Discorso del ministro venezuelano della Comunicazione

Di fronte al fascismo: verità, sovranità e resistenza bolivariana

Freddy Ñáñez

«Ogni epoca ha il suo fascismo: i suoi segni premonitori si evidenziano ovunque. (…) Nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere e agire la propria volontà. A ciò si arriva in molti modi e non necessariamente con il timore dell’intimidazione poliziesca; ma negando o distorcendo l’informazione, contaminando la giustizia.»

— Primo Levi

I.

Dal Venezuela invio un saluto fraterno e un ringraziamento profondo alla direzione del Movimento Poetico Mondiale, e in modo speciale al poeta Fernando Rendón, la cui solidarietà attiva e costante ha accompagnato il popolo venezuelano per tutto il processo bolivariano. Questa solidarietà non è stata retorica: è stata presenza, ascolto, parola condivisa e impegno etico.

Molti dei poeti che fanno parte di questo movimento hanno visitato il mio paese. Hanno percorso le sue strade, hanno condiviso con la sua gente e hanno constatato che il Venezuela è un popolo pacifico e ospitale, colto e sensibile, profondamente impegnato nelle cause giuste dell’umanità. Hanno potuto verificare che non rappresentiamo una minaccia per nessun paese della regione, né tantomeno per una potenza nucleare come gli USA, che nel 2015 ha dichiarato in modo infame il Venezuela come una “minaccia inusuale e straordinaria”.

Siamo, sì, una rivoluzione socialista. E siamo anche una democrazia retta da una Costituzione nata dal dibattito popolare e approvata dal voto del popolo nel 1999 con il sostegno del 71,78% degli elettori, costituendo uno dei consensi nazionali più ampi della nostra storia. La nostra democrazia è diretta e partecipativa, organizzata in cinque poteri pubblici e profondamente diversa dai regimi occidentali basati su forme di rappresentanza indiretta. In ventisei anni di Rivoluzione Bolivariana si sono celebrati 28 processi elettorali, inclusi 2 referendum nazionali.

Dal 2024 sono state riattivate le consultazioni popolari affinché le comunità decidano in modo diretto i loro progetti di sviluppo. Tuttavia, fin dall’origine di questo processo, i grandi mezzi di comunicazione corporativi e l’élite politiche che governano l’Europa e gli USA hanno insistito nel presentare il Venezuela come un regime autoritario e dittatoriale. Questa narrativa non è politica: è economica.

Il Venezuela possiede la principale riserva petrolifera certificata del mondo, vaste riserve di gas, oro, coltan, rame e argento, oltre a un’immensa biodiversità, grandi riserve di acqua dolce e una posizione geostrategica privilegiata. Dal trionfo della nostra indipendenza repubblicana guidata dal grande Simón Bolívar e la conseguente caduta dell’impero spagnolo nel continente, questo territorio è stato uno dei più ambìti dalle potenze mondiali.

E questa è l’unica ragione per la quale per oltre due decenni si è tentato di delegittimare, isolare e criminalizzare lo Stato venezuelano: preparare l’opinione pubblica mondiale per giustificare qualsiasi forma di spoliazione travestita da democrazia, diritti umani e libertà: gli stessi pretesti usati per invadere Iraq, Afghanistan, Libia per citare solo 3 esempi.

Negli ultimi cento anni, Hugo Chávez Frías e Nicolás Maduro Moros sono stati i presidenti che con maggiore fermezza hanno difeso la sovranità nazionale e si sono opposti frontalmente alla Dottrina Monroe dell’imperialismo nordamericano, promuovendo l’integrazione latinoamericana e caraibica come una patria grande di sviluppo condiviso. Da questo impulso sono nati organismi come la CELAC, l’UNASUR e l’ALBA.

La storia venezuelana offre una lunga lista di Presidenti, di diverse correnti ideologiche, deposti per questa stessa ragione: il petrolio. Cipriano Castro fu deposto nel 1908; Isaías Medina Angarita, nel 1945; lo scrittore e presidente Rómulo Gallegos, nel 1948. Hugo Chávez fu deposto nel 2002 e restituito al potere a ventiquattr’ore di distanza dal popolo mobilitato nelle strade.

