Vzla: difesa non convenzionale, organizzazione politica e produzione

Il ruolo fondamentale della popolazione venezuelana di fronte alle minacce militari

Misión Verdad

Il dispiegamento militare USA, sempre meno coperto da una supposta “operazione anti-droga”, ha come obiettivo chiaro il cambio di regime in Venezuela. Gli scenari vanno da un attacco militare diretto contro il governo venezuelano fino al raggiungimento di una rottura interna, accelerata da mercenari assoldati da Washington, che rompa la coesione della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), tra altri effetti.

La popolazione venezuelana ha reagito in un modo, se si vuole, inaspettato di fronte alla pressione psicologica dei media globalizzati. Non si osserva sconforto per le strade e, come quegli stessi media hanno pubblicato, la maggioranza rifiuta un’intervento straniero nel territorio nazionale. Molte domande sorgono da questo comportamento sociale, il che richiede di scomporre elementi che potrebbero indicare come risponderle.

Gli scenari proposti per un cambio di regime

 

Recentemente si è cercato di imporre il primo scenario mediante operazioni di falsa bandiera come quelle disposte dalla Guyana. In diverse occasioni, attori armati hanno generato situazioni di scontro armato con corpi di sicurezza del paese vicino che occupano lo stato di Guayana Esequiba con l’obiettivo di stabilire un casus belli che derivi in un’occupazione militare USA.

È nota l’intenzione del segretario di Stato e consigliere interino di Sicurezza Nazionale, Marco Rubio, di utilizzare la disputa con il paese vicino come detonatore di detto scenario. Inoltre, non si dà per scontata l’ipotesi che i recenti voli di caccia, bombardieri e aerei di ricognizione USAcerchino di provocare reazioni —o errori— da parte della FANB per giustificarlo.

Ostentosamente, l’opposizione mediatica esibisce il suo desiderio che ci sia una incrinatura interna nell’ambito militare venezuelano. La lirica utilizzata ha passaggi di ansia eccessiva in cui si prefigurano scene di diserzione militare massiva “in cerca di redenzione”. Invece, la scorsa settimana The New York Times ha rivelato che Trump “si mostra riluttante ad approvare operazioni che possano mettere a rischio le truppe USA o che possano risultare in un fallimento vergognoso”, il che, se fosse vero, non smette di essere comprensibile.

Il secondo scenario cerca di riciclare le escalation violente del 2014 e 2017 aggiungendo l’ingrediente delle bande criminali così come si è provato il 29 luglio 2024, dopo le elezioni presidenziali. La tattica fallita dello sciame —o swarming— consiste nel creare focolai di violenza in diverse regioni del paese mediante l’uso di armamento per creare condizioni che derivino nel primo scenario.

Installare la narrazione del “governo repressore” serve a Washington e all’opposizione che patrocina per attivare i ben rodati meccanismi di rivoluzione colorata che, come in Libia e Siria, aprono il passo alla militarizzazione del conflitto in supposta difesa di civili. Precisamente, in ambedue gli scenari, che hanno le loro ramificazioni e variazioni, la popolazione gioca un ruolo determinante.

Il ruolo della popolazione in uno scenario bellico

 

Le risposte riguardo alla rottura interna sono complesse dato che l’opposizione ha perso influenza politica, e quindi capacità di convocazione, ma anche perché i piani terroristici che cercano di provocare il caos sono stati smantellati conseguentemente. Inoltre, gli attori infiltrati nel territorio nazionale sono stati individuati e neutralizzati, in molti casi con l’aiuto dell’intelligenza sociale, cioè della popolazione civile.

D’altra parte, incrementando la minaccia militarista dell’amministrazione Trump, il governo venezuelano ha convocato il popolo a prepararsi per “passare dall’essere una rivoluzione pacifica a una rivoluzione armata”. Questa transizione conta sulla Milizia Nazionale Bolivariana, creata dal Comandante Hugo Chávez nel 2009 come un corpo di volontari, un complemento civile alla FANB, con l’obiettivo di difendere la sovranità e la pace nazionale. Ciò che per anni ha funzionato come un corpo ausiliario, ha formalizzato il suo ruolo nel 2020 quando è stata elevata allo status di quinto componente della FANB, dandole un peso istituzionale senza precedenti.

