Venezuela e la brutale esecuzione della nuova dottrina imperiale

Il 3 gennaio nella Strategia di Sicurezza Nazionale 2025

Misión Verdad

L’operazione militare USA del 3 gennaio, culminata con il rapimento del presidente Nicolás Maduro e della prima dama Cilia Flores su suolo venezuelano, non è stata una deviazione tattica né una decisione isolata. È stata la prima esecuzione pubblica del “Corollario Trump” dopo il dispiegamento caraibico.

Questa è una dottrina formalmente incorporata nella Strategia di Sicurezza Nazionale 2025 (SSN), che ridefinisce la sovranità nell’emisfero occidentale non come un diritto giuridico, ma come una capacità funzionale allineata con gli interessi strategici, economici e tecnologici degli USA.

L’amministrazione di Donald Trump ha spiegato in tale documento come intenda ripristinare la sua “sfera di influenza” nelle Americhe, rappresentando un approccio di realismo imperiale che accetta esplicitamente la ricerca del potere come obiettivo anziché negarla come in passato. Secondo la SSN, questa “sfera di influenza” mira a garantire la sicurezza nazionale e la prosperità del paese nordamericano.

Gli USA —ancora in fase di declino strutturale, nonostante il discorso trionfalista di Trump— hanno sempre perseguito i propri interessi strategici, ma li hanno mascherati con il linguaggio dell'”ordine basato su regole”, del diritto internazionale o della democrazia, retoriche concepite per ottenere consenso globale.

Tuttavia, la SSN abbandona questa facciata: non si invoca più il multilateralismo né le norme come giustificazione, perché l’operazione imperiale non cerca più legittimità, ma efficacia tecnica. L’ipocrisia non è più utile quando l’obiettivo è imporre una sovranità funzionale e punire chi, come il Venezuela, si rifiuta di integrarsi nella catena del valore USA. La farsa è finita; ciò che rimane è la gestione coercitiva del rischio.

Di seguito, elenchiamo come quanto accaduto il 3 gennaio si inquadri nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale USA, senza dilazioni concettuali salvo quando necessario per chiarezza analitica.

IL VENEZUELA COME CASO LIMITE DI SOVRANITÀ ILLEGITTIMA

 

La SSN stabilisce che è legittimo solo il controllo statale che non interferisca —e preferibilmente faciliti— la catena del valore USA.

Il Venezuela viola questo principio mantenendo alleanze con Cina, Russia e Iran, persino con la Turchia; controllando le proprie risorse energetiche senza cederle a capitali allineati; e sviluppando meccanismi commerciali che eludono il dollaro.

In questo quadro, la sua sovranità, sebbene riconosciuta dal diritto internazionale, diventa funzionalmente illegittima.

IL SALVATAGGIO DEL PETRODOLLARO COME OBIETTIVO CENTRALE

 

L’obiettivo principale non erano le riserve petrolifere (pur importanti nella logica imperiale), ma la valuta in cui vengono commercializzate.

Rompendone il blocco commerciale-finanziario e negoziando il greggio al di fuori del sistema dollarizzato, il Venezuela ha aperto una vera breccia nel monopolio del petrodollaro dal 1974.

Poiché il deficit fiscale, il debito pubblico e la spesa militare USA dipendono dall’egemonia del dollaro, questa fuga costituisce una minaccia sistemica.

L’operazione militare e il sequestro presidenziale miravano a fermarla e assicurare il riassorbimento di asset critici, come gli idrocarburi, nel circuito finanziario USA.

SOVRANITÀ FUNZIONALE = CONTROLLO INFRASTRUTTURALE

 

La SSN abbandona la logica dell’occupazione territoriale e dà priorità al controllo di nodi strategici: energia, logistica, minerali critici, standard tecnici.

Per questo sanziona non solo persone, ma sistemi: meccanismi finanziari alternativi, tecnologie legate agli idrocarburi al di fuori del proprio circuito dollaro-centrico, accesso ai mercati finanziari.

La “vendita forzata” di Citgo, il blocco delle transazioni in dollari e l’esclusione dalle reti di pagamento globali non sono misure punitive, ma operazioni tecniche di gestione del rischio, secondo la razionalità della SSN.

IL VENEZUELA COME OSTACOLO ONTOLOGICO AL CAPITALE FINANZIARIO-SPECULATIVO

 

Il capitalismo USA non produce più valore principalmente nella sfera produttiva, ma attraverso la speculazione finanziaria. Ma questa finzione richiede di riappropriarsi di spazi reali di ricchezza materiale per sostenersi.

