La multipolarità: nuovo ordine mondiale?

Cristian Jiménez Sánchez

La multipolarità non costituisce più una mera ipotesi accademica; si è trasformata in una dinamica reale che riconfigura alleanze, norme e mercati globali, chiedendo al contempo ai paesi del Sud una diplomazia più flessibile e strategie d’inserimento diversificate. L’obiettivo di questo articolo è esplorare la concettualizzazione della multipolarità, il significato del cambio, i suoi attori principali, i rischi, le opportunità e le decisioni strategiche che sarebbe opportuno dare priorità oggi per nazioni come Cuba.

La multipolarità può essere definita come la coesistenza di diversi centri di potere che competono e cooperano senza che esista un’egemonia unica in grado di imporre regole universali. Questa distribuzione delle forze ammette molteplici interpretazioni nella pratica.

Da una prospettiva liberale delle Relazioni Internazionali, la transizione multipolare può avere aspetti positivi, generando un nuovo ordine mondiale basato su regole adattate per condizionare la convivenza di potenze con capacità equivalenti. Questa equità relativa è concepita come garante del rispetto del Diritto Internazionale e di un sistema internazionale più giusto.

Tuttavia, da una visione realista, il paradigma multipolare può trasformarsi in un terreno di battaglia dove ogni grande potenza cerchi di consolidare posizioni nella propria zona d’influenza, entrando in contraddizione con altre in una corsa per il dominio e l’egemonia. In questo scenario, i popoli del Sud Globale sarebbero i più colpiti, esposti a guerre per procura (proxy) o a interventi diretti destinati a espropriare risorse e assicurare posizioni strategiche.

L’analisi storico-logica dalla dialettica materialista, e l’interpretazione marxista, ci porta a considerare una sintesi di entrambi i paradigmi: una fase di disordine dopo la decadenza degli USA come egemone, seguita da un periodo di transizione segnato da crisi, guerre e interventi, dove il Diritto Internazionale è sostituito dall’imposizione degli interessi delle potenze, per poi sfociare in un nuovo ordine mondiale più vicino a epoche pre-imperialiste, caratterizzate dalla coesistenza di civiltà imperiali senza globalizzazione.

È legittimo chiedersi se il declino degli USA sia imminente o addirittura possibile, ma i sintomi sembrano latenti. Le contraddizioni interne, accelerate dalle misure dell’amministrazione Trump, rievocano le dinamiche dell’Europa post-Prima Guerra Mondiale, dove i residui del sistema imperialista lottavano per riprendersi dall’impatto del conflitto, mentre emergevano gli USA, l’Unione Sovietica e il fascismo come espressione del capitalismo in crisi.

L’ascesa dell’estrema destra negli USA costituisce una manifestazione di questa crisi. Tra i fattori spiccano la securitizzazione della politica, l’esaltazione della supremazia USA sotto il motto Make America Great Again, la retorica contro immigrati, musulmani e latinos, le accuse costanti alla stampa e ai democratici, il riferimento a simboli suprematisti associati all’estetica nazista, e l’uso dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e di truppe federali contro civili e migranti.

Il panorama storico dimostra che la transizione tra sistemi internazionali non è lineare. Questa combina rivalità strategiche con accordi transazionali e una crescente domanda di riforma delle istituzioni multilaterali. La percezione che le strutture attuali non rappresentino più vaste regioni del mondo alimenta richieste di cambio ed esperimenti istituzionali alternativi.

In questo contesto, i poli emergenti mostrano profili distinti. Da una parte, la Cina si proietta come motore economico e tecnologico con iniziative globali di infrastrutture, sviluppando al contempo una narrativa di cambio orientata al rispetto della sovranità, della diversità culturale e della cooperazione tra nazioni. Inoltre, svolge un ruolo cruciale come principale controparte degli USA nell’arena geopolitica e diplomatica a livello internazionale.

Dall’altra parte, la Russia mantiene la sua influenza militare ed energetica in regioni chiave, consolidando al contempo un’industria propria avanzata e incubando un nazionalismo rafforzato sotto il mandato di Vladimir Putin; utilizzando come fattore aggregante il discorso filo-russo e anti-NATO, antifascista. Allo stesso modo, India e Brasile crescono per demografia e mercati interni, scalzando in termini produttivi economie consolidate come Giappone, Germania e Canada, e acquisendo sempre maggiore potere di mediazione e rilevanza nelle loro rispettive regioni.

