Denunciando: cosa farebbe Fidel?

Arleen Rodríguez Derivet

Nove anni senza Fidel e con Fidel, perché come lui stesso annunciò nel suo ultimo messaggio, le idee dei comunisti cubani rimarranno. Questo 25 novembre, centinaia di messaggi e piccoli video con le sue parole in diversi momenti inondavano le retii sociali.

Fidel, come Martí, ha ormai una sopravvivenza infinitamente più lunga della sua stessa vita. Finché le sue idee prevarranno, Fidel rimarrà vivo e operante.

Ritorna allora la domanda che molti si pongono in ogni anniversario della sua scomparsa: “Cosa starebbe facendo Fidel in questi giorni? Quale sarebbe la sua battaglia?”.

Dopo aver ascoltato un rapporto sulle più recenti malefatte di Marco Rubio e dell’amministrazione Trump contro il Venezuela, abbiamo convenuto tutti che Fidel sarebbe in questo momento, come nelle drammatiche ore del colpo di Stato a Chávez, utilizzando ogni mezzo e tribuna internazionale utile per denunciare le menzogne che caratterizzano la gravità di questo momento per tutta la Nostra America.

Dal fine settimana ci sono canali che trasmettono in live streaming, presumibilmente in attesa dell’attacco, più volte annunciato, degli USA al Venezuela e c’è stata più di una notizia falsa.

Innanzitutto, autorità nordamericane hanno emesso un allarme non coordinato su un presunto rischio per i voli nella regione, provocando ore di incertezza e sospensione dei voli con il conseguente malcontento per centinaia di viaggiatori che cercavano di passare le feste natalizie a Caracas.

Poi è arrivata la bufala, la fake news, generata dal farneticante Segretario di Stato Marco Rubio, il quale ha dichiarato ufficialmente gruppo terroristico il Cartello dei Soli e Nicolás Maduro come suo capo, e il Venezuela come un narco-stato con tutto ciò che ciò implica nella nuova guerra della Roma Moderna.

La menzogna ha segnato la giornata di lunedì e in questo podcast includiamo la versione di Univisión, emittente ispanica nulla sospetta di simpatizzare con il governo di Maduro, che chiamano regime, in sintonia con Washington, così come non mettono in discussione la nuova e insolita accusa contro il Governo e il popolo del Venezuela.

Bárbara Betancourt ricorda che in giorni come questi, è inevitabile pensare a cosa farebbe Fidel e nessuno dubita che starebbe combattendo contro questo tentativo di invasione che, secondo quanto abbiamo ascoltato ieri da Maduro, porta avanti da circa 17 settimane di assedio militare, mediatico, economico, di ogni tipo, con una ferocia simile alla strategia del colpo di stato del 2002.

Un’opposizione di estrema destra screditata in politica perché ha chiesto senza sosta un intervento USA, nella settimana precedente, ha osato suggerire che l’invasione fosse domenica 23 come regalo di compleanno a Maduro. A questo punto arriva la guerra di logoramento.

Reinier Duardo indica Rubio come artefice di questa guerra e commenta il visibile tentativo di alcuni media di mostrare ai loro pubblici ciò che non è: dopo la dichiarazione dell’inesistente Cartello dei Soli come gruppo terroristico, fanno una figura ogni volta che cercano di spiegarlo. Quei media stessi che amplificano il linguaggio di Washington non si sono azzardati ad avallare la tesi del narco-stato e al massimo dicono che “secondo l’attuale amministrazione”. Non hanno trovato nessuno da citare che non sia Marco Rubio. Hanno anche cercato di intimidire il Messico, la Colombia e naturalmente Cuba.

Iniziano già a circolare teorie apocrife secondo le quali dietro il piano contro il Venezuela ci sarebbe in realtà il piano contro Cuba.

Per questo raccomandiamo di consultare media venezuelani, seguire influencer come Pérez Pirela e una giornalista del calibro di Madelein García, nei cui post e reel degli ultimi giorni, è possibile trovare solo immagini di celebrazione dell’inizio del Natale, concerti, anteprime… Senza che questo significhi trascuratezza.

Chi dubiti, ascolti Diosdado Cabello, il cui messaggio agli americani è incluso in questo podcast.

Si incendia la prateria, se si invade il Venezuela. La proclamazione dell’America Latina come Zona di Pace non è un documento che si possa gettare nel cestino. È una volontà collettiva perché si sa cosa significherebbe lo scoppio di una guerra nella regione oggi. Non è più il 1961, quando attaccarono Cuba e si assicurarono che gli altri paesi latinoamericani e caraibici rompessero con la Rivoluzione.

Con tutto ciò che sono riusciti a frantumare negli ultimi anni, non arrivano a un concerto di compratori come in passato. L’importante è che il Venezuela stia all’OCCHIO, come si dice da quelle parti.

Da coloro che sono stati capaci di costruire una menzogna che nessuno ingoia come il Cartello dei Soli e hanno superato tutti i limiti, dichiarando terrorista un gruppo che non esiste per invadere un paese che non solo esiste, ma lavora, celebra e si prepara a difendere la propria sovranità, ci si deve aspettare attacchi peggiori.

