La svolta emisferica nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA

Sovranità funzionale, Cina, Venezuela e il corollario Trump

Misión Verdad

La Strategia di Sicurezza Nazionale 2025 (SSN) degli USA, recentemente pubblicata e datata novembre 2025, definisce una politica estera incentrata sulla riaffermazione della sovranità USA e sulla ristrutturazione dell’emisfero occidentale come spazio di influenza esclusiva come interesse nazionale. Pertanto, il documento priorizza obiettivi concreti: controllo delle frontiere, reindustrializzazione, sicurezza economica e stabilità regionale selettiva.

Il suo approccio è realistico (dal punto di vista delle relazioni internazionali), funzionale e marcatamente unilaterale: gli USA agiranno laddove i loro interessi siano in gioco, inclusi gli interventi quando ciò che considerano una minaccia concreta lo esiga.

Punti chiave della strategia

1-L’interesse nazionale come unica bussola

La SSN stabilisce chiaramente che “le questioni di altri paesi ci riguardano solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi” (p. 2). Questa premessa elimina giustificazioni morali generiche e riorienta la politica estera verso obiettivi misurabili e difendibili.

2-La sicurezza dei confini come pilastro fondamentale

Il controllo dei flussi migratori ascende al rango di priorità strategica: “La sicurezza dei confini è l’elemento primario della sicurezza nazionale” (p. 11). La stabilità dell’emisfero occidentale si misura, in buona parte, dalla sua capacità di contenere la migrazione verso gli USA.

3-La reindustrializzazione come imperativo di potere

Il documento collega la produzione nazionale alla sovranità: “Coltivare la forza industriale USA deve diventare la massima priorità della politica economica nazionale” (p. 4). Si promuove il rimpatrio delle catene di approvvigionamento, gli investimenti nelle risorse minerarie critiche e la rivitalizzazione della base industriale della difesa.

4-Alleanze con equità degli oneri: l’impegno dell’Aia

I soci devono assumersi le loro responsabilità: “I paesi della NATO si sono impegnati a destinare il 5% del PIL alla difesa” (p. 12). Gli USA passano da garante assoluto a promotore di una rete di sicurezza e difesa condivisa, con incentivi commerciali e tecnologici per chi rispetta gli impegni.

5-La pace come strumento di influenza

Il documento evidenzia gli accordi di pace raggiunti in otto conflitti in otto mesi come prova di efficacia diplomatica. La pace, ora, è un mezzo per stabilizzare regioni, aprire mercati e riorientare alleanze.

7-Sicurezza economica uguale sicurezza nazionale

Il documento unisce lo strategico e il produttivo: “La sicurezza economica è fondamentale per la sicurezza nazionale” (p. 13). Commercio equilibrato, protezione della proprietà intellettuale, dominanza energetica e leadership finanziaria formano un blocco indivisibile, evidentemente fragilizzato da decenni di politiche economiche avide di accumulazione di capitale fittizio e non di creazione di valore.

 La svolta emisferica: il corollario Trump

La sezione sull’emisfero occidentale segna un punto di svolta. Lì viene presentato formalmente il “Corollario Trump alla Dottrina Monroe”:

“Negheremo a concorrenti non emisferici la capacità di schierare forze o altre capacità minacciose, o di possedere o controllare beni strategicamente vitali, nel nostro emisfero” (p. 15).

Questa formulazione stabilisce un’esclusione funzionale: nessun paese dell’emisfero può allinearsi con attori extra-emisferici senza affrontare conseguenze. Ma il documento va oltre in materia di contrattazione e sviluppo:

“I termini dei nostri accordi, specialmente con quei paesi che dipendono maggiormente da noi e su cui, quindi, abbiamo maggiore influenza, devono essere contratti in esclusiva per le nostre imprese”.

“Allo stesso tempo, dobbiamo fare tutto il possibile per espellere le imprese straniere che costruiscono infrastrutture nella regione” (p. 19).

Queste linee guida definiscono una nuova forma di sovranità funzionale, misurata dalla sua capacità di allinearsi con la catena del valore USA.

La legittimità si costruisce con le offerte degli USA in materia di tecnologia superiore, standard aperti e assenza di “trappole del debito”, mentre l’assistenza estera, sebbene apparentemente a basso costo, comporta “costi nascosti” (p. 18).

Tutto ciò si riferisce, ovviamente, al principale attore internazionale che le compete in forza e dinamismo economici.

