Parole del Generale di Corpo d’Armata Lázaro Alberto Álvarez Casas, membro dell’Ufficio Politico e Ministro dell’Interno, nel ricevimento dei 32 eroi caduti nell’adempimento del loro dovere nella sorella Repubblica Bolivariana del Venezuela
Familiari dei nostri 32 Eroi,
Combattenti,
Compatrioti:
In questa mattina solenne, la Patria soffre e si innalza. Ci riuniamo per accogliere sul nostro suolo fratelli che sono caduti lontano dalla loro casa, ma non dal loro dovere.
Accogliendo le loro spoglie mortali, rinnoviamo davanti a loro il giuramento di lealtà alla Patria e all’unità dei popoli dell’America Latina.
Affermiamo fin dal primo istante, con la chiarezza che la storia esige: non li riceviamo con rassegnazione, ma con profondo orgoglio ed eterno impegno. Perché sappiamo – e il popolo di Cuba lo ha imparato nelle prove più dure – che la morte non sconfigge coloro che cadono con il fucile in mano difendendo una causa giusta.
Non tornano a noi come ombre; al contrario, sono una nuova luce che ci rafforza, ci infiamma e ci impegna. Tornano avvolti dalla bandiera, e quella bandiera non rappresenta un’assenza: consacra una presenza eterna.
Portano con sé l’esempio imperituro della dedizione, del coraggio, della fedeltà agli ideali più nobili dell’uomo.
Quando attraversarono mare e cielo per compiere la loro missione, sapevano che il non ritorno era una possibilità; ma erano fermamente convinti che non avrebbero mai tradito questo popolo, che, seguendo l’esempio dei suoi eroi, ha imparato a condividere la propria sorte con gli altri.
In quelle ore difficili, quando nella madrugada del 3 gennaio l’aggressione e l’attacco vile oscurarono il Venezuela, lì furono i nostri combattenti, fedeli a Fidel, a Raúl, al Partito e all’eredità dell’internazionalismo che ha segnato ogni tappa della Rivoluzione Cubana.
Il Venezuela non fu per loro una terra lontana: fu il naturale prolungamento della Patria, così come lo fu per i nostri fondatori della Patria. Lì si intrecciano Bolívar e Martí, Chávez e Fidel, e tutti coloro che sognarono un’America unita e libera.
Caddero combattendo e ascesero per sempre alla storia. Lì, dove la violenza volle imporre il silenzio, il loro sangue scrisse ancora una volta una verità che nessuno potrà mai cancellare: Cuba non abbandona i suoi figli. Cuba non rinuncia ai suoi principi. Cuba non capitola, anche se per difendere la dignità deve pagare un prezzo alto e doloroso.
I nostri fratelli combatterono con la stessa decisione e lo stesso impeto dei mambí della generazione del Centenario, dei barbudos, dei miliziani di Girón e dei combattenti internazionalisti che dimostrarono che da una missione in altre terre si torna solo con l’amicizia del popolo fratello e con le sacre spoglie dei caduti.
Compatrioti, familiari:
Accogliamo i nostri compagni di lotta nella Patria che li vide nascere, con l’orgoglio di sapere che non cedettero, non esitarono, combatterono fino all’ultimo proiettile e offrirono le loro preziose vite nell’adempimento della missione affidata.
Davanti a loro, davanti ai loro familiari, davanti alla storia e davanti a Lei, Generale d’Esercito, proclamiamo che sulla terra cubana non ci sarà mai spazio per la codardia e il tradimento. Ogni combattimento porterà l’impronta morale di questi eroici combattenti che diedero tutto per la dignità del loro popolo.
Morirono come vissero, a fronte alta. Caddero convinti di compiere un dovere sacro, che i popoli della Nostra America sapranno riconoscere e per sempre ringrazieranno per il loro supremo esempio di sacrificio e lealtà.
Oggi, quando i loro nomi si iscrivono definitivamente nell’altare della Patria, non promettiamo loro riposo, perché i veri eroi non riposano mai. Continueranno a marciare in testa a ogni battaglia, accompagnando ogni giovane deciso a servire il suo popolo, ispirando ogni uomo e ogni donna che non si rassegna all’ingiustizia, dando forza a ogni rivoluzionario capace di rialzarsi dopo ogni colpo.
