Dalla prima intervento militare USA a Cuba nel 1898, i cubani furono trattati con disprezzo, arroganza e prepotenza dai suoi militari. Una sfilza di aggressioni, abusi, spoliazioni, insulti ai simboli patriottici, alla famiglia e persino crimini, sono impressi nell’anima e nella memoria della nazione cubana.
L’arrivo nei porti di navi USA implicava, quasi sempre, atti oltraggiosi dopo gli abusi nel consumo di alcol e droga. Le donne cubane erano le vittime preferite dei marinai. La Base Navale di Guantánamo fu, fino al dicembre 1958, fonte di malessere sociale. Le visite dei marinai a Guantánamo e Caimanera laceravano profondamente i sentimenti degli abitanti. Ma gli incidenti e gli scontri iniziati durante l’occupazione, si diffusero a macchia d’olio per tutta l’Isola e si ripeterono durante gli anni della repubblica neocoloniale. Ecco un breve resoconto di alcune delle prepotenze e dei crimini dei militari yankee a Cuba.
*Nel febbraio 1899 le autorità d’occupazione all’Avana, furono costrette a chiudere il caffè Washington, di proprietà di cittadini nordamericani, per essersi rifiutato di servire persone “di colore”. Lo scandalo, divulgato dalla stampa, ebbe origine dal rifiuto dei proprietari del locale di servire un nero, generale dell’Esercito Liberatore. Autorizzati dal governatore nordamericano a riaprire il caffè, i proprietari collocarono un cartello in lingua inglese, con la seguente scritta: “Serviamo solo persone bianche”. Dopo un lungo e accidentato processo, l’Audiencia dell’Avana riuscì a chiudere definitivamente il locale.
*Il 24 giugno 1899, i carnevali della città di Cienfuegos furono bruscamente interrotti quando tre soldati dell’esercito d’occupazione irruppero in una casa di via Santa Clara e provocarono uno scandalo. Un capitano dell’esercito interventista, nonostante l’opposizione degli agenti dell’ordine, li rifugiò nella sua auto. Un poliziotto cubano cercò di impedirlo, ma fu fulminato da un colpo di pistola. Lo stesso giorno un picchetto dell’esercito interventista aprì il fuoco contro la città, ferendo diverse persone e uccidendo il cittadino Pablo Santa María, che passava di lì insieme alla sua famiglia.
*Nell’aprile 1906, 84 marinai arrivarono nella città di Guantánamo. Alcuni di loro completamente ubriachi, iniziarono a provocare scandalo per le strade e a palpeggiare le giovani. Il giorno seguente continuarono gli eccessi e provocarono alterchi in vari caffè. Il popolo indignato si lanciò contro di loro e una battaglia campale ebbe luogo nella stazione ferroviaria. Un marinaio rimase gravemente ferito e diversi cittadini feriti. Tutto accadde perché i marinai non permettevano ai poliziotti di colore di toccarli o di richiamarli all’ordine. Un giornalista denunciava: “[…] I marinai quando sono ubriachi sembrano selvaggi e né la polizia né le autorità sanno fare il loro dovere”.
*Il 12 settembre 1906 attraccò nel porto de L’Avana, l’incrociatore Denver con un battaglione di marines che sbarcarono e innalzarono la bandiera USA nel castello de La Fuerza. Contemporaneamente, l’incrociatore Marietta faceva lo stesso a Cienfuegos. In totale, sbarcarono 24 mila effettivi, più che durante la campagna di Santiago de Cuba. Lo storico Rafael Martínez Ortiz, testimone dei fatti, avrebbe scritto: “Fu una vera e propria dimostrazione di potenza; la baia sembrava totalmente piena di navi. Visti da terra suggerivano l’illusione che chiunque, saltando, potesse passare da una all’altra”.
*Il 30 settembre 1906 le truppe nordamericane provocarono clamorosi incidenti a Mariel e Wajay. A Santiago de Cuba, l’equipaggio del Tacoma ingaggiò una battaglia campale con la polizia. Ci furono disordini e soprusi. Le autorità cubane vollero intervenire, ma una perentoria dichiarazione del governatore yankee, William H. Taft, frenò il tentativo: “i tribunali del paese non hanno giurisdizione sulle truppe di occupazione nordamericane”. Il cubano Antonio Bolet scriveva direttamente al governatore interventista Charles Magoon, il 6 novembre 1906, reclamando il risarcimento dei danni causati dalle forze d’occupazione nella sua proprietà: “Ho l’onore di portare a sua conoscenza che Domenica quattro del corrente alle dieci del mattino una Sezione di Ingegneri dell’Esercito degli Stati Uniti d’America si accampò per pernottare nella fattoria “San José” che ho affittata nella Calzada de Cojimar, Termine Municipale di Guanabacoa in questa provincia avendomi rotto le recinzioni e aprendo vari passaggi nella stessa, distruggendo totalmente il pascolo del quartone in cui si accamparono a causa della quantità di cavalli e tende da campo messe o installate rimanendo fino al giorno dopo; poiché questi fatti mi hanno danneggiato nei miei interessi e il Capo di quelle forze senza il mio consenso né quello dell’incaricato che ho nella stessa fattoria per cui motivo presento a Lei questa denuncia affinché mi indennizzino i danni da me subiti nei miei interessi.”