Il Venezuela —con oro, coltan (e numerosi minerali), biodiversità e sovranità energetica— rappresenta un territorio di salvataggio ontologico. Trattenendo valore invece di consegnarlo, secondo la logica predatoria, diventa un ostacolo strutturale che deve essere reintegrato nel circuito imperiale, con la forza se necessario: il caso venezuelano, in questo senso, è stato esemplare.

IL COROLLARIO TRUMP COME TECNOLOGIA DI ESCLUSIONE

 

La SSN non nega l’esistenza del Venezuela come Stato, ma lo colloca in una zona di eccezione: come l’homo sacer concettualizzato dal filosofo italiano Giorgio Agamben [2], può essere punito senza che ciò costituisca una “violazione della sovranità”, perché il suo modello politico è incompatibile con l’ordine emisferico funzionale.

L’homo sacer è una figura del diritto romano arcaico che designava una persona esclusa dalla comunità politica: poteva essere uccisa senza che ciò costituisse un crimine, ma non poteva essere sacrificata in riti religiosi. Nella teoria politica contemporanea (Agamben), simbolizza il soggetto ridotto a “vita nuda”, esposto alla violenza del potere sovrano senza accesso ai diritti né alla protezione giuridica.
Il concetto di homo sacer può estendersi al piano statale: un paese come il Venezuela, considerato “funzionalmente illegittimo” per non essersi allineato all’ordine imperiale, è trattato come uno Stato-sacer: escluso dal diritto internazionale effettivo, soggetto a coercizione senza che ciò sia considerato aggressione ed esposto alla violenza del potere egemonico senza accesso ai meccanismi di protezione previsti per gli Stati “legittimi”. È la logica del regime di eccezione applicata alla sovranità: se ne riconosce formalmente l’esistenza, ma si nega il diritto di esercitarla autonomamente.

Qualsiasi azione coercitiva —militare, finanziaria, diplomatica— viene quindi giustificata come prevenzione tecnica, non come aggressione politica.

ESEMPIO DETERRENTE PER IL RESTO DELL’EMISFERO

 

L’obiettivo non è solo cambiare o modificare la condotta del governo venezuelano, ma invalidarne il modello come possibilità.

Se il Venezuela riesce a sostenere la propria autonomia, altri paesi potrebbero imitarlo. Per questo l’accerchiamento militare nei Caraibi e gli eventi del 3 gennaio hanno cercato di dimostrare che nessuno Stato emisferico può esistere al di fuori dell’orbita funzionale USA.

L’operazione di attacco militare e rapimento presidenziale su suolo venezuelano è stato un messaggio simbolico e pratico: chi resiste sarà trattato come un’anomalia sistemica, non come un interlocutore legittimo.

La farsa è finita

 

L’attacco al Venezuela esegue la SSN 2025 con coerenza brutale. La nuova realtà che Washington impone nell’emisfero —un’architettura di sovranità selettiva, controllo infrastrutturale e coercizione economica— viene sperimentata sul Venezuela come laboratorio e precedente.

Finché il Venezuela continuerà a esistere come alternativa possibile, l’ordine funzionale dell’impero in declino rimarrà incompleto.

Questa è la realtà della geopolitica delle grandi potenze, finora mascherata dalla retorica su “democrazia”, “diritto internazionale” o un presunto “ordine basato su norme” (la carta preferita dell’era Biden). Gli USA non nascondono più questa logica: hanno abbandonato i giochi mentali del liberalismo cosmopolita e operano con freddezza tecnica.

Idealmente, potrebbero evolvere verso un’egemonia che, senza rinunciare al proprio vantaggio strutturale, garantisca una certa stabilità e benefici condivisi all’interno della propria sfera —non per generosità, ma per calcolo strategico— poiché tale modello è il più sostenibile per mantenere coesione regionale e legittimità funzionale.

Ma la SSN rivela un’altra strada: l’imposizione coercitiva di una sovranità selettiva, dove la cooperazione è condizione di allineamento, non di reciprocità.

La storia dell’egemonia coercitiva degli USA ha generato in tutto il continente americano movimenti di resistenza che cercarono di sfuggire alla sua orbita funzionale; ripetere la stessa politica riprodurrà solo le sue conseguenze strutturali e, con esse, minerà gli stessi interessi strategici di Washington.

