Cambio nella stampa e sovranità comunicativa a Cuba

Ricardo Ronquillo

Iniziamo questo 6° Festival Nazionale Virtuale della Stampa sotto una doppia commozione: la morte eroica dei 32 cubani caduti in Venezuela e la reazione onorevole e numerosissima dei cubani nel ricevere i loro resti in Patria e in risposta agli ultimatum di coloro che intendono stabilire una dittatura mondiale contro ogni regola di civiltà.

È dovere ineludibile dei patrioti cubani accompagnare la sconvolgente reazione emotiva con un’altra razionale, che ci permetta di fare valutazioni profonde di ciò che questi gravi avvenimenti significano per la sorella Venezuela, il nostro Paese, la regione e il mondo.

Nel caso specifico del nostro settore, le sfide straordinarie che i fatti specifici e il nuovo contesto ci pongono per contribuire in modo decisivo all’invulnerabilità comunicativa di Cuba.

La sovranità di qualsiasi paese, si comincia a capire più chiaramente ora, non dipende solo dal controllo del territorio geografico. Un’analisi molto ben fondata e sostanziosa dell’Osservatorio dei media di Cubadebate ci lascia molto chiaro che il controllo della narrazione si è disputato, nell’aggressione al Venezuela, con la stessa priorità del controllo del territorio.

L’attacco imperialista contro il Venezuela del 3 gennaio 2026 non è stato solo un episodio “militare” convenzionale, ma un’azione di dominazione multi-dominio (terra, aria, mare, spazio, cyberspazio), dove il cyberspazio, lo spettro elettromagnetico e la manipolazione informativa hanno operato come armi per disorganizzare le capacità statali, condizionare la percezione pubblica e ridurre i costi politici dell’aggressione, conclude l’indagine.

Non c’è stata solo disinformazione, ma impiego di tattiche per moltiplicare versioni favorevoli all’Esercito USA, erodere la fiducia, rendere difficile l’attribuzione delle fonti e creare condizioni per imporre la versione dei centri di potere mediatico e governativo USA.

Queste sole considerazioni dell’Osservatorio ci permettono di concludere che in questo momento, mentre iniziamo questo evento, Cuba affronta una fase acuta dell’assalto alla sua sovranità comunicativa, che intende aprire un corridoio verso un altro tipo di aggressione. La prima cosa che si cerca di strapparci come Paese è la narrazione, l’occupazione dei territori mentali per saltare poi alla conquista dei territori fisici.

Ma la gravità di quanto accaduto in Venezuela trascende quella nazione e anche Cuba. Ciò che è saltato in aria con le bombe cadute su vari punti di quella nazione e il sequestro presidenziale è qualcosa di molto più compromettente per i destini del mondo.

Il noto teologo Frei Betto ha denunciato in un articolo che coincide con la visione di voci di tutti gli spettri ideologici e politici del pianeta, che è precipitato nell’abisso il multilateralismo, con tutte le sue imperfezioni e ipocrisie anche se, in qualche modo, costituiva la colonna vertebrale di un ordine basato su regole, anche se molte figuravano solo in documenti protocollari.

L’aspirante padrone della galassia è arrivato a dire che il suo unico freno è la sua propria “morale”. Forse si è sbagliato e avrebbe dovuto dire “morraglia” (spazzatura).

Le bravate si dirigono da Paesi vicini e fratelli della nostra regione fino ad antichi soci di ruberie planetari ora messi alle corde dalla bellicosità trumpista.

E tutto questo scompiglio cerca di nascondersi con la manipolazione, avverte Betto, con una sofisticazione perversa del linguaggio che ha il suo grande complice, volontario o intenzionale, nella cosiddetta grande stampa, allineata con i laboratori di intossicazione mediatica che intorbidiscono le reti sociali.

Solo qualcuno molto ingenuo, disinformato o maniaco ideologico, ignorerebbe, come ho segnalato alcuni giorni fa, che il Cartello dei Soli fu una creazione ingannevole e malvagia della macchina compulsiva di manipolazione dell’impero con diversi interessi.

