e al comandante storico della Rivoluzione cubana e generale d’esercito Raúl Castro Ruz
Stella Calloni – REDH-Cuba
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ORE E GLORIA AI 32 EROI E SOLIDARIETÀ, ATTIVA, CREATIVA E RESISTENZA OFFENSIVA,
CON CUBA MINACCIATA DA UN IMPERO IN DISFACIMENTO.
SARÀ IL MIGLIOR OMAGGIO A QUESTI EROI E A FIDEL NEL SUO ANNIVERSARIO.
Nell’anno del centenario del Comandante Fidel Castro Ruz, che stiamo vivendo insieme al popolo cubano, desidero far giungere attraverso queste righe le mie condoglianze a voi, in quanto rappresentanti del popolo e delle Forze Armate Rivoluzionarie di Cuba (FAR), e ai familiari, per la perdita dei loro cari: i 32 eroi caduti in Venezuela combattendo fino a dare la vita contro un nemico invasore estremamente potente per numero e armamenti.
Lo faccio con profonda gratitudine per tutto ciò che la Cuba rivoluzionaria ci ha donato solidalmente per tanti anni in America Latina, in Africa e nel mondo. Personalmente, perché i suoi insegnamenti hanno illuminato la mia vita, permettendomi di servire dalla trincea — in questo caso mediatica — i veri interessi dei nostri popoli, le loro necessità e la responsabilità che comporta l’impegno assunto con il Comandante Fidel Castro.
I 32 eroi, ai quali nelle ultime ore è stato reso un commovente omaggio all’Avana, riprodotto in diversi luoghi del mondo, hanno dimostrato anche la continuità dell’esempio di altri eroi cubani che morirono difendendo popoli fratelli, come accadde in Angola. Questo fatto è riconosciuto in Africa e nel mondo, poiché consolidò l’indipendenza di quel paese e pose fine al criminale apartheid in Sudafrica, contro il quale tanto lottò l’eroe africano Nelson Mandela. Ciò è scritto come uno dei fatti storici più importanti della fratellanza caraibico-africana e come una delle più grandi sconfitte inflitte al colonialismo e all’impero.
È anche il momento di ricordare gli ingegneri e i lavoratori che caddero combattendo nell’isola caraibica di Grenada, quando quel piccolo paese di poco più di 300 km² di superficie fu invaso per aria, terra e mare dagli USA nel 1983. I lavoratori cubani stavano costruendo un aeroporto su richiesta del governo del patriota e rivoluzionario granadino Maurice Bishop, che pochi giorni prima era stato rovesciato con un colpo di Stato della CIA, utilizzando traditori che lo assassinarono, insieme ad altri funzionari, dopo un presunto processo sommario.
L’aeroporto che stavano costruendo era una pista di atterraggio per grandi aerei passeggeri, al fine di facilitare l’arrivo dei turisti, elemento chiave per lo sviluppo economico di un paese privo di risorse naturali, un’isola che non possedeva altro che la bellezza dei suoi paesaggi. Un paese praticamente senza esercito e senza armamenti, invaso dalle tre forze militari della maggiore potenza mondiale, dove i lavoratori cubani e i pochi soldati granadini divennero i difensori del popolo di Grenada, sapendo che sarebbero morti resistendo e combattendo fino alla fine, come infatti avvenne.
È impossibile ignorare quella data, perché la vivemmo ai tempi della Rivoluzione Sandinista in Nicaragua, brutalmente assediata con lo stesso modello terroristico imperiale, e in momenti come quelli attuali, anno 2026, in cui la lobby dei gruppi cubano-americani, terroristi e mercenari di Miami, è al potere a Washington, formando il gabinetto dei falchi del governo, rappresentando una minaccia non solo per Cuba, ma per l’America Latina e per paesi di tutto il mondo.
Ciò che il Segretario di Stato USA Marco Rubio e altri membri della lobby di Miami vogliono è la resa, con qualsiasi mezzo, del governo rivoluzionario e del popolo cubano, per appropriarsi dell’isola e riconvertirla in colonia. Tentano di farlo fin dai primi anni della Rivoluzione, includendo l’invasione fallita del 1961, fino al terrorismo permanente e ad altri mezzi di guerra: mediatica, psicologica, biologica ed economica, attraverso il blocco genocida imposto da 64 anni e che oggi viene applicato, potenziato alla massima forza di un missile a frammentazione, per tentare di piegare una popolazione e minacciarla con un’invasione e con la distruzione totale, come ha dichiarato senza ambiguità il presidente Trump.
