Dinnanzi alla drammatica perdita di popolarità e al declino dell’economia yankee come risultato delle politiche imposte, Donald Trump ha fatto ricorso alla vecchia e logora strategia del fantasma del comunismo, una risorsa che segna la disperazione che lo invade.
Evidentemente non ha altre carte da giocarsi, per conquistare la simpatia degli elettori, perché finora tutto ciò che ha fatto è procurarsi il rifiuto del popolo, e persino dei suoi alleati interni ed esterni.
La questione dell’aumento dei dazi è una prova della sua sbagliata politica economica, perché immediatamente si è guadagnato il ripudio dei suoi principali soci commerciali, come Messico e Canada, violando persino quanto stabilito nel trattato commerciale firmato tra i tre, e ancor più dall’Unione Europea.
Nella sua ossessione malata di frenare lo sviluppo raggiunto dalla Cina, ha preteso di imporre un dazio mai applicato a un altro Paese nel mondo, una decisione senza fondamenti economici che è stato costretto a modificare più volte, dimostrando la mancanza di una politica seria.
La sua marcia di due passi avanti e uno indietro nei casi di Ucraina e Russia, espone anche la sua incoerenza in politica estera, la quale, in teoria, è guidata da Marco Rubio, personaggio grigio senza la capacità di portare avanti la linea politica del regime yankee, molto lontana da quella sviluppata a suo tempo da Henry Kissinger.
Dinnanzi a questo scenario complicato, Trump ha ripescato la vecchia leggenda che “il comunismo è responsabile dei fallimenti degli USA”, qualcosa che negli anni ’50 del secolo XX mise in atto Joseph Raymond McCarthy, dal controverso Comitato per le attività antistatunitense, appiccicando l’etichetta di “comunista” a tutti coloro che non seguivano pedissequamente la politica tracciata dall’amministrazione yankee, sebbene già dalla fine degli anni ’30 furono perseguitati accademici, scrittori e star del cinema per le loro presunte simpatie con le idee di Karl Marx e Vladimir Lenin.
Fu una caccia alle streghe anticomunista, tipo Inquisizione vaticana all’interno degli USA, che bollò ingiustamente come presunte spie molte personalità delle scienze, della cultura e funzionari pubblici, qualcosa copiato ora da Trump, nell’emettere lo scorso 7 novembre 2025, una proclamazione ufficiale per commemorare la Settimana Anti-Comunista 2025, secondo lui, “una settimana di riflessione nazionale dedicata a ricordare la devastazione provocata dal comunismo e a riaffermare l’impegno del paese per la libertà individuale e la dignità umana”.
Volendo trasformare la storia, Trump ha affermato che “il comunismo è una delle ideologie più distruttive della storia, responsabile di più di 100 milioni di morti in tutto il mondo e di aver tentato di cancellare la fede, sopprimere la libertà e distruggere la prosperità guadagnata con il lavoro”.
Questo nuovo dittatore ha dimenticato che furono gli USA a lanciare per primi due bombe nucleari sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, uccidendo migliaia di civili innocenti che oggi soffrono le sequele della radioattività?
E la guerra in Vietnam, Laos e Cambogia, dove i loro cittadini furono ingiustamente assassinati dalle bombe yankee, interi villaggi bruciati col napalm, donne e uomini torturati brutalmente. Questo fa parte dell’impegno degli USA con la libertà individuale e la dignità umana?
Cosa dire dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq con false argomentazioni, dove il mondo rimase perplesso quando vide gli orrori commessi e i numerosi casi di tortura e abuso di prigionieri da parte dei soldati yankee della Compagnia 372 della Polizia Militare e agenti della CIA, nella prigione di Abu Ghraib in Iraq.
Non ricorda che dal 2002, dopo l’invasione dell’Afghanistan, imprigionò nella Base Navale della baia di Guantánamo, Cuba, 780 uomini solo per essere musulmani e accusati senza prove di essere terroristi, dei quali quaranta continuano ancora indefinitamente detenuti senza capi d’accusa e senza processo.