Espellere la Cina

 

Secondo la SSN, la visione degli USA sulla sua competenza emisferica con la Cina si articola con chiarezza strategica, realismo funzionale e una forte carica normativa. Non si tratta di un rifiuto astratto dell’influenza cinese, ma di una risposta strutturale a un fatto concreto: la Cina è riuscita a penetrare in profondità nell’emisfero tramite investimenti in infrastrutture, energia, miniere e telecomunicazioni, specialmente in paesi dove gli USA avevano ridotto la loro presenza economica o imposto misure coercitive e sanzioni.

Il documento descrive questa dinamica senza eufemismi:

“I concorrenti non emisferici hanno fatto importanti incursioni nel nostro emisfero, sia per danneggiarci economicamente nel presente, sia in modi che possono danneggiarci strategicamente in futuro” (p. 17).

Ciò riconosce esplicitamente che la Cina non agisce come potenza “straniera ostile” nel senso tradizionale (militarizzato), ma come concorrente funzionale: offre finanziamenti rapidi, infrastrutture a basso costo apparente e accordi senza condizionalità politiche esplicite, un vantaggio decisivo di fronte alle lungaggini burocratiche, alle regolamentazioni rigorose e alle esigenze di riforme strutturali degli organismi occidentali.

Di fronte a ciò, gli USA propongono una strategia ibrida di espulsione selettiva e sostituzione attiva:

^Promuove una campagna di screditamento dell’offerta cinese che trasforma l’economico in strategico: una miniera, un porto o una rete 5G non sono solo progetti commerciali, ma nodi di rischio se sotto controllo non emisferico (non USA); i cosiddetti “costi nascosti: spionaggio, cybersicurezza, trappole del debito e altri modi” (p. 18).

^Ordina di accelerare i processi di approvazione nei meccanismi di finanziamento USA per offrire scadenze e condizioni competitive: “Riformeremo il nostro sistema per snellire autorizzazioni e licenze, per diventare di nuovo il partner preferito” (p. 18).

^Rompe con il discorso del “libero mercato”: gli USA non competono più sul mercato; ridefiniscono le regole del mercato stesso per escludere la Cina.

^Rinforza la narrativa in cui gli USA si presentano come il socio che offre trasparenza, tecnologia superiore e protezione contro la “subordinazione”; la Cina, secondo la SSN, non offre cooperazione ma dipendenza nascosta. Gli USA, invece, offrono sovranità autentica, definita come sovranità allineata con la loro catena del valore.

In questo modo, la SSN dimostra che gli USA non sottovalutano l’avanzata cinese in America Latina. Al contrario: la considera la prova di un errore storico —la negligenza emisferica— e la trasforma nel fondamento di una politica di inversione attiva.

Ora, si disputa il controllo dei mezzi di produzione della sovranità: infrastrutture, energia, logistica, dati, standard tecnici.

E il Venezuela, per la sua alleanza esplicita con la Cina in petrolio, oro, coltan, satelliti e porti, appare come il caso critico: non perché sia il maggiore ricevente di investimenti cinesi (non lo è), ma perché la sua persistenza come nodo multipolare legittima la fattibilità di quell’alternativa.

Perciò, la strategia USA scommette che, espellendo la Cina dall’emisfero, non solo recupera influenza, ma ristabilisce la condizione di possibilità della sua egemonia: un mondo dove la sovranità degli altri si misura dalla sua capacità di non interferire con gli interessi degli USA.

Il Venezuela come limite pratico del corollario

 

Il Venezuela incarna la sfida massima per questa dottrina:

°mantiene alleanze strategiche con Cina, Russia e Iran;

°controlla risorse critiche senza cederne la gestione a capitali stranieri o allineati;

°ed ha sviluppato meccanismi di scambio che eludono il dollaro e le catene del valore egemoniche.

La SSN lo riconosce: “Alcune influenze saranno difficili da invertire, data l’allineamento politico tra certi governi latinoamericani e certi attori stranieri” (p. 17).

Il Venezuela è, dal punto di vista del documento, un precedente funzionale: dimostra che è possibile sostenere una politica estera autonoma, anche sotto pressione coercitiva prolungata.

L’accerchiamento cerca un cambio di governo, ma ha anche l’intenzione di invalidare il modello: provare che nessun paese può sostenersi fuori dall’ordine della sovranità selettiva.

Finché il Venezuela rimarrà un attore non funzionale —ma persistente—, il Corollario Trump avrà un punto cieco. E finché quel punto cieco esisterà, l’emisfero non sarà pienamente “stabile” nei termini della SSN.

La strategia USA scommette che il futuro si costruisce con gli USA, o semplicemente non c’è futuro. In controtendenza, il Venezuela scommette che il futuro si costruisce con sovranità piena. E in questo senso, la nuova SSN ufficializza le misure che già sta prendendo da alcuni mesi con la militarizzazione dei Caraibi.