*Il 12 febbraio 1907, più di 500 marinai ubriachi, si dispersero per le strade della città di Cienfuegos. L’ammiraglio C. H. Davis, capo del 1º Squadrone della Seconda Divisione della Flotta dell’Atlantico, li autorizzò a divertirsi. Alcuni entrarono senza autorizzazione in case e offesero proprietari e familiari. Ciò provocò la risposta arrabbiata ed energica della popolazione, e scontri in cui ci furono diversi feriti gravi. I marinai interruppero a urla la funzione del circo Ticket con spari di armi da fuoco, il che allarmò gli spettatori e provocò una rissa con schiaffi e contusioni da bastonate o altri oggetti. Lo stesso giorno, un’altra turba di marinai ubriachi, per divertimento, diedero fuoco a una prostituta di nome Sarita, causandone la morte. I soprusi dei marinai durarono tre giorni. L’ammiraglio Davis definì così l’accaduto: “Credo che i disordini, se così li si può chiamare, che sono accaduti qui, non siano più gravi di quelli che accadono frequentemente nelle università degli Stati Uniti.”
*Il 20 aprile 1907, nella città di Sancti Spíritus, soldati nordamericani aggredirono civili e poi attaccarono la polizia municipale quando intervenne per ristabilire l’ordine. L’azione provocò grande scandalo.
*Il 9 ottobre 1907, 12 marines USA armati, sospesero la passeggiata nel parco di Nuevitas ai suoi abitanti, aggredendoli e obbligando la popolazione a chiudere le porte delle case. Ferirono una persona. Il popolo si armò di bastoni e pietre, il che provocò una rissa.
*Il 12 gennaio 1908, il paese di Guanajay, nella provincia di Pinar del Río, visse il grottesco spettacolo di una rissa tra bambini cubani e marines nordamericani. Il fatto avvenne nel cortile della Scuola Correzionale per Maschi, quando i marines, improvvisamente, sfrattarono gli internati dal loro campo da baseball, per usarlo loro stessi. Uno dei bambini, indignato per il sopruso ormai quotidiano, colpì con una mazza uno dei militari che lo stava sfrattando, il che scatenò una spietata rappresaglia in cui rimasero feriti alcuni minori. L’immunità, imposta da Taft nel settembre 1906, era la regola. La “giustizia” ricadeva sempre sulle autorità o sui cittadini cubani. Il bambino Larrondo fu trattato come un volgare criminale e inviato in prigione.
*Due giorni dopo la Rivolta del Partito degli Indipendenti di Colore del 20 maggio 1912, il giornale habanero El Mundo pubblicava una nota indirizzata al presidente José Miguel Gómez, con l’offerta di cowboy nordamericani per reprimere la rivolta: Irinavier –maggio 21– presidente, Cuba. Avana. Cinquecento cowboy desiderano partire subito a inseguire negri se il governo paga le spese. Risponda via cavo.
*Il 2 aprile 1913, il corrispondente a New York del giornale El Comercio pubblicò l’articolo “Le amnistie yankee”, in cui denunciava che “nei giorni della seconda intervento, un sergente e due soldati del 27º Reggimento di Fanteria, distaccati a Pinar del Río, derubarono e assassinarono vigliaccamente due pescatori de La Coloma”. Erano così conclusive le prove dell’assassinio, che il governatore Magoon si affrettò a sottrarre gli assassini alla giurisdizione dei tribunali ordinari, per evitare –così si diceva– lo stigma che una condanna giusta avrebbe potuto gettare sull’esercito di occupazione. I colpevoli furono assolti dal Consiglio di Guerra, per Mancanza di prove!!!
*Nel febbraio 1915, un gruppo di marines, in mutande, attraversarono a cavallo le strade di Guantánamo. Il giornale La Voz del Pueblo avrebbe riferito: “Americani ‘spiritosi’. Ieri pomeriggio alcuni dei marinai americani che attualmente ci visitano, e che per inciso, sono appassionati di sport ippico, ebbero la bizzarria di passeggiare a cavallo per le nostre strade senza altro indumento che un paio di pantaloncini corti e in canottiera senza maniche. Sicuramente che la polizia come il pubblico, dovettero gradire quello spettacolo senza fiatare. Erano americani quelli che lo facevano. Se si trattasse di poveri impiegati di qualsiasi casa di commercio, il semplice fatto di presentarsi al pubblico in canottiera gli sarebbe valso la proposta di una multa, se non che lo avrebbero messo di testa nel Vivac. Ma già lo abbiamo detto, erano americani a cui bisogna tollerare quelle ‘grazie’ e bocca cucita”.
*Il 14 marzo 1919, decine di marinai nordamericani invasero le strade di Manzanillo e dopo essersi ubriacati, mancarono di rispetto alle famiglie della città e se ne andarono dagli stabilimenti senza pagare, provocando irritazione popolare e risse. Nella farmacia del Dr. Carlos A. Vázquez, due ufficiali chiesero all’incaricato un flacone di essenza del valore di sette pesos e dopo averlo aperto e usato, se ne andarono senza pagare. Il sindaco della città, capitano Pedro Díaz, avrebbe scritto ai suoi superiori: “…sono nel dovere di evitare che qui dobbiamo lamentare una coalizione sanguinosa tra paesani, marinai, poliziotti e soldati.”