Il primo di questi, segnalare Maduro come un delinquente internazionale, non solo per avere una giustificazione di fronte alla comunità mondiale, e le proprie istanze interne, per aggredire il Venezuela e sequestrarlo, ma per stabilire che il progetto storico della Rivoluzione Bolivariana fosse degenerato in un gruppo delinquenziale.

Nel segnalare Maduro come un delinquente internazionale, che doveva essere “catturato”, hanno tramato, e lo hanno fatto, di burlare il Congresso USA, poiché fino ad oggi sostengono con cinismo che non si è trattato di un’aggressione militare al Venezuela – per la quale avrebbero dovuto avere il visto buono di quell’istanza – ma di un’azione di polizia, con l’appoggio dell’esercito, per “catturare”, non sentirete mai dire “sequestrare”, il presidente costituzionale venezuelano.

Con le dichiarazioni, manipolazioni, ricatti e pressioni indicibili a cui ora sottopongono la direzione venezuelana, pretendono l’umiliazione maggiore, contro la quale dovrebbero combattere con astuzia e onore le nuove autorità venezuelane: smantellare la Rivoluzione Bolivariana contando sulla resa e il tradimento del suo stesso apparato e sistema istituzionale.

Questa sarebbe la loro vittoria maggiore, perché costituirebbe il sequestro dell’ideale bolivariano di indipendenza, giustizia e dignità continentale di fronte ai malsanamente ritoccati postulati della Dottrina Monroe e della teoria fascista dello spazio vitale.

Tutto quanto sopra ci avverte che dobbiamo accelerare la trasformazione della nostra stampa, che ha in questo festival una piattaforma di stimolo molto speciale. Perché, come abbiamo segnalato in altre occasioni, mentre l’importantissima colonna comunicativa che costituiscono i media pubblici o delle organizzazioni politiche e di massa mostra fessure, gli si antepone, con fondi milionari provenienti dagli USA e dalla destra mondiale, un ecosistema di media controrivoluzionari e di sofisticati laboratori di intossicazione mediatica. Persiste la doppia sfida di saldare i debiti sistemici che trascina il modello di stampa e comunicazione pubblica del XX secolo e sincronizzarlo con la cosiddetta era della convergenza.

Dobbiamo continuare a stimolare, come ci ha elogiato un fratello di cause, una truppa digitale rivoluzionaria, che si attivi organicamente e attivamente e in modalità multi-piattaforma. Risposta sistemica tra mondo digitale e analogico, tra media tradizionali, digitali e portavoce per affrontare la manipolazione.

Forza comunicativa propria, nonostante l’asimmetria. Intuizione e assertività operativa nel quadro di uno scenario asimmetrico, l’importanza di puntare su variabili qualitative più che quantitative. Genialità umoristica. E’ urgente un nuovo tipo di organizzazioni giornalistiche professionalizzate.

In una recente valutazione dell’andamento degli accordi dell’11° Congresso della UPEC, nel Segretariato del Comitato Centrale, il Primo Segretario del Partito e Presidente della Repubblica Miguel Díaz-Canel, dopo aver esaltato che il processo di trasformazione in corso nella stampa è molto modernizzatore e rinnovatore, ha considerato che rafforzare il sistema comunicativo del paese è un’urgenza ideologica, mediatica e culturale, che deve essere appoggiata dalle direzioni politiche e di governo a tutte le scale.

Questo festival Julio García Luis e i suoi premi nazionali per l’innovazione Juan Antonio Borrego devono convertirsi, come abbiamo rimarcato in eventi precedenti, in un catalizzatore imperturbabile dei cambi a cui ci obbliga la spietata guerra contro Cuba, ora quasi convertita in minaccia di sopravvivenza di fronte a un impero bellicoso e imbaldanzito, e a quelli che ci reclama la nostra società sempre più esigente, profonda e critica in mezzo all’assedio e ai problemi strutturali da superare.

Una società sempre più in rete, più parte della società globale e più ansiosa di un socialismo pieno e democratico, come si è stampato nel modello da costruire nel XXI secolo.

Ribadiamo che non ci basta far rispettare il precetto del maestro Julio García Luis per cui la libertà di stampa è il diritto della società organizzata ad avere media. Questa premessa deve essere completata con il diritto di quella società ad avere multimedia solidi, moderni, credibili, innovatori, articolati tra loro e con i loro uguali nel mondo e con un’autorità e ascendenza sociale che permettano di rompere con l’assedio di menzogne, arroganza e odi che pretende il suo disarmo morale e simbolico.