Soberanía funcional, China, Venezuela y el corolario Trump

El giro hemisférico en la nueva Estrategia de Seguridad Nacional de EE.UU.

 

La Estrategia de Seguridad Nacional 2025 (ESN) de Estados Unidos, publicada recientemente y fechada en noviembre de 2025, define una política exterior centrada en la reafirmación de la soberanía estadounidense y la reestructuración del Hemisferio Occidental como espacio de influencia exclusiva como interés nacional. Así, el documento prioriza metas concretas: control fronterizo, reindustrialización, seguridad económica y estabilidad regional selectiva.

Su enfoque es realista (desde el punto de vista de las relaciones internacionales), funcional y marcadamente unilateral: EE.UU. actuará donde sus intereses estén en juego, incluyendo intervenciones cuando lo que considera una amenaza concreta lo exija.

Claves de la estrategia

El interés nacional como brújula única

La ESN establece con claridad que “las cuestiones de otros países nos conciernen solo si sus actividades amenazan directamente nuestros intereses” (p. 2). Esta premisa elimina justificaciones morales genéricas y reorienta la política exterior hacia objetivos medibles y defensibles.

La seguridad fronteriza como pilar fundacional

El control de los flujos migratorios asciende al rango de prioridad estratégica: “La seguridad fronteriza es el elemento primario de la seguridad nacional” (p. 11). La estabilidad del Hemisferio Occidental se mide, en buena parte, por su capacidad para contener la migración hacia EE.UU.

La reindustrialización como imperativo de poder

El documento vincula producción nacional con soberanía: “Cultivar la fuerza industrial estadounidense debe convertirse en la máxima prioridad de la política económica nacional” (p. 4). Se promueve la repatriación de cadenas de suministro, la inversión en minería crítica y la revitalización de la base industrial de defensa.

Alianzas con equidad de cargas: el compromiso de La Haya

Los socios deben asumir su responsabilidad: “Los países de la OTAN se comprometieron a destinar el 5% del PIB a defensa” (p. 12). EE.UU. pasa de garante absoluto a convener de una red de seguridad y defensa compartida, con incentivos comerciales y tecnológicos para quienes cumplan.

La paz como herramienta de influencia

El documento destaca los acuerdos de paz logrados en ocho conflictos en ocho meses como prueba de eficacia diplomática. La paz, ahora, es un medio para estabilizar regiones, abrir mercados y reorientar alianzas.

Seguridad económica es igual a seguridad nacional

El documento une lo estratégico y lo productivo: “La seguridad económica es fundamental para la seguridad nacional” (p. 13). Comercio equilibrado, protección de propiedad intelectual, dominancia energética y liderazgo financiero forman un bloque indivisible, evidentemente fragilizado por décadas de políticas económicas ávidas por la acumulación de capital ficticio y no de creación de valor.

 El giro hemisférico: el corolario Trump

La sección sobre el Hemisferio Occidental marca un punto de inflexión. Allí se presenta formalmente el “Corolario Trump a la Doctrina Monroe”:

“Negaremos a competidores no hemisféricos la capacidad de posicionar fuerzas u otras capacidades amenazantes, o de poseer o controlar activos estratégicamente vitales, en nuestro Hemisferio” (p. 15).

Esta formulación establece una exclusión funcional: ningún país del Hemisferio puede alinearse con actores extrahemisféricos sin enfrentar consecuencias. Pero el documento va más lejos en materia de contratación y desarrollo:

“Los términos de nuestros acuerdos, especialmente con aquellos países que más dependen de nosotros y sobre los que, por tanto, tenemos mayor influencia, deben ser contratos de fuente única para nuestras empresas”.

“Al mismo tiempo, debemos hacer todo lo posible por expulsar a empresas extranjeras que construyan infraestructura en la región” (p. 19).

Estas directrices definen una nueva forma de soberanía funcional, medida por su capacidad para alinearse con la cadena de valor estadounidense.

La legitimidad se construye con ofrecimientos de EE.UU. en materia de tecnología superior, estándares abiertos y ausencia de “trampas de deuda”, mientras que la asistencia extranjera, aunque aparentemente de bajo costo, lleva “costos ocultos” (p. 18).

Todo ello se refiere, obviamente, al principal actor internacional que le compite en fuerza y dinamismo económicos.