*Il 10 aprile 1919, l’equipaggio di due cacciatorpediniere arrivati l’8 di quel mese nel porto di Santiago de Cuba, seminarono il panico in città, con ubriachezze, eccessi e spari in aria nelle strade più centrali, scatenando l’incertezza e il disagio nei suoi abitanti. La polizia municipale cercò di mettere ordine. Fu accolta da questi con spari, bastonate e bottigliate. Un giornale Santiaghero esprimeva: “La popolazione lamenta questi ripetuti scandali, che offrono come corollario un concetto triste del poco rispetto che merita la nostra società a chi riceve con ogni tipo di cortesie.”
*Il 10 giugno 1919, un marinaio ubriaco uccise con un colpo di fucile un bambino nello zuccherificio Confluente, provincia di Oriente.
*Il 30 luglio 1919, quattro marinai nordamericani assaltano in piena strada a Santiago de Cuba un cittadino cubano e gli strappano il portafoglio. Agli urli della vittima accorre la polizia, arrestando uno dei vandali, dandosi gli altri alla fuga. Ore dopo, un capitano nordamericano di cognome Edward, irrompe revolver in mano nella stazione di polizia e a urla, minacce, puntando contro tutti, tirò fuori il detenuto dalla cella e se lo portò via. Il popolo protestò con indignazione.
*Il 12 gennaio 1920, centocinquanta marinai di otto cacciatorpediniere, sbarcarono a Manzanillo. Completamente ubriachi, molestarono e maltrattarono le donne per strada e invasero case proferendo parole oscene e indecenti e ferirono i vicini che si opposero. Da un caffè rubarono una cassa di bevande, dopo aver distrutto diversi tavoli. Il giorno seguente, provocarono una rissa tumultuosa con soldati cubani, con il bilancio di dieci feriti con bastoni, armi bianche e pietre. L’esercito cubano dovette intervenire militarmente nella città.
*Il 25 maggio 1920, il capitano della corazzata nordamericana Oklahoma, ordinò la formazione di un Consiglio di Guerra, contro membri dell’equipaggio della sua nave che ubriachi, commisero eccessi nella città de L’Avana, penetrando con la forza in una casa all’incrocio tra le vie Refugio e Zulueta. Un poliziotto che cercò di mettere ordine fu aggredito. In difesa propria sparò, ferendo uno dei marinai, trasformando allora la scena in un vero manicomio di militari indisciplinati.
*Il 23 giugno 1920, un gruppo di marines irruppero in una casuccia di via Genios, a L’Avana, e cercarono di lanciare dal balcone il poliziotto che accorse ad arrestarli, quando questi, aggredito, ferì con un colpo di pistola uno di loro.
*Il 20 novembre 1920, due marines assaltarono una barbieria a Camagüey e spogliarono del denaro il barbiere e un cliente.
*Il 18 dicembre 1920, un marine ubriaco picchiò all’hotel Camagüey
il giudice correzionale dottor Andreu González.
*Il 25 dicembre 1920, marines nordamericani e soldati cubani litigarono in via San Isidro, L’Avana. Il comandante Rice, della USS Edsall, affermò che la causa delle risse era che “L’Avana non era preparata a dare divertimento ai marinai, ma a estorcere loro denaro”.
*Il 27 dicembre 1920, nel bordello di Calle Crespo no. 49, a L’Avana, marinai nordamericani picchiarono la prostituta Claudette Cuvelier.
*Il 30 dicembre, Bienvenido García Rizo, marinaio cubano dell’incrociatore “Cuba”, rimase gravemente ferito con arma da taglio, per mano di una turba di marinai nordamericani. Il motivo; cercare di evitare che quelli molestassero una signora cubana all’angolo tra Nestor Sardiñas e Padre Varela, nella città de L’Avana.
Quello stesso anno, l’ufficiale nordamericano Leroy Foster, dopo un alterco con due fratelli lavoratori delle ferrovie cubane, invase, pistola in mano, le case di entrambi, accompagnato da altri ufficiali USA. La porta di una delle case fu forzata a calci. Il fatto avvenne nella città di Camagüey. Nel processo, il 25 novembre 1921, i due cubani furono condannati a sessanta giorni di prigione, il che scatenò proteste indignate di centinaia di persone.
*Il 20 gennaio 1922, diversi marines assaltarono il cuoco di una fabbrica di bibite a Camagüey e gli sottrassero 20 pesos.
*Il 24 gennaio 1922, marines ubriachi penetrarono nella fattoria Rincón Bellaco e macellarono una vacca. Gli autori furono richiamati dal guardiano Ramón García, motivo sufficiente perché uno di loro, Donald J. Money, gli sparasse più volte con il suo fucile, causandone la morte. I tribunali di Camagüey non poterono giudicarlo. I suoi superiori lo inviarono a continuare il servizio a Guantánamo.