Lo dobbiamo a Fidel, che ci chiese di considerarlo come uno di noi, nel Centenario della sua nascita.


Cambio en la prensa y soberanía comunicacional en Cuba

 

Por: Ricardo Ronquillo

Iniciamos este 6to. Festival Nacional Virtual de la Prensa bajo una doble conmoción: la muerte heroica de los 32 cubanos caídos en Venezuela y la honrosa y multitudinaria reacción de los cubanos al recibir sus restos en la patria y en respuesta a los ultimátum de quienes pretenden establecer una dictadura mundial contra toda regla civilizatoria.

Es deber ineludible de los patriotas cubanos acompañar la estremecedora reacción emocional con otra racional, que nos permita hacer las evaluaciones profundas de lo que estos graves acontecimientos significan para la hermana Venezuela, nuestro país, la región y el mundo.

En el caso específico de nuestro sector, los desafíos extraordinarios que los hechos específicos y el nuevo contexto nos platean para contribuir de forma decisiva a la invulnerabilidad comunicacional de Cuba.

La soberanía de cualquier país, se comienza a entender más nítidamente ahora, no depende solamente del control del territorio geográfico. Un muy bien fundamentado y enjundioso análisis del Observatorio de medios de Cubadebate nos deja muy claro que el control del relato se disputó, en la agresión a Venezuela con la misma prioridad que el control del territorio.

El ataque imperial contra Venezuela del 3 de enero de 2026 no fue únicamente un episodio “militar” convencional, sino una acción de dominación multidominio (tierra, aire, mar, espacio, ciberespacio), donde el ciberespacio, el espectro electromagnético y la manipulación informativa operaron como armas para desorganizar capacidades estatales, condicionar la percepción pública y reducir los costos políticos de la agresión, concluye la indagación.

No hubo solo desinformación, sino empleo de tácticas para multiplicar versiones favorables al Ejército de Estados Unidos, erosionar la confianza, dificultar la atribución de fuentes y crear condiciones para imponer la versión de los centros de poder mediático y gubernamental estadounidense.

Esas solas consideraciones del Observatorio nos permiten concluir que ahora mismo, mientras iniciamos este evento, Cuba enfrenta una fase aguda del asalto a su soberanía comunicacional, que pretender abrir un corredor hacia otro tipo de agresión. Lo primero que se nos pretende arrebatar como país es el relato, la ocupación de los territorios mentales para saltar después a la toma de los territorios físicos.

Pero la gravedad de lo ocurrido en Venezuela trasciende a esa nación y también a Cuba. Lo que saltó por los aires con las bombas caídas sobre diversos puntos de esa nación y el secuestro presidencial es algo mucho más comprometedor para los destinos del mundo.

El reconocido teólogo Frei Betto denunció en artículo que coincide con la visión de voces de todos los espectros ideológicos y políticos del planeta, que se precipitaron al abismo el multilateralismo, con todas sus imperfecciones e hipocresías aunque, de alguna manera, constituía la columna vertebral de un orden basado en reglas, aunque muchas solo figuraban en documentos protocolares.

El aspirante a mandamás de la galaxia llegó a decir que su único freno es su propia «moral». Tal vez se equivocó y debió decir «morralla».

Las bravuconadas se dirigen desde países cercanos y hermanos de nuestra región hasta antiguos socios de tropelías planetarias ahora mismo puestos contra las cuerdas por la belicosidad trumpista.

Y todo ese desmadre intenta ocultarse con manipulación, alerta Betto, con una sofisticación perversa del lenguaje que tiene su gran cómplice, voluntario o intensional, en la llamada gran prensa, alineada con los laboratorios de intoxicación mediática que enturbian las redes sociales.

Solo alguien muy inocente, desinformado o maniático ideológico, desconocería, como señalé hace unos días, que el Cártel de los Soles fue una creación engañosa y malvada de la maquinaria compulsiva de manipulación del imperio con varios intereses.

