Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez

Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, nell’atto di Omaggio Postumo ai 32 combattenti caduti in combattimento in Venezuela, alla Tribuna Antimperialista José Martí, il 16 gennaio 2026, “Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz”

Onore e Gloria ai nostri eroi caduti in combattimento! (Esclamazioni di: «Onore e Gloria!»)

Familiari;
Compagni d’armi e amici dei nostri combattenti;
Compatrioti:

Il 3 gennaio 2026, nelle ore più buie dell’alba, mentre il suo nobile popolo dormiva, il Venezuela fu attaccato insidiosamente per ordine del presidente statunitense Donald Trump.

Si confermava ancora una volta, ora nella sua patria di nascita, la visionaria sentenza di Bolívar riguardo al fatto che «gli Stati Uniti sembrano destinati dalla provvidenza a piagare l’America di miserie in nome della libertà», e l’avvertimento di Ernesto Che Guevara che «nell’imperialismo non si può avere fiducia, nemmeno un tantino, niente».

Bombe e rapimento furono la risposta USA alle dichiarazioni del Presidente venezuelano, che poche ore prima si era dichiarato disposto a dialogare su qualsiasi argomento.

Quella fu una mattina difficile per Cuba, quando arrivarono le prime notizie dell’attacco vile contro vari stati del paese fratello, dove centinaia di collaboratori cubani stavano svolgendo missioni.

Trascorsero ore molto amare, tra indignazione e impotenza, dopo aver appreso che erano stati rapiti il presidente Nicolás Maduro Moros e sua moglie Cilia Flores.

Chi ha i coraggiosi combattenti della Sicurezza Personale come parte della propria famiglia e conosce la loro disposizione spartana a difendere le vite sotto la loro custodia, sapeva, prima di confermarlo, che si sarebbero comportati come titani anche nell’ultima battaglia.

«Solo sopra il mio cadavere potranno portare via o uccidere il Presidente», aveva dichiarato più di una volta il Primo Colonnello Humberto Alfonso Roca, capo del piccolo gruppo di cubani che in quella mattina protessero la coppia presidenziale a costo delle loro stesse vite.

Loro, insieme ai combattenti delle Forze Armate Rivoluzionarie che caddero sotto il bombardamento degli attaccanti, riassumono nei loro ammirevoli fogli di servizio tutte le qualità che distinguono gli eroi, gli eroi cubani!

Così hanno attraversato le frontiere nazionali per inserirsi come paradigmi della storia delle lotte per un’America unita, sogno ancora non realizzato di Bolívar e Martí.

Le sacre spoglie dei nostri 32 connazionali sono arrivate ieri in patria, come soldati eterni dell’integrazione che ci dobbiamo. Loro sono l’unica misura possibile del valore e del carattere dei cubani, leali a una fraternità forgiata dai tempi di Bolívar, esaltata da Martí e che è già leggendaria per la relazione affettuosa di Fidel e Chávez, capi dell’integrazione regionale, che in pochi anni ha alfabetizzato, restituito la vista e portato i servizi medici e di sviluppo a milioni di venezuelani e ad altri abitanti della nostra America Latina e dei Caraibi.

I promotori dell’attacco e del rapimento del presidente Maduro e sua moglie, appellandosi ai metodi più abominevoli del fascismo, hanno tessuto una fitta nube di menzogne e diffamazione contro i dirigenti bolivariani prima di lanciarsi vigliaccamente sul Venezuela.

Ignorando apertamente i limiti del Diritto Internazionale, che fino a quel giorno garantiva una minima convivenza civilizzata tra le nazioni, l’attuale amministrazione USA ha aperto la porta a un’era di barbarie, saccheggio e neofascismo, senza preoccuparsi di tutto ciò che ciò può significare in termini di guerra, distruzione e morte.

Le notizie dell’aggressione ci hanno colpito duramente. Per più di 25 anni Cuba e Venezuela hanno condiviso ideali e opere a favore di un mondo migliore possibile, disposti a conquistare tutta la giustizia, per le vie del socialismo, ma ogni paese con metodi propri e realtà diverse.