*Il 12 agosto 1922 un capitano, un sergente e un soldato dell’esercito nordamericano, irruppero nelle dimore di rispettabili famiglie camagüeyane, pistola in mano. Davanti alla profonda indignazione della popolazione agramontina il presidente Zayas protestò presso il Governo nordamericano contro la barbarie commessa da militari di quel paese ed esigette che fossero puniti.
*Il 21 agosto 1922, funzionari del Dipartimento di Stato USA, argomentavano alla stampa sulla presunta pericolosità della frontiera con Cuba: “…attualmente nella Repubblica di Cuba ci sono più di trentamila cinesi e quarantamila persone di nazionalità europea, che non aspettano altro che un’opportunità favorevole per entrare negli USA, utilizzando i servizi di un’infinità di pirati, che utilizzando piccole barche a motore o a vela, trasportano, da punti poco sorvegliati delle coste cubane, decine di emigranti desiderabili la cui introduzione subdola ha provocato più di un conflitto agli ispettori dell’Immigrazione, dandosi il caso che lo stanziamento che ha lo stato della Florida, per la riespedizione e mantenimento degli stranieri introdotti indebitamente, è stato superato, in tre occasioni, in quello che va di anno. La frontiera di Cuba, come si è soliti chiamare la Florida, è più pericolosa ancora di quella del Messico e del Canada, secondo quei rapporti e risulterebbe altamente benefico ottenere un appoggio deciso del Governo Cubano, per riuscire ad annullare quelle ripetute illegalità, così poco convenienti.”
*Il 4 dicembre di quell’anno, il capitano della goletta nordamericano Parson, si rifiutò di innalzare la bandiera cubana sostenendo che si trovava in territorio yankee. Inoltre, l’equipaggio sparò contro gli scaricatori e uccise un bambino. Successivamente il capitano del Parson si rifiutò di consegnare le armi. Il funerale del bambino si trasformò in un’enorme manifestazione di protesta e due giorni dopo, il vicepresidente della Camera dei Rappresentanti, dottor Francisco Soto, presentò una mozione in cui si chiedeva alle truppe yankee di ritirarsi da Camagüey.
*Nel marzo 1926, un contadino di Caimanera presentò denuncia contro i soldati e marinai nordamericani distaccati nella Base: “[…] nel mio domicilio situato nel luogo conosciuto come Paso Cayama vicino al fiume Jaibo, si rende insopportabile e pericolosa la vita delle famiglie, così come nei sentieri pubblici di detti luoghi, a causa del fatto che quasi giornalmente ma con particolare intensità i sabati e le domeniche, i soldati e marinai della squadra ancorata nella stazione navale USA, hanno convertito detto luogo e le sue immediate vicinanze in un campo di tiro a segno, bordello e bisca, sparando con i loro fucili e pistole di ordinanza dell’Esercito, a destra e a sinistra e come quasi sempre si trovano in completo stato di ebbrezza feriscono il bestiame che si trova sotto la mia custodia e in varie occasioni hanno passato la casa che abito”.
*Il 20 agosto 1928, il nordamericano Robert B. Anderson, proprietario di un negozio di ottica nella città di Camagüey, fece circolare una lettera ufficiale annunciando la costituzione della setta del Ku Klux Klan in detta città. Varie foto degli incappucciati vestiti di bianco furono esposte nelle vetrine dell’ottica. La reazione popolare non si fece attendere.
*Il 12 dicembre 1936, un soldato nordamericano uccise con un colpo di fucile una donna nel paese di Boquerón. Sostenne che stava cacciando.
*Il 17 dicembre 1940, marines nordamericani picchiano selvaggiamente in una lancia e assassinano, davanti a decine di cubani di fronte ai moli di Caimanera, Lino Rodríguez Grenot. Il suo delitto: salire sull’imbarcazione senza autorizzazione. Il giovane aspirava solo a un lavoro nella base navale. Si aprì un procedimento contro i quattro responsabili del crimine, tuttavia, si dichiarò mal formulata la questione della competenza e il fascicolo fu archiviato.
*Nel gennaio 1959, combattenti dell’Esercito Ribelle impedirono il linciaggio di un marine nordamericano che ubriaco, era entrato in una casa e aveva palpeggiato una cubana. La popolazione, inferocita, lo inseguì fino alla caserma della Marina. L’incidente avvenne in via Paseo de Adelaida, a Manzanillo.
La cosa più oltraggiosa di questi eventi, è che nella maggior parte dei casi i reati non venivano dibattuti nei tribunali cubani –per la pretesa mancanza di giurisdizione–, né veniva applicata la giustizia, il che moltiplicava l’impotenza e la rabbia. Negli USA si guardava con disprezzo al nostro popolo. Buona parte dei marines e marinai, ci trattava come selvaggi. I mezzi di comunicazione e la cultura del loro paese, contribuivano a ciò. A titolo di esempio, tre incidenti avvenuti nel 1916.
-In giugno fu proiettata per la prima volta negli USA il film “My best girl”, in cui un soldato nordamericano sogna di sciogliere da solo un esercito di neri che sventolavano, curiosamente, la bandiera cubana.