Perdonate se mi sono dilungata, ma pensando al Comandante Fidel Castro e al popolo con il quale ho vissuto momenti molto belli e duri, imparando dai suoi profondi principi rivoluzionari — che non sono soltanto discorsi o teorie, ma si realizzano fino a dare la vita — con quell’enorme patrimonio di giustizia, dignità e solidarietà che ci consegnano come valori in difesa dell’umanità.
Lo stesso che seminò a livello regionale e universale il Comandante Ernesto Che Guevara, nato nel mio paese, l’Argentina, che apprese nella lotta dei rivoluzionari cubani fin dal momento in cui si imbarcò nel vecchio battello Granma nel 1956 come medico, insieme a Fidel, Raúl e a coloro che sarebbero poi diventati i dirigenti della Rivoluzione vittoriosa. Così lo riconobbe lo stesso Che nella sua bellissima lettera di addio indirizzata al Comandante Fidel Castro e al popolo cubano.
Alle Forze Armate Cubane va il mio profondo rispetto, non solo il mio naturalmente, ma quello di molti compagni e di molti giovani con i quali in questi giorni abbiamo condiviso da lontano gli avvenimenti e che sappiamo ciò che Cuba sta vivendo in questi momenti di grande caos e disordine che precedono il crollo dell’impero selvaggio nella sua caduta e renderanno possibile la nascita di un altro mondo, possibile e inevitabile, come anticipò Fidel.
A Washington hanno manifestato sorpresa di fronte alla fermezza di questi uomini che hanno dato la vita in difesa patriottica del Venezuela, combattendo in prima linea per una patria rinata come tale grazie al Comandante Hugo Chávez Frías e ai suoi compagni di lotta, e che è parte fondamentale di quelle che confluiscono nella Nostra America per la liberazione definitiva.
ONORE E GLORIA AI 32 EROI E SOLIDARIETÀ, ATTIVA, CREATIVA E RESISTENZA OFFENSIVA,
CON CUBA MINACCIATA DA UN IMPERO IN DISFACIMENTO.
SARÀ IL MIGLIOR OMAGGIO A QUESTI EROI E A FIDEL NEL SUO ANNIVERSARIO.
Stella Calloni
Buenos Aires, 16 gennaio 2026
Carta al presidente de Cuba, Miguel Díaz Canel Bermúdez y al comandante histórico de la revolución cubana y general de ejército Raúl Castro Ruz
Por Stella Calloni – REDH-Cuba
HONOR Y GLORIA A LOS 32 HÉROES Y SOLIDARIDAD, ACTIVA, CREATIVA Y RESISTENCIA OFENSIVA, CON CUBA AMENAZADA POR UN IMPERIO EN DERRUMBE. SERA EL MEJOR HOMENAJE A ESTOS HÉROES Y A FIDEL EN SU ANIVERSARIO.
En el año del centenario del Comandante Fidel Castro Ruz, que estamos viviendo junto al pueblo cubano, quiero hacerles llegar por este intermedio mis condolencias a ustedes como representantes del pueblo y de las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Cuba (FAR) y los familiares ante la pérdida de sus seres queridos: los 32 héroes que cayeron en Venezuela combatiendo hasta dar la vida contra un enemigo invasor muy poderoso en número y armamentos.
Lo hago desde el profundo agradecimiento por todo lo que Cuba revolucionaria nos ha dado solidariamente durante tantos años a nosotros en América Latina, en África y en el mundo. Personalmente porque sus enseñanzas iluminaron mi vida para servir en la trinchera en este caso mediática a los verdaderos intereses de nuestros pueblos y sus necesidades y la responsabilidad que supone el compromiso tomado con el comandante Fidel Castro.
Los 32 héroes, a los que rindieron un emocionante homenaje en La Habana en las últimas horas, que se reproduce en diversos lugares del mundo, demostraron también la continuidad del ejemplo de otros héroes cubanos que murieron defendiendo a pueblos hermanos como sucedió en Angola, reconocido esto en África y en el mundo, que afianzó la independencia de ese país y puso fin al criminal apartheid en Sudáfrica, por lo que tanto luchara el héroe africano Nelson Mandela. Esto está escrito como uno de los hechos históricos más importante de la hermandad caribeño-africana y una de las mayores derrotas al colonialismo y al imperio.