Solo coloro che ignorano il valore dell’amicizia, della solidarietà e della cooperazione che si forgiano tra i popoli possono confondere la relazione tra cubani e venezuelani come un semplice affare o come un volgare scambio di prodotti e servizi.

Prima di tutto, cubani e venezuelani siamo fratelli!

Dare il nostro proprio sangue e persino la vita per un popolo fratello può sembrare strano ad altri, non ai cubani.

Funzionari USA hanno riconosciuto con stupore, ma anche con ammirazione inconfondibile, il coraggio di questo manipolo di uomini che, con notevole svantaggio di forze e capacità di fuoco, ha offerto una resistenza feroce ai rapitori, ferendo persino diversi dei loro effettivi e inutilizzando, fino a dove sappiamo oggi, parzialmente uno dei loro mezzi di trasporto.

Per quanto insistano nell’esaltare i loro soldati camuffati con caschi e giubbotti antiproiettile, occhiali per la visione notturna, superprotetti da aerei, elicotteri e sciami di droni, in mezzo a blackout intenzionali, l’assalto dei terroristi Delta non è stato la passeggiata che hanno venduto al mondo.

Un giorno sapremo tutta la verità, ma nemmeno Trump ha potuto negare che diversi attaccanti sono rimasti feriti.

I nostri coraggiosi combattenti, con armi convenzionali e senza altro giubbotto che la loro morale e la loro lealtà al compito che stavano portando a termine, hanno combattuto fino a morire e hanno colpito i loro avversari.

Nessuno era un superuomo; erano soldati d’onore, formati nella scuola etica di Fidel e Raúl, nel patriottismo, nell’antimperialismo e nell’unità; eredi dell’ideologia di Antonio Maceo, che ha immortalato Baraguá con il suo virile rifiuto di negoziare una pace senza libertà, e di Juan Almeida, che gridò sotto una pioggia di proiettili, in mezzo a una canneto remoto: «Qui non si arrende nessuno!»

L’attuale imperatore della Casa Bianca e il suo infame Segretario di Stato non hanno smesso di minacciarci. «Non credo che si possa esercitare molta più pressione», ha detto Trump in un tacito riconoscimento dei livelli estremi ai quali è arrivato il blocco imposto a Cuba da più di sei decenni.

«Entrare e distruggere il posto» è ciò che, secondo la sua concezione imperiale, rimane per sottometterci. La frase grottesca, che ha suscitato una profonda indignazione nel popolo cubano, può essere interpretata solo come un incitamento alla strage senza scrupoli di un paese che non ha mai promosso l’odio verso un altro.

Il patriottismo cubano lo espresse molto presto Martí in Abdala: «L’amore, madre, alla patria / Non è l’amore ridicolo alla terra, / Né all’erba che calpestano le nostre piante; / È l’odio invincibile a chi la opprime, / È il rancore eterno a chi la attacca».

Il popolo di Cuba non è antimperialista per manuale. L’imperialismo ci ha fatto antimperialisti. Ma non solo Cuba, il mondo sarà sempre più antimperialista a partire da questo assalto a tutte le norme internazionali, da questa offesa all’intelligenza e alla dignità umana, da quell’atto di prepotenza criminale con cui uno Stato sovrano è attaccato da un impero che disprezza il resto delle nazioni.

Tutte le vittorie del popolo cubano sono associate alla solidità dell’unità. Ogni volta che le forze patriottiche si sono divise, abbiamo perso. Ogni volta che si sono unite, abbiamo vinto. Questo lo sanno bene i nemici della nazione e per questo scommettono nel rompere quell’unità.

Le loro minacce di ora ci ricordano quelle di quasi tutte le amministrazioni USA, controllate dai cosiddetti Falconi, favorevoli alla guerra. Sapranno gli attuali falconi che la strategia rivoluzionaria di difesa, conosciuta come Guerra di tutto il Popolo, è nata in risposta alle peggiori minacce di altri falconi? Conosceranno quanto hanno investito i loro predecessori guerrafondai nell’«era post-Castro», dopo aver fallito in tutti i tentativi di distruggere una dirigenza indistruttibile?