-In agosto, sulle spiagge di Tampa si potevano leggere cartelli di “non si ammettono cubani”.
-Quel mese, fu proiettato un altro film, “La Tarántula”, dove i cubani appaiono rappresentati come ladri e nemici degli USA.
Tristi e vergognosi episodi che il nostro popolo, in nessun caso, deve dimenticare.
Contra el alma de la nación: Ayuda a la memoria
Por: René González Barrios
Desde la primera intervención militar de Estados Unidos en Cuba en 1898, los cubanos fueron tratados con desprecio, arrogancia y prepotencia por sus militares. Un rosario de agresiones, desmanes, despojos, insultos a los símbolos patrios, a la familia y hasta crímenes, están impresos en el alma y en el recuerdo de la nación cubana.
La llegada a puertos de buques estadounidenses implicaba, casi siempre, actos indignantes tras el abuso en el consumo de alcohol y drogas. Las mujeres cubanas fueron víctimas favoritas de la marinería. La Base Naval de Guantánamo fue, hasta diciembre de 1958, fuente de malestar social. Las visitas de los marinos a Guantánamo y Caimanera laceraban profundamente los sentimientos de los pobladores. Pero los tropiezos y enfrentamientos que comenzaron durante la ocupación, se regaron como pólvora a lo largo de la Isla y se repitieron durante los años de la república neocolonial. He aquí un breve recuento de algunas de las tropelías y crímenes de los militares yanquis en Cuba.
En febrero de 1899 las autoridades de ocupación en La Habana, se vieron obligadas, a cerrar el café Washington, propiedad de ciudadanos norteamericanos, por negarse a prestar servicios a personas “de color”. El escándalo, divulgado por la prensa, tuvo su origen en la negativa de los dueños del local de atender a un negro, general del Ejército Libertador. Autorizados por el gobernador norteamericano a reabrir el café, los propietarios colocaron un cartel en idioma inglés, con la siguiente inscripción: “Atendemos solo a personas blancas.” Tras un dilatado y escabroso proceso, la Audiencia de La Habana logró clausurar definitivamente el local.
El 24 de junio de 1899, los carnavales de la ciudad de Cienfuegos fueron bruscamente interrumpidos cuando tres soldados del ejército de ocupación irrumpieron en un hogar de la calle Santa Clara y promovieron un escándalo. Un capitán del ejército interventor, pese a la oposición de los agentes del orden, los refugió en su auto. Un policía cubano trató de impedirlo, pero fue fulminado por un disparo. Ese mismo día un piquete del ejército interventor abrió fuego contra la ciudad, hiriendo a varias personas y dando muerte al ciudadano Pablo Santa María, que cruzaba por el lugar en compañía de su familia.
En abril de 1906, 84 marineros arribaron a la ciudad de Guantánamo. Algunos de ellos totalmente ebrios, comenzaron a escandalizar en las calles y a manosear a las jóvenes. Al día siguiente continuaron los desmanes y produjeron altercados en diversos cafés. El pueblo indignado se lanzó contra ellos y una batalla campal tuvo lugar en la estación de ferrocarril. Un marinero resultó gravemente herido y varios ciudadanos lesionados. Todo ocurrió, porque los marinos no permitían a policías de color tocarlos o que les llamaran la atención. Un periodista denunciaba: “[…] Los marineros cuando están ebrios parecen salvajes y ni la policía ni las autoridades saben cumplir con su deber”.
El 12 de septiembre de 1906 atracó en el puerto de La Habana, el crucero Denver con un batallón de infantes de marina que desembarcaron e izaron la bandera de Estados Unidos en el castillo de La Fuerza. Al mismo tiempo, el crucero Marietta lo hacía en Cienfuegos. En total, desembarcaron 24 mil efectivos, más que cuando la campaña de Santiago de Cuba. El historiador Rafael Martínez Ortiz, testigo de los hechos, escribiría: “Fue un verdadero alarde de poderío; la bahía parecía totalmente llena de buques. Vistos desde tierra sugerían la ilusión de que cualquiera, saltando, podía pasar de uno a otro”.
El 30 de septiembre de 1906 las tropas norteamericanas provocaron sonados incidentes en Mariel y Wajay. En Santiago de Cuba, la tripulación del Tacoma libró una batalla campal con la policía. Hubo desórdenes y atropellos. Las autoridades cubanas quisieron intervenir, pero una tajante declaración del gobernador yanqui, William H. Taft, frenó el intento: “los tribunales del país carecen de jurisdicción sobre las tropas de ocupación norteamericanas”. El cubano Antonio Bolet escribía directamente al gobernador interventor Charles Magoon, el 6 de noviembre de 1906, reclamando le indemnizaran los destrozos causados por fuerzas de ocupación en su propiedad: “Tengo el honor de poner en su conocimiento que el Domingo cuatro del corriente a las diez de la mañana una Sección de Ingenieros del Ejército de los EE.UU. de América acampó para pernoctar en la finca “San José” que tengo arrendada en la Calzada de Cojimar, Término Municipal de Guanabacoa en esta provincia habiéndome roto las cercas y abriendo varios portillos en la misma, destruyendo totalmente el pasto del cuartón en que acamparon por la cantidad de caballos y tiendas de campaña puestas o instaladas permaneciendo hasta el día después; como quiera que estos hechos me han perjudicado en mis intereses y el Jefe de esas fuerzas sin mi consentimiento ni el del encargado que tengo en la misma finca por cuyo motivo presento a Ud. ésta queja para que me indemnicen los perjuicios por mi sufridos en mis intereses.”