«La multipolarità non garantisce un ordine più giusto né assicura la stabilità internazionale; tuttavia, apre spazi di manovra per i paesi del Sud»

Infine, l’Unione Europea (UE) rimane un potere normativo con capacità regolatoria, nonostante si trovi altamente indebolita dopo l’implementazione delle politiche protezioniste del presidente USA Donald Trump, il discredito internazionale per il fallimento del sostegno congiunto all’Ucraina, e i recenti movimenti anti-imperialisti in Africa, che hanno spostato l’influenza europea (francese, principalmente), orientando lo sguardo verso Russia e Cina.

Nel frattempo, gli USA, ancora principale potenza internazionale, evidenziano fratture interne inconciliabili, brandiscono un discorso autoritario e segregazionista, e rafforzano il potere esecutivo a discapito dell’equilibrio politico. Il sorgere di tendenze estremiste con sostegno popolare riflette un sistema incapace di sostenere la sua influenza globale dopo decenni di capitalismo e consumismo sfrenato. L’attuale amministrazione diventa catalizzatore del cambio, esacerbando contraddizioni interne, rivitalizzando la Dottrina Monroe e cercando di garantire l’egemonia regionale come unico mezzo per preservare il suo status di potenza.

Queste differenze generano una rete di interdipendenze complesse: non esistono più blocchi monolitici, ma attori con interessi convergenti e contraddittori, il che rende difficile la formazione di un ordine stabile. L’emergere di raggruppamenti come i BRICS sfida l’egemonia del dollaro e accelera cambiamenti nelle dinamiche finanziarie globali. Tuttavia, persiste la tensione tra l’essere alternative all’ordine neoliberale o semplici riconfigurazioni del capitalismo sotto nuovi attori. La multipolarità può essere sia redistribuzione di potere che trasformazione delle regole del gioco.

La transizione intersistemica è già in atto. La guerra in Ucraina, i conflitti in Medio Oriente e l’intervento USA in Venezuela sono esempi di un mondo dove il Diritto Internazionale perde rilevanza e prevale la forza fino all’istituzione di nuovi paradigmi.

In questo processo di transizione, Cuba deve orientare la sua strategia verso un pragmatismo che combini apertura esterna con la difesa dei propri interessi nazionali. Ciò implica dare priorità all’avvicinamento a soci capaci di fornire trasferimento tecnologico e finanziamenti in moneta locale come meccanismo anti-inflazionistico, rafforzare la gestione statale delle risorse per attrarre investimenti esteri in settori con vantaggi comparativi (come la biotecnologia, l’agroindustria, le energie rinnovabili) e concepire la diversificazione degli accordi commerciali come strumento di sovranità economica di fronte alle pressioni delle potenze.

L’azione diplomatica attiva diventa un requisito indispensabile. Cuba ha bisogno di ampliare il proprio margine di manovra mediante la partecipazione in forum regionali e multilaterali, potenziando il suo ruolo come interlocutore del Sud Globale e articolando posizioni comuni che contrastino l’egemonia dei grandi centri di potere. Questa capacità di mediazione, sostenuta dalla tradizione storica della sua politica estera, può servire come risorsa strategica per attrarre cooperazione multilaterale e proiettare influenza normativa in un ordine internazionale in crisi.

A livello interno, la multipolarità esige coesione sociale e resilienza istituzionale. Ciò suppone rafforzare la trasparenza dei processi politici ed economici, combattere la corruzione mediante audit pubblici e narrative chiare rivolte al popolo, rinnovare gli approcci comunicazionali per ridurre i rischi di polarizzazione e assicurare la legittimità delle decisioni strategiche. La stabilità interna, accompagnata da una direzione politica capace di spiegare e sostenere le opzioni di inserimento internazionale, sarà condizione indispensabile affinché Cuba colga le opportunità di un mondo multipolare senza rimanere intrappolata nelle sue contraddizioni.

La multipolarità non garantisce un ordine più giusto né assicura la stabilità internazionale; tuttavia, apre spazi di manovra per i paesi del Sud. Cuba, in particolare, deve imparare a navigare tra queste vicissitudini, e impiegare una strategia pragmatica che rompa con schemi d’azione precedenti e generi iniziative innovative.

La multipolarità, più che una destinazione assicurata, costituisce un processo in costruzione segnato da tensioni, contraddizioni e opportunità. Il transito verso un ordine multipolare non garantisce stabilità né giustizia, ma apre margini di manovra inediti. In ultima analisi, la multipolarità non deve essere intesa come un fine in sé stesso, ma come una fase di transizione che esige creatività, resilienza e visione strategica affinché le nazioni piccole e medie possano incidere nella configurazione del nuovo mondo; o essere assorbite dalla storia.