Il nemico parla con euforia di operazioni di alta precisione, di truppe d’élite, di supremazia. Noi, invece, parliamo di volti, di famiglie che hanno perso il padre, il figlio, il marito, il fratello. Parliamo di bambine e bambini che dovranno crescere senza l’abbraccio di chi ha offerto la vita pensando proprio a loro.
Davanti a quelle bambine e a quei bambini, davanti a quelle madri, padri e mogli, ai quali è stata strappata una parte dell’anima, facciamo nostre, ancora una volta, quelle sentite parole del Comandante in Capo: «Non possiamo dire che il dolore si condivide. Il dolore si moltiplica. Milioni di cubani piangono oggi insieme ai familiari delle vittime dell’abominevole crimine. E quando un popolo energico e virile piange, l’ingiustizia trema!».
La Patria si erge davanti a voi con rispetto e gratitudine. I vostri morti sono i nostri morti. Quell’orgoglio silenzioso, di sapere che avete dato il meglio di voi alla causa più giusta, è anche l’orgoglio di un intero popolo.
Davanti a voi, davanti al popolo, riaffermiamo che, se qualcosa ha dimostrato questa dolorosa pagina di storia, è che l’imperialismo potrà avere armi più sofisticate, potrà disporre di immense ricchezze materiali, potrà comprare la mente degli esitanti, ma c’è una cosa che non potrà mai comprare: la dignità del popolo cubano.
I popoli non diventano grandi per le loro ricchezze materiali, ma per la loro capacità di mantenere viva la memoria dei loro eroi.
Noi non vi dimenticheremo mai. Vi ricorderemo sempre in ogni sforzo, in ogni sfida, in ogni vittoria.
Il vostro esempio illuminerà il cammino dei popoli liberi e giusti del mondo.
Fratelli, oggi vi accogliamo divenuti eroi; siete un esempio di onore. Siete una lezione per chi esita. Siete un avvertimento per chi minaccia.
Gloria eterna ai caduti nella Patria di Bolívar e Chávez!
Onore e gloria eterna agli eroi e ai martiri della Patria!
Il popolo cubano vi abbraccia,
¡Hasta la victoria siempre!
Palabras del general de Cuerpo de Ejército Lázaro Alberto Álvarez Casas, miembro del Buró Político y ministro del Interior, en el recibimiento a los 32 héroes caídos en el cumplimiento de su deber en la hermana República Bolivariana de Venezuela
Familiares de nuestros 32 Héroes, Combatientes, Compatriotas:
En esta mañana solemne, la Patria se duele y se eleva. Nos reunimos para recibir en nuestro suelo a hermanos que cayeron lejos de su casa, pero no de su deber.
Al acoger sus restos mortales, renovamos ante ellos el juramento de lealtad a la Patria y a la unidad de los pueblos de América Latina.
Afirmamos desde el primer instante, con la claridad que exige la historia: no los recibimos con resignación, lo hacemos con profundo orgullo y eterno compromiso. porque sabemos y el pueblo de Cuba lo ha aprendido en las pruebas más duras que la muerte no derrota a quienes caen con el fusil en la mano defendiendo una causa justa.
No regresan a nosotros como sombras, por el contrario, son una nueva luz que nos refuerza, enardece y compromete. Regresan cubiertos por la bandera, y esa bandera no representa una ausencia: consagra una presencia eterna.
Traen consigo el ejemplo imperecedero de la entrega, del valor, de la fidelidad a los más nobles ideales del hombre.
Cuando cruzaron mar y cielo para cumplir su misión sabían que no regresar era una posibilidad; pero firmemente convencidos de que no traicionarían jamás a este pueblo; que, siguiendo el ejemplo de sus héroes, aprendió a compartir su suerte con los demás.
En aquellas horas difíciles, cuando en la madrugada del 3 de enero, la agresión y el artero ataque ensombreció a Venezuela, ahí estuvieron nuestros combatientes fieles a Fidel, a Raúl, al Partido, y al legado del internacionalismo que ha marcado cada etapa de la Revolución Cubana.