El primero de ellos, señalar a Maduro como un delincuente internacional, no únicamente para tener una justificación frente a la comunidad mundial, y sus propias instancias internas, para agredir a Venezuela y secuestrarlo, sino para establecer que el proyecto histórico de la Revolución Bolivariana había derivado en un grupo delincuencial.

Al señalar a Maduro como un delincuente internacional, que debía ser «capturado», tramaron, y lo hicieron, burlar el Congreso de Estados Unidos, pues hasta hoy sostienen con cinismo que no se trató de una agresión militar a Venezuela —para lo cual tendrán que tener el visto bueno de esa instancia— sino de una acción policial, con el apoyo del ejército, para «capturar», nunca le oirán decir «secuestrar», al presidente constitucional venezolano.

Por las declaraciones, manipulaciones, chantajes y presiones indecibles a la que ahora someten a la dirección venezolana, pretenden la humillación mayor, contra la cual tendrían que lidiar con astucia y honor las nuevas autoridades venezolanas: desmontar a la Revolución Bolivariana contando con la rendición y la traición de su propio aparato y sistema institucional.

Esa sería su victoria mayor, porque constituiría el secuestro del ideal bolivariano de independencia, justicia y dignidad continental frente a los malsanamente retocados postulados de la Doctrina Monroe y de la teoría fascista del espacio vital.

Todo lo anterior nos advierte que debemos acelerar la transformación de nuestra prensa, que tiene en este festival una plataforma de estímulo muy especial. Porque, como apuntamos en otras oportuniadades, mientras la importantísima columna comunicacional que constituyen los medios públicos o de las organizaciones políticas y de masas muestran fisuras, se les anteponen, con fondos millonarios provenientes de Estados Unidos y de la derecha mundial, un ecosistema de medios contrarrevolucionarios y de sofisticados laboratorios de intoxicación mediática. Persiste el doble desafío de saldar las deudas sistémicas que arrastra el modelo de prensa y de comunicación pública del siglo XX y sincronizarlo con la llamada era de la convergencia.

Tenemos que continuar estimulando, como nos elogió un hermano de causas, tropa digital revolucionaria, que se active orgánica y activamente y en modo multiplataforma. Respuesta sistémica entre mundo digital y analógico, entre medios tradicionales, digitales y vocerías para enfrentar la manipulación.

Fuerza comunicacional propia, a pesar de la asimetría. Intuición y asertividad operativa en el marco de un escenario asimétrico, la importancia de apostar a variables cualitativas más que a las cuantitativas. Genialidad humorística. Estamos urgidos un nuevo tipo de organizaciones periodísticas profesionalizadas.

En reciente evaluación de la marcha de los acuerdos del 11no. Congreso de la Upec, en el Secretariado del Comité Central, el Primer Secretario del Partido y Presidente de la República Miguel Díaz-Canel, tras exaltar que el proceso de transformación en marcha en la prensa es muy modernizador y renovador, consideró que fortalecer el sistema comunicacional del país es una urgencia ideológica, mediática y cultural, que debe ser apoyada por las direcciones políticas y de gobierno a todas las escalas.

Este festival Julio García Luis y sus premios nacionales de innovación Juan Antonio Borrego tienen que convertirse, como remarcamos en eventos anteriores, en un catalizador imperturbable de los cambios a que nos obligan la despiadada guerra contra Cuba, ahora casi convertida en amenaza de sobrevivencia frente a un imperio belicoso y envalentonado, y a los que nos reclama nuestra sociedad cada vez más exigente, profunda y crítica en medio del cerco y de los problemas estructurales por superar.

Una sociedad cada vez más en red, más parte de la sociedad global y más ansiosa de un socialismo pleno y democrático, como se estampó en el modelo a construir en el siglo XXI.

Reiteramos que no nos basta con hacer cumplir el precepto del maestro Julio García Luis de que la libertad de prensa es el derecho de la sociedad organizada a tener medios. Esa premisa hay que completarla con el derecho de esa sociedad a tener multimedios sólidos, modernos, creíbles, innovadores, articulados entre sí y con sus iguales en el mundo y con una autoridad y ascendencia social que le permitan romper con el cerco de mentiras, soberbia y odios que pretende su desarme moral y simbólico.

Se lo debemos a Fidel, quien nos pidió tenerlo como uno de nosotros, en el Centenario de su natalicio.

Share Button

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.