Il presidente Maduro ha affermato che la strategia venezuelana di fronte alle minacce dagli USA è “eminentemente difensiva”, il che include la “lotta diplomatica, la lotta politica”, ma ha avvertito che se “il Venezuela fosse aggredito passerebbe immediatamente al periodo di lotta armata in difesa del territorio nazionale” e “dichiarerebbe costituzionalmente la repubblica in armi, lotta armata”. Si tratta di una strategia militare di resistenza irregolare che, dalla Dottrina Bolivariana, assume che, così come il Libertador mobilitò popoli interi contro un impero, il Venezuela è chiamato a resistere a qualsiasi potenza straniera mediante una mobilitazione totale della cittadinanza.

Al riguardo, il vicepresidente settoriale di Politica, Sicurezza Cittadina e Pace, Diosdado Cabello, ha descritto che la strategia di fronte a un eventuale conflitto “non è con la guerra convenzionale. È un altro tipo di guerra e dobbiamo passare a quella fase e prepararci”. Ha aggiunto che “la faremo in tutti i siti nazionali, in tutti i terreni, in tutti i fronti e con ciò che avremo a portata di mano”.

Ci sono condizioni per lo scontro sociale?

 

Le difficoltà socioeconomiche, effetto del blocco e delle sanzioni, sono state pensate da Washington come brodo di coltura affinché il malcontento sociale faccia il lavoro destabilizzatore in modo sotterraneo senza dover ricorrere a un’invasione armata.

Il governo venezuelano ha strumentato diverse strategie per la stabilizzazione economica nazionale e non è esente da sfide in detta area. Allo stesso modo ha affrontato il fronte sociopolitico approfondendo azioni che rafforzino il tessuto organizzativo che risiede nel Potere Popolare.

In questo senso, il governo ha riorientato l’investimento sociale e ha disposto risorse affinché siano amministrate dalle organizzazioni sociali di base. Per questo sono state realizzate le Consultazioni Popolari Nazionali (CPN), che iniziano con un’agenda di incontri comunali —o assemblee di cittadini—, in cui i portavoce propongono progetti prioritari per risolvere le problematiche collettive delle comunità. Questi includono dalla costruzione di scuole e illuminazione di strade fino al supporto a imprese comunitarie.

Basata sulle sue Agende Concrete di Azione (ACA), ogni comune o circuito comunale sceglie, in maniera universale, diretta e segreta il progetto da eseguire e poi amministra le risorse assegnate. Il concetto punta verso l’auto-governo comunitario e cerca di territorializzare l’esercizio della democrazia in base agli articoli 5 e 62 della Costituzione, così come stabilire condizioni per raggiungere la chiamata “quarta trasformazione” —Trasformazione Sociale— contemplata nel Piano delle 7T, che è il piano di governo 2025-2031. Alcuni dati:

>Durante il 2024, si sono celebrate due CPN, la prima il 21 aprile e la seconda il 25 agosto; queste hanno riflesso 2259 progetti idrici, 1319 di viabilità, 1239 di habitat, 1153 di elettricità, 873 di educazione e 798 progetti sanitari.

>Il 2 febbraio di quest’anno sono state votate 36685 iniziative proposte dal Potere Popolare in tutto il territorio nazionale ed è iniziata la conformazione delle Sale di Auto-governo Popolare per ottenere contatto diretto tra il governo centrale e i 5334 circuiti comunali.

>Il 27 aprile, durante la II CPN del 2025, sono state proposte 36612 proposte a livello nazionale e si è votato in 5718 centri di votazione a livello nazionale. Allora, il ministro delle Comuni, Ángel Prado, ha affermato che il Venezuela ha investito 148 milioni di dollari in comunità durante un anno e ha consolidato 14000 progetti.

>Il 27 luglio si è realizzata la III CPN dell’anno focalizzata sui progetti proposti dalla gioventù. Una settimana dopo, il presidente Maduro ha informato che, fino a quella data, erano stati approvati per votazione 23455 progetti, dei quali il 70% era già stato portato a termine dalle stesse comunità e “consegnati come opere che impattano positivamente in scuole, abitazioni, centri di salute, vie di accesso, infrastruttura locale, tra altre aree”.

>Il prossimo 23 novembre sarà la IV CPN. Il presidente ha annunciato che il 13% dei progetti sono per l’imprenditoria economica e la produzione; il 42% focalizzato in servizi pubblici come viabilità, acqua, elettricità, salute, educazione; il 5% in sicurezza; il 27% destinato al sociale; il 5% su giustizia di pace e case comunali; e il 6% su progetti scientifici.