Negli ultimi giorni i giovani hanno virilizzato sulle reti l’aneddoto della picúa, vissuto e raccontato da Fidel. Racconta che, nuotando sott’acqua, vide arrivare una picúa verso di lui e la sua prima reazione fu quella di indietreggiare; ma subito ci pensò meglio e si lanciò verso il pesce aggressivo che scomparve dalla sua vista. Così bisogna agire di fronte all’impero, che è picúa, piraña, squalo e parassita. Ma insisto e ribadisco un dato: sono giovani cubani quelli che hanno virilizzato quel video sulle reti.

Qui siamo, non uno, ma milioni di continuatori dell’opera di Fidel, di Raúl e della loro generazione eroica. Dovrebbero sequestrarci milioni o farci scompare dalla mappa e anche così ci inseguirebbero per sempre il fantasma di questo piccolo arcipelago che hanno dovuto distruggere per non essere riusciti a sottometterlo!

No, signori imperialisti, non abbiamo assolutamente paura! E non ci piace, come diceva Fidel, che ci minaccino. Non ci intimidirete!

Come i giunchi annodati al centro dello scudo, l’unità è l’arma più potente della nostra Rivoluzione.

Cari compatrioti:

Molti compagni che sono arrivati a trovarsi in prima linea sono già in patria, con i loro corpi pieni di schegge di proiettili come medaglie al valore. Uno di loro, il Tenente Colonnello Jorge Márquez, fu colui che abbatté un elicottero e chissà quanti dei suoi membri dell’equipaggio. Lo fece sparando la sua arma antiaerea, nonostante fosse ferito e sanguinasse abbondantemente a una gamba

Coraggio è la parola con cui tutti descrivono lo scontro con gli aggressori. E nominano il Primo Colonnello Lázaro Evangelio Rodríguez Rodríguez, che guidò il tentativo di salvataggio dei primi caduti, finché uno dei droni nemici lo raggiunse: «Mi hanno ferito. Viva Cuba!» Furono le sue ultime parole.

Quando sembra che il mondo seppellisca fino alla sua ultima utopia, che il denaro e la tecnologia siano superiori a tutti i sogni umani, che l’umanità si stanchi, proprio in quel momento, 32 valorosi cubani offrono le loro vite e si ingigantiscono, in una feroce battaglia fino all’ultimo proiettile! fino all’ultimo respiro! Non esistono nemici in grado di intimorire un eroismo così grande!

La promettente gioventù della maggior parte dei caduti in combattimento ci riporta alla mente i versi di Martí per gli otto studenti di Medicina assassinati dalla metropoli spagnola nel 1871: «Cadaveri amati, quelli che un giorno / Foste sogni della patria mia.» Tutto ciò che sappiamo delle loro storie personali, dell’amore e del coraggio che distinguevano le loro azioni, dell’impegno, della dedizione e della consegna con cui sono andati in battaglia, rende il dolore ancora più pungente; un dolore che non diminuisce, ma esalta ancora di più il patriottismo e la generosità dei cubani. Oggi ha 32 nuovi volti, 32 nuove storie la definizione insuperabile martiana che «Patria è umanità».

Non solo hanno difeso la sovranità del Venezuela, del Presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores; hanno difeso la dignità umana, la pace, l’onore di Cuba e della nostra America. Sono stati la spada e lo scudo dei nostri popoli contro l’avanzata del fascismo. E saranno per sempre un simbolo, una prova che non esiste popolo piccolo quando la sua dignità è così ferma!

Grazie per il coraggio e l’esempio, compagni!

Abbracciamo oggi i loro cari, madri, padri, mogli, figli, nipoti, fratelli, nonni, i loro compagni d’armi e i loro amici. Il dolore non si condivide, diceva il Comandante in Capo durante il commiato di lutto per i martiri di Barbados. «Il dolore si moltiplica. (…) E quando un popolo energico e virile piange, l’ingiustizia trema!» Cantava Silvio allora: «Che tremi l’ingiustizia quando piange il popolo guerriero di Fidel».