El 12 de febrero de 1907, más de quinientos marinos embriagados, se diseminaron por las calles de la ciudad de Cienfuegos. El almirante C. H. Davis, jefe del 1er Escuadrón de la Segunda División de la Flota del Atlántico, los autorizó a divertirse. Algunos entraron sin autorización a hogares y ofendieron a propietarios y familiares. Ello provocó la respuesta airada y enérgica de la población, y colisiones donde hubo varios heridos de gravedad. Los marinos interrumpieron a gritos la función del circo Ticket con disparos de armas de fuego, lo que alarmó a los asistentes y provocó una reyerta con bofetadas y contusiones por palos u otros objetos. Ese mismo día, otra turba de marinos borrachos, como diversión, incineraron a una prostituta de nombre Sarita, a la cual causaron la muerte. Los atropellos de los marinos duraron tres días. El almirante Davis definió así lo sucedido: “Creo que los desórdenes, si se les puede llamar así, que han ocurrido aquí, no son más graves que aquellos que ocurren frecuentemente en las universidades de Estados Unidos.”
El 20 de abril de 1907, en la ciudad de Sancti Spíritus, soldados norteamericanos agredieron a civiles y luego atacaron a la policía municipal cuando acudió para restablecer el orden. La acción provocó gran escándalo.
El 9 de octubre de 1907, doce marines estadounidenses armados, suspendieron el paseo por el parque de Nuevitas a sus habitantes, agrediéndolos y obligando a la población a cerrar las puertas de las casas. Hirieron a una persona. El pueblo se armó con palos y piedras, lo que provocó una reyerta.
El 12 de enero de 1908, el poblado de Guanajay, en la provincia de Pinar del Río, vivió el grotesco espectáculo de una reyerta entre niños cubanos y marines norteamericanos. El suceso tuvo lugar en el patio de la Escuela Correccional Para Varones, cuando los marines, intempestivamente, desalojaron a los internos de su campo de béisbol, para utilizarlo ellos. Uno de los niños, indignado por el atropello ya cotidiano, le pegó con un bate a uno de los militares que lo desalojaba, lo que desató una despiadada represalia en la que resultaron heridos algunos menores. La inmunidad, impuesta por Taft en septiembre de 1906, era regla. La “justicia” recaería siempre sobre las autoridades o ciudadanos cubanos. El niño Larrondo fue tratado como un vulgar criminal y enviado a la cárcel.
Dos días después del Levantamiento del Partido de los Independientes de Color el 20 de mayo de 1912, el periódico habanero El Mundo publicaba una nota dirigida al presidente José Miguel Gómez, con el ofrecimiento de cowboys norteamericanos para reprimir la revuelta: Irinavier –mayo 21– presidente, Cuba. Habana. Quinientos cowboys desean salir enseguida a perseguir negros si el gobierno paga gastos. Conteste cable.
El 2 de abril de 1913, el corresponsal en New York del periódico El Comercio publicó el artículo “Las amnistías yanquis”, en el que denunciaba que “en los días de la segunda intervención, un sargento y dos soldados del 27 Regimiento de Infantería, destacados en Pinar del Río, robaron y asesinaron cobardemente a dos pescadores de La Coloma”. Eran tan concluyentes las pruebas del asesinato, que el gobernador Magoon se apresuró a sustraer a los asesinos de la jurisdicción de los tribunales ordinarios, para evitar –así se decía– el estigma que una condena justa podría arrojar sobre el ejército de ocupación. Los culpables fueron absueltos por el Consejo de Guerra, por ¡¡¡Falta de pruebas!!!
En febrero de 1915, un grupo de marines, en ropa interior, atravesaron a caballo las calles de Guantánamo. El diario La Voz del Pueblo reseñaría: “Americanos ‘graciosos’. Ayer tarde algunos de los marinos americanos que actualmente nos visitan, y que dicho sea de paso, son aficionados al deporte hípico, tuvieron la humorada de pasear a caballo en nuestras calles sin más indumentarias que unos calzones cortos y en camisetas sin mangas. Seguramente que la policía como el público, hubo de gustar de ese espectáculo sin chistar. Eran americanos los que lo hacían. Si se tratara de infelices empleados de cualquier casa de comercio, el mero hecho de presentarse al público en camiseta le hubiera valido la propuesta de alguna multa, si no es que lo hubieran metido de cabeza al Vivac. Pero ya lo hemos dicho, eran americanos a quienes hay que tolerar esas ‘gracias’ y punto en boca”.
