Il fascismo al limite del terrorismo sanitario

Così negli USA è circolato il piano di usare armi biologiche contro il Venezuela

Misión Verdad

Una recente indagine giornalistica negli USA ha rivelato documenti che dettagliano proposte di azioni biologiche dirette contro il Venezuela, elaborate da operatori legati all’opposizione estrema e consegnate ad istanze del potere politico a Washington.

I piani mostrano un livello di aggressione che trascende la disputa convenzionale e dimostrano ancora una volta come la macchina del cambio di regime abbia incorporato tattiche proprie della guerra coperta, dai danni alle infrastrutture agli schemi di destabilizzazione sanitaria, oltre ai già noti meccanismi finanziari.

Il caso fornisce un tassello chiave per comprendere la natura strutturale dell’assedio contro il Venezuela e gli incentivi che spiegano perché Washington non è disposta a smantellare il suo sistema di sanzioni e pressioni, poiché coinvolge una rete che produce benefici politici, finanziari e operativi per attori che hanno trasformato l’aggressione in un’industria.

Cosa rivela l’indagine

Il reportage della giornalista Maureen Tkacik su The American Prospect espone un documento di 29 pagine inviato all’ufficio dell’allora vicepresidente USA Mike Pence da un gruppo identificato come Virtual Democracy, organizzazione legata a operatori dell’opposizione e a consulenti dell’intelligence che hanno agito parallelamente al cosiddetto “governo ad interim“. Il materiale, ottenuto durante processi giudiziari associati all’operativo fallito di Jordan Goudreau, dettaglia una tabella di marcia per scatenare un cambio di regime in Venezuela mediante tattiche che combinano sabotaggio, terrorismo economico e operazioni biologiche.

Secondo quanto riportato da Tkacik, il piano includeva azioni destinate a provocare un collasso nazionale: “contaminazione con epatite (A, B e C), influenza, morbillo e legionella ai club sociali dove si riuniscono i funzionari di alto livello del narco-regime”, oltre a indurre uno “sciopero forzato del trasporto pubblico e privato in tutte le sue forme”.

Queste proposte facevano parte di un’escalation calcolata che doveva culminare con la sostituzione della Costituzione venezuelana con un “testo costituzionale federalista semplice che proibisce il comunismo e il socialismo”, accompagnato da addestramenti paramilitari in un campo della Carolina del Nord gestito da Constellis, precedentemente nota come Blackwater.

Il documento proponeva anche l’utilizzo diretto di risorse venezuelane sotto controllo straniero. Tkacik sottolinea che i cospiratori aspiravano a ottenere dal Dipartimento del Tesoro un “passaporto di autorizzazione Swift del governo USA per trasferire su conti del governo degli USA un importo approssimativo di $14.500.000.000 in attività espropriate al narco-regime”.

Queste rivelazioni si inseriscono in un contesto già segnato da episodi di aggressione contro infrastrutture venezuelane, come l’attacco alla Centrale Idroelettrica del Guri nel 2019. Tkacik ricorda che la stessa opposizione ha celebrato pubblicamente quei fatti. In un’intervista con Max Blumenthal, Goudreau affermò che una società di consulenza dell’intelligence stava “effettuando attacchi alle infrastrutture o facilitando attacchi alle infrastrutture per circa un decennio” in Venezuela. Il documento consegnato a Pence confermerebbe che questi approcci facevano parte di una strategia più ampia e sistematica.

Violazioni legali e l’ombra istituzionale di Washington

Le accuse dell’economista Francisco Rodríguez sul documento rivelato da Virtual Democracy forniscono un’angolazione importante per valutare la gravità del piano: il suo contenuto rappresenta una violazione diretta delle leggi federali USA, in particolare della 18 USC §175, che sanziona la pianificazione di attacchi biologici con pene che possono arrivare all’ergastolo.

Rodríguez enfatizza che il documento costituisce “una forte evidenza che gruppi venezuelani in esilio hanno violato la legge USA pianificando attacchi biologici dal suolo USA”. Il piano è stato inviato all’ufficio del vicepresidente Mike Pence, il che solleva interrogativi decisivi sul trattamento riservato a una proposta criminale di tale portata.

Le domande sollevate da Rodríguez puntano all’esistenza di possibili omissioni deliberate:

“L’Ufficio del Vicepresidente o qualche altra agenzia USA si è incontrata con questo gruppo?

C’è stato un seguito, un finanziamento o una coordinazione successiva?

Il documento è stato inoltrato alle autorità competenti per l’indagine?”.