Cuba non minaccia né sfida! Cuba è terra di Pace! Fu qui all’Avana, e su iniziativa cubana, che 12 anni fa, durante la II Conferenza della CELAC, si proclamò l’America Latina e i Caraibi come Zona di Pace, una conquista brutalmente lacerata dalla zampata fascista in Venezuela.

Questa vocazione di pace non diminuisce affatto la disposizione per il combattimento in difesa della sovranità e integrità territoriale. Se dovessimo essere aggrediti, combatteremmo con la stessa fierezza che ci hanno trasmesso più generazioni di coraggiosi combattenti cubani dalle guerre per l’indipendenza nel XIX secolo, alla Sierra Maestra, alla clandestinità e all’Africa nel XX secolo, fino a Caracas in questo XXI secolo. Non c’è resa né compromesso possibili, come non esiste alcun tipo di accordo sulla base della coercizione o intimidazione.

Cuba non ha bisogno di fare alcuna concessione politica, né ciò sarà mai messo su un tavolo di negoziati per un accordo tra Cuba e gli USA. È importante che lo capiscano: saremo sempre disposti al dialogo e al miglioramento delle relazioni tra i due paesi, ma in condizioni di parità e sulla base del rispetto reciproco. Così è stato per più di sei decenni. La storia ora non sarà diversa!

All’impero che ci minaccia diciamo: Cuba siamo milioni! Siamo un popolo pronto a combattere, se ci aggrediranno, con la stessa unità e fterezza dei 32 cubani caduti il 3 gennaio.

Compatrioti:

Marciamo uniti! E di fronte alla memoria del loro esempio eroico, giuriamo:

Patria o Morte!

Vinceremo! (Esclamazioni di: «Vinceremo!»)

Patria o Morte!

Vinceremo! (Esclamazioni di: «Vinceremo!»)

Patria o Morte!

Vinceremo! (Esclamazioni di: «Vinceremo!»)

Fino alla vittoria sempre! (Esclamazioni di: «Sempre!»)

(Esclamazioni di: «Fino alla vittoria sempre!» e «Viva la Rivoluzione!»)


Discurso pronunciado por Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primer Secretario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba y Presidente de la República, en el acto de Homenaje Póstumo a los 32 combatientes caídos en combate en Venezuela, en la Tribuna Antimperialista José Martí, el 16 de enero de 2026, Año del Centenario del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz.

 

¡Honor y Gloria a nuestros héroes caídos en combate! (Exclamaciones de: ¡Honor y Gloria!)
Familiares;

Compañeros de armas y amigos de nuestros combatientes;

Compatriotas:

El 3 de enero de 2026, en la hora más oscura de la madrugada, mientras su noble pueblo dormía, Venezuela fue arteramente atacada por orden del presidente estadounidense Donald Trump.

Se confirmaba una vez más, ahora en su patria de nacimiento, la visionaria sentencia de Bolívar en cuanto a que los Estados Unidos parecen destinados por la providencia a plagar la América de miserias en nombre de la libertad, y la advertencia de Ernesto Che Guevara de que en el imperialismo no se puede confiar, ni tantico así, nada.

Bombas y secuestro fueron la respuesta de Estados Unidos a las declaraciones del Presidente venezolano, que horas antes se había mostrado dispuesto a dialogar sobre cualquier asunto.

Aquella fue una madrugada difícil para Cuba, al recibirse las primeras noticias del alevoso ataque contra varios estados del hermano país donde cumplen misiones cientos de colaboradores cubanos.

Transcurrieron horas muy amargas entre la indignación y la impotencia, después de conocer que habían sido secuestrados el presidente Nicolás Maduro Moros y su esposa Cilia Flores.

Quienes tenemos a los bravos combatientes de la Seguridad Personal como parte de nuestra familia y conocemos su espartana disposición a defender las vidas bajo su custodia, sabíamos, antes de confirmarlo, que se comportarían como titanes hasta en su última batalla (Aplausos).