El 14 de marzo de 1919, decenas de marinos norteamericanos invaden las calles de Manzanillo y luego de emborracharse, faltan el respeto a las familias de la ciudad y se marchan de los establecimientos sin pagar, provocando irritación popular y reyertas. En la farmacia del Dr. Carlos A. Vázquez, dos oficiales pidieron al encargado un frasco de esencia con un valor de siete pesos y luego de abrirlo y usarlo, se marcharon sin pagar. El alcalde de la ciudad, capitán Pedro Díaz, escribiría a sus superiores: “…están en el deber de evitar que aquí tengamos que lamentar una coalición sangrienta entre paisanos, marineros, policías y soldados.”
El 10 de abril de 1919, la dotación de dos destroyers llegados el día 8 de ese mes al puerto de Santiago de Cuba, sembraron el pánico en la ciudad, con borracheras, desmanes y disparos al aire en las más céntricas calles, desatando la incertidumbre y el desasosiego en sus habitantes. La policía municipal trató de poner orden. Fue recibida por estos con disparos, palos y botellazos. Un diario Santiaguero expresaba: “La población lamenta estos repetidos escándalos, que ofrecen como corolario un concepto triste del poco respeto que merece nuestra sociedad a los que recibe con toda clase de cortesías.”
El 10 de junio de 1919, un marino borracho mató a un niño de un disparo de fusil en el central Confluente, provincia de Oriente.
El 30 de julio de 1919, cuatro marinos norteamericanos asaltan en plena calle de Santiago de Cuba a un ciudadano cubano y le arrebatan la billetera. A los gritos de la víctima acude la policía, deteniendo a uno de los vándalos, dándose el resto a la fuga. Horas después, un capitán norteamericano de apellido Edward, irrumpe revólver en mano en la estación policial y a gritos, amenazas, apuntando a todos, sacó al detenido de la celda y lo llevó consigo. El pueblo protestó con indignación.
El 12 de enero de 1920, ciento cincuenta marinos de ocho destructores, desembarcaron en Manzanillo. Totalmente borrachos, acosaron y maltrataron a las mujeres en las calles e invadieron hogares profiriendo palabras soeces e indecentes y lesionaron a los vecinos que se opusieron. De un café robaron una caja de bebidas, después de destruir varias mesas. Al siguiente día, provocaron una riña tumultuaria con soldados cubanos, con el saldo de diez heridos con palos, armas blancas y piedras. El ejército cubano hubo de intervenir militarmente la ciudad.
El 25 de mayo de 1920, el capitán del acorazado norteamericano Oklahoma, ordenó la formación de un Consejo de Guerra, contra tripulantes de su nave que borrachos, cometieron desmanes en la ciudad de La Habana, penetrando a la fuerza en un hogar en la intersección de las calles Refugio y Zulueta. Un policía que trató de poner orden fue agredido. En defensa propia disparó, hiriendo a uno de los marinos, convirtiendo entonces la escena en un verdadero manicomio de indisciplinados militares.
El 23 de junio de 1920, un grupo de marines irrumpieron en una cuartería de la calle Genios, en La Habana, y trataron de lanzar por el balcón al policía que acudió a detenerlos, cuando este, agredido, hirió de un tiro a uno de ellos.
El 20 de noviembre de 1920, dos marines asaltaron una barbería en Camagüey y despojaron del dinero al barbero y a un cliente.
El 18 de diciembre de 1920, un marine borracho golpeó en el hotel Camagüey al juez correccional doctor Andreu González.
El 25 de diciembre de 1920, marines norteamericanos y soldados cubanos riñeron en la calle San Isidro, La Habana. El comandante Rice, del USS Edsall, afirmó que la causa de las riñas era que “La Habana no estaba preparada para dar diversión a los marinos, sino para extraerles el dinero”.
El 27 de diciembre de 1920, en el burdel de la Calle Crespo no. 49, en La Habana, marinos norteamericanos apalearon a la meretriz Claudette Cuvelier.
El 30 de diciembre, Bienvenido García Rizo, marinero cubano del crucero “Cuba”, resultó herido de gravedad con arma perforo cortante, por una turba de marinos norteamericanos. El motivo; tratar de evitar que aquellos vejaran a una dama cubana en las esquinas de Nestor Sardiñas y Padre Varela, en la ciudad de La Habana.
Ese mismo año, el oficial norteamericano Leroy Foster, después de un altercado con dos hermanos trabajadores de los ferrocarriles cubanos, invadió, pistola en mano, las casas de ambos, acompañado de otros oficiales estadounidenses. La puerta de una de las casas fue violentada a patadas. El hecho ocurrió en la ciudad de Camagüey. En el juicio, el 25 de noviembre de 1921, los dos cubanos fueron condenados a sesenta días de prisión, lo que desencadenó protestas airadas de cientos de personas.
El 20 de enero de 1922, varios marines asaltaron al cocinero de una fábrica de refrescos en Camagüey y le sustrajeron 20 pesos.
El 24 de enero de 1922, marines ebrios penetraron en la finca Rincón Bellaco y sacrificaron una res. Los autores fueron requeridos por el montero Ramón García, motivo suficiente para que uno de ellos, Donald J. Money, le disparara varias veces con su fusil, causándole la muerte. Los tribunales de Camagüey no pudieron juzgarlo. Sus jefes lo enviaron a continuar su servicio en Guantánamo.