Invece di cercare di edulcorare la triste realtà che oggi soffrono milioni di statunitensi, che vivono in povertà, disoccupati, senza assicurazioni mediche, né lavoro e una casa, dovrebbe dichiarare una settimana per rendere omaggio alle vittime del sistema capitalista, quello che invade paesi, organizza e finisce colpi di stato, tortura, assassina oppositori politici e leader mondiali, non permette la diversità di pensiero, di credenze religiose, impedisce la libertà di stampa, e accusa importanti mezzi di comunicazione di divulgare informazioni che non sono di suo gradimento.
A tutti questi elementi si somma il rapporto preparato nel 1967 dall’Ispettore Generale della CIA, su richiesta del direttore di detta Agenzia di Intelligence, dove si espongono alcuni delle centinaia di piani che pianificarono per assassinare il dirigente cubano Fidel Castro, il che basta per dimostrare che gli USA non rispettano i valori di libertà, fede e prosperità, violando costantemente gli aspetti raccolti nella sua vecchia Costituzione di più di due secoli.
I popoli del mondo che hanno sofferto le azioni degli USA nel corso della storia, mantengono viva la memoria dei loro crimini e sanno chi è il vero responsabile dei problemi che oggi patisce l’umanità.
Nella sua crociata mediatica Trump si è alleato con la mafia terroristica anticubana di Miami, dove risiedono agenti al servizio della CIA che hanno eseguito centinaia di azioni terroristiche contro Cuba, e nel proprio territorio USA, dalla collocazione di bombe in centri commerciali, industrie, hotel, ristoranti, ambasciate, consolati, aziende commerciali e persino all’esplosione in pieno volo di un aereo civile con 76 innocenti a bordo.
Trump dovrebbe studiare come è finito McCarthy, presidente del Sottocomitato per le indagini del Senato, con la sua caccia alle streghe anticomunista, quando il suo stile demagogico e brutale fu scoperto, poiché il suo atteggiamento di politico opportunista, che minò il pluralismo politico, ambizioso e senza scrupoli senza importargli la verità né il rispetto della decenza, lo portarono al fallimento totale.
In entrambi i personaggi ci sono molte coincidenze, ma inoltre Trump è condannato per una dozzina di reati, tra cui per molestia sessuale e non precisamente per essere un comunista.
Esatto fu José Martí quando sottolineò: “Non c’è pizzo più fine di quello tessuto dagli uomini decisi a intrigare”.
El fantasma del comunismo como recurso desesperado de Donald Trump
Por Arthur González
Ante la dramática pérdida de popularidad y el declive de la económica yanqui como resultado de las políticas impuestas, Donald Trump ha recurrido a la vieja y gastada estrategia del fantasma del comunismo, como un recurso que marca el desespero que lo invade.
Evidentemente ya no tiene otra carta en la manga que jugar, con el fin de ganarse la simpatía de los votantes, porque hasta ahora todo lo que ha hecho es buscarse el rechazo del pueblo, e incluso de sus aliados internos y externos.
El tema del alza de los aranceles es una prueba de su desacertada política económica, porque de inmediato se ganó el repudio de sus principales socios comerciales, como México y Canadá, violando incluso lo acordado en el tratado de comercio firmado entre los tres, aún más de la Unión Europea.
En su obsesión enfermiza por frenar el desarrollo alcanzado por China, pretendió imponer un arancel jamás aplicado a otro país en el mundo, decisión sin fundamentos económicos y que se ha visto obligado a enmendar en varias ocasiones, demostrando la falta de una política seria.
Su marcha de dos pasos adelante y un hacia atrás en los casos de Ucrania y Rusia, también exponen su inconsistencia en política exterior, la cual, en teoría, la encabeza Marco Rubio, personaje gris sin capacidad para llevar a cabo la línea política del régimen yanqui, muy distante a la que desarrolló en su momento Henry Kissinger.
Ante este complicado escenario, Trump le ha echado mano a la vieja leyenda de que “el comunismo es el responsable de los fracasos de Estados Unidos”, algo que en la década de los años 50 del siglo XX ejecutó Joseph Raymond McCarthy, desde el controvertido Comité de Actividades Antiestadounidenses, colocándole la etiqueta de “comunista” a todos los que no seguían a pies juntillas la política trazada por la administración yanqui, aunque ya desde finales de los años 30 se persiguieron a académicos, escritores y estrellas de cine por sus supuestas simpatías con las ideas de Carlos Marx y de Vladimir Lenin.