Se l’ufficio di Pence ha ricevuto un documento che descriveva operazioni biologiche e non l’ha inoltrato alle agenzie competenti, questo fatto di per sé “costituirebbe una grave violazione del dovere istituzionale”. E se ci fosse stato qualche tipo di interazione, seguito o incoraggiamento verso i proponenti, ciò aprirebbe la possibilità che funzionari USA fossero coinvolti nella pianificazione di crimini federali.

Sotto questa luce, il documento non può essere ridotto a una proposta eccentrica di operatori periferici, ma deve essere inteso come un piano entrato nell’orbita del sistema politico USA senza che esistano evidenze della risposta istituzionale che un caso di questa natura richiederebbe.

L’assenza di misure visibili da parte di Washington di fronte a una proposta che prevedeva “contaminazione con epatite, influenza e morbillo” contro venezuelani suggerisce che la guerra coperta contro il Venezuela potrebbe essersi sostenuta, almeno, su omissioni deliberate e silenzi funzionali che hanno permesso la circolazione di iniziative che costituiscono crimini tipizzati sia nella legislazione USA che nel diritto internazionale, incluso l’ambito dei crimini contro l’umanità.

Sabotaggio, sanzioni e l’affare permanente dell’assedio

L’incidente fa parte di un quadro molto più ampio esposto nell’indagine di Maureen Tkacik, incentrata sul ruolo svolto dall’opposizione estremista venezuelana nel saccheggio delle attività dello Stato, specialmente CITGO, e nella rete di incentivi sorta intorno al sistema di sanzioni. In questo quadro, la giornalista riprende l’intervista di Blumenthal a Goudreau. Lì, il mercenario afferma che la CIA ha sabotato il tentativo di incursione armata, un’accusa che a prima vista potrebbe sembrare autoassolutoria, ma la cui motivazione rivela un significativo retroterra.

“Semplicemente credo… che stessero guadagnando molti soldi”, disse Goudreau a Blumenthal per giustificare il motivo per cui la comunità dell’intelligence lasciò morire l’operazione. E l’indagine di Tkacik ricorda gli elementi per comprendere la logica dietro quella frase. L’apparato di aggressione contro il Venezuela aveva generato, per il 2019, un circuito di finanziamento che beneficiava sia l’opposizione estremista che centri di ricerca, società di consulenza e operatori legati a Washington. La USAID aveva sborsato quasi 2300 milioni di $ tra il 2017 e il 2021 in programmi diretti ad attori dell’opposizione; Guaidó, da parte sua, gestiva 98 milioni di $ destinati a sostenere il suo cosiddetto “governo ad interim”.

Ma la vera dimensione dell’affare stava nell’industria creata intorno al Dipartimento del Tesoro. Tkacik descrive come la proliferazione di sanzioni abbia costruito un’economia propria: “un’industria artigianale da 30 miliardi di $” composta da lobbisti, consulenti OFAC e specialisti in conformità che addebitavano onorari esorbitanti (fino a un milione di $) per aiutare individui e aziende a navigare l’esclusione dal sistema finanziario globale. Per questi attori, una normalizzazione delle relazioni con il Venezuela significherebbe la perdita di un mercato estremamente lucrativo.

All’interno di questo ecosistema appare la figura di Martín Rodil, operatore politico residente a Washington e ricercato in Spagna per una trama internazionale di estorsione. Secondo l’indagine, Rodil ha ottenuto “non meno di 20 milioni di euro” approfittando della criminalizzazione del commercio venezuelano e della vulnerabilità indotta dalle sanzioni. Il suo modus operandi – “consulenza” a imprenditori venezuelani per poi chiedere loro somme milionarie sotto minaccia di sanzioni – è stato possibile solo grazie alla struttura di coercizione finanziaria progettata da Washington.

Il saccheggio delle attività venezuelane all’estero completa il quadro. L’opposizione estremista, protetta dal riconoscimento USA, ha preso il controllo di CITGO e di vari conti dello Stato venezolano senza meccanismi reali di supervisione. Tkacik cita l’ex funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Juan Sebastián González, che ha indicato che la Federal Reserve di New York è arrivata a trattenere circa 400 milioni di $ appartenenti al Venezuela. Secondo documenti diffusi successivamente, quella cifra si è ridotta a poco più di 30 milioni.

Per un’ampia gamma di attori a Washington e in esilio, la continuità dell’assedio contro il Venezuela generava più entrate e opportunità che la sua eventuale risoluzione. In questo contesto, operazioni come Gedeón risultano rischiose e non necessarie, poiché l’affare dell’aggressione funziona meglio senza un cambio di governo reale.