Y es el momento para recordar a los ingenieros y trabajadores que cayeron combatiendo en la isla caribeña de Granada cuando ese pequeño país de poco más de 300 KM2 de superficie fue invadido por aire, tierra y mar por Estados Unidos en 1983. Los trabajadores cubanos construían un aeropuerto por solicitud del gobierno del patriota granadino y revolucionario Maurice Bishop, al que días antes derrocaron mediante un golpe de la CIA, utilizando a traidores que lo asesinaron, junto a otros funcionarios, después de un supuesto juicio sumarísimo.
El aeropuerto que construían era una pista de aterrizaje para grandes aviones de pasajeros y facilitar así la llegada de turistas, clave para el desarrollo económico de un país sin recursos naturales, una isla que no tenía más que la belleza de sus paisajes. Un país prácticamente sin ejército y sin armamentos invadido por las tres fuerzas militares de la mayor potencia del mundo, donde los trabajadores cubanos y los escasos solados granadinos se convirtieron en los defensores del pueblo de Granada, sabiendo que iban a morir resistiendo y combatiendo hasta el final como sucedió.
Imposible ignorar esa fecha porque lo vivimos en tiempos de la Revolución Sandinista en Nicaragua, asediada brutalmente con ese mismo modelo terrorista imperial, y en momentos como hoy, año 2026, en que el lobby de los grupos cubano-americanos, terroristas y mercenarios de Miami, están en el poder en Washington, conformando el gabinete de halcones del gobierno y que son una amenaza no sólo para Cuba, sino para América Latina y países del mundo.
Lo que el Secretario de Estado norteamericano Marco Rubio y otros integrantes del lobby de Miami quieren es la rendición por los medios que sean del gobierno revolucionario y el pueblo de Cuba, para apropiarse de la isla y reconvertirla en colonia. Lo intentan lograr desde los primeros años de la Revolución, incluyendo la invasión fracasada de 1961 hasta el terrorismo eterno y otros medios de guerra: mediática, psicológica, biológica y la económica, mediante el bloqueo genocida impuesto desde hace 64 años y que hoy se aplica, aumentado a la máxima potencia de un misil de fragmentación para intentar rendir a una población y amenazarla con una invasión y con la destrucción total como lo dijo sin ambigüedades el presidente Trump.
Perdonen si me extendí, pero pensando en el comandante Fidel Castro y en el pueblo con el que viví momentos muy hermosos y duros, aprendiendo de sus profundos principios revolucionarios, que no sólo son discursos, ni teorías, sino que se cumplen hasta dar la vida, con ese enorme bagaje de justicia, dignidad y solidaridad, que nos entregan como valores en defensa de la humanidad.
Lo mismo que sembró a nivel regional y universal el Comandante Ernesto Che Guevara, nacido en mis país, Argentina, quien aprendió en la lucha de los revolucionarios cubanos desde el mismo momento en que se embarcó en el viejo barco “El Gramma” en 1956 como médico junto a Fidel, Raúl y los que luego se convertirían en los dirigentes de la Revolución triunfante. Así lo reconoció el Che en su hermosa carta de despedida dirigida al Comandante Fidel Castro y al pueblo cubano.
A las Fuerzas Armadas Cubanas, mis profundos respeto, no sólo míos por supuesto, sino de muchos compañeros, muchos jóvenes conque en estos días hemos compartido los acontecimientos desde lejos y que sabemos lo que está viviendo Cuba en estos momentos del gran caos y desorden que precede al derrumbe imperial salvaje en su caída y hará posible el nacimiento de otro mundo lo que es posible e inevitable, como anticipó Fidel.
En Washington han manifestado su sorpresa ante la entereza de estos hombres que dieron su vida en defensa patriótica de Venezuela, combatiendo en primera línea por una patria, renacida como tal por el comandante Hugo Chávez Frías y sus compañeros de lucha y que es parte clave entre las que confluyen en Nuestra América para la liberación definitiva.
HONOR Y GLORIA A LOS 32 HÉROES Y SOLIDARIDAD, ACTIVA, CREATIVA Y RESISTENCIA OFENSIVA, CON CUBA AMENAZADA POR UN IMPERIO EN DERRUMBE. SERA EL MEJOR HOMENAJE A ESTOS HÉROES Y A FIDEL EN SU ANIVERSARIO.
Stella Calloni.
Buenos Aires 16 de enero 2026