Il presidente Nicolás Maduro Moros è stato oggetto di sabotaggi economici, campagne di blocco, tentativi di colpo di Stato nel 2017 e 2020, un tentativo di Magnicidio, fino a culminare nel suo rapimento illegale e criminale lo scorso 3 gennaio 2026.

II.

Il bombardamento criminale, accompagnato da attacchi informatici ed elettromagnetici che hanno culminato con il rapimento illegale del presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, e di sua moglie, la Prima Dama e deputata Cilia Flores, deve essere compreso come il punto culminante di un lungo processo di ingerenza, cospirazione e sabotaggio diretto dal governo USA almeno dal 2019.

Durante il primo mandato del presidente Donald Trump fu attivata una politica di ostilità aperta contro il Venezuela. Le sanzioni imposte all’industria petrolifera ridussero i redditi nazionali di oltre il 99%, generando un impatto devastante sulla vita sociale e sui diritti umani del popolo venezuelano. Questo assedio economico costituisce una delle cause strutturali della diaspora venezuelana verso l’America Latina, l’Europa e il Nordamerica.

Queste misure non agirono in forma isolata. Furono accompagnate da operazioni clandestine della CIA, dal finanziamento della USAID a fattori di destra e estrema destra, e da molteplici tentativi di Magnicidio contro il presidente Nicolás Maduro, tra i quali l’Operazione Gedeón e il primo attentato con droni esplosivi contro un capo di Stato: fatti senza precedenti nella storia politica contemporanea.

Parallelamente, fu promosso un governo parallelo la cui unica funzione fu la spoliazione illegale di beni della Repubblica: l’oro venezuelano trattenuto in banche del Regno Unito, fondi bloccati in Portogallo e imprese strategiche come CITGO negli USA e Monómeros in Colombia.

Questi antecedenti fanno parte in modo inseparabile del dossier del bombardamento illegale perpetrato contro la città di Caracas il 3 gennaio 2026, che costò la vita a militari venezuelani e cubani, a civili innocenti, lasciò oltre un centinaio di feriti gravi e causò danni severi a infrastrutture sanitarie, scientifiche e residenziali. Voglio evidenziare come crimine di guerra l’attacco all’Unità di Dialisi nello stato La Guaira.

Quanto accaduto quel giorno costituisce una delle più gravi violazioni della sovranità nazionale di un paese latinoamericano nella storia recente ed esprime il collasso del diritto internazionale come quadro regolatore della convivenza tra nazioni. Il mondo si affaccia così a un’era di oscurantismo geopolitico, dove la legge è sostituita dalla forza, e la barbarie del più potente pretende di imporsi come norma.

Con questa esposizione smentiamo le narrazioni diffuse dagli stessi centri egemonici che per 26 anni hanno stigmatizzato la Rivoluzione Bolivariana e che oggi tentano di giustificare questa atrocità. In Venezuela non ci fu tradimento né resa. Ci fu resistenza e dignità di fronte a un’aggressione sproporzionata e codarda.

Nella notte del 3 gennaio 2026, il presidente Nicolás Maduro Moros decise di evitare un massacro e affrontare l’aggressione attraverso le vie legale, giuridica, diplomatica e politica, in stretto adempimento del diritto internazionale. Non fu resa, ma responsabilità storica.

III.

Il 19 agosto 2025, il governo USA sorprese il mondo con uno spiegamento militare sproporzionato nel Caribe, mobilitando flotte sottomarine e aeromobili armati in un’operazione inedita di intimidazione contro i paesi della regione e contro la sovranità del Venezuela in particolare.