Speriamo che la verità sconfigga la menzogna, ma non ci sono ragioni per credere che i piani dell’impero si limitino a questo. Una provocazione maggiore deve essere in corso. Da qui staremo molto attenti. Continuiamo Denunciando.


Chapeando: ¿Qué haría Fidel?

Por: Arleen Rodríguez Derivet

Nueve años sin Fidel y con Fidel, porque como él mismo anunció en su último mensaje, las ideas de los comunistas cubanos permanecerán. Este 25 de noviembre cientos de mensajes y pequeños videos con sus palabras en diferentes momentos inundaban las redes.

Fidel, como Martí, ya tiene una sobrevida infinitamente más larga que lo que fuera su propia vida. Mientras sus ideas prevalezcan, Fidel permanecerá vivo y actuante.

Retorna entonces la pregunta que muchos se hacen en cada aniversario de su fallecimiento: “¿Qué estaría haciendo Fidel por estos días? ¿Cuál sería su batalla?”.

Después de escuchar un reporte sobre las más recientes fechorías de Marco Rubio y la administración Trump contra Venezuela, coincidimos todos en Fidel estaría ahora mismo, como en las dramáticas horas del golpe de Estado a Chávez, utilizando cuanto medio y tribuna internacional resulte útil para denunciar las mentiras que condiciona la gravedad de este momento para toda Nuestra América.

Desde el fin de semana hay canales trasmitiendo en streaming en vivo, supuestamente a la espera del ataque, tantas veces anunciado, de Estados Unidos a Venezuela y hubo más de una falsa noticia.

Primero, autoridades norteamericanas, emitieron una alerta no coordinada sobre supuesto riesgo de vuelos en la región, provocando horas de incertidumbre y suspensión de vuelos con el consiguiente malestar para cientos de viajeros que buscaban pasar las fiestas navideñas en Caracas.

Luego llegó el bulo, la fake news, generada por el enloquecido Secretario de Estado Marco Rubio, quien ha declarado oficialmente como grupo terrorista al Cartel de los Soles y a Nicolás Maduro como su jefe y a Venezuela como un narcoestado con todo lo que ello implica en la nueva guerra de la Roma. Moderna.

La mentira marcó la jornada del lunes y en este podcast incluímos la versión de Univisión, televisora hispana nada sospechosa de simpatizar con el gobierno de Maduro, al que llaman régimen, en sintonía con Washington, así como no cuestionan la nueva e insólita acusación contra el Gobierno y el pueblo de Venezuela.

Bárbara Betancourt recuerda que en días como estos, es inevitable pensar en qué haría Fidel y nadie duda de que estaría dando la pelea contra ese intento de invasión que lleva, según escuchamos ayer a Maduro, como 17 semanas de acoso militar, mediático, económico, de todo tipo, con una ferocidad similar a la estrategia del golpe de estado de 2002.

Una oposición de extrema derecha desacreditada en política porque ha estado pidiendo sin cesar una intervención americana, en la semana previa, se atrevió a sugerir que la invasión fuera el domingo 23 como regalo de cumpleaños a Maduro. A ese punto llega la guerra de desgaste.

Reinier Duardo señala a Rubio como artífice de esta guerra y comenta el visible intento de algunos medios por mostrar a sus audiencias qué es lo que no es: tras la declaración del inexistente Cartel de los Soles como grupo terrorista los hace quedar muy mal cada vez que tratan de explicarlo. Esos propios medios que amplifican el lenguaje de Washington no se han atrevido a respaldar la tesis del narcoestado y a lo sumo dicen que “según la administración actual”. No han encontrado a quien citar que no sea Marco Rubio. También han estado tratando de intimidar a México, a Colombia y por supuesto a Cuba.

Ya empiezan a circular teorías apócrifas según las cuales detrás del plan contra Venezuela lo que hay es el plan contra Cuba.

Por eso recomendamos revisar medios venezolanos, seguir a influencer como Pérez Pirela y una periodista de la talla de Madelein García, en cuyos post y reeles de los últimos días, sólo es posible encontrar imágenes de celebración del inicio de la Navidad, conciertos, estrenos…Sin que eso signifique descuido.

Quien lo dude que oiga a Diosdado Cabello, cuyo mensaje a los americanos se incluye en este podcast.

Se incendia la pradera, si se invade Venezuela. La proclama de América Latina como Zona de Paz no es documento que se pueda echar al cesto. Es una voluntad colectiva porque se conoce lo que significaría que estalle una guerra en la región hoy. Ya no es 1961, cuando atacaron a Cuba y se aseguraron de que los otros países latinoamericanos y caribeños rompieran con la Revolución.

Con todo lo que han logrado fracturar en los últimos años, no llegan a un concierto de cipayos como en el pasado. Lo importante es que Venezuela esté OJO pelado como dicen por allá.

Quienes han sido capaces de armar una mentira que nadie se traga como el Cartel de los Soles y han llegado a sobrepasar todos los límites, declarando terrorista a un grupo que no existe para invadir a un país que no sólo existe, sino que trabaja, celebra y se alista para defender su soberanía, hay que esperar ataques peores.

Esperemos que la verdad venza a la mentira, pero no hay razones para creer que los planes del imperio se limiten a eso. Una provocación mayor debe estar en curso. Desde aquí estaremos muy atentos. Seguimos Chapeando.

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