Venezuela no fue para ellos una tierra distante, fue la prolongación natural de la Patria, al igual que lo fue para nuestros próceres. Allí se entrelazan Bolívar y Martí, Chávez y Fidel y todos aquellos que soñaron una América unida y libre.
Cayeron combatiendo y ascendieron para siempre a la historia. Allí, donde la violencia quiso imponer silencio su sangre escribió nuevamente una verdad que nunca nadie podrá borrar: Cuba no abandona a sus hijos. Cuba no renuncia a sus principios. Cuba no claudica, aunque para defender la dignidad tenga que pagar un alto y doloroso precio.
Nuestros hermanos combatieron con la misma decisión e ímpetu de los mambises de la generación del Centenario, de los barbudos, de los milicianos en Girón y de los combatientes internacionalistas que demostraron que de una misión en otras tierras solo se regresa con la amistad del pueblo hermano y los restos sagrados de los caídos.
Compatriotas, familiares:
Recibimos a nuestros compañeros de lucha en la Patria que los vio nacer, con el orgullo de saber que no claudicaron, no dudaron, pelearon hasta la última bala y ofrendaron sus valiosas vidas en cumplimiento de la misión encomendada.
Frente a ellos, frente a sus familiares, ante la historia y ante usted General de Ejército, proclamamos que en tierra cubana jamás habrá espacio para la cobardía y la traición. Cada combate llevará la huella moral de estos heroicos combatientes que lo dieron todo por la dignidad de su pueblo.
Murieron como vivieron, con la frente en alto. Cayeron convencidos de que cumplían un deber sagrado, que los pueblos de Nuestra América sabrán reconocer y agradecerán por siempre su ejemplo supremo de sacrificio y lealtad.
Hoy, cuando sus nombres se inscriben definitivamente en el altar de la Patria no les prometemos descanso, porque los verdaderos héroes no reposan nunca. Ellos seguirán marchando al frente de cada batalla, acompañando a cada joven decidido a servir a su pueblo, inspirando a cada hombre y mujer que no se resigna ante la injusticia, dándole fuerza a todo revolucionario que sepa levantarse después de cada golpe.
El enemigo habla eufórico de operaciones de alta precisión, de tropas de élite, de supremacía. Nosotros en cambio, hablamos de rostros, de familias que han perdido al padre, al hijo, al esposo, al hermano. Hablamos de niñas y niños que tendrán que crecer sin el abrazo de quien ofrendó la vida pensando precisamente en ellos.
Ante esas niñas y niños, ante esas madres, padres y esposas, a los que han arrancado una parte del alma, hacemos nuestras, una vez más, aquellas sentidas palabras del Comandante en Jefe: «No podemos decir que el dolor se comparte. El dolor se multiplica. Millones de cubanos lloramos hoy junto a los seres queridos de las víctimas del abominable crimen. ¡Y cuando un pueblo enérgico y viril llora, la injusticia tiembla!».
La Patria se yergue ante ustedes con respeto y con gratitud. Sus muertos son nuestros muertos. Ese orgullo silencioso, de saber que dieron al mejor de los suyos a la causa más justa, es también orgullo de un pueblo entero.
Ante ustedes, ante el pueblo, reafirmamos que, si algo ha demostrado esta dolorosa página de la historia, es que el imperialismo podrá tener armas más sofisticadas, podrá disponer de inmensas riquezas materiales, podrá comprar la mente de los vacilantes, pero hay algo que jamás podrá comprar: la dignidad del pueblo cubano.
Los pueblos no se hacen grandes por sus riquezas materiales, sino por su capacidad de mantener viva la memoria de sus héroes.
Nosotros jamás los olvidaremos. Los recordaremos siempre en cada esfuerzo, en cada desafío, en cada victoria.
Su ejemplo iluminará el camino de los pueblos libres y justos del mundo.
Hermanos, hoy los recibimos convertidos en héroes; ustedes son un ejemplo de honor. Son una lección para los que vacilan. Son una advertencia para los que amenazan.
¡Gloria eterna a los caídos en la Patria de Bolívar y Chávez!
¡Honor y gloria eterna a los héroes y mártires de la Patria!
El pueblo cubano los abraza,
¡Hasta la victoria siempre!