Questo spiegamento fu accompagnato da una narrativa debole e inverosimile che pretendeva di collegare lo Stato venezuelano al cosiddetto “Cartello dei Soli”. Come dimostrano documenti di organismi internazionali e agenzie USA, il Venezuela non è mai stato un paese rilevante nel traffico internazionale di droga. Nel suo territorio non esistono coltivazioni, piste né infrastrutture proprie di cartelli. Il 95% della droga che entra negli USA e in Europa transita per l’oceano Pacifico, non per il Caribe. Per oltre 15 anni, il Venezuela è stato un paese attivo e coerente nella lotta contro il traffico illecito di droga. Soltanto nel 2025 furono neutralizzati 40 aeromobili provenienti dalla Colombia e sequestrate quasi 70 tonnellate di droga destinate ai mercati USA ed europei. Detto questo, bisogna evidenziare che in Venezuela non si produce — né si è mai prodotto — Fentanil, che è, secondo gli stessi organismi sanitari nordamericani, la droga che causa il maggiore impatto negativo alla popolazione di quel paese.

Il presunto “Cartello dei Soli” costituisce un falso positivo in più, un’operazione di propaganda e falsa bandiera destinata a giustificare azioni militari illegali come quelle perpetrate contro il Venezuela, e altre che potrebbero essere eseguite contro Messico, Colombia, Nicaragua, Cuba o qualsiasi paese che il governo degli USA ritenesse opportuno.

La narrativa del Cartello dei Soli è stata messa in discussione precedentemente da organismi USA e scartata come causa giuridica a ventiquattr’ore dalla presentazione del presidente Nicolás Maduro Moros davanti ai tribunali newyorkesi. Alte autorità dello stesso governo USA hanno riconosciuto che tale Cartello non esiste. Per maggiore scandalo, il Presidente di quel paese ha riconosciuto pubblicamente e con insolita sfacciataggine, che il suo interesse centrale in Venezuela è il petrolio.

IV.

Come vicepresidente settoriale della Comunicazione e Cultura, e come poeta membro attivo di questa organizzazione, certifico che, dopo il bombardamento criminale contro la città di Caracas, il Governo Bolivariano rimane in piedi, facendo valere il filo costituzionale. Conformemente alla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, spetta alla vicepresidente esecutiva, Delcy Rodríguez, assumere la Presidenza Ad interim, riconoscendo che l’unico presidente legittimo del Venezuela è Nicolás Maduro Moros, il quale si trova sequestrato negli USA e sottoposto a un processo spurio e illegale. Lui e sua moglie, la deputata Cilia Flores, sono prigionieri di guerra, in pieno XXI secolo.

La loro liberazione è diventata causa di unione nazionale e la prima rivendicazione della nostra sovranità e dei nostri diritti politici come nazione. Oggi, Nicolás Maduro Moros e sua moglie, la deputata Cilia Flores, sono simboli di lotta, come lo fu Mandela in suo tempo. Oggi combattiamo insieme a loro una battaglia diplomatica, politica e giuridica che concentra la causa fondamentale del nostro paese e che deve chiamare alla solidarietà attiva del Sud Globale, minacciato dalla nuova dottrina imperiale. Sondaggi realizzati negli stessi USA mostrano un rifiuto superiore al 70% della popolazione alle operazioni militari contro il Venezuela e al sequestro del suo Presidente. Ciò evidenzia che l’operazione militare è stata una vittoria tattica e allo stesso tempo una sconfitta strategica, dato che sia la narrativa falsa contro il Venezuela, sia le accuse contro il nostro Presidente, sono crollate lasciando nuda la vera causa di questo crimine politico e di guerra: è stata sempre la sete di petrolio a motivare i governi democratici e repubblicani degli USA a screditare e aggredire moralmente, politicamente, economicamente e militarmente la nostra nobile Repubblica.

Convochiamo l’umanità a comprendere la gravità del momento storico che attraversiamo. Questo tempo esige dai popoli — e specialmente dagli intellettuali, artisti e poeti — una partecipazione attiva e una sensibilità vigile di fronte a ciò che costituisce un atto di barbarie contro un paese e una minaccia contro il sistema-mondo. Oggi la Groenlandia è nel mirino.