Di fronte all’aspirazione estremista di creare un conflitto interno, la popolazione avanza in migliori condizioni collettive di vita mediante l’organizzazione popolare e l’esercizio della politica territoriale; questo minimizza le condizioni per uno scontro sociale dato che le differenze politiche si risolvono mediante il dialogo e la costruzione collettiva di soluzioni.

Le ACA, come piani locali di sviluppo, permettono di approfondire la democrazia partecipativa e ossigenare le leadership per la rappresentanza politica e la costruzione di nuovi consensi sociali.

Ciò che è rimasto della scusa umanitaria

 

La guerra contro il Venezuela non è un affare recente. In ogni scontro è necessario accerchiare l’obiettivo e tagliare i suoi rifornimenti: lo spirito delle sanzioni e misure di blocco strumentate dagli USA.

È stato così che la salute e l’alimentazione della popolazione sono state danneggiate da dette misure. La ricercatrice Clara Sánchez ha evidenziato che, a partire dal 2015, la sottonutrizione è riapparsa e si è incrementata “in maniera proporzionale alla quantità di Misure Coercitive Unilaterali imposte”. Aggiunge che, secondo la FAO, questo flagello ha raggiunto nell’anno 2019 il più alto livello.

L’operazione continuata di cambio di regime si è ancorata nella narrazione di una crisi alimentare come “canale per portare a cabo un’intervento militare ‘umanitario’ nel paese, avallato dalla comunità internazionale”, mentre settori dell’opposizione estremista rubavano attivi nazionali in complicità con le amministrazioni di Trump e Biden. Fallita la narrazione dell'”emergenza umanitaria complessa”, tanto l’opposizione quanto i suoi alleati a Washington hanno cambiato argomento e criminalizzano coloro che consideravano vittime poco meno di due anni fa: la migrazione venezuelana.

Lo scorso settembre, il primo mandatario nazionale ha informato che il paese dispone di una riserva alimentare equivalente a 101 giorni di consumo, la cifra più alta nella storia nazionale. Ha aggiunto che il paese produce e rifornisce il 100% degli alimenti di consumo interno, mentre genera un eccedente che permette esportazioni.

L’economia ha 18 trimestri consecutivi di crescita e questa ripresa che, come è stato detto, non è esente da sfide, si deve a una strategia fondata sui 13 Motori Produttivi che combinano la ripresa strutturale in settori che tradizionalmente hanno sostenuto l’economia, come quello degli idrocarburi, con l’incorporazione di altri settori non tradizionali.

I settori contadino e peschereccio, parte della base sociale della produzione alimentare, hanno aportato forza all’alimentare:

>Con la partecipazione di ambedue i settori è diminuita la sottonutrizione dal 17,6%, tra il 2021 e il 2023, al 5,9% tra il 2022 e il 2024. Questo rappresenta più del 66% di ripresa.

>La produzione primaria nazionale vegetale e animale di alimenti non ha smesso di crescere negli ultimi sei anni e nel 2024 si è elevata al 6,2%.

>I contadini venezuelani hanno incrementato del 500% l’esportazione di caffè nel primo semestre dell’anno, in comparazione all’anno anteriore, dimostrando la capacità del settore di esportare.

>Lo scorso settembre sono stati rilanciati 15400 consigli contadini e, in assemblee, hanno eletto i loro rispettivi portavoce di organizzazione e formazione, economia produttiva e difesa territoriale e sovranità nazionale.

>La denutrizione in bambini minori di 5 anni è passata dal 14,8% nel 2019 all’1,2% nel 2024, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

>L’attività di cattura e processamento industriale nel settore peschereccio è aumentata oltre il 7% quest’anno.

>I prodotti del “Venezuela Azzurro” — pesca e acquacoltura — hanno raggiunto 33 paesi, con un incremento del 225% nella loro commercializzazione internazionale.

Di fronte a scenari di sconvolgimento interno indotto da fattori esterni, l’antidoto è stato la costruzione della partecipazione popolare nella sicurezza e difesa integrale, nella politica locale e nella sovranità alimentare. Questo si deve a una certa coesione sociale in funzione di risultati collettivi, all’approfondimento dell’esercizio della governance e alla divisione tra i settori che avversano il chavismo.

Il tentativo di smantellare la Repubblica Bolivariana rimane vigente in un settore estremista che ha optato per l’anti-politica e che ha assunto la denominata “rotta elettorale” come un dispositivo per acutizzare lo scontro e cercare l’implosione della partecipazione elettorale.

