lo condivide omette elementi di una risposta molto più ampia, con l’intenzione di generare una percezione di supposta indifferenza e insensibilità di fronte al problema della donna.
Questo è accaduto il 4 novembre nel villaggio di Cauto Embarcadero, del municipio di Río Cauto a Granma, che si sa già è rimasto totalmente sott’acqua.
🟢 Cosa viene soppresso?
Quando Díaz Canel aggiunge: L’ho già spiegato. Vi ho già detto che c’è un gruppo di persone che sta facendo donazioni e che c’è un gruppo di risorse che vengono gestite dallo Stato, e che c’è un altro gruppo di cose che vengono donate da organismi internazionali, quando arriveranno quelle cose le distribuiremo. Adesso subito, (non ti dirò) una menzogna…, io non ho un letto da darti.
“Ma tutto questo… questo non è il primo ciclone che vivete, e qui le persone sono sempre state assistite, nessuno è rimasto abbandonato.
🟣 Donna di Granma: Ma come questo (ciclone), presidente, mai.
🟢 Díaz-Canel: Sì, d’accordo, va bene, ma questo non ha a che vedere con ciò che stai dicendo adesso. Come in questo caso sono state colpite persone e le persone che sono state colpite saranno assistite come sono state sempre assistite, nei grandi e nei piccoli, quello che succede è che bisogna avere le cose per poter assistere. Adesso si stanno quantificando i danni e con le risorse che si andranno a gestire poter soddisfare quelle necessità.
“Allora, un primo problema è quello della ricostruzione. E l’altro, come qui ci sono insoddisfazioni, voi dovete riunirvi tra di voi, nella zona di difesa, con le organizzazioni di massa di qui, e che lo tenga in conto la direzione del Partito del municipio e della provincia per fare un’analisi, perché qui indubbiamente dovremo aggiornare i piani di evacuazione.
“Faremo le due cose, facciamo quell’analisi delle insoddisfazioni che ci sono e risolviamo quello perché non ci ricapiti e allora lavoreremo nella ricostruzione”.
Quando è stata pubblicata questa chiarificazione su Facebook, molti hanno chiesto perché non includiamo il video completo. Ah, no. Quel video ce l’ha solo la persona che ha filmato con il suo telefono. Noi siamo riusciti a ottenere la trascrizione dell’audio da giornalisti che erano vicini.
Sconfitti dalle testimonianze, altri hanno detto che non è stato ciò che ha detto ma come lo ha detto. Ma allora è apparso qualcosa di molto nobile e stimolante. Molti hanno pubblicato sui loro profili testimonianze della profonda sensibilità di cui Díaz Canel ha dato ampie prove nei suoi anni alla Presidenza.
Io mi fermo soprattutto sulla spiegazione che dà poi e su quell’espressione onesta: “ma adesso stesso non ho un letto da darti. Non ti mentirò”.
D’altra parte, è molto ispiratore vedere persone o collettivi o MIPYME consegnare materassi e rallegrare la vita di alcune persone che hanno perso tutto. Ma al Presidente del Consiglio di Difesa Nazionale tocca risolvere i problemi di tutti (centinaia di migliaia) che vivono nei territori colpiti: salvare la vita e orientare gli sforzi e le risorse disponibili per garantire l’elettricità, l’acqua, le strade, i sentieri… E cibo e distribuzione giusta delle donazioni.
Il resto è il riconoscimento che meritano e portano tutti i buoni cubani, vivano dove vivano, siano dove siano, disposti a donare ciò che hanno affinché le vite salvate abbiano qualità di vita. Continuiamo denunciando.
Chapeando: Lo que se llevó y lo que trajo Melissa
Abrimos este podcast con un sonido que, de alguna manera, resume sentimientos -malos y buenos- que suelen aflorar en todas las sociedades ante una situación límite como ha sido y está siendo la que viven los habitantes de las provincias orientales afectados por el paso del huracán Melissa.
El audio corresponde a una publicación de Ángela María Callis, activista cubana en redes, residente en el exterior.
El post de Ángela, según Bárbara Betancourt, nos remite a un tema tratado más de una vez aquí: mientras los nacionales de otros países lucen siempre dispuestos a defender y ayudar a sus compatriotas de procedencia, en el caso de los cubanos (sean o no emigrantes) suele verse entre la multitud ruidosa de las redes, un tipo de persona que parece descender en línea directa de los voluntarios del ejército español, los llamados rayadillos.
Así como aquellos perseguían a los independentistas, los de hoy sólo se asoman a las redes para denigrar a Cuba y atacar a quien no lo hace. Y al decir Cuba no separamos estado y pueblo, porque como bien dice Ángela (la del audio) quienes más atacan son los que no aportan ni un centavo ni un esfuerzo a la recuperación, pero viven cuestionando todo lo que hace el Gobierno. Son los mismos que jamás han tenido coraje para pronunciarse contra el bloqueo y tienen el cinismo de decir que el bloqueo no existe en cuanto el amo lo ordena.