Il Venezuela non è e non sarà mai un protettorato USA né di nessuna potenza. Tutti gli accordi discussi dopo gli attacchi erano stati proposti precedentemente dal presidente Nicolás Maduro Moros, il quale insistette in modo permanente nel dialogo e in una soluzione politica e diplomatica di fronte alla minaccia militare. Fu Donald Trump che nel 2019 impose sanzioni petrolifere e obbligò le imprese nordamericane a uscire dal Venezuela, come è emerso evidente nella più recente riunione alla Casa Bianca con compagnie petrolifere. Fu Donald Trump che bloccò commercialmente il Venezuela e impedì che le imprese di beni e servizi del suo paese operassero nel nostro. Fu Donald Trump che si rifiutò, nel suo primo governo, di riconoscere le istituzioni repubblicane e chiuse il dialogo con il nostro governo, inventando un governo parallelo e fantoccio guidato da un agente nazionale chiamato Juan Guaidó. Tutto ciò che oggi il presidente Trump pretende di esibire come vittoria, si sarebbe potuto risolvere con una telefonata come ci si aspetta da governi civili retti da valori moderni e meccanismi legali. Non sarebbero dovuti morire 100 soldati venezuelani e cubani, non sarebbero dovuti essere feriti oltre 100 civili, non sarebbero dovuti essere feriti decine di soldati nordamericani né essere stata messa a rischio la pace continentale. Fu l’arroganza suprematista a imporsi e a varcare le linee rosse di ciò che è moralmente accettabile e legalmente tollerabile.

Cari poeti, questi sono i fatti. Questa è la verità. Il popolo venezuelano non si arrenderà mai. Il presidente Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, non si arrenderanno mai al fascismo moderno e siamo passati a una nuova fase della nostra lotta: la diplomazia bolivariana di pace.

La sfida che oggi affrontiamo non è solo venezuelana, ma latinoamericana, caraibica e umana: difendere la verità e restituire il rispetto all’autodeterminazione dei popoli.

È ora di svegliarsi.

Dichiarazione del poeta Freddy Ñáñez, ministro della Comunicazione del Venezuela, al Movimento Poetico Mondiale. 11 gennaio 2026.


Discurso del ministro venezolano de Comunicación

Frente al fascismo: verdad, soberanía y resistencia bolivariana

 

Freddy Ñáñez

«Cada época tiene su fascismo: sus señales premonitorias se evidencian por doquier. (…) Niega al ciudadano la posibilidad y la capacidad de expresar y actuar su propia voluntad. A esto se llega de muchas maneras y no necesariamente con el temor de la intimidación policíaca; sino negando o distorsionando la información, contaminando la justicia.»

— Primo Levi

I.

Desde Venezuela envío un saludo fraterno y un agradecimiento profundo a la directiva del Movimiento Poético Mundial, y de manera especial al poeta Fernando Rendón, cuya solidaridad activa y constante ha acompañado al pueblo venezolano a lo largo de todo el proceso bolivariano. Esa solidaridad no ha sido retórica: ha sido presencia, escucha, palabra compartida y compromiso ético.

Muchos de los poetas que integran este movimiento han visitado mi país. Han caminado sus calles, han compartido con su gente y han constatado que Venezuela es un pueblo pacífico y hospitalario, culto y sensible, profundamente comprometido con las causas justas de la humanidad. Han podido comprobar que no representamos una amenaza para ningún país de la región, ni mucho menos para una potencia nuclear como los Estados Unidos, que en 2015 declaró de manera infame a Venezuela como una “amenaza inusual y extraordinaria”.

Somos, sí, una revolución socialista. Y somos también una democracia regida por una Constitución nacida del debate popular y refrendada por el voto del pueblo en 1999 con el respaldo del 71,78% de los electores, constituyendo uno de los consensos nacionales más amplios de nuestra historia. Nuestra democracia es directa y participativa, organizada en cinco poderes públicos y profundamente distinta a los regímenes occidentales basados en formas de representación indirecta. En veintiséis años de Revolución Bolivariana se han celebrado veintiocho procesos electorales, incluidos dos referendos nacionales.

