La chiusura del Ministero della Giustizia: egos presidenziali vs Diritti Umani?

Correo del Alba

Il recente presidente eletto della Bolivia, Rodrigo Paz, nel suo abituale stile discorsivo – fatto di slogan per i titoli dei giornali – ha deciso di chiudere il Ministero della Giustizia sotto lo slogan: «è finito il ministero della persecuzione, dell’ingiustizia», promettendo che «non sarebbe tornato il terrorismo di Stato».

Questa decisione, presa nel contesto della pugna interna tra il vicepresidente Lara e il primo mandatario, riflette il fatto che le azioni si basano su questioni viscerali che evidenziano anche conflitti interni all’ufficialismo. Occorre ricordare che la sua ascesa all’Esecutivo è avvenuta in modo accidentale e che lo stesso vale per la composizione del suo gabinetto. In meno di 24 ore è stato cambiato un ministro e, da entrambe le parti, i designati sono stati accusati di avere reati a loro carico. Subito dopo, il Presidente procede alla chiusura del Ministero della Giustizia, come se questa fosse la soluzione.

È estremamente allarmante che le decisioni vengano prese sulla base di emozioni o conflitti di interesse, invece di tutelare i diritti, pensare al Paese o cercare qualcosa di più di uno slogan presidenziale per i titoli dei media.

Eliminare il Ministero della Giustizia con l’accusa di ingerenza è un errore. Vorrei pensare che ciò sia dovuto alla mancata conoscenza di come opera lo Stato, più che all’ignoranza dei diritti che devono essere difesi per tutte e tutti i boliviani; o forse all’uso dell’ennesimo slogan, il che sarebbe ancora peggio. In quel ministero si trovavano enti cruciali: il Viceministero per le Pari Opportunità, che tutela i diritti delle donne, delle bambine e dei bambini e degli anziani; il Comitato Nazionale delle Persone con Disabilità (Conalpedis); e la difesa dei diritti dell’utente e del consumatore. Inoltre vi risiedeva la tutela della Difesa Pubblica, a protezione delle popolazioni vulnerabili. Un’altra entità che faceva parte di questa struttura era il Viceministero della Trasparenza e della Lotta alla Corruzione.

Si è deciso che alcune competenze venissero assunte dal Ministero della Presidenza, attribuendo a tale dicastero un forte centralismo funzionale. Allo stesso modo, si è deciso di trasferire il Conalpedis al Ministero della Salute, generando un conflitto con le persone con disabilità. Come ha sottolineato questa popolazione, esistono contraddizioni con l’approccio dei Diritti Umani stabilito dalle norme internazionali: riducendo la disabilità a una condizione medica, si limita la gestione delle politiche a una prestazione sanitaria, quando in realtà sono necessarie politiche integrali.

Vi è però un problema di fondo di mancata conoscenza: i dicasteri ministeriali sono progettati per elaborare e gestire politiche pubbliche, funzione che l’Organo Giudiziario non può svolgere, poiché la sua missione è amministrare la giustizia. Non è necessario un ministero per esercitare ingerenze o realizzare persecuzioni, come sostiene il Presidente. Non è casuale che gli interessi della giustizia siano cambiati con il nuovo Governo: altrimenti, come si spiegano la liberazione di Jeanine Áñez e Luis Fernando Camacho e gli arresti immediati dell’ex presidente Luis Arce e di Lidia Patty a meno di un trimestre dall’inizio della gestione? Purtroppo, in questo Paese la giustizia opera in funzione di chi è al potere, e ciò avviene indipendentemente dall’esistenza di un Ministero della Giustizia.

Ciò che è stato commesso è un errore gravissimo che, a causa di lotte interne e dell’uso di slogan come soluzioni, attentа contro i Diritti Umani, contro la lotta anticorruzione e contro la protezione delle popolazioni vulnerabili. Inoltre, indebolisce la stessa immagine di trasparenza che questo Governo pretende di proiettare e che dovrebbe invece preservare e rafforzare. È fondamentale rafforzare le istituzioni che prevengono gli atti di corruzione, per non ricadere né ripetere ciò che tanto si critica del precedente governo del Movimiento Al Socialismo (MAS) e dei governi che lo hanno preceduto.


