Nel Laboratorio vivo della Comuna El Panal. Reportage dal 23 Enero

Geraldina Colotti

In occasione della quarta consultazione popolare, che ha avuto luogo domenica 23 in Venezuela, siamo tornati alla Comuna El Panal-Alexis Vive, situata nel quartiere 23 Enero di Caracas. Già a prima vista, la grande affluenza di votanti che aspettavano di esercitare il proprio diritto era sufficiente a smentire le notizie diffuse dall’opposizione estremista, riguardo a centri di votazione vuoti a causa del disinteresse per i progetti scelti direttamente dalla comunità.

Nel centro elettorale allestito all’interno del Liceo Manuel Palacios Fajardo sono esposti i progetti scelti dalla comunità: ristrutturazione della pavimentazione stradale, delle fognature e anche la costruzione di un rifugio per “mascotas”, animali domestici che scodinzolano dentro e fuori le case. I progetti più votati saranno finanziati dal governo con priorità assoluta. In questa occasione, si eleggono anche i portavoce delle comuni. Secondo la legge che ne regola il funzionamento, rimarranno in carica per 4 anni.

All’ingresso della Comuna El Panal Alexis Vive, il grande murale che rappresenta un’Ultima Cena con i volti di figure storiche del marxismo e del socialismo bolivariano, è ancora al suo posto, ma è stato recentemente restaurato. Nel 2011, quando scrivemmo il primo libro di reportage sul Venezuela, Talpe a Caracas, cose viste in Venezuela, lo mettemmo in copertina. Ci sembrò che sintetizzasse bene il carattere e la sfida di questa rivoluzione che si definisce socialista, ma anche cristiana: un messaggio di pace, ma con giustizia sociale, di lotta e di condivisione.

Un messaggio di resistenza, che si rinnova da 27 anni e che qui prende la forma dell’autogoverno, esercitato dal popolo organizzato che sviluppa un’economia propria e, controllando i mezzi di produzione, costruisce nuove relazioni sociali, meno determinate dal mercato capitalista e più dallo scambio solidale.

Il 23 Enero è più di un quartiere; è un palinsesto dove ogni blocco di appartamenti e ogni vicolo narra una storia di lotta di classe. È la risposta pratica della Rivoluzione Bolivariana al dilemma storico: come si costruisce il socialismo in una nazione della periferia, rentista e con un basso sviluppo delle forze produttive? Nel mezzo della giornata di consultazione popolare, la Comuna El Panal-Alexis Vive si presenta come una tesi politica viva, sfidando la logica del capitale.

L’importanza di questo processo di consultazione trascende l’urna. Qui, l’atto di votare è un esercizio di sovranità popolare sulle risorse e sui mezzi di produzione. Ci incontriamo con Cira Pascual, docente e comunera che con la sua chiara orientazione marxista ha analizzato questo processo in profondità, per aiutarci a decifrare l’essenza di questa esperienza territoriale.

“Spiegaci, dalla prospettiva marxista, cos’è questo esperimento, questo laboratorio di un socialismo a partire dal territorio?”

Cira annuisce, inquadrando immediatamente la risposta nella geografia politica e nella lotta di classe materializzata nello spazio.

“Nel 23 Enero – dice – ci sono nove comuni e noi adesso siamo nella Comuna El Panal, che è costituita da nove consigli comunali. E questo è un quartiere con dei blocchi molto grandi, che ha tanta storia”.

L’analisi marxista richiede di risalire alla base materiale della fondazione del quartiere. I grandi blocchi, costruiti durante la dittatura di Marcos Pérez Jiménez, erano destinati alla classe media e alla burocrazia. L’atto fondativo del 23 Enero, tuttavia, fu un atto di espropriazione popolare.

“Quando cade la dittatura, il 23 gennaio 1958, gli edifici non erano ancora abitati. Quindi il primo momento di ribellione è che la gente del popolo che viveva in umili baracche abbatte prima il dittatore e poi abbatte le porte degli appartamenti e si prende le case. Questo è un primo momento di ribellione”.

Questo atto di occupazione di terre e abitazioni pose le basi per un territorio intrinsecamente combattivo. “Le organizzazioni insurrezionali della Quarta Repubblica hanno vissuto qui, formando le giovani generazioni e mantenendo una tensione costante per la rivendicazione di diritti fondamentali”.