Desde 2024 se han reactivado las consultas populares para que las comunidades decidan de manera directa sus proyectos de desarrollo. Sin embargo, desde el origen mismo de este proceso, los grandes medios corporativos y las élites políticas que gobiernan Europa y los Estados Unidos han insistido en presentar a Venezuela como un régimen autoritario y dictatorial. Esa narrativa no es política: es económica.

Venezuela posee la principal reserva petrolera certificada del mundo, vastas reservas de gas, oro, coltán, cobre y plata, además de una inmensa biodiversidad, grandes reservas de agua dulce y una posición geoestratégica privilegiada. Desde el triunfo de nuestra independencia republicana dirigida por el gran Simón Bolívar y la consecuente caída del imperio español en el continente, este territorio ha sido uno de los más codiciados por las potencias mundiales.

Y esta es la única razón por la cual durante más de dos décadas se ha intentado deslegitimar, aislar y criminalizar al Estado venezolano: preparar a la opinión pública mundial para justificar cualquier forma de despojo disfrazada de democracia, de derechos humanos y de libertad: los mismos pretextos que se usaron para invadir Irak, Afganistan, Libia por poner apenas 3 ejemplos.

En los últimos cien años, Hugo Chávez Frías y Nicolás Maduro Moros han sido los presidentes que con mayor firmeza defendieron la soberanía nacional y se opusieron frontalmente a la Doctrina Monroe del imperialismo norteamericano, impulsando la integración latinoamericana y caribeña como una patria grande de desarrollo compartido. De ese impulso nacieron organismos como la CELAC, UNASUR y el ALBA.

La historia venezolana ofrece una larga lista de Presidentes, de distintas corrientes ideológicas, derrocados por esta misma razón: el petróleo. Cipriano Castro fue derrocado en 1908; Isaías Medina Angarita, en 1945; el escritor y presidente Rómulo Gallegos, en 1948. Hugo Chávez fue derrocado en 2002 y restituido apenas veinticuatro horas después por el pueblo movilizado en las calles.

El presidente Nicolás Maduro Moros ha sido objeto de sabotajes económicos, campañas de bloqueo, intentos de golpe de Estado en 2017 y 2020, un intento de Magnicidio, hasta culminar en su secuestro ilegal y criminal el pasado 3 de enero de 2026.

II.

El bombardeo criminal, acompañado de ataques cibernéticos y electromagnéticos que culminaron con el secuestro ilegal del presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro Moros, y de su esposa, la Primera Dama y diputada Cilia Flores, debe comprenderse como el punto culminante de un largo proceso de injerencia, conspiración y sabotaje dirigido por el gobierno de los Estados Unidos desde al menos el año 2019.

Durante el primer mandato del presidente Donald Trump se activó una política de hostilidad abierta contra Venezuela. Las sanciones impuestas a la industria petrolera redujeron los ingresos nacionales en más de un 99%, generando un impacto devastador sobre la vida social y los derechos humanos del pueblo venezolano. Este asedio económico constituye una de las causas estructurales de la diáspora venezolana hacia América Latina, Europa y Norteamérica.

Estas medidas no actuaron de forma aislada. Fueron acompañadas por operaciones encubiertas de la CIA, por el financiamiento de la USAID, a factores de derecha y extrema derecha, y por múltiples intentos de Magnicidio contra el presidente Nicolás Maduro, entre ellos la Operación Gedeón y el primer atentado con drones explosivos hacia un mandatario: hechos sin precedentes en la historia política contemporánea.

Paralelamente, se promovió un gobierno paralelo cuya única función fue el despojo ilegal de activos de la República: el oro venezolano retenido en bancos del Reino Unido, fondos bloqueados en Portugal y empresas estratégicas como CITGO en los Estados Unidos y Monómeros en Colombia.