Così, la rivelazione sui piani di attacco biologico è solo la manifestazione più cruda di un ecosistema che combina sanzioni, sabotaggio, spoliazione di beni e incentivi finanziari in un’unica logica di aggressione strutturale.


El fascismo al límite del terrorismo sanitario

Así circuló en EE.UU. el plan de usar armas biológicas contra Venezuela

 

Una reciente investigación periodística en Estados Unidos reveló documentos que detallan propuestas de acciones biológicas dirigidas contra Venezuela, elaboradas por operadores vinculados a la oposición extrema y entregadas a instancias del poder político en Washington.

Los planes exhiben un nivel de agresión que trasciende la disputa convencional y vuelven a evidenciar cómo la maquinaria de cambio de régimen ha incorporado tácticas propias de la guerra encubierta, desde daños a infraestructura hasta esquemas de desestabilización sanitaria, además de los ya conocidos mecanismos financieros.

El caso aporta una pieza clave para comprender la naturaleza estructural del asedio contra Venezuela y los incentivos que explican por qué Washington no está dispuesto a desmontar su sistema de sanciones y presiones, pues involucra un entramado que produce beneficios políticos, financieros y operativos para actores que han convertido la agresión en una industria.

Lo que revela la investigación

El reportaje de la periodista Maureen Tkacik en The American Prospect expone un documento de 29 páginas enviado a la oficina del entonces vicepresidente estadounidense Mike Pence por un grupo identificado como Virtual Democracy, organización vinculada a operadores opositores y consultoras de inteligencia que actuaron en paralelo al llamado “interinato”. El material, obtenido durante procesos judiciales asociados al operativo fallido de Jordan Goudreau, detalla una hoja de ruta para desencadenar un cambio de régimen en Venezuela mediante tácticas que combinan sabotaje, terrorismo económico y operaciones biológicas.

Según recoge Tkacik, el plan incluía acciones destinadas a provocar un colapso nacional: “contaminación con hepatitis (A, B y C), influenza, sarampión y lechón a los clubes sociales donde se reúnen los altos funcionarios del narco-régimen”, además de inducir un “paro forzado del transporte público y privado en todas sus formas”.

Estas propuestas formaban parte de un escalamiento calculado que debía culminar con el reemplazo de la Constitución venezolana por un “texto constitucional federalista simple que prohíbe el comunismo y el socialismo”, acompañado por entrenamientos paramilitares en un campo de Carolina del Norte operado por Constellis, antes conocida como Blackwater.

El documento también planteaba la instrumentalización directa de recursos venezolanos bajo control extranjero. Tkacik señala que los conspiradores aspiraban a obtener del Departamento del Tesoro un “pasaporte de autorización Swift del gobierno de Estados Unidos para transferir a cuentas del gobierno de Estados Unidos una cantidad aproximada de $14.500.000.000 en activos expropiados al narcorégimen”.

Estas revelaciones se insertan en un contexto ya marcado por episodios de agresión contra infraestructura venezolana, como el ataque a la Central Hidroeléctrica del Guri en 2019. Tkacik recuerda que la propia oposición celebró públicamente esos hechos. En una entrevista con Max Blumenthal, Goudreau afirmó que una consultora de inteligencia había estado “realizando ataques a infraestructura o facilitando ataques a infraestructura durante aproximadamente una década” en Venezuela. El documento entregado a Pence confirmaría que estos abordajes fueron parte de una estrategia más amplia y sistemática.

Violaciones legales y la sombra institucional de Washington

Los señalamientos del economista Francisco Rodríguez sobre el documento revelado por Virtual Democracy aportan un ángulo importante para evaluar la gravedad del plan: su contenido representa una violación directa de leyes federales estadounidenses, particularmente de la 18 USC §175, que sanciona la planificación de ataques biológicos con penas que pueden llegar a cadena perpetua.

Rodríguez enfatiza que el documento constituye “una fuerte evidencia de que grupos venezolanos en el exilio violaron la ley estadounidense al planificar ataques biológicos desde suelo estadounidense”. El plan fue enviado a la oficina del vicepresidente Mike Pence, lo que activa interrogantes decisivas sobre el tratamiento que se dio a una propuesta criminal de esta magnitud.

Los cuestionamientos planteados por Rodríguez apuntan a la existencia de posibles omisiones deliberadas:

“¿Se reunió la Oficina del Vicepresidente o alguna otra agencia estadounidense con este grupo?

¿Hubo seguimiento, financiamiento o coordinación posterior?

¿El documento fue referido a las autoridades competentes para su investigación?”.