Una visione panoramica ha permesso di mettere a fuoco i risultati; l’estremismo ha perso influenza nei suoi seguaci e i suoi errori sono tanto evidenti quanto il patrocinio e leadership che esercitano l’élite transnazionali sull’opposizione estremista. Le loro agende si sono allontanate dalla gente e sembrerebbe che le promesse di sottomissione di María Corina Machado a quelle élite lo confermino.


Defensa no convencional, organización política y producción
El rol fundamental de la población venezolana ante las amenazas militares

 

El despliegue militar de Estados Unidos, cada vez menos encubierto bajo una supuesta “operación antidrogas”, tiene como objetivo claro el cambio de régimen en Venezuela. Los escenarios van desde un ataque militar directo contra el gobierno venezolano hasta el logro de un quiebre interno, acelerado por mercenarios contratados desde Washington, que rompa la cohesión de la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB), entre otros efectos.

La población venezolana ha reaccionado de manera, si se quiere, inesperada ante la presión psicológica de los medios globalizados. No se observa desasosiego en las calles y, como esos mismos medios han publicado, la mayoría rechaza una intervención extranjera en el territorio nacional. Muchas preguntas surgen de este comportamiento social, lo que requiere desagregar elementos que pudieran apuntar a responderlas.

Los escenarios planteados para un cambio de régimen

Recientemente se ha buscado imponer el primer escenario mediante operaciones de bandera falsa como las dispuestas desde Guyana. En distintas ocasiones, actores armados han generado situaciones de enfrentamiento armado con cuerpos de seguridad del vecino país que ocupan el estado Guayana Esequiba con el fin de establecer un casus belli que derive en una ocupación militar estadounidense.

Es conocida la intención del secretario de Estado y asesor interino de Seguridad Nacional, Marco Rubio, de utilizar la disputa con el vecino país como detonante de dicho escenario. Además, no se da por descontada la hipótesis de que los recientes vuelos de cazas, bombarderos y aviones de reconocimiento estadounidenses buscan provocar reacciones —o errores— por parte de la FANB para justificarlo.

Ostentosamente, la mediática opositora exhibe su deseo de que haya resquebrajamiento interno en el ámbito militar venezolano. La lírica utilizada tiene pasajes de ansia excesiva en los que se prefiguran escenas de deserción militar masiva “en busca de redención”. En cambio, la semana pasada The New York Times reveló que Trump “se muestra reacio a aprobar operaciones que puedan poner en riesgo a las tropas estadounidenses o que puedan resultar en un fracaso vergonzoso”, lo que, si fuera cierto, no deja de ser comprensible.

El segundo escenario intenta reciclar las escaladas violentas de 2014 y 2017 agregando el ingrediente de las bandas criminales tal como se ensayó el 29 de julio de 2024, luego de las elecciones presidenciales. La táctica fracasada del enjambre —o swarming— consiste en crear focos de violencia en distintas regiones del país mediante el uso de armamento para crear condiciones que deriven en el primer escenario.

Instalar el relato del “gobierno represor” le sirve a Washington y a la oposición que patrocina para activar los bien curados mecanismos de revolución de colores que, como en Libia y Siria, abren paso a la militarización del conflicto en supuesta defensa de civiles. Precisamente, en ambos escenarios, que tienen sus ramificaciones y variaciones, la población juega un rol determinante.

El rol de la población en un escenario bélico

Las respuestas respecto al quiebre interno son complejas debido a que la oposición ha perdido influencia política, y por tanto capacidad de convocatoria, pero también porque los planes terroristas que buscan provocar el caos han sido desmantelados consecuentemente. Incluso, los actores infiltrados en el territorio nacional han sido detectados y neutralizados, en muchos casos con la ayuda de la inteligencia social, es decir, de la población civil.

Por otra parte, al incrementar la amenaza militarista de la administración Trump, el gobierno venezolano convocó al pueblo a alistarse para “pasar de ser una revolución pacífica a una revolución armada”. Esta transición cuenta con la Milicia Nacional Bolivariana, creada por el Comandante Hugo Chávez en 2009 como un cuerpo de voluntarios, un complemento civil a la FANB, con el objetivo de defender la soberanía y la paz nacional. Lo que durante años funcionó como un cuerpo auxiliar, formalizó su rol en 2020 cuando fue elevada al estatus de quinto componente de la FANB, dándole un peso institucional sin precedentes.