Una lotta che Cira chiama la metamorfosi urbana. Questo elemento di lotta è penetrato profondamente nell’organizzazione territoriale, culminando con l’autoidentificazione di El Panal come comuna, nel 2006.

“Chi ricorda un po’ la storia del processo bolivariano – ci racconta la comunera –, sa che nel 2006 il comandante Chávez proclama che questo progetto sarà socialista e che simultaneamente si sta promuovendo, spingendo l’organizzazione dei consigli comunali”.

L’idea della comuna non è nata da un decreto statale, ma da una lettura militante. Una generazione formata da guerriglieri stava leggendo simultaneamente Chávez e Marx, in particolare La guerra civile in Francia, e Mao Zedong. La conclusione fu che l’obiettivo massimo dovesse essere la comuna, e che il 23 Enero dovesse diventare una comune di Parigi contemporanea.

Ma prima di costruire l’economia socialista, la comuna ha dovuto combattere una guerra di liberazione interna contro il nemico che opera disorganizzando la classe: il narcotraffico. L’origine della Forza Patriottica Alexis Vive (così chiamata in onore di Alexis González Revete, caduto difendendo Chávez) è intimamente legata a questo compito.

“Su questo territorio dove ci troviamo, proprio qui c’era la piazza di spaccio di droga più grande dell’ovest di Caracas. Quindi, il primo compito che si è data l’organizzazione è stato quello di spostare il narcotraffico dal territorio, soprattutto con attività culturali, con attività sportive, ma anche con scontri”.

L’analisi di Cira è precisa: la droga è uno strumento di penetrazione contro-insurrezionale utilizzato storicamente per distruggere l’organizzazione delle lotte.

“La penetrazione del narcotraffico in questo territorio avviene negli anni ottanta e soprattutto negli anni novanta e per noi è un elemento di penetrazione del nemico, della CIA. Liberare il territorio dal narcotraffico è fondamentale perché con il narcotraffico l’organizzazione della classe non è possibile”.

Lo sforzo è costato vite, come quella di Clay Gómez. Ma in settori come Santa Rosa, la forza dell’organizzazione popolare, manifestata in cineforum, murales e ricostruzione di case, è stata sufficiente per ottenere lo spostamento senza bisogno di scontri armati diretti. Il lavoro popolare si è costituito come la forza liberatrice.

La comuna, nella sua definizione teorica e pratica, è uno sforzo per superare le forme incomplete della democrazia politica borghese.

“Le comuni camminano su due gambe, una gamba che è economica, il controllo sui mezzi di produzione, un’altra gamba che è politica, assembleare, ma non sono separate, diciamo che insieme costruiscono la democrazia sostanziale”.

La gamba politica si esercita attraverso l’assemblea e l’elezione di portavoce (non di rappresentanti), il cui potere esecutivo finale risiede nell’assemblea stessa, per alzata di mano. Ma il salto qualitativo si ha nella gamba economica.

“Le comunas sono spazi non solo assembleari, ma come ti dicevo prima, spazi da dove si devono gestire mezzi di produzione sotto forma di proprietà sociale, diretta, comunale”.

Questa distinzione è cruciale per un’analisi marxista: la proprietà nella comuna non è privata, né cooperativa, né statale, ma sociale. Il controllo diretto sui mezzi di produzione da parte del popolo organizzato è l’unica forma per smantellare la base materiale dello sfruttamento.

La Comuna El Panal è un’esperienza privilegiata perché è riuscita a materializzare questa base economica. Possiedono diversi mezzi di produzione, da una tessitura, una fabbrica di saponi, una lavanderia, una panetteria, fino a un macello (un impianto di lavorazione di carni industriale).

“Abbiamo la distribuzione di carne, vendita di carne, ma a prezzi giusti”, ci chiarisce Cira. E l’elenco esposto lo conferma.

La pianificazione di questi mezzi si articola attraverso il Distretto economico, che è un esercizio di autogoverno dove si pianifica collettivamente l’economia comunale. Questa forma di pianificazione sfida il mercato capitalista concentrandosi sui valori d’uso e sulle necessità della comunità.

