Miami fake. Apologia dell’invasione

Permettere l’apologia dell’invasione di Cuba?

 

Cubainformación – L’ecosistema dei media mercenari, con epicentro a Miami, ha intensificato questa settimana la propria campagna di propaganda, fake news e apologia dell’invasione militare USA a Cuba. All’ombra degli ultimi avvenimenti in Venezuela, la macchina funziona a pieno regime per preparare il terreno ideologico e psicologico a un’escalation aggressiva USA. Questo è lo smontaggio.

1. Apologia dell’invasione

Il discorso apertamente interventista e l’incitamento alla violenza sono stati la nota dominante di questa settimana, normalizzando l’ingerenza e la minaccia militare.

“Stiamo vedendo la fine della dittatura”: esuli cubani sulle dichiarazioni di Trump.
Media: Martí Noticias.
Il titolo in sé è un desiderio trasformato in notizia, allineandosi senza pudore alle dichiarazioni bellicose di una figura politica USA, presentandole come un fatto inevitabile e desiderabile.

Meme cubani dopo la cattura di Maduro: quando arriverà il nostro momento?
Media: ADN Cuba.
Utilizzano il formato dei “meme” e delle “tendenze” per mascherare un messaggio politico chiaro: desiderare un intervento militare straniero simile a Cuba, banalizzando un’azione di forza contro un paese sovrano.

Cubani dentro e fuori dall’isola si uniscono alla campagna #ElCambioEsYa promossa da Otaola.
Media: Cubanos por el Mundo.
L’articolo cita direttamente il provocatore: “Con l’esercito nordamericano (…) la dittatura cubana non potrà reprimerli”. È un appello esplicito a un’invasione militare, presentato come una “campagna” di cubani e cubane.

Díaz-Canel nega colloqui con Trump. José Daniel Ferrer consiglia: “allora finiranno come Noriega, Gheddafi, Hussein o Maduro”.
Media: Cubanos por el Mundo.
L’“avvertimento” dell’ex detenuto Ferrer è una minaccia di morte e una glorificazione di assassinii e guerre di aggressione sponsorizzate dagli USA. Ricordiamo: Ferrer è stato premiato negli USA e in Europa ed è presentato dalla stampa corporativa come un “attivista per i diritti umani” che è stato incarcerato a Cuba. Incarcerato, a quanto pare, per buone ragioni.

Giovane cubano invia un messaggio a Trump: “Hai già abbattuto una dittatura, ora manca questa”.
Media: ADN Cuba.
La nota costruisce un racconto in cui un “giovane” implora l’intervento di un presidente straniero, descrivendo uno scenario di “collasso” e “repressione” che giustifica, secondo la logica del mezzo, un’azione esterna. Afferma di guadagnarsi da vivere “in modo onesto” e di “non essere un delinquente” (sic), insinuando un profilo di perseguitato politico. “In modo onesto” è farsi pagare per fare apologia del terrorismo di Stato su larga scala contro il proprio paese. È un delinquente? Lo è.

Mike Hammer: la rivoluzione non solo è fallita, ha anche tradito il popolo cubano.
Media: Martí Noticias.
In un’intervista, il funzionario USA (ambasciatore ad interim) Mike Hammer dichiara: “Non ci sono medicine, non c’è elettricità, non c’è carburante, non si raccoglie la spazzatura. Questo non è colpa degli USA. Il popolo lo sa”. Il suo obiettivo è esonerare completamente il blocco economico da qualsiasi responsabilità, attribuendo tutti i mali a una presunta “cattiva gestione” e “tradimento”.

2. Guerra psicologica: navi da guerra

La strategia include la diffusione di voci e l’uso di informazioni sensazionalistiche per generare paura e insicurezza.

Navi da guerra USA sarebbero vicine a Cuba, secondo il Washington Post.
Media: ADN Cuba.
Il mezzo si fa eco di un rapporto del Washington Post sui movimenti navali, senza capacità di verifica propria, ma amplificando la notizia per creare un clima di accerchiamento e minaccia militare imminente.

3. Guerra psicologica: asfissia totale

La narrazione si concentra nel presentare un paese sull’orlo del collasso totale, giustificando così qualsiasi misura di pressione.

Trump assicura che “non ci sarà più petrolio né denaro per Cuba”.
Media: ADN Cuba.
Ripetono la minaccia di asfissia energetica ed economica come un successo o una politica desiderabile.