Cristian Jiménez Sánchez – Cubano, studente dell’Istituto Superiore di Relazioni Internazionali «Raúl Roa García».


La multipolaridad: ¿nuevo orden mundial?

 Cristian Jiménez Sánchez 

La multipolaridad ya no constituye una mera hipótesis académica; se ha convertido en una dinámica real que reconfigura alianzas, normas y mercados globales, al tiempo que exige a los países del Sur una diplomacia más flexible y estrategias de inserción diversificadas. El objetivo de este artículo es explorar la conceptualización de la multipolaridad, el significado del cambio, sus actores principales, riesgos, oportunidades y las decisiones estratégicas que conviene priorizar hoy para naciones como Cuba. 

La multipolaridad puede definirse como la coexistencia de varios centros de poder que compiten y cooperan sin que exista una hegemonía única capaz de imponer reglas universales. Esta distribución de fuerzas admite múltiples interpretaciones en la práctica. 

Desde una perspectiva liberal de las Relaciones Internacionales, la transición multipolar puede tener aspectos positivos, generando un nuevo orden mundial basado en reglas adaptadas para condicionar la convivencia de potencias con capacidades equivalentes. Esta equidad relativa se concibe como garante del respeto al Derecho Internacional y de un sistema internacional más justo. 

Sin embargo, desde una visión realista, el paradigma multipolar puede convertirse en un terreno de batalla donde cada gran potencia busque consolidar posiciones en su zona de influencia, entrando en contradicción con otras en una carrera por la dominación y la hegemonía. En este escenario, los pueblos del Sur Global serían los más afectados, expuestos a guerras de aproximación (proxy) o a intervenciones directas destinadas a expropiar recursos y asegurar posiciones estratégicas. 

El análisis histórico-lógico desde la dialéctica materialista, y la interpretación marxista, nos lleva a considerar una síntesis de ambos paradigmas: una etapa de desorden tras la decadencia de los Estados Unidos como hegemón, seguida de un período de transición marcado por crisis, guerras e intervenciones, donde el Derecho Internacional es sustituido por la imposición de intereses de las potencias, para finalmente derivar en un nuevo orden mundial más cercano a épocas preimperialistas, caracterizadas por la coexistencia de civilizaciones imperiales sin globalización. 

Cabe cuestionar si la decadencia de los Estados Unidos es inminente o siquiera posible, pero los síntomas parecen latentes. Las contradicciones internas, aceleradas por las medidas de la administración Trump, evocan las dinámicas de la Europa postPrimera Guerra Mundial, donde los remanentes del sistema imperialista luchaban por recuperarse del impacto de la conflagración, mientras emergían los Estados Unidos, la Unión Soviética y el fascismo como expresión del capitalismo en crisis. 

El ascenso de la extrema derecha en los Estados Unidos constituye una manifestación de esta crisis. Entre los factores destacan la securitización de la política, la exaltación de la supremacía estadounidense bajo el lema Make America Great Again, la retórica contra inmigrantes, musulmanes y latinos, las acusaciones constantes contra la prensa y los demócratas, la referencia a símbolos supremacistas asociados a la estética nazi, y el uso de ICE y tropas federales contra civiles y migrantes. 

El panorama histórico demuestra que la transición entre sistemas internacionales no es lineal. Esta combina rivalidades estratégicas con acuerdos transaccionales y una creciente demanda de reforma de las instituciones multilaterales. La percepción de que las estructuras actuales ya no representan a amplias regiones del mundo alimenta reclamos de cambio y experimentos institucionales alternativos. 

En este contexto, los polos emergentes muestran perfiles distintos. Por una parte, China se proyecta como motor económico y tecnológico con iniciativas globales de infraestructura, a la vez que desarrolla una narrativa de cambio orientado al respeto de la soberanía, la diversidad cultural y la cooperación entre naciones. Asimismo, desempeña un papel crucial como principal contraparte de los Estados Unidos en la arena geopolítica y diplomática a nivel internacional. 

Por otra parte, Rusia mantiene su influencia militar y energética en regiones clave, a la vez que consolida una industria propia avanzada e incuba un nacionalismo fortalecido bajo el mandato de Vladimir Putin; utilizando como factor aglutinador el discurso prorruso y antiOTAN, antifascista. De igual forma, India y Brasil crecen por demografía y mercados internos, desplazando en términos productivos a economías consolidadas como Japón, Alemania y Canadá, y adquiriendo cada vez mayor poder de mediación y relevancia en sus respectivas regiones. 