El presidente Maduro ha afirmado que la estrategia venezolana ante las amenazas desde Estados Unidos es “eminentemente defensiva”, lo que incluye la “lucha diplomática, la lucha política”, pero advirtió que si “Venezuela fuera agredida pasaría inmediatamente al periodo de lucha armada en defensa del territorio nacional” y “declararía constitucionalmente a la república en armas, lucha armada”. Se trata de una estrategia militar de resistencia irregular que, desde la Doctrina Bolivariana, asume que, así como el Libertador movilizó a pueblos enteros contra un imperio, Venezuela está llamada a resistir a cualquier potencia extranjera mediante una movilización total de la ciudadanía.

Al respecto, el vicepresidente sectorial de Política, Seguridad Ciudadana y Paz, Diosdado Cabello, describió que la estrategia ante un eventual conflicto “no es con la guerra convencional. Es otro tipo de guerra y tenemos que pasar a esa fase y prepararnos”. Agregó que “la vamos a hacer en todos los sitios nacionales, en todos los terrenos, en todos los frentes y con lo que tengamos a mano”.

¿Hay condiciones para la confrontación social?

Las dificultades socioeconómicas, efecto del bloqueo y las sanciones, han sido pensadas desde Washington como caldo de cultivo para que el descontento social haga el trabajo desestabilizador de manera soterrada sin tener que acudir a una invasión armada.

El gobierno venezolano ha instrumentado distintas estrategias para la estabilización económica nacional y no está exento de retos en dicha área. Asimismo ha abordado el frente sociopolítico profundizando acciones que fortalezcan el tejido organizativo que reside en el Poder Popular.

En este sentido, el gobierno ha reorientado la inversión social y ha dispuesto recursos para que sean administrados por las organizaciones sociales de base. Para ello se han realizado las consultas populares nacionales (CPN), que inician con una agenda de encuentros comunales —o asambleas de ciudadanos—, en los que voceros postulan proyectos prioritarios para solucionar las problemáticas colectivas de las comunidades. Estos incluyen desde la construcción de escuelas y alumbrado de calles hasta el apoyo a emprendimientos comunitarios.

Basada en sus Agendas Concretas de Acción (ACA), cada comuna o circuito comunal elige, de manera universal, directa y secreta el proyecto a ser ejecutado y luego administra los recursos asignados. El concepto apunta hacia el autogobierno comunitario y busca territorializar el ejercicio de la democracia con base en los artículos 5 y 62 de la Constitución, así como establecer condiciones para lograr la llamada “cuarta transformación” —Transformación Social— contemplada en el Plan de las 7T, que es el plan de gobierno 2025-2031. Algunos datos:

Durante 2024, se celebraron dos CPN, la primera el 21 de abril y la segunda el 25 de agosto; estas reflejaron 2 mil 259 proyectos hídricos, 1.319 de vialidad, 1.239 de hábitat, 1.153 de electricidad, 873 de educación y 798 proyectos sanitarios.

El 2 de febrero de este año se votaron 36 mil 685 iniciativas planteadas por el Poder Popular en todo el territorio nacional e inició la conformación de las Salas de Autogobierno Popular para lograr contacto directo entre el gobierno central y los 5 mil 334 circuitos comunales.

El 27 abril, durante la II CPN de 2025, fueron postuladas 36 mil 612 propuestas a nivel nacional y se votó en 5 mil 718 centros de votación a nivel nacional. En ese entonces, el ministro de Comunas, Ángel Prado, afirmó que Venezuela invirtió 148 millones de dólares en comunidades durante un año y consolidó 14 mil proyectos.

El 27 de julio se realizó la III CPN del año enfocada en los proyectos postulados por la juventud. Una semana después, el presidente Maduro informó que, hasta esa fecha, se habían aprobado por votación 23 mil 455 proyectos, de los cuales el 70% ya habían sido culminados por las propias comunidades y “entregados como obras que impactan positivamente en escuelas, viviendas, centros de salud, vías de acceso, infraestructura local, entre otras áreas”.

El próximo 23 noviembre será la IV CPN. El presidente anunció que el 13% de los proyectos son para el emprendimiento económico y la producción; 42% enfocados en servicios públicos como vialidad, agua, electricidad, salud, educación; 5% en seguridad; 27% destinados a lo social; 5% sobre justicia de paz y casas comunales; y 6% sobre proyectos científicos.