Expulsar a China

Según la ESN, la visión de EE.UU. sobre su competencia hemisférica con China se articula con claridad estratégica, realismo funcional y una fuerte carga normativa. No se trata de un rechazo abstracto a la influencia china, sino de una respuesta estructural a un hecho concreto: China ha logrado penetrar profundamente en el Hemisferio mediante inversiones en infraestructura, energía, minería y telecomunicaciones, especialmente en países donde EE.UU. había reducido su presencia económica o impuesto medidas coercitivas y sanciones.

El documento describe esta dinámica sin eufemismos:

“Los competidores no hemisféricos han hecho importantes incursiones en nuestro Hemisferio, tanto para perjudicarnos económicamente en el presente como de formas que pueden perjudicarnos estratégicamente en el futuro” (p. 17).

Esto reconoce explícitamente que China no actúa como potencia “extranjera hostil” en el sentido tradicional (militarizado), sino como competidor funcional: ofrece financiamiento rápido, infraestructura a bajo costo aparente y acuerdos sin condicionalidades políticas explícitas, una ventaja decisiva frente a los trámites lentos, regulaciones estrictas y exigencias de reformas estructurales de los organismos occidentales.

Frente a ello, EE.UU. propone una estrategia híbrida de expulsión selectiva y sustitución activa:

Impulsa una campaña de descrédito de la oferta china que transforma lo económico en lo estratégico: una mina, un puerto o una red 5G no son solo proyectos comerciales, sino nodos de riesgo si están bajo control no hemisférico (no estadounidense); los llamados “costos ocultos: en espionaje, ciberseguridad, trampas de deuda y otras maneras” (p. 18).

Ordena acelerar los procesos de aprobación en los mecanismos de financiamiento estadounidense para que ofrezcan plazos y condiciones competitivas: “Reformaremos nuestro propio sistema para agilizar las autorizaciones y licencias, de nuevo para convertirnos en el socio preferente” (p. 18).

Rompe con el discurso del “libre mercado”: EE.UU. ya no compite en el mercado; redefine las reglas del mercado mismo para excluir a China.

Refuerza la narrativa en la que EE.UU. se presenta como el socio que ofrece transparencia, tecnología superior y protección contra la “subordinación”; China, según la ESN, no ofrece cooperación sino dependencia encubierta. EE.UU., en cambio, ofrece soberanía auténtica, definida como soberanía alineada con su cadena de valor.

De esta manera, la ESN demuestra que EE.UU. no subestima el avance chino en América Latina. Al contrario: lo toma como prueba de un error histórico —la negligencia hemisférica— y lo convierte en fundamento de una política de reversión activa.

Ahora, se disputa el control de los medios de producción de soberanía: infraestructura, energía, logística, datos, estándares técnicos.

Y Venezuela, por su alianza explícita con China en petróleo, oro, coltán, satélites y puertos, aparece como el caso crítico: no porque sea el mayor receptor de inversión china (no lo es), sino porque su persistencia como nodo multipolar legitima la viabilidad de esa alternativa.

Por eso, la estrategia estadounidense apuesta a que, al expulsar a China del Hemisferio, no solo recupera influencia, sino que restablece la condición de posibilidad de su hegemonía: un mundo donde la soberanía de los demás se mide por su capacidad para no interferir con los intereses de EE.UU.

Venezuela como límite práctico del corolario

Venezuela encarna el desafío máximo para esta doctrina:

Mantiene alianzas estratégicas con China, Rusia e Irán;

controla recursos críticos sin entregar su gestión a capitales extranjeros o alineados;

y ha desarrollado mecanismos de intercambio que eluden el dólar y las cadenas de valor hegemónicas.

La ESN lo reconoce: “Algunas influencias serán difíciles de revertir, dada la alineación política entre ciertos gobiernos latinoamericanos y ciertos actores extranjeros” (p. 17).

Venezuela es, desde el punto de vista del documento, un precedente funcional: demuestra que es posible sostener una política exterior autónoma, aun bajo presión coercitiva prolongada.

El cerco busca un cambio de gobierno, pero asimismo tiene la intención de invalidar el modelo: probar que ningún país puede sostenerse fuera del orden de la soberanía selectiva.

Mientras Venezuela siga siendo un actor no funcional —pero persistente—, el Corolario Trump tendrá un punto ciego. Y mientras ese punto ciego exista, el Hemisferio no será plenamente “estable” en los términos de la ESN.

La estrategia estadounidense apuesta a que el futuro se construye con EE.UU., o simplemente no hay futuro. A contrapelo, Venezuela apuesta a que el futuro se construye con soberanía plena. Y en ese sentido, la nueva ESN oficializa las medidas que ya viene tomando desde hace unos meses con la militarización del Caribe.

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