Un esperto segnala che a Cuba resterebbe petrolio per circa 4 giorni.
Media: ADN Cuba.
Pubblicano previsioni catastrofiste senza citare fonti verificabili o metodologia, con l’unico fine di alimentare il panico e la disperazione.

4. Aiuto per affondare ancora di più il turismo a Cuba

La guerra economica si accompagna ad attacchi diretti a settori vitali come il turismo.

“Pensavo che avessimo raggiunto il massimo dell’incertezza” a Cuba, dice un albergatore spagnolo.
Media: Diario de Cuba.
Selezionano dichiarazioni pessimistiche di un imprenditore per rafforzare l’idea di una destinazione non praticabile.

“Nessuno vuole viaggiare all’inferno, quel turismo non esiste, ed è in questo che si è trasformata la destinazione Cuba”.
Media: Diario de Cuba.
Il testo di Emilio Morales, dell’Havana Consulting Group, sentenzia: “La locomotiva della rovinosa economia cubana è deragliata come conseguenza della mutazione del sistema di governance del paese in uno Stato mafioso”. Un attacco frontale, privo di un’analisi economica seria, che mira a demoralizzare e scoraggiare i potenziali visitatori, e che incolpa il governo cubano e non il blocco USA che, non solo impedisce il turismo USA, ma che, con le sanzioni degli ultimi anni, ha revocato le scarse licenze di viaggio dagli USA e sanziona il turismo europeo e di altri paesi.

5. Distruggere le rimesse a Cuba

Attaccare qualsiasi flusso finanziario verso l’isola è un obiettivo chiave. Questa volta, il bersaglio è un’agenzia di invii.

Il regime e Cubamax stanno giocando col fuoco e possono bruciarsi.
Media: Cubanet.
L’articolo è un chiaro tentativo di intimidazione. Accusano Cubamax (azienda di Miami) di avere “presunti legami con il regime” per aver sponsorizzato un evento culturale e avere permessi per voli charter. Il loro obiettivo: metterla nel mirino e avvertire che operare con Cuba può comportare sanzioni USA, cercando di strangolare questa via di rimesse. Lo definiscono un “atto disperato” che mostra “il livello di asfissia” del governo cubano. Asfissia che, per inciso, il media avalla, legittima e sostiene.

6. Nessuna condanna agli USA per la sospensione dei visti

Di fronte a una misura chiaramente ingerente e collettiva contro l’emigrazione cubana, questi media evitano di criticare Washington e reindirizzano la colpa.

Gli USA sospendono totalmente i visti per cubani e altre 74 nazionalità.
Media: Periódico Cubano.
Riporta il fatto in modo freddo, senza mettere in discussione la politica migratoria aggressiva USA.

Gli USA ordinano la sospensione indefinita dei visti per migranti cubani.
Media: Asere Noticias.
Invece di condannare la misura, il mezzo afferma: “Per i cubani… la decisione rappresenta un nuovo ostacolo in un contesto segnato dalla precarietà economica… sotto un regime che ha spinto milioni all’esilio”. E aggiunge: “Organizzazioni difensori dei diritti umani avvertono che la sospensione danneggia persone che cercano un’opportunità legittima per migliorare le proprie condizioni di vita. (…) Nel caso cubano, segnalano che l’esodo è una conseguenza diretta di decenni di cattiva gestione economica e repressione”. La sospensione dei visti da parte USA viene presentata quasi come una conseguenza logica della situazione a Cuba, assolvendo la politica ostile di Washington da ogni responsabilità.

7. Manipolare il tema dei soldati cubani feriti

Anche l’informazione sui cubani colpiti in eventi internazionali viene manipolata per minare la credibilità del governo.

Il regime cubano ammette dei “feriti” nell’operazione USA in Venezuela, senza chiarire ruoli né numeri.
Media: Diario de Cuba.
L’uso delle virgolette in “feriti” e il linguaggio (“ammette”, “senza chiarire”) mira a generare dubbio e scetticismo sull’informazione ufficiale, insinuando opacità e possibile insabbiamento, invece di affrontare il fatto centrale: la presenza di feriti cubani in un’operazione militare USA in un paese terzo. Tra l’altro, perché non parla del segreto totale degli USA sulle proprie perdite nell’operazione di invasione militare del Venezuela? Perché la critica a chi li paga non rientra nei loro calcoli.

Questa settimana, la macchina “Miami Fake” ha operato su tutti i fronti: dall’incitamento diretto all’invasione e alla glorificazione della violenza, fino alla guerra psicologica con minacce di asfissia e al sabotaggio economico contro il turismo e le rimesse. La sua funzione, come sempre, è quella di essere l’altoparlante docile ed efficace di una politica di massima pressione destinata a piegare Cuba, creando il racconto che giustifichi qualsiasi aggressione. Il suo obiettivo non è informare, bensì destabilizzare.