Ante la aspiración extremista de crear un conflicto interno, la población avanza en mejoras de las condiciones colectivas de vida mediante la organización popular y el ejercicio de la política territorial; esto minimiza las condiciones para una confrontación social debido a que las diferencias políticas se dirimen mediante el diálogo y la construcción colectiva de soluciones.

Los ACA, como planes locales de desarrollo, permiten que se profundice la democracia participativa y se oxigenen los liderazgos para la representación política y la construcción de nuevos consensos sociales.

Lo que quedó de la excusa humanitaria

La guerra contra Venezuela no es un asunto reciente. En toda confrontación es menester cercar al objetivo y cortar sus suministros: el espíritu de las sanciones y medidas de bloqueo instrumentadas por Estados Unidos.

Fue así como la salud y la alimentación de la población fueron afectadas por dichas medidas. La investigadora Clara Sánchez ha destacado que, a partir de 2015, la subalimentación reapareció y se incrementó “de manera proporcional a la cantidad de Medidas Coercitivas Unilaterales impuestas”. Agrega que, según la FAO, este flagelo alcanzó en el año 2019 el más alto nivel.

La operación continuada de cambio de régimen se ancló en el relato de una crisis alimentaria como “canal para llevar a cabo una intervención militar ‘humanitaria’ en el país, avalada por la comunidad internacional”, mientras sectores de la oposición extremista robaban activos nacionales en complicidad con las administraciones de Trump y Biden. Fracasado el relato de la “emergencia humanitaria compleja”, tanto la oposición como sus aliados en Washington cambiaron de tema y criminalizan a quienes consideraron víctimas hace poco menos de dos años: la migración venezolana.

En septiembre pasado, el primer mandatario nacional informó que el país dispone de una reserva alimentaria equivalente a 101 días de consumo, la cifra más alta en la historia nacional. Agregó que el país produce y abastece el 100% de los alimentos de consumo interno, mientras genera un excedente que permite exportaciones.

La economía tiene 18 trimestres creciendo y esta recuperación que, como se ha dicho, no está exenta de retos, se debe a una estrategia fundada en los 13 Motores Productivos que combinan la recuperación estructural en sectores que tradicionalmente han sostenido la economía, como el de hidrocarburos, con la incorporación de otros sectores no tradicionales.

Los sectores campesino y pesquero, parte de la base social de la producción alimentaria, han aportado fortalezas en lo alimentario:

Con la participación de ambos sectores disminuyó la subalimentación de 17,6%, entre 2021 y 2023, a 5,9% entre 2022 y 2024. Esto representa más de 66% de recuperación.

La producción primaria nacional vegetal y animal de alimentos no ha parado de crecer en los últimos seis años y en 2024 se elevó a 6,2%.

Los campesinos venezolanos han incrementado en un 500% la exportación de café en el primer semestre del año, en comparación al año anterior, demostrando la capacidad del sector para exportar.

En septiembre pasado se reimpulsaron 15 mil 400 consejos campesinos y, en asambleas, eligieron sus respectivos voceros de organización y formación, economía productiva y defensa territorial y soberanía nacional.

La desnutrición en niños menores de 5 años pasó de 14,8% en 2019 a 1,2% en 2024, según la Organización Mundial de la Salud (OMS).

La actividad de captura y procesamiento industrial en el sector pesquero ha aumentado por encima de 7% este año.

Los productos de la “Venezuela Azul” —pesca y acuicultura— han alcanzado 33 países, con un incremento de 225% en su comercialización internacional.

Ante escenarios de conmoción interna inducida por factores externos, el antídoto ha sido la construcción de la participación popular en la seguridad y defensa integral, en la política local y en la soberanía alimentaria. Esto se debe a cierta cohesión social en función de logros colectivos, a la profundización del ejercicio de la gobernanza y a la división entre los sectores que adversan al chavismo.

El intento de desmantelar la República Bolivariana sigue vigente en un sector extremista que optó por la antipolítica y que asumió la denominada “ruta electoral” como un dispositivo para agudizar la confrontación y buscar la implosión de la participación electoral.

Una visión panorámica ha permitido acrisolar los resultados; el extremismo perdió influencia en sus seguidores y sus errores son tan evidentes como el patrocinio y liderazgo que ejercen las élites transnacionales sobre la oposición extremista. Sus agendas se alejaron de la gente y pareciera que las promesas entreguistas de María Corina Machado a esas élites lo confirman.

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