Solo sobre mi cadáver podrán llevarse o asesinar al Presidente, había declarado más de una vez el Primer Coronel Humberto Alfonso Roca, jefe del pequeño grupo de cubanos que esa madrugaba protegieron a la pareja presidencial al precio de sus propias vidas (Aplausos).

Ellos, junto a los combatientes de las Fuerzas Armadas Revolucionarias que también cayeron bajo el bombardeo de los atacantes, resumen en sus admirables hojas de servicio todas las cualidades que distinguen a los héroes, ¡a los héroes cubanos! (Aplausos.)

Así traspasaron las fronteras nacionales para insertarse como paradigmas de la historia de luchas por una América unida, sueño todavía irrealizado de Bolívar y Martí.

Los sagrados restos de nuestros 32 compatriotas llegaron ayer a la patria, como soldados eternos de la integración que nos debemos. Ellos son la única medida posible del valor y el carácter de los cubanos, leales a una hermandad forjada desde los tiempos de Bolívar, exaltada por Martí y que ya es legendaria por la entrañable relación de Fidel y Chávez, líderes de la integración regional, que en pocos años alfabetizó, devolvió la visión y llevó los servicios médicos y de superación a millones de venezolanos y a otros habitantes de nuestra América Latina y el Caribe (Aplausos).

Los promotores del ataque y el secuestro del presidente Maduro y su esposa, apelando a los más abominables métodos del fascismo, tejieron una espesa nube de mentiras y difamación contra los líderes bolivarianos antes de lanzarse cobardemente sobre Venezuela. Desconociendo abiertamente los límites del Derecho Internacional, que hasta ese día garantizaban una mínima convivencia civilizada entre las naciones, la actual administración norteamericana abrió la puerta a una era de barbarie, despojo y neofascismo, sin importar todo lo que ello pueda significar en más guerra, destrucción y muerte.

Las noticias de la agresión nos golpearon duro. Por más de 25 años Cuba y Venezuela han compartido ideales y obras en favor de un mundo mejor posible, dispuestos a conquistar toda la justicia, por los caminos del socialismo, pero cada país con métodos propios y realidades diferentes.

Solo quienes desconocen el valor de la amistad, la solidaridad y la cooperación que se forjan entre los pueblos pueden confundir la relación entre cubanos y venezolanos como un mero negocio o como un vulgar intercambio de productos y servicios.

¡Ante todo, cubanos y venezolanos somos hermanos!

Dar nuestra propia sangre y hasta la vida por un pueblo hermano puede extrañar a otros, no a los cubanos.

Funcionarios estadounidenses han reconocido con asombro, pero también con inocultable admiración, la bravura de este puñado de hombres que, con marcada desventaja de fuerzas y capacidad de fuego, ofreció fiera resistencia a los secuestradores, lesionando incluso a varios de sus efectivos e inutilizando, hasta donde sabemos hoy, parcialmente uno de sus medios de transporte.

Por más que insistan en exaltar a sus soldados camuflados con cascos y chalecos antibalas, gafas de visión nocturna, sobreprotegidos por aviones, helicópteros y colmenas de drones, en medio de apagones intencionales, el asalto de los terroristas Delta no fue el paseo que le han vendido al mundo.

Un día sabremos toda la verdad, pero ni Trump ha podido negar que varios atacantes resultaron heridos.

Nuestros bravos combatientes, con armas convencionales y sin más chalecos que su moral y su lealtad al compromiso con la misión que cumplían, ¡pelearon hasta morir y golpearon a sus adversarios! 

Ninguno era un superhombre; eran militares de honor, formados en la escuela ética de Fidel y Raúl, en el patriotismo, el antimperialismo y la unidad; herederos del ideario de Antonio Maceo, que inmortalizó a Baraguá con su viril negativa a negociar una paz sin libertad, y de Juan Almeida, quien gritó bajo una lluvia de balas, en medio de un cañaveral remoto: ¡¡Aquí no se rinde nadie!! (Aplausos.)