Khantuta Muruchi Escobar – Boliviana, sociologa


El cierre del Ministerio de Justicia: ¿egos presidenciales vs. Derechos Humanos?

 

El reciente presidente electo de Bolivia, Rodrigo Paz, en su habitual estilo discursivo –dejando eslóganes para los titulares–, ha decidido cerrar el Ministerio de Justicia bajo la consigna: “se acabó el ministerio de la persecución, de la injusticia”, y prometió que “no volvería el terrorismo de Estado”.

Esta decisión, tomada en el contexto de la pugna interna entre el vicepresidente Lara y el primer mandatario, refleja que las actuaciones se basan en cuestiones viscerales que también evidencian pugnas internas en el oficialismo. Se debe recordar que su ascenso al Ejecutivo se dio de forma accidental y de igual manera la conformación de su gabinete. En menos de 24 horas cambiaron de ministro y desde ambos bandos se acusó a los designados de tener delitos en su haber. Acto seguido, el Presidente procede a cerrar el Ministerio de Justicia, como si esa fuera la solución.

Es muy alarmante que las decisiones se tomen por emociones o conflictos de interés en lugar de velar por los derechos, pensar en el país o buscar algo más que un eslogan presidencial para los titulares de los medios.

Eliminar el Ministerio de Justicia bajo la acusación de injerencia es un error. Quisiera pensar que esto se debe al desconocimiento de cómo opera el Estado, más que a la ignorancia sobre los derechos que se deben defender para todas y todos los bolivianos; o quizás por utilizar otro eslogan más, lo cual sería aún peor. En ese ministerio se encontraban entidades cruciales: el Viceministerio de Igualdad de Oportunidades, que vela por los derechos de las mujeres, niñas, niños y adultos mayores; el Comité Nacional de Personas con Discapacidad (Conalpedis); y la defensa de los derechos del usuario y consumidor. Además residía la tutela de la Defensa Pública, protegiendo a las poblaciones vulnerables. Otra entidad que formaba parte de esta estructura era el Viceministerio de Transparencia y Lucha contra la Corrupción.

Se tomó la decisión de que algunas de las carteras fueran asumidas por el Ministerio de la Presidencia, otorgando un centralismo de funciones a ese despacho. Asimismo, decidieron mover el Conalpedis al Ministerio de Salud, lo que generó un conflicto con las personas con discapacidad. Como planteó esta población existen contradicciones con el enfoque de Derechos Humanos establecido por las normas internacionales, cuestión que se debe a que al reducir la discapacidad a una condición médica se restringe la gestión de las políticas a una prestación de salud, cuando en realidad se requieren políticas integrales.

Pero hay un desconocimiento de fondo, porque las carteras ministeriales están diseñadas para elaborar y gestionar políticas públicas, función que el Órgano Judicial no puede llevar a cabo ya que su misión es impartir justicia. No se necesita un ministerio para ejercer injerencia o realizar persecución, como señala el Presidente. No es casualidad que los intereses de la justicia hayan cambiado con el nuevo Gobierno, sino ¿cómo se explica la liberación de Jeanine Áñez y Luis Fernando Camacho y las aprehensiones inmediatas del expresidente Luis Arce y Lidia Patty a menos del primer trimestre de gestión? Lamentablemente en este país la justicia opera en función de quién esté en el poder, y esto ocurre independientemente de la existencia de un Ministerio de Justicia.

Lo que se ha cometido es un gravísimo error que, por pugnas internas y por el uso de eslóganes como soluciones, atenta contra los Derechos Humanos, contra la lucha anticorrupción y contra la protección de las poblaciones vulnerables. De paso debilita la misma imagen de transparencia que este Gobierno pretende proyectar y que debería preservar y fortalecer. Es fundamental robustecer las instituciones que previenen actos de corrupción para no caer ni repetir aquello que tanto se critica del anterior gobierno del Movimiento Al Socialismo (MAS) y de los precedentes.

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Khantuta Muruchi Escobar Boliviana, socióloga

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