Nuova escalation USA contro Cuba

Manu Pineda* – Público

“In un mondo dove il servilismo è alta virtù, risulta raro ascoltare la voce della dignità che rappresenta Cuba. Questa rivoluzione, punita, bloccata, calunniata, ha fatto molto meno di quanto volesse ma molto più di quanto potesse. E continua a commettere la pericolosa follia di credere che gli esseri umani non siano condannati all’umiliazione dei potenti del mondo.” — Eduardo Galeano

La decisione adottata dagli USA, il 29 gennaio scorso, di dichiarare Cuba una minaccia per la sua sicurezza e la sua politica estera, insieme all’imposizione di un blocco totale alla fornitura di petrolio, costituisce un nuovo e grave attacco alla sovranità dell’isola. Questa misura si inserisce in una strategia sostenuta per decenni, articolata attraverso sanzioni economiche, pressione politica e criminalizzazione del progetto politico cubano. L’obiettivo è imporre la volontà degli USA su Cuba e forzare un cambio di regime.

L’ordine esecutivo qualifica Cuba come una “minaccia insolita e straordinaria” per gli USA. Questa qualifica risponde a un’interpretazione unilaterale che trasforma l’esercizio della sovranità cubana in un presunto rischio strategico. La dichiarazione di emergenza nazionale abilita l’applicazione di misure eccezionali, come l’inasprimento delle sanzioni e dei blocchi, con conseguenze dirette e profondamente dannose per la popolazione.

Il testo dell’ordine lega Cuba ad altri Stati e organizzazioni che gli USA identificano come nemici, tra cui Russia, Cina, Iran, Hamas e Hezbollah. Sostiene che Cuba permette lo sviluppo di attività di intelligence e sicurezza di questi attori nel suo territorio, presentando tali relazioni come una minaccia. Questa posizione ignora il diritto sovrano di Cuba a definire le sue alleanze internazionali e costruisce un’immagine di ostilità senza fornire prove verificabili di alcun rischio.

La dimensione ideologica occupa un posto centrale nell’ordine, affermando che Cuba “diffonde le sue idee, politiche e pratiche comuