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El Toque: la causa dell’inflazione a Cuba?

 

Cubainformacion – Oggi affrontiamo un tema che è stato nell’agenda della stampa pubblica cubana negli ultimi giorni: la piattaforma El Toque, che offre il tasso di cambio informale delle valute a Cuba e che, nonostante sia appunto “informale”, nonostante la sua arbitrarietà e la sua mancanza di basi economiche, è oggi il riferimento popolare seguito da milioni di persone sull’Isola.

El Toque è, senza dubbio, un fattore di inflazione indotta (non è l’unica causa dell’inflazione, ma è una causa importante) e un elemento essenziale nella guerra economica del Governo degli USA contro il popolo cubano e la sua economia familiare.

In un’intervista a EFE a novembre 2025, il direttore di El Toque, José Jasán Nieves, ha riconosciuto che il 50% del budget annuale della piattaforma proviene dalla “cooperazione internazionale statunitense”, e cifra il budget annuale tra 800.000 e 1.000.000 di USD. Al suo cambio “informale”, sarebbero tra 4.000 e 5.000 stipendi annuali di un giornalista della stampa pubblica dell’Isola.

In dichiarazioni a Reuters, riprese sempre a novembre, Nieves ha riconosciuto che le sovvenzioni del Dipartimento di Stato sono “per promuovere l’accesso all’informazione a Cuba e appoggiare l’ambasciata degli USA all’Avana nell’implementazione di programmi di diplomazia pubblica”.

France24 e The Guardian riportano anche, in articoli recenti, che El Toque è finanziato, inoltre, con denaro della National Endowment for Democracy (NED), cioè un fondo governativo, approvato dal Congresso degli USA, per i “programmi di democrazia” (o “cambio di regime”) in “paesi disobbedienti” come Cuba. La NED, ricordiamo, assunse funzioni della CIA a partire dagli anni ’80.

E dove dovrebbe stare la squadra di El Toque? È chiaro: in prigione, secondo la Legge 88/1999 (“Protezione dell’Indipendenza Nazionale e dell’Economia di Cuba”) e il nuovo Codice Penale (articoli 135 e 143), che penalizzano il mercenarismo e il finanziamento da potenze straniere allineate con il blocco e la guerra economica.

Naturalmente, la guerra economica degli USA è molto più dell’inflazione indotta attraverso piattaforme come El Toque. Il blocco ai redditi, crediti e investimenti di Cuba, per limitare al massimo l’entrata di valuta estera, sono anche un fattore scatenante di scarsità di prodotti, paralisi dell’economia e inflazione.

In questo senso, analizziamo un articolo di Omar Stainer Rivera, intitolato Strategia di boicottaggio agli accordi medici cubani nella seconda amministrazione di Donald J. Trump. Stainer passa in rassegna la strategia degli USA per lasciare il sistema pubblico di salute di Cuba senza entrate. Ricordiamo che, da anni, una buona parte degli ospedali dell’Isola sostenevano il proprio funzionamento grazie ai redditi provenienti da accordi medici internazionali, e che il Governo Trump riuscì, nella sua prima amministrazione, a chiudere gli accordi medici di Cuba in Brasile, El Salvador, Ecuador e Bolivia, tra il 2018 e il 2019.

E che, in questa seconda amministrazione, con Marco Rubio che porta personalmente l’offensiva, sta portando avanti una sostenuta politica di pressione e minacce ai governi, specialmente dei Caraibi: con una nuova “politica di restrizione di visti” per i funzionari di detti paesi che firmino accordi con Cuba (l’attuale ministro della salute del Brasile è sanzionato, per esempio).

Recentemente Marco Rubio ha realizzato un giro dei Caraibi, con il tema della cooperazione cubana come uno degli argomenti centrali, e governi come Giamaica, Guyana, Suriname, Trinidad e Tobago hanno ceduto al suo ricatto mafioso, cancellando o annunciando che rivedranno i loro accordi con Cuba.

A proposito, nell’articolo l’autore ci segnala che, “in tutte le denunce e documenti del Dipartimento di Stato è stato citato come elemento probatorio un’investigazione dell’ONG Prisoners Defenders”.

Parliamo anche dell’aggressione militare degli USA contro il Venezuela. Nell’articolo di Misión Verdad “Il Venezuela è l’ultima frontiera di Washington“, l’analista Aidan J. Simardone ci dice che, diversi anni fa, quando Trump impose il blocco totale al Venezuela, “i paesi non potevano commerciare con il Venezuela poiché gli USA avrebbe tagliato loro l’accesso alle istituzioni finanziarie. Come risultato di ciò, il PIL si è contratto del 74%, l’inflazione è arrivata al 2 milione per cento e 7,9 milioni di persone sono fuggite dal Venezuela. Sembrava che l’unica cosa che gli USA dovevano fare era aspettare che il governo collassasse; ma non accadde”. E segnala che, oggi, il Venezuela è una delle nazioni con la crescita più rapida, la popolazione sta ritornando e l’inflazione è controllata.

Sempre in Misión Verdad leggiamo “Operazione Lancia del Sud: la guerra algoritmica arriva da Gaza ai Caraibi”, un reportage che ci porta al ruolo nella guerra imperialista delle multinazionali tecnologiche degli USA. “Ormai non si tratta più di ‘intervenire’ nel senso classico – sbarchi, colpi di stato aperti – ma di installare un livello tecnologico di potenza delegata, dove la presenza militare non si misura in soldati ma in bit, algoritmi e contratti di servizio”. Ci dice il testo che ora “il potere decisionale si sposta dal Campidoglio a Silicon Valley; dal generale all’algoritmo”, data la partecipazione delle aziende tech nella guerra. A giugno 2025, ricorda, “quattro dirigenti di Palantir, Meta (Facebook) e OpenAI sono stati nominati tenenti colonnelli dell’Esercito statunitense nel nuovo Distaccamento 201, un’unità creata per fondere il talento tecnologico privato con l’innovazione militare” e sono stati firmati contratti multimilionari con il Dipartimento della Guerra, con l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e con l’Esercito. Cioè, i dirigenti delle Big Tech/Silicon Valley sono dentro la catena di comando, e non precisamente come consulenti ma come ufficiali”.


El Toque: ¿la causa de la inflación en Cuba?

 

Cubainformación – Hoy abordamos un tema que ha estado en la agenda de la prensa pública cubana en los últimos días: la plataforma El Toque, que ofrece la tasa de cambio informal de las monedas en Cuba y que, a pesar de ser eso, “informal”, a pesar de su arbitrariedad y su falta de sostén económico, es hoy la referencia popular seguida por millones de personas en la Isla.

El Toque es, sin duda, un factor de inflación inducida (no es la única causa de la inflación, pero sí una importante) y un elemento esencial en la guerra económica del Gobierno de EEUU contra el pueblo cubano y su economía familiar.

En entrevista a EFE noviembre de 2025, el director de El Toque, José Jasán Nieves, reconoció que el 50 % del presupuesto anual de la plataforma procede de la “cooperación internacional estadounidense”, y cifra el presupuesto anual entre 800.000 y 1.000.000 USD. A su cambio “informal”, serían entre 4.000 y 5.000 sueldos anuales de un o una periodista de la prensa pública de la Isla.

En declaraciones a Reuters, recogidas también en noviembre, Nieves reconoció que las subvenciones del Departamento de Estado son “para promover el acceso a la información en Cuba y apoyar a la embajada de EE.UU. en La Habana en la implementación de programas de diplomacia pública”.

France24 y The Guardian también recogen, en notas recientes, que El Toque está financiado, además, con dinero de la National Endowment for Democracy (NED), es decir, un fondo gubernamental, aprobado por el Congreso de EEUU, para los “programa de democracia” (o “cambio de régimen”) en “países díscolos” como Cuba. La NED, recordemos, asumió funciones de la CIA a partir de los años 80.