Si la oficina de Pence recibió un documento que describía operaciones biológicas y no lo remitió a las agencias competentes, ese hecho por sí solo «constituiría una grave violación del deber institucional». Y si existió algún tipo de interacción, seguimiento o estímulo hacia los proponentes, ello abriría la posibilidad de que funcionarios estadounidenses se involucraran en la planificación de delitos federales.

Bajo ese prisma, el documento no puede ser reducido a una propuesta excéntrica de operadores periféricos, sino entendido como un plan que ingresó en la órbita del sistema político estadounidense sin que exista evidencia de la respuesta institucional que un caso de esta naturaleza exigiría.

La ausencia de medidas visibles por parte de Washington frente a una propuesta que planteaba “contaminación con hepatitis, influenza y sarampión” contra venezolanos sugiere que la guerra encubierta contra Venezuela pudo sostenerse, al menos, sobre omisiones deliberadas y silencios funcionales que permitieron la circulación de iniciativas que constituyen crímenes tipificados tanto en la legislación estadounidense como en el derecho internacional, incluido el ámbito de los crímenes de lesa humanidad.

sabotaje, sanciones y el negocio permanente del asedio

El incidente forma parte de un cuadro mucho más amplio expuesto en la investigación de Maureen Tkacik, centrada en el papel que desempeñó la oposición extremista venezolana en el saqueo de activos del Estado, especialmente CITGO, y en la red de incentivos que surgió alrededor del sistema de sanciones. Dentro de ese marco, la periodista retoma la entrevista de Blumenthal con Goudreau. Allí, el mercenario afirma que la CIA saboteó el intento de incursión armada, una acusación que a primera vista podría parecer autoexculpatoria, pero cuya motivación revela un trasfondo significativo.

“Simplemente creo… que estaban ganando mucho dinero”, le dijo Goudreau a Blumenthal al justificar por qué la comunidad de inteligencia dejó morir la operación. Y la investigación de Tkacik recuerda los elementos para comprender la lógica detrás de esa frase. El aparato de agresión contra Venezuela había generado, para 2019, un circuito de financiamiento que beneficiaba tanto a la oposición extremista como a centros de investigación, consultoras y operadores vinculados a Washington. La USAID había desembolsado casi 2.300 millones de dólares entre 2017 y 2021 en programas dirigidos a actores opositores; Guaidó, por su parte, manejaba 98 millones de dólares destinados a sostener su llamado “gobierno interino”.

Pero la verdadera dimensión del negocio estaba en la industria creada alrededor del Departamento del Tesoro. Tkacik describe cómo la proliferación de sanciones construyó una economía propia: “una industria artesanal de 30 mil millones de dólares” compuesta por cabilderos, consultores OFAC y especialistas en cumplimiento que cobraban honorarios exorbitantes (hasta un millón de dólares) para ayudar a individuos y empresas a navegar la exclusión del sistema financiero global. Para estos actores, una normalización de relaciones con Venezuela significa la pérdida de un mercado extremadamente lucrativo.

Dentro de este ecosistema aparece la figura de Martín Rodil, operador político radicado en Washington y buscado en España por una trama internacional de extorsión. Según la investigación, Rodil obtuvo “no menos de 20 millones de euros” aprovechando la criminalización del comercio venezolano y la vulnerabilidad inducida por las sanciones. Su modus operandi —”consultar” a empresarios venezolanos para luego cobrarles sumas millonarias bajo amenaza de sanciones— solo fue posible gracias a la estructura de coerción financiera diseñada por Washington.

El saqueo de activos venezolanos en el exterior completa el panorama. La oposición extremista, amparada por el reconocimiento estadounidense, tomó control de CITGO y de diversas cuentas del Estado venezolano sin mecanismos reales de supervisión. Tkacik cita al exfuncionario del Consejo de Seguridad Nacional Juan Sebastián González, quien indicó que la Reserva Federal de Nueva York llegó a retener aproximadamente 400 millones de dólares pertenecientes a Venezuela. De acuerdo con documentos difundidos posteriormente, esa cifra se redujo a poco más de 30 millones.

Para una amplia gama de actores en Washington y en el exilio, la continuidad del asedio contra Venezuela generaba más ingresos y oportunidades que su eventual resolución. En ese contexto, operaciones como Gedeón resultan riesgosas e innecesarias, pues el negocio de la agresión funciona mejor sin un cambio de gobierno real.

Así, la revelación sobre los planes de ataque biológico es solo la manifestación más cruda de un ecosistema que combina sanciones, sabotaje, despojo de activos e incentivos financieros en una misma lógica de agresión estructural.

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