El actual emperador de la Casa Blanca y su infame Secretario de Estado no han parado de amenazarnos. No creo que se pueda ejercer mucha más presión”, ha dicho Trump en un tácito reconocimiento de los niveles extremos a los que ha escalado el bloqueo impuesto a Cuba por más de seis décadas.

Entrar y destruir el lugar” es lo que, según su imperial concepción, les queda para someternos. La grotesca frase, que ha despertado profunda indignación en el pueblo cubano, solo puede interpretarse como una incitación a la masacre sin miramientos de un país que jamás ha promovido el odio hacia otro.

El patriotismo cubano lo expresó muy tempranamente Martí en Abdala:

El amor, madre, a la patria/ No es el amor ridículo a la tierra,/ Ni a la yerba que pisan nuestras plantas;/ Es el odio invencible a quien la oprime,/ Es el rencor eterno a quien la ataca (Aplausos).

El pueblo de Cuba no es antimperialista por manual. El imperialismo nos hizo antimperialistas. Pero no solo Cuba, el mundo será cada vez más antimperialista a partir de este asalto a todas las normas internacionales, de esta ofensa a la inteligencia y a la dignidad humana, de ese acto de prepotencia criminal con el que un Estado soberano es atacado por un imperio que desprecia al resto de las naciones.

Todas las victorias del pueblo cubano están asociadas a la solidez de la unidad. Cada vez que se dividieron las fuerzas patrióticas, perdimos. Cada vez que se unieron, vencimos. Eso lo saben bien los enemigos de la nación y por eso apuestan a romper esa unidad.

Sus amenazas de ahora nos recuerdan las de casi todas las administraciones norteamericanas, controladas por los llamados Halcones, partidarios de la guerra. ¿Sabrán los halcones actuales que la revolucionaria estrategia de defensa, conocida como Guerra de todo el Pueblo, nació en respuesta a las peores amenazas de otros halcones? ¿Conocerán cuánto invirtieron sus predecesores guerreristas en la era pos-Castro, después de fracasar en todos los intentos de destruir un liderazgo indestructible?.

En los últimos días los jóvenes han viralizado en las redes la anécdota de la picúa, vivida y narrada por Fidel. Cuenta que, nadando por debajo del agua, vio venir una picúa hacia él y su primera reacción fue retroceder; pero enseguida lo pensó mejor y se lanzó hacia el agresivo pez que desapareció de su vista. Así hay que actuar frente al imperio, que es picúa, piraña, tiburón y alimaña (Aplausos). Pero insisto y reitero un dato: son jóvenes cubanos quienes viralizaron ese video en las redes.

Aquí estamos, no uno, sino millones de continuadores de la obra de Fidel, de Raúl y de su heroica generación. Tendrían que secuestrar a millones o desaparecernos del mapa y aún así los perseguiría por siempre el fantasma de este pequeño archipiélago que tuvieron que pulverizar por no poder someterlo.

¡No, señores imperialistas, no les tenemos absolutamente ningún miedo! Y no nos gusta, como dijo Fidel, que nos amenacen ¡No van a intimidarnos! 

Como los junquillos anudados en el centro del escudo, la unidad es el arma más poderosa de nuestra Revolución.

Queridos compatriotas:

Varios compañeros que llegaron a estar en la primera línea de fuego ya están en la patria, con sus cuerpos llenos de esquirlas de metrallas como medallas al valor. Uno de ellos, el Teniente Coronel Jorge Márquez, fue quien impactó a un helicóptero y quién sabe a cuántos de sus tripulantes. Lo hizo disparando su arma antiaérea, a pesar de estar herido y sangrando abundantemente en una pierna.

Coraje es la palabra con la que todos describen el enfrentamiento a los agresores. Y nombran al Primer Coronel Lázaro Evangelio Rodríguez Rodríguez, quien encabezó el intento de rescate de los primeros caídos, hasta que uno de los drones enemigos lo alcanzó: Me hirieron. ¡Viva Cuba! Fueron sus últimas palabras.