Al di là delle valutazioni sul Venezuela, è rivelatore —e incoraggiante— che gli USA abbiano smesso di mascherare la logica di potere sottostante alla loro Strategia di Sicurezza Nazionale: la geopolitica delle grandi potenze, specialmente degli USA, non si negozia più in termini di consenso, ma di imposizione letale.


El 3 de enero en la Estrategia de Seguridad Nacional 2025

Venezuela y la brutal ejecución de la nueva doctrina imperial

 

La operación militar estadounidense del 3 de enero, que culminó con el secuestro del presidente Nicolás Maduro y la primera dama Cilia Flores en suelo venezolano, no fue un desvío táctico ni una decisión aislada. Fue la primera ejecución pública del “Corolario Trump” tras el despliegue caribeño.

Esta es una doctrina incorporada formalmente en la Estrategia de Seguridad Nacional 2025 (ESN), que redefine la soberanía en el Hemisferio Occidental no como derecho jurídico, sino como capacidad funcional alineada con los intereses estratégicos, económicos y tecnológicos de EE.UU.

La administración de Donald Trump explicó en dicho documento cómo pretende restaurar su “esfera de influencia” en las Américas, lo que representa un enfoque de realismo imperial al aceptar explícitamente la búsqueda de poder como objetivo en lugar de negarlo como antes. Según la ESN, esta “esfera de influencia” tiene como objetivo garantizar la seguridad nacional y la prosperidad del país norteamericano.

Estados Unidos —aún en fase de declive estructural, pese al discurso triunfalista de Trump— siempre ha perseguido sus intereses estratégicos, pero los ha disfrazado con el lenguaje del “orden basado en reglas”, el derecho internacional o la democracia, retóricas diseñadas para obtener consenso global.

Sin embargo, la ESN abandona esa fachada: ya no se invoca el multilateralismo ni las normas como justificación, porque la operación imperial ya no busca legitimidad, sino eficacia técnica. La hipocresía ya no es útil cuando el objetivo es imponer una soberanía funcional y castigar a quienes, como Venezuela, se niegan a integrarse en la cadena de valor estadounidense. La farsa ha terminado; lo que queda es la gestión coercitiva del riesgo.

Así, y a continuación, enumeramos cómo lo ocurrido el 3 de enero se enmarca en la nueva Estrategia de Seguridad Nacional estadounidense, sin dilaciones conceptuales salvo cuando haga falta para la claridad del análisis.

VENEZUELA COMO CASO-LÍMITE DE SOBERANÍA ILEGÍTIMA

La ESN establece que solo es legítimo el control estatal que no interfiera —y preferiblemente facilite— la cadena de valor estadounidense.

Venezuela viola este principio al mantener alianzas con China, Rusia e Irán, incluso con Türkiye; al controlar sus recursos energéticos sin entregarlos a capitales alineados; y al desarrollar mecanismos de comercio que eluden el dólar.

En este marco, su soberanía, aunque reconocida por el derecho internacional, se vuelve funcionalmente ilegítima.

RESCATE DEL PETRODÓLAR COMO OBJETIVO CENTRAL

El blanco principal no fueron las reservas petroleras (asimismo importantes dentro de la lógica imperial), sino la moneda en la que se comercializan.

Al romper el bloqueo comercial-financiero y negociar crudo fuera del sistema dolarizado, Venezuela abrió una brecha real en el monopolio del petrodólar desde 1974.

Dado que el déficit fiscal, la deuda pública y el gasto militar de EE.UU. dependen de la hegemonía del dólar, esta fuga constituye una amenaza sistémica.

La operación militar y el secuestro presidencial buscaban detenerla y asegurar la reabsorción de activos críticos, como los hidrocarburos, al circuito financiero estadounidense.

SOBERANÍA FUNCIONAL = CONTROL INFRAESTRUCTURAL

La ESN abandona la lógica de ocupación territorial y prioriza el control de nodos estratégicos: energía, logística, minerales críticos, estándares técnicos.

Por eso sanciona no solo personas, sino sistemas: mecanismos financieros alternativos, tecnologías relacionadas con hidrocarburos fuera de su circuito dolarcéntrico, acceso a mercados financieros.

La “venta forzosa” de Citgo, el bloqueo de transacciones en dólares y la exclusión de redes de pago global no son medidas punitivas, sino operaciones técnicas de gestión del riesgo, según la racionalidad de la ESN.

VENEZUELA COMO OBSTÁCULO ONTOLÓGICO AL CAPITAL FINANCIERO-ESPECULATIVO

El capitalismo estadounidense ya no produce valor principalmente en la esfera productiva, sino mediante especulación financiera. Pero esa ficción requiere reapropiarse de espacios reales de riqueza material para sostenerse.