La sovranità economica si è espressa al massimo durante gli anni della crisi del denaro circolante, dovuta alla guerra economica:

“Negli anni più duri, quando non c’era contante qui nel Panal, si è stampata e fatta circolare una moneta che si chiamava il Panal, che era sostenuta dal riso, perché in quel momento avevamo un impianto di confezionamento di zucchero e riso. Ha funzionato molto bene, diciamo che nasce come risposta alla crisi”.

Anche se la moneta è stata assorbita dalla successiva “dollarizzazione”, l’esercizio ha dimostrato la capacità di generare una circolazione economica propria, sostenuta dalla Banca Industriale della Comuna. Anche i piccoli commercianti del territorio tributano volontariamente alla comuna, un riconoscimento dell’egemonia popolare che garantisce condizioni di vita e sicurezza.

Per spiegare il modello venezuelano a un’europea marxista, Cira ricorre alla critica di István Meszáros al socialismo reale, un’analisi fondamentale che ha influenzato Chávez fin dalla sua incarcerazione a Yare.

“Meszáros fa, potremmo dire, un’autocritica: dal comunismo fa un’autocritica al socialismo reale. Fondamentalmente ciò che Meszáros sostiene è che in Unione Sovietica… nonostante ci siano stati moltissimi progressi… anche se non c’era sfruttamento salariale e non c’era proprietà privata dei mezzi di produzione, si è mantenuta in larga misura la logica del capitale, il metabolismo del capitale. Il metabolismo si è mantenuto perché le forme con cui si prendevano le decisioni non erano state democratizzate ampiamente, e si erano mantenute le forme verticali ereditate dal capitalismo. Questo errore è stato fatale”.

Ora, la sfida per il Venezuela, un paese del sud globale, è doppia:

“Il Venezuela è un paese della periferia, e inoltre è un paese rentista, con un basso sviluppo delle forze produttive”. Di conseguenza, per Cira, il luogo strategico della rivoluzione si sposta: “In Venezuela, la classe operaia, il popolo lavoratore non è nella fabbrica, perché ci sono poche fabbriche. È il territorio dove si trova la classe, il quartiere, la campagna. Lì si trova la classe operaia”.

Così, la comuna si stabilisce come il luogo irrinunciabile da cui costruire il socialismo, attraverso la democrazia partecipativa e protagonista sostanziale. La consultazione popolare in corso è un meccanismo tattico vitale. Circa 4.000 comunas sono formalizzate a livello nazionale (il territorio ne consentirebbe tra 5.500 e 6.000), ma molte sono incipienti e prive di mezzi di produzione.

“Le consultazioni sono un modo molto efficiente per far arrivare le risorse al popolo. Ma oltre a ciò, le consultazioni sono molto molto importanti, soprattutto per le comuni che sono più incipienti, dove la pratica quotidiana dell’Assemblea non è così comune”.

La consultazione svolge una duplice funzione: di efficienza e di organizzazione. L’Esecutivo Nazionale deposita le risorse votate (ad esempio, 10.000 dollari) nel conto della comuna in modo diretto, cortocircuitando la burocrazia dello Stato borghese. E obbliga le comunità, anche i “circuiti comunali” che non sono ancora stati formalizzati, a organizzare assemblee per definire le priorità e mobilitare la propria gente.

Infine, l’esecuzione dei progetti è coordinata dalla comuna stessa, con lavoro volontario e remunerato da parte dei comuneros. Questo controllo sull’esecuzione consolida la sovranità popolare sul ciclo completo della riproduzione sociale.

La Comuna El Panal, con i suoi diecimila abitanti, dimostra che, sebbene l’economia comunale sia ancora piccola (impiega direttamente una minoranza dei lavoratori), è “l’unica via per trasformare le relazioni sociali di produzione e costruire la democrazia sostanziale”.

Tuttavia, Cira Pascual sottolinea che El Panal non è un’utopia isolata. La comuna esiste in un ambiente ostile dove la contraddizione di classe è costante.

“La comuna è un’isola socialista all’interno di un oceano capitalista. L’economia continua a essere capitalista o rentista. Questo genera un conflitto dialettico che si manifesta a vari livelli”.