«La multipolaridad no garantiza un orden más justo ni asegura la estabilidad internacional; sin embargo, abre espacios de maniobra para los países del Sur» 

Finalmente, la Unión Europea (UE) sigue siendo un poder normativo con capacidad regulatoria, a pesar de encontrarse altamente debilitada tras la implementación de las políticas proteccionistas del presidente de los Estados Unidos, Donald Trump, el descrédito internacional por el fracaso del apoyo conjunto a Ucrania, y los recientes movimientos antimperialistas en África, que han desplazado la influencia europea (francesa, principalmente), y puesto su vista hacia Rusia y China. 

Mientras tanto, los Estados Unidos, aún principal potencia internacional, evidencia fracturas internas irreconciliables, esgrime un discurso autoritario y segregacionista, y refuerza el poder ejecutivo en detrimento del equilibrio político. El surgimiento de tendencias extremistas con respaldo popular refleja un sistema incapaz de sostener su influencia global tras décadas de capitalismo y consumismo desenfrenado. La actual administración se convierte en catalizador del cambio, exacerbando contradicciones internas, revitalizando la Doctrina Monroe y buscando garantizar la hegemonía regional como único medio de preservar su estatus de potencia. 

Estas diferencias generan una red de interdependencias complejas: ya no existen bloques monolíticos, sino actores con intereses convergentes y contradictorios, lo que dificulta la formación de un orden estable. El surgimiento de agrupaciones como los Brics desafía la hegemonía del dólar y precipita cambios en las dinámicas financieras globales. Sin embargo, persiste la tensión entre ser alternativas al orden neoliberal o simples reconfiguraciones del capitalismo bajo nuevos actores. La multipolaridad puede ser tanto redistribución de poder como transformación de las reglas del juego. 

La transición intersistémica ya está en marcha. La guerra en Ucrania, los conflictos en Medio Oriente y la intervención estadounidense en Venezuela son ejemplos de un mundo donde el Derecho Internacional pierde relevancia y prevalece la fuerza hasta el establecimiento de nuevos paradigmas. 

En este proceso de transición, Cuba debe orientar su estrategia hacia un pragmatismo que combine apertura externa con defensa de sus intereses nacionales. Ello implica priorizar el acercamiento a socios capaces de proveer transferencia tecnológica y financiamiento en moneda local como mecanismo antinflacionario, reforzar la gestión estatal de los recursos para atraer inversión extranjera en sectores con ventajas comparativas (como la biotecnología, agroindustria, energías renovables) y concebir la diversificación de acuerdos comerciales como instrumento de soberanía económica frente a las presiones de las potencias. 

La acción diplomática activa se convierte en requisito indispensable. Cuba necesita ampliar su margen de maniobra mediante participación en foros regionales y multilaterales, potenciando su rol como interlocutor del Sur Global y articulando posiciones comunes que contrarresten la hegemonía de los grandes centros de poder. Esta capacidad de mediación, sustentada en la tradición histórica de su política exterior, puede servir como recurso estratégico para captar cooperación multilateral y proyectar influencia normativa en un orden internacional en crisis. 

A nivel interno, la multipolaridad exige cohesión social y resiliencia institucional. Ello supone reforzar la transparencia de los procesos políticos y económicos, combatir la corrupción mediante auditorías públicas y narrativas claras de cara al pueblo, renovar los enfoques comunicacionales para reducir riesgos de polarización y asegurar la legitimidad de las decisiones estratégicas. La estabilidad interna, acompañada de una dirección política capaz de explicar y sostener las opciones de inserción internacional, será condición indispensable para que Cuba aproveche las oportunidades de un mundo multipolar sin quedar atrapada en sus contradicciones. 

La multipolaridad no garantiza un orden más justo ni asegura la estabilidad internacional; sin embargo, abre espacios de maniobra para los países del Sur. Cuba, en particular, debe aprender a navegar entre estas vicisitudes, y emplear una estrategia pragmática que rompa con esquemas de acción previos y genere iniciativas innovadoras. 

La multipolaridad, más que un destino asegurado, constituye un proceso en construcción marcado por tensiones, contradicciones y oportunidades. El tránsito hacia un orden multipolar no garantiza estabilidad ni justicia, pero abre márgenes de maniobra inéditos. En última instancia, la multipolaridad no debe ser entendida como un fin en sí mismo, sino como una etapa de transición que exige creatividad, resiliencia y visión estratégica para que las naciones pequeñas y medianas puedan incidir en la configuración del nuevo mundo; o ser absorbidas por la historia. _________________________ 

Cristian Jiménez Sánchez – Cubano, estudiante del Instituto Superior de Relaciones Internacionales «Raúl Roa García»

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