¿Permitir la Apología de la invasión de Cuba?

Cubainformación – El ecosistema de medios mercenarios, con epicentro en Miami, ha redoblado esta semana su campaña de propaganda, fake news y apología de la invasión militar de EEUU a Cuba. Bajo la sombra de los últimos acontecimientos en Venezuela, la maquinaria funciona a toda marcha para preparar el terreno ideológico y psicológico para una escalada agresiva de Estados Unidos. Este es el desmontaje.

  1. Apología de la invasión

El discurso abiertamente intervencionista y la incitación a la violencia han sido la nota dominante esta semana, normalizando la injerencia y la amenaza militar.

  • “Estamos viendo el fin de la dictadura”: exiliados cubanos sobre declaraciones de Trump. Medio: Martí Noticias. El titular en sí mismo es un deseo convertido en noticia, alineándose sin pudor con las declaraciones belicosas de una figura política estadounidense, presentándolas como un hecho inevitable y deseable.
  • Memes cubanos tras captura de Maduro: ¿Cuándo llegará nuestro momento? Medio: ADN Cuba. Utilizan el formato de “memes” y “tendencias” para enmascarar un mensaje político claro: anhelar una intervención militar extranjera similar en Cuba, banalizando una acción de fuerza contra un país soberano.
  • Cubanos dentro y fuera de la isla se suman a la campaña #ElCambioEsYa impulsada por Otaola. Medio: Cubanos por el Mundo. El artículo cita directamente al provocador: “Con el ejército norteamericano (…) la dictadura cubana no podrá reprimirlos”. Es una llamada explícita a una invasión militar, presentada como una “campaña” de cubanos y cubanas.
  • Díaz-Canel niega conversaciones con Trump. José Daniel Ferrer aconseja: “entonces terminarán como Noriega, Gadafi, Hussein o Maduro”. Medio: Cubanos por el Mundo. La “advertencia” del expreso Ferrer es una amenaza de muerte y una glorificación de asesinatos y guerras de agresión patrocinadas por EEUU. Recordemos: Ferrer ha sido premiado en EEUU y Europa y es presentado en la prensa corporativa como un “activista de los derechos humanos” que fue encarcelado en Cuba. Encarcelado, por lo que se ve, con buenas razones.
  • Joven cubano envía mensaje a Trump: “Ya tumbaste una dictadura, ahora falta esta”. Medio: ADN Cuba. La nota construye un relato donde un “joven” suplica la intervención de un presidente extranjero, describiendo un escenario de “colapso” y “represión” que justifica, según la lógica del medio, una acción externa. Afirma que se gana la vida “de manera honrada” y que “no era delincuente” (sic), insinuando un perfil de perseguido político. “De manera honrada” es cobrar por hacer apología del terrorismo de estado a gran escala contra tu propio país. ¿Es un delincuente? Lo es. 
  • Mike Hammer: La revolución no solo fracasó, también traicionó al pueblo cubano. Medio: Martí Noticias. En una entrevista, el funcionario estadounidense (embajador en funciones) Mike Hammer declara: “No hay medicinas, no hay electricidad, no hay combustible, no se recoge la basura. Eso no es culpa de Estados Unidos. El pueblo lo sabe”. Su objetivo es eximir por completo al bloqueo económico de cualquier responsabilidad, atribuyendo todos los males a una supuesta “mala gestión” y “traición”.
  1. Guerra psicológica: buques de guerra

La estrategia incluye la siembra de rumores y el uso de información sensacionalista para generar miedo e inseguridad.

  • Buques de guerra de EEUU estarían cerca de Cuba, según Washington Post. Medio: ADN Cuba. El medio se hace eco de un reporte del Washington Post sobre movimientos navales, sin capacidad de verificación propia, pero amplificando la noticia para crear un ambiente de cerco y amenaza militar inminente.
  1. Guerra psicológica: asfixia total

La narrativa se centra en presentar un país al borde del colapso absoluto, justificando así cualquier medida de presión.

  • Trump asegura que “no habrá más petróleo ni dinero para Cuba”. Medio: ADN Cuba. Repiten la amenaza de asfixia energética y económica como un logro o una política deseable.
  • Experto señala que a Cuba le quedaría petróleo para unos 4 días. Medio: ADN Cuba. Publican pronósticos catastrofistas sin citar fuentes verificables o metodología, con el único fin de alimentar el pánico y la desesperación.
  1. Ayuda para hundir aún más el turismo en Cuba

La guerra económica se complementa con ataques directos a sectores vitales como el turismo.