Venezuela —con oro, coltán (y múltiples minerales), biodiversidad y soberanía energética— representa un territorio de rescate ontológico. Al retener valor en lugar de entregarlo, de acuerdo con la lógica predatoria, se convierte en un obstáculo estructural que debe reintegrarse al circuito imperial, por la fuerza si es necesario: el caso venezolano, en este sentido, fue ejemplarizante.

EL COROLARIO TRUMP COMO TECNOLOGÍA DE EXCLUSIÓN

La ESN no niega la existencia de Venezuela como Estado, pero la sitúa en una zona de excepción: como el homo sacer conceptualizado por el filósofo italiano Giorgio Agamben [2], puede ser castigado sin que ello constituya una “violación de soberanía”, porque su modelo político es incompatible con el orden hemisférico funcional.

El homo sacer es una figura del derecho romano arcaico que designaba a una persona excluida de la comunidad política: podía ser matada sin que ello constituyera un crimen, pero no podía ser sacrificada en ritos religiosos. En la teoría política contemporánea (Agamben), simboliza al sujeto reducido a “vida nuda”, expuesto a la violencia del poder soberano sin acceso a los derechos ni a la protección jurídica.

El concepto de homo sacer puede extenderse al plano estatal: un país como Venezuela, al ser considerado “funcionalmente ilegítimo” por no alinearse con el orden imperial, es tratado como un Estado-sacer: excluido del derecho internacional efectivo, sujeto a coerción sin que ello se considere agresión y expuesto a la violencia del poder hegemónico sin acceso a los mecanismos de protección que rigen para los Estados “legítimos”. Es la lógica del régimen de excepción aplicada a la soberanía: se reconoce formalmente su existencia, pero se niega su derecho a ejercerla autónomamente.

Cualquier acción coercitiva —militar, financiera, diplomática— se justifica entonces como prevención técnica, no como agresión política.

EJEMPLO DISUASORIO PARA EL RESTO DEL HEMISFERIO

El objetivo no es solo cambiar o modificar la conducta del gobierno venezolano, sino invalidar su modelo como posibilidad.

Si Venezuela logra sostener su autonomía, otros países podrían imitarla. Por eso el cerco militar en el Caribe y los hechos del 3 de enero han buscado demostrar que ningún Estado hemisférico puede existir fuera de la órbita funcional estadounidense.

La operación de ataque militar y secuestro presidencial en suelo venezolano fue un mensaje simbólico y práctico: quien se resista será tratado como anomalía sistémica, no como interlocutor legítimo.

La farsa ha terminado

El ataque contra Venezuela ejecuta la ESN 2025 con coherencia brutal. La nueva realidad que Washington impone en el hemisferio —una arquitectura de soberanía selectiva, control infraestructural y coerción económica— se ensaya sobre Venezuela como laboratorio y precedente.

Mientras Venezuela siga existiendo como alternativa posible, el orden funcional del imperio en declive permanecerá incompleto.

Esta es la realidad de la geopolítica de las grandes potencias, hasta ahora disfrazada con retórica sobre “democracia”, “derecho internacional” o un supuesto “orden basado en normas” (la carta preferida de la era Biden). Estados Unidos ya no oculta esa lógica: ha abandonado los juegos mentales del liberalismo cosmopolita y opera con frialdad técnica.

Idealmente, podría evolucionar hacia una hegemonía que, sin renunciar a su ventaja estructural, garantice cierta estabilidad y beneficios compartidos dentro de su esfera —no por generosidad, sino por cálculo estratégico—, pues ese modelo es el más sostenible para mantener cohesión regional y legitimidad funcional.

Pero la ESN revela otra senda: la imposición coercitiva de una soberanía selectiva, donde la cooperación es condición de alineación, no de reciprocidad.

La historia de la hegemonía coercitiva de Estados Unidos generó en todo el continente americano movimientos de resistencia que buscaron escapar de su órbita funcional; repetir esa misma política solo reproducirá sus consecuencias estructurales y, con ello, socavará los propios intereses estratégicos de Washington.

Más allá de las valoraciones sobre Venezuela, resulta revelador —y alentador— que Estados Unidos haya dejado de disfrazar la lógica de poder que subyace a su Estrategia de Seguridad Nacional: la geopolítica de las grandes potencias, especialmente de Estados Unidos, ya no se negocia en términos de consenso, sino de imposición letal

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