Anche se la comuna produce valori d’uso, ha bisogno di interagire con il mercato capitalista per acquistare risorse cruciali: pezzi di ricambio per macchinari, tecnologia, valute estere. Questa dipendenza economica genera attriti e, peggio ancora, può aprire la porta alla corruzione e alla necessità di un pragmatismo che depoliticizza.

La comuna è obbligata a mantenere una relazione di tensione costante con il vecchio Stato, che continua a essere borghese e burocratico. Cira usa una frase chiave per descrivere questa lotta: la comuna deve “corteggiare, esigere e a volte mettere in imbarazzo lo Stato” affinché trasferisca le risorse provenienti dalla rendita petrolifera. La consultazione popolare è una tattica brillante per cortocircuitare la burocrazia, ma la lotta per il trasferimento reale di potere non cessa.

Il rischio principale è che la comuna si depoliticizzi, che si accontenti di essere un semplice meccanismo di gestione sociale efficiente, anziché un soggetto politico rivoluzionario. “Questo è ciò che Meszáros criticava: mantenere il metabolismo del capitale e le decisioni verticali, anche senza proprietà privata”.

La difesa più forte contro la burocratizzazione è quella ideologica e politica. Affinché la comuna non soccomba al pragmatismo, deve essere un soggetto politico consapevole.

“La formazione politica è la prima strategia di difesa e di crescita. La comuna non sono solo mattoni, è un processo costante di praxis”.

Qui entra in gioco il concetto delle Università Comunere, che a El Panal si raggruppano in quella che chiamano la Pluriversidad. Questa comprende non solo le Missioni educative statali (Misión Rivas, Misión Sucre), ma anche un componente di formazione di quadri autogestito.

Queste non sono istituzioni accademiche tradizionali, con muri e titoli, ma un processo di formazione permanente dove si fondono la teoria marxista e l’esperienza pratica dell’autogoverno.

“Si legge Marx, Meszáros, Gramsci, ma questa lettura viene confrontata con la realtà del quartiere e con il problema che abbiamo, per esempio, con l’impianto di macellazione. La teoria senza pratica è vuota; la pratica senza teoria è cieca”.

La formazione assicura che i portavoce e il popolo “mantengano la mistica rivoluzionaria e la morale anticapitalista, elementi cruciali per combattere l’alienazione e garantire la trasparenza. È la coscienza politica che permette il controllo popolare e la revoca dei portavoce che non rispettano il mandato dell’assemblea”.

Cira sottolinea che il futuro del socialismo bolivariano dipende da un superamento più profondo della struttura capitalista rimanente.

“Come disse Chávez, una comuna isolata è, in realtà, controrivoluzionaria. Non possiamo sconfiggere il capitalismo con poche isole. Il superamento passa per due strade essenziali che il Venezuela deve intraprendere. Le comuni devono superare la loro dispersione e articolarsi in reti, federazioni e confederazioni”.

El Panal già coordina con altre comuni del 23 Enero. Questo coordinamento deve creare una scala di comunas che generi una forza economica e politica egemonica capace di sfidare direttamente lo Stato-capitale.

“L’obiettivo finale non è chiedere risorse allo Stato, ma ottenere il trasferimento reale di potere. Questo implica la dissoluzione dello Stato borghese e la sua sostituzione con l’architettura dello Stato Comunale. La Rivoluzione Bolivariana ha il doppio compito di resistere all’aggressione imperialista, mentre costruisce il socialismo dal basso. Il futuro del Venezuela risiede nella capacità delle comunas di smettere di essere isolotti per diventare il nuovo senso comune della società”.

In questo contesto di lotta permanente, il messaggio che la classe lavoratrice venezuelana, organizzata nelle sue comunas, invia al resto del mondo risuona con un’urgenza storica. Un messaggio che, in questo momento di rinnovata aggressione imperialista, il Venezuela invia al mondo, affinché chi non è d’accordo con il modello capitalista difenda questa esperienza alternativa, lottando contro la borghesia nel proprio paese, organizzandosi nelle Brigate di solidarietà internazionalista e nell’Internazionale antifascista. Intanto, nonostante la minaccia imperialista, l’esperimento continua, per far sì che le comunas diventino la realtà del futuro socialista venezuelano.

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