Estos rayadillos modernos cuestionan incluso a quienes han ido a entregar esfuerzo y bienes con recursos personales y luego deciden hacerse un selfie o un video para que vean lo que entregó. Como dice mi amiga Mary: “no importa si lo da anónimamente o si lo publica en las redes. Lo importante es que ayuda”.
Lo importante es la buena voluntad. Porque como también dice Mary: “todo lo que se da regresa”. Puede sonar esotérico, pero es real. Todo el que entrega amor, recibirá amor. Así que los que dan odio, prepárense. Les lloverá odio.
Hablando de los que dan odio y mienten o mutilan para inducir reacciones odiosas, el fin de semana se viralizó un pequeño fragmento de un video, donde el Presidente Díaz-Canel le respondía a una damnificada de Granma que no tenía para darle una cama. Reinier Duardo, administrador de nuestro canal en Telegram y WhatsApp, activó Chapeando para responder, bajo el título: “¿Qué le respondió Díaz-Canel a una mujer en Granma cuando le planteó no tener cama ni colchón?”.
Según nuestro analista, en el video original, convenientemente editado, se advierte el interés por aprovechar la forma (que no fue la mejor, de acuerdo, pero sí la más lógica de un ser humano agobiado, pero sincero siempre) que está tratando de explicar cómo se procederá en la recuperación, la mujer interrumpe para decir: yo no tengo cama. También es humano. Y la respuesta: “no tengo cama para darte”.
Pero quien lo comparte omite elementos de una respuesta mucho más amplia, con la intención de generar una percepción de supuesta indiferencia e insensibilidad ante el problema de la mujer.
Eso fue el 4 de noviembre en el poblado de Cauto Embarcadero, del granmense municipio de Río Cauto, que ya se sabe que quedó totalmente bajo las aguas.
🟢¿Qué es lo que se suprime?
Cuando Díaz Canel agrega: Ya lo expliqué. Ya les dije a ustedes que hay un grupo de gente haciendo donaciones y que hay un grupo de recursos que se están gestionando por el Estado, y que hay otro grupo de cosas que la están donando organismos internacionales, cuando lleguen esas cosas las vamos dando. Ahora de inmediato, (no voy a) decirte una mentira…, yo no tengo cama para darte una.
“Pero todo esto… este no es el primer ciclón que viven ustedes, y aquí siempre se han atendido a la gente, nadie se ha quedado desamparado.
🟣 Mujer granmense: Pero como éste (ciclón), presidente, nunca.
🟢 Díaz-Canel: Sí, de acuerdo, está bien, pero eso no tiene que ver con lo que estás diciendo ahora. Como este se afectaron gente y la gente que se afectaron se van a atender como se han atendido siempre, en los grandes y en los chiquitos, lo que pasa es que hay que tener las cosas para poder atender. Ahora se están levantando los daños y con los recursos que se vayan gestionando poder satisfacer esas afectaciones.
“Entonces, un primer problema es ese de la recuperación. Y lo otro, como aquí hay insatisfacciones, ustedes tienen que reunirse entre ustedes, en la zona de defensa, con las organizaciones de masas de aquí, y que lo tenga en cuenta la dirección del Partido del municipio y la provincia para hacer un análisis, porque aquí indudablemente vamos a tener que actualizar los planes de evacuación.
“Vamos a hacer las dos cosas, hacemos ese análisis de las insatisfacciones que hay y resolvemos eso para que no nos vuelva a pasar y entonces vamos a trabajar en la recuperación”.
Cuando se publicó esta aclaración en Facebook, muchos reclamaron por qué no incluimos el video completo. Ah, no. Ese video sólo lo tiene la persona que filmó con su teléfono. Nosotros logramos transcripción del audio por periodistas que estaban cerca.
Vencidos por los testimonios, otros dijeron que no fue lo que dijo sino cómo lo dijo. Pero entonces apareció algo muy noble y estimulante. Muchos publicaron en sus perfiles testimonios de la profunda sensibilidad de que ha dado sobradas muestras Díaz Canel en sus años en la Presidencia.
Yo me quedo sobre todo con la explicación que da luego y con esa expresión honesta: “pero ahora mismo no tengo cama para darte. No voy a mentirte”.
Por otra parte, es muy inspirador ver a personas o colectivos o mipymes entregando colchones y alegrando la vida de algunas personas que perdieron todo. Pero al Presidente del Consejo de Defensa Nacional le toca resolver los problemas de todos (cientos de miles) que viven en los territorios afectados: Salvar la vida y orientar los esfuerzos y recursos disponibles para garantizar la electricidad, el agua, las carreteras, los caminos…Y comida y reparto justo de las donaciones.
Lo demás es el reconocimiento que merecen y llevan todos los buenos cubanos, vivan donde vivan, estén donde estén, dispuestos a donar lo que tienen para que las vidas salvadas tengan calidad de vida. Seguimos Chapeando.