El 12 de agosto de 1922 un capitán, un sargento y un soldado del ejército norteamericano, allanaron las moradas de respetables familias camagüeyanas, pistola en mano. Ante la profunda indignación en la población agramontina el presidente Zayas protestó ante el Gobierno norteamericano contra la salvajada cometida por militares de ese país y exigió que se les castigase.
El 21 de agosto de 1922, funcionarios del Departamento de Estado de los Estados Unidos, argumentaban a la prensa sobre la supuesta peligrosidad de la frontera con Cuba: “…hay en la actualidad en la República de Cuba más de treinta mil chinos y cuarenta mil personas de nacionalidad europea, que no esperan sino una oportunidad favorable para entrar en los Estados Unidos, utilizando los servicios de infinidad de piratas, que utilizando pequeños barcos de motor o vela, trasladan, desde puntos poco vigilados de las costas cubanas, decenas de emigrantes deseables cuya introducción subrepticia ha provocado más de un conflicto a los inspectores de Inmigración, dándose el caso de que la consignación que tiene el estado de la Florida, para la reexpedición y mantenimiento de los extranjeros introducidos indebidamente, se ha sobrepasado, en tres ocasiones, en lo que va de año. La frontera de Cuba, como se ha dado en llamar a la Florida, es más peligrosa aún que la de México y Canadá, según esos informes y resultaría altamente beneficioso conseguir un apoyo decidido del Gobierno Cubano, para lograr anular esas repetidas ilegalidades, tan poco convenientes.”
El 4 de diciembre de ese año, el capitán de la goleta norteamericana Parson, se negó a izar la bandera cubana alegando que estaba en territorio yanqui. Además, la tripulación disparó contra los estibadores y dio muerte a un niño. Posteriormente el capitán de la Parson se negó a entregar las armas. El entierro del niño se convirtió en una enorme manifestación de protesta y dos días después, el vicepresidente de la Cámara de Representantes, doctor Francisco Soto, presentó una moción en la que se pedía a las tropas yanquis que se retiraran de Camagüey.
En marzo de 1926, un campesino de Caimanera presentó denuncia contra los soldados y marinos norteamericanos destacados en la Base: “[…] en mi domicilio situado en el lugar conocido por Paso Cayama cerca del río de Jaibo, se hace insoportable y peligrosa la vida de las familias, así como en los caminos públicos de dichos lugares, debido a que casi diariamente pero eso con especialidad los sábados y domingos, los soldados y marinos de la escuadra anclada en la estación naval de los Estados Unidos, han convertido dicho lugar y sus inmediaciones en un campo de tiro al blanco, burdel y garito, disparando con sus rifles y pistolas de reglamento del Ejército, a diestro y siniestro y como casi siempre se encuentran en completo estado de embriaguez hieren al ganado que se encuentra bajo mi custodia y en varias ocasiones han pasado la casa que habito”.
El 20 de agosto de 1928, el norteamericano Robert B. Anderson, dueño de un negocio de ópticas en la ciudad de Camagüey, hizo circular una carta oficial anunciando la constitución de la secta del Ku Klux Klan en dicha urbe. Varias fotos de los encapuchados vestidos de blanco se exhibieron en las vidrieras de la óptica. La reacción popular no se hizo esperar.
El 12 de diciembre de 1936, un soldado norteamericano mató de un disparo a una mujer en el poblado de Boquerón. Argumentó que se encontraba cazando.
El 17 de diciembre de 1940, marines norteamericanos golpean salvajemente en una lancha y asesinan, ante decenas de cubanos frente a los muelles de Caimanera, a Lino Rodríguez Grenot. Su delito: abordar la embarcación sin autorización. El joven solo aspiraba un trabajo en la base naval. Se formuló causa contra los cuatro responsables del crimen, sin embargo, se declaró mal formulada la cuestión de competencia y el expediente se archivó.
En enero de 1959, combatientes del Ejército Rebelde impidieron el linchamiento de un marine norteamericano que borracho, había entrado a un hogar y manoseado a una cubana. La población, enardecida, lo siguió hasta el cuartel de la Marina. El incidente ocurrió en la calle Paseo de Adelaida, en Manzanillo.
Lo más indignante de estos sucesos, es que en su mayoría los delitos no se ventilaban en tribunales cubanos –por la esgrimida falta de jurisdicción–, ni se aplicaba la justicia, lo cual multiplicaba la impotencia y la cólera. En Estados Unidos se veía con desprecio a nuestro pueblo. Buena parte de los infantes de marina y marineros, nos trataban como salvajes. Los medios de comunicación y la cultura de su país, contribuía a ello. A manera de ejemplo, tres incidentes ocurridos en 1916. En junio se estrenó en Estados Unidos la película “My best girl”, en la que un soldado norteamericano sueña que disuelve el solo a un ejército de negros que enarbolaban, curiosamente, la bandera cubana. En agosto, en las playas de Tampa se solía leer letreros de “no se admiten cubanos”. Ese mes, se estrenaba otra película, “La Tarántula”, donde los cubanos aparecen representados como ladrones y enemigos de Estados Unidos.
Tristes y bochornosos episodios que nuestro pueblo, bajo ningún concepto, debe olvidar.