¿Y dónde debería estar el equipo de El Toque? Está claro: en la cárcel, según la Ley 88/1999 (“Protección de la Independencia Nacional y la Economía de Cuba”) y el nuevo Código Penal (artículos 135 y 143), que penalizan el mercenarismo y el financiamiento desde potencias extranjeras alineadas con el bloqueo y la guerra económica.

Por supuesto, la guerra económica de EEUU es mucho más que la inflación inducida a través de plataformas como El Toque. El bloqueo a los ingresos, créditos e inversiones de Cuba, para limitar al máximo la entrada de divisas, también son un factor desencadenante de desabastecimiento, paralización de la economía e inflación.

En este sentido, analizamos un artículo de Omar Stainer Rivera, titulado Estrategia de boicot a los convenios médicos cubanos en la segunda administración de Donald J. Trump. Stainer repasa la estrategia de EEUU para dejar al sistema público de salud de Cuba sin ingresos. Recordemos que, desde hace años, una buena parte de los hospitales de la Isla sostenían su funcionamiento gracias a los ingresos procedentes de convenios médicos internacionales, y que el Gobierno Trump consiguió, en su primera administración, cerrar los convenios médicos de Cuba en Brasil, El Salvador, Ecuador y Bolivia, entre 2018 y 2019.

Y que, en esta segunda administración, con Marco Rubio llevando personalmente la ofensiva, lleva una sostenida política de presión y amenazas a gobiernos, especialmente del Caribe: con una nueva “política de restricción de visas” para el funcionariado de dichos países que firmen acuerdos con Cuba (el actual ministro de salud de Brasil está sancionado, por ejemplo).

Recientemente Marco Rubio realizó una gira por el Caribe, con el tema de la cooperación cubana como uno de los asuntos centrales, y gobiernos como Jamaica, Guyana, Surinam, Trinidad y Tobago cedieron a su chantaje mafioso, cancelando o anunciando que revisarían sus convenios con Cuba.

Por cierto, en el artículo el autor nos señala que, “en todas las denuncias y documentos del Departamento de Estado se citó como elemento probatorio una investigación de la ONG Prisoners Defenders”.

También hablamos sobre la agresión militar de EEUU contra Venezuela. En el artículo de Misión Verdad “Venezuela es la última frontera de Washington”, el analista Aidan J. Simardone nos dice que, hace varios años, cuando Trump impuso el bloqueo total a Venezuela, “los países no podían comerciar con Venezuela ya que Estados Unidos les cortaría el acceso a las instituciones financieras. Como resultado de esto, el PIB se contrajo 74%, la inflación llegó a 2 millones por ciento y 7,9 millones de personas huyeron de Venezuela. Parecía que lo único que tenía que hacer Estados Unidos era esperar que el gobierno colapsara; pero no ocurrió”. Y señala que, hoy, Venezuela es una de las naciones de crecimiento más rápido, la población está regresando y la inflación está controlada.

También en Misión Verdad leemos “Operación Lanza del Sur: la guerra algorítmica llega de Gaza al Caribe”, un reportaje que nos lleva al papel en la guerra imperialista de las multinacionales tecnológicas de EEUU. “Ya no se trata de “intervenir” en el sentido clásico —desembarcos, golpes abiertos— sino de instalar una capa tecnológica de poderío delegado, donde la presencia militar no se mide en soldados sino en bits, algoritmos y contratos de servicio”. Nos dice el texto que ahora “el poder de decisión se desplaza del Capitolio a Silicon Valley; del general al algoritmo”, dada la participación de las tecnológicas en la guerra. En junio de 2025, recuerda, “cuatro ejecutivos de Palantir, Meta (Facebook) y OpenAI fueron nombrados tenientes coroneles del Ejército estadounidense en el nuevo Destacamento 201, una unidad creada para fusionar el talento tecnológico privado con la innovación militar” y se han firmado contratos multimillonarios con el Departamento de Guerra, con ICE y con el Ejército. O sea, los ejecutivos de las Big Tech/Silicon Valley están dentro de la cadena de mando, y no precisamente como asesores sino como oficiales”.

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