Fue una cacería de brujas anticomunista, tipo InquisiciónVaticana dentro de Estados Unidos, que tildó injustamente de presuntos espías a muchas personalidades de las ciencias, la cultura y funcionarios públicos, algo copiado ahora por Trump, al emitir el pasado 7 de noviembre 2025, una proclamación oficial para conmemorar la Semana Anti-Comunista 2025, según él, “una semana de reflexión nacional dedicada a recordar la devastación provocada por el comunismo y para reafirmar el compromiso del país con la libertad individual y la dignidad humana”.
Queriendo transformar la historia, Trump afirmó que “el comunismo es una de las ideologías más destructivas de la historia, responsable de más de 100 millones de muertes en todo el mundo y de haber intentado borrar la fe, suprimir la libertad y destruir la prosperidad ganada con trabajo”.
¿Se olvidó este nuevo dictador que fue Estados Unidos quien lanzó por primera vez, dos bombas nucleares sobre las ciudades japonesas de Hiroshima y Nagasaki, asesinando a miles de civiles inocentes que hoy sufren de las secuelas de la radioactividad?
Y la guerra de Vietnam, Laos y Camboya, donde sus ciudadanos fueron asesinados injustamente por las bombas yanquis, aldeas completas quemadas con napalm, mujeres y hombres torturados brutalmente. ¿Es eso parte del compromiso de Estados Unidos con la libertad individual y la dignidad humana?
Qué decir de la invasión a Afganistán e Irak con falsos argumentos, donde el mundo quedó perplejo cuando vio los horrores cometidos y los numerosos casos de tortura y abuso de prisioneros por los soldados yanquis de la Compañía 372 de la Policía Militar y agentes de la CIA, en la prisión de Abu Ghraib en Irak.
No recuerda que desde 2002, después de la invasión a Afganistán, encarceló en la Base Naval en la bahía de Guantánamo, Cuba, a 780 hombres solo por ser musulmanes y acusados sin pruebas de ser terroristas, de los cuales cuarenta todavía continúan indefinidamente detenidos sin cargo y sin juicio.
En vez de tratar de edulcorar la triste realidad que hoy sufren millones de estadounidenses, viviendo en la pobreza, desempleados, sin seguros médicos, ni trabajo y una vivienda, debería declarar una semana para rendir homenaje a las víctimas del sistema capitalista, ese que invade países, organiza y financia golpes de estado, tortura, asesina a opositores políticos y a líderes mundiales, no permite la diversidad de pensamiento, de creencias religiosas, impide la libertad de prensa, y acusa a importantes medios de divulgar informaciones que no son de su agrado.
A todos estos elementos se le suma el informe preparado en 1967 por el Inspector General de la CIA, a solicitud del director de dicha Agencia a Inteligencia, donde se exponen algunos de los cientos de planes que planificaron para asesinar al líder cubano Fidel Castro, lo que basta para demostrar que Estados Unidos no respeta los valores de libertad, fe y prosperidad, violando constantemente los aspectos recogidos en su añeja Constitución de más de dos siglos.
Los pueblos del mundo que sufrieron las acciones de Estados Unidos a lo largo de la historia, mantienen viva la memoria de sus crímenes y saben quién es el verdadero responsable de los problemas que hoy padece la humanidad.
En su cruzada mediática Trump se alió a la mafia terrorista anticubana de Miami, donde radican agentes al servicio de la CIA que han ejecutado cientos de acciones terrorista contra Cuba, y en el propio territorio de Estados Unidos, desde la colocación de bombas en centros comerciales, industrias, hoteles, restaurantes, embajadas, consulados, empresas comerciales y hasta la voladura en pleno vuelo de un avión civil con 76 inocentes a bordo.
Trump debería estudiar como terminó McCarthy, presidente del Subcomité de Investigaciones del Senado, con su cacería de brujas anticomunista, cuando su estilo demagógico y brutal quedó al descubierto, pues su actitud de político oportunista, quien menoscabó el pluralismo político, ambicioso e inescrupuloso sin importarle la verdad y ni el respeto de la decencia, lo llevaron al fracaso total.
En ambos personajes hay muchas coincidencias, pero además Trump está condenado por una docena de delitos, entre ellos por acoso sexual y no precisamente por ser un comunista.
Exacto fue José Martí cuando apuntó: “No hay encaje más fino que el labran los hombres decididos a intrigar”.