Estos antecedentes forman parte inseparable del expediente del bombardeo ilegal perpetrado contra la ciudad de Caracas el 3 de enero de 2026, que costó la vida de militares venezolanos y cubanos, de civiles inocentes, dejó más de un centenar de heridos de gravedad y ocasionó daños severos a infraestructuras de salud, científicas y residenciales. Quiero resaltar como crimen de guerra contra la Unidad de Diálisis en el estado La Guaira.

Lo ocurrido ese día constituye una de las más graves violaciones de la soberanía nacional de un país latinoamericano en la historia reciente y expresa el colapso del derecho internacional como marco regulador de la convivencia entre naciones. El mundo se asoma así a una era de oscurantismo geopolítico, donde la ley es sustituida por la fuerza, y la barbarie del más poderoso pretende imponerse como norma.

Con esta exposición desmentimos las matrices de opinión emanadas de los mismos centros hegemónicos que durante veintiséis años estigmatizaron a la Revolución Bolivariana y que hoy intentan justificar esta atrocidad. En Venezuela no hubo traición ni entrega. Hubo resistencia y dignidad frente a una agresión desmesurada y cobarde.

La madrugada del 3 de enero de 2026, el presidente Nicolás Maduro Moros decidió evitar una masacre y enfrentar la agresión por las vías legal, jurídica, diplomática y política, en estricto apego al derecho internacional. No fue rendición, sino responsabilidad histórica.

III.

El 19 de agosto de 2025, el gobierno de los Estados Unidos sorprendió al mundo con un despliegue militar desproporcionado en el Caribe, movilizando flotas submarinas y aeronaves artilladas en una operación inédita de amedrentamiento contra los países de la región y contra la soberanía de Venezuela en particular.

Este despliegue fue acompañado por una narrativa débil e inverosímil que pretendía vincular al Estado venezolano con el llamado “Cartel de los Soles”. Como demuestran documentos de organismos internacionales y de agencias estadounidenses, Venezuela nunca ha sido un país relevante en el tráfico internacional de drogas. No existen en su territorio cultivos, pistas ni infraestructuras propias de carteles. El 95% de la droga que entra a Estados Unidos y Europa transita por el océano Pacífico, no por el Caribe. Durante más de quince años, Venezuela ha sido un país activo y consistente en el combate contra el tráfico ilícito de drogas. Sólo en el 2025 fueran neutralizadas 40 aeronaves provenientes de Colombia e incautadas casi 70 toneladas de drogas destinada a mercados estadounidenses y europeos. Dicho esto, cabe resaltar que en Venezuela no se produce —ni se ha producido jamás— Fentanilo, que es, según los propios organismos de salud norteamericanos, la droga que mayor impacto negativo causa a la población de ese país.

El supuesto “Cartel de los Soles” constituye un falso positivo más, una operación de propaganda y falsa bandera destinada a justificar acciones militares ilegales como las perpetradas contra Venezuela, y otras que pudieran ser ejecutadas contra México, Colombia, Nicaragua, Cuba o cualquier país que se le antoje al gobierno de EE.UU.

La narrativa del Cartel de los Soles, ha sido cuestionada previamente por organismos estadounidenses y desestimada como causa jurídica apenas 24 horas después de la presentación del presidente Nicolás Maduro Moros ante tribunales neoyorquinos. Altas autoridades del propio gobierno de los Estados Unidos han reconocido que dicho Cartel no existe. Para mayor escándalo, el Presidente de ese país ha reconocido públicamente y con inusual descaro, que su interés central en Venezuela es el petróleo.

IV.

Como vicepresidente sectorial de Comunicación y Cultura, y como poeta miembro activo de esta organización, certifico que, tras el bombardeo criminal contra la ciudad de Caracas, el Gobierno Bolivariano se mantiene en pie, haciendo valer el hilo constitucional. De conformidad con la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela, corresponde a la vicepresidenta ejecutiva, Delcy Rodríguez, asumir la Presidencia Encargada, reconociendo que el único presidente legítimo de Venezuela es Nicolás Maduro Moros, y se encuentra secuestrado en los Estados Unidos y sometido a un juicio espurio e ilegal. Él y su esposa, la diputada Cilia Flores, son prisioneros de guerra, en pleno siglo XXI.