Cuando parece que el mundo entierra hasta su última utopía, que el dinero y la tecnología están por encima de todos los sueños humanos, que la humanidad se cansa, ¡justo en ese instante, 32 valientes cubanos ofrecen sus vidas y se agigantan, en una fiera batalla hasta la última bala!, ¡hasta el último aliento! ¡No existen enemigos capaces de amedrentar tamaño heroísmo!.

La prometedora juventud de la mayor parte de los caídos en combate nos trae a la memoria los versos de Martí a los ocho estudiantes de Medicina asesinados por la metrópoli española en 1871: Cadáveres amados los que un día/ Ensueños fuisteis de la patria mía. Todo lo que sabemos de sus historias personales, del amor y la bravura que distinguían sus acciones, del compromiso, la consagración y la entrega con que salieron al combate, hace más punzante el dolor; un dolor que no merma, sino que enaltece aún más el patriotismo y la generosidad de los cubanos Hoy tiene 32 nuevos rostros, 32 nuevas historias la insuperable definición martiana de que Patria es humanidad.

Ellos no solo defendieron la soberanía de Venezuela, al Presidente Nicolás Maduro y a su esposa Cilia Flores; defendieron la dignidad humana, la paz, el honor de Cuba y de nuestra América. Fueron la espada y el escudo de nuestros pueblos frente al avance del fascismo. ¡Y serán para siempre un símbolo, una prueba de que no hay pueblo pequeño cuando su dignidad es tan firme!

¡Gracias por el coraje y el ejemplo, compañeros! 

Abrazamos hoy a sus seres queridos, madres, padres, esposas, hijos, nietos, hermanos, abuelos, a sus compañeros de armas y a sus amigos. El dolor no se comparte, decía el Comandante en Jefe en la despedida de duelo a los mártires de Barbados. El dolor se multiplica. (…) ¡Y cuando un pueblo enérgico y viril llora, la injusticia tiembla! (Aplausos y Exclamaciones de: ¡La injusticia tiembla!) Cantaba Silvio entonces: Que tiemble la injusticia cuando llora el aguerrido pueblo de Fidel.

¡Cuba no amenaza ni desafía! ¡Cuba es tierra de Paz! Fue aquí en La Habana, y por iniciativa cubana, que hace doce años, durante la II Cumbre de la CELAC, se proclamó a América Latina y el Caribe como Zona de Paz, una conquista brutalmente lacerada por el zarpazo fascista en Venezuela.

Esa vocación de paz no menoscaba en absoluto la disposición para el combate en defensa de la soberanía e integridad territorial. Si llegáramos a ser agredidos, pelearíamos con fiereza idéntica a la que nos legaron varias generaciones de bravos combatientes cubanos desde las guerras por la independencia en el siglo XIX, la Sierra Maestra, la clandestinidad y África en el siglo XX, hasta Caracas en este siglo XXI. No hay rendición ni claudicación posibles, como tampoco ningún tipo de entendimiento sobre la base de la coerción o la intimidación.

Cuba no tiene que hacer ninguna concesión política, ni eso jamás estará en una mesa de negociaciones para un entendimiento entre Cuba y Estados Unidos. Es importante que lo entiendan: siempre estaremos dispuestos al diálogo y al mejoramiento de las relaciones entre los dos países, pero en igualdad de condiciones y sobre la base del respeto mutuo. Así ha sido por más de seis décadas. ¡La historia ahora no será diferente!

Al imperio que nos amenaza le decimos: ¡Cuba somos millones! Somos un pueblo dispuesto a combatir, si nos agreden, con la misma unidad y fiereza de los 32 cubanos caídos el 3 de enero.

Compatriotas:

¡Marchemos unidos! Y ante la memoria de su heroico ejemplo, juremos:

¡Patria o Muerte!

¡Venceremos! (Exclamaciones de: ¡Venceremos!)

¡Patria o Muerte!

¡Venceremos! (Exclamaciones de: ¡Venceremos!)

¡Patria o Muerte!

¡Venceremos! (Exclamaciones de: ¡Venceremos!)

¡Hasta la victoria siempre! (Exclamaciones de: ¡Siempre!)

(Exclamaciones de: ¡Hasta la victoria siempre!, y ¡Viva la Revolución!)

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