  • ‘Pensaba que habíamos llegado al máximo de incertidumbre’ en Cuba, dice un hotelero español. Medio: Diario de Cuba. Seleccionan declaraciones pesimistas de un empresario para reforzar la idea de un destino inviable.
  • ‘Nadie quiere viajar al infierno, ese turismo no existe, y en eso se ha convertido el destino Cuba’. Medio: Diario de Cuba. El texto de Emilio Morales, del Havana Consulting Group, sentencia: “La locomotora de la ruinosa economía cubana se ha descarrilado como consecuencia de la mutación del sistema de gobernanza del país a un Estado mafioso”. Un ataque frontal, desprovisto de análisis económico serio, que busca desmoralizar y disuadir a potenciales visitantes, y que culpabiliza al Gobierno cubano y no al bloqueo de EEUU que, no solo impide el turismo de EEUU, sino que, con las sanciones de los últimos años, ha derogado las exiguas licencias de viaje desde EEUU y sanciona el turismo de Europa y otros países.
  1. Destruir las remesas a Cuba

Atacar cualquier flujo financiero hacia la isla es un objetivo clave. Esta vez, el blanco es una agencia de envíos.

  • El régimen y Cubamax están jugando con fuego, y se pueden quemar. Medio: Cubanet. El artículo es un claro intento de amedrentamiento. Acusan a Cubamax (empresa de Miami) de tener “presuntos vínculos con el régimen” por haber patrocinado un evento cultural y tener permisos para vuelos chárter. Su objetivo: poner en la diana y advertir que operar con Cuba puede acarrear sanciones de EEUU, buscando estrangular esta vía de remesas. Lo definen como un “acto desesperado” que muestra “el nivel de asfixia” del gobierno cubano. Asfixia que, por cierto, el medio avala, legitima y apoya.
  1. Sin condenas a EEUU por suspensión de visas

Ante una medida claramente injerencista y colectiva contra la emigración cubana, estos medios evitan criticar a Washington y redirigen la culpa.

  • EEUU suspende totalmente las visas para cubanos y otras 74 nacionalidades. Medio: Periódico Cubano. Informa el hecho de manera fría, sin cuestionar la política migratoria agresiva de EEUU.
  • EEUU ordena la suspensión indefinida de visas de migrantes para cubanos. Medio: Asere Noticias. En lugar de condenar la medida, el medio afirma: “Para los cubanos… la decisión representa un nuevo obstáculo en un contexto marcado por la precariedad económica… bajo un régimen que ha empujado a millones al exilio”. Y añade: “Organizaciones defensoras de los derechos humanos advierten que la suspensión perjudica a personas que buscan una oportunidad legítima para mejorar sus condiciones de vida. (…) En el caso cubano, señalan que el éxodo es consecuencia directa de décadas de mala gestión económica y represión”. La suspensión de visas por parte de EEUU se presenta casi como una consecuencia lógica de la situación en Cuba, absolviendo a la política hostil de Washington de toda responsabilidad.
  1. Manipular el tema de los soldados cubanos heridos

Hasta la información sobre cubanos afectados en hechos internacionales se manipula para socavar la credibilidad del gobierno.

  • El régimen cubano admite a ‘heridos’ en la operación de EEUU en Venezuela, sin aclarar roles ni números. Medio: Diario de Cuba. El uso de comillas en “heridos” y el lenguaje (“admite”, “sin aclarar”) busca generar duda y escepticismo sobre la información oficial, insinuando opacidad y posible encubrimiento, en lugar de abordar el hecho central: la presencia de heridos cubanos en una operación militar estadounidense en tercer país. Por cierto, ¿por qué no habla del secretismo total de EEUU sobre sus bajas en la operación de invasión miliatr de Venezuela? Porque la crítica a quien les paga no entra dentro de sus cálculos.

Esta semana, la maquinaria “Miami Fake” ha operado en todos los frentes: desde la incitación directa a la invasión y la glorificación de la violencia, hasta la guerra psicológica con amenazas de asfixia y el sabotaje económico contra el turismo y las remesas. Su función, como siempre, es la de ser el altavoz dócil y efectivo de una política de máxima presión destinada a doblegar a Cuba, creando el relato que justifique cualquier agresión. Su objetivo no es informar, sino desestabilizar.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.