Su liberación se ha convertido en causa de unión nacional y en la primera reivindicación de nuestra soberanía y de nuestros derechos políticos como nación. Hoy, Nicolás Maduro Moros y su esposa, la diputada Cilia Flores, son símbolos de lucha, como lo fue Mandela en su momento. Hoy libramos junto a ellos una batalla diplomática, política y jurídica que concentra la causa fundamental de nuestro país y que debe llamar a la solidaridad activa del Sur Global, amenazado por la nueva doctrina imperial. Encuestas realizadas en los propios Estados Unidos muestran un rechazo superior al 70% de su población a las operaciones militares contra Venezuela y al secuestro de su Presidente. Esto evidencia que la operación militar fue una victoria táctica y al mismo tiempo una derrota estratégica toda vez que tanto la narrativa falsa contra Venezuela, como las acusaciones contra nuestro Presidente, se han derrumbado dejando al desnudo la verdadera causa de este crimen político y de guerra: siempre ha sido la sed de petróleo lo que motiva a los gobiernos demócratas y republicanos de los Estados Unidos a desprestigiar y agredir moral, política, económica y militarmente a nuestra noble República.

Convocamos a la humanidad a comprender la gravedad del momento histórico que atravesamos. Este tiempo exige de los pueblos —y especialmente de los intelectuales, artistas y poetas— una participación activa y una sensibilidad alerta frente a lo que constituye un acto de barbarie contra un país y una amenaza contra el sistema-mundo. Hoy Groenlandia está en la mira.

Venezuela no es ni será jamás un protectorado de los Estados Unidos ni de ninguna potencia. Todos los acuerdos discutidos con posterioridad a los ataques habían sido propuestos previamente por el presidente Nicolás Maduro Moros, quien insistió de manera permanente en el diálogo y en una salida política y diplomática frente a la amenaza militar. Fue Donald Trump quien en 2019, impuso sanciones petroleras y obligó a las empresas norteamericanas a salir de Venezuela, como quedó en evidencia en la más reciente reunión en la Casa Blanca con compañías petroleras. Fue Donald Trump quien bloqueó comercialmente a Venezuela e impidió que las empresas de bienes y servicios de su país operaran en el nuestro. Fue Donald Trump quien se negó en su primer gobierno, a reconocer las instituciones republicanas y cerró el diálogo con nuestro gobierno, inventando un gobierno paralelo y títere encabezado por un agente nacional llamado Juan Guaidó. Todo lo que hoy pretende exhibir el presidente Trump como victoria, se hubiese podido resolver con una llamada telefónica como se espera de gobiernos civilizados regidos por valores modernos y mecanismos legales. No tendrían que haber muerto 100 soldados venezolanos y cubanos, no tendrían que estar heridos más de 100 civiles, no tendrían que estar heridos decenas de soldados norteamericanos ni haberse puesto en riesgo la paz continental. Fue la arrogancia supremacista quien se impuso y cruzó las líneas rojas de lo moralmente aceptable y lo legalmente tolerable.

Queridos poetas, estos son los hechos. Esta es la verdad. El pueblo venezolano jamás se rendirá. El presidente Nicolás Maduro y su esposa, Cilia Flores, jamás se rendirán ante el fascismo moderno y hemos pasado a una nueva fase de nuestra lucha: la diplomacia bolivariana de paz.

El desafío que hoy enfrentamos no es solo venezolano, sino latinoamericano, caribeño y humano: defender la verdad y restituir el respeto a la autodeterminación de los pueblos.

Es hora de despertar.

Declaración del poeta Freddy Ñáñez, ministro de Comunicación de Venezuela, al Movimiento Poético Mundial. 11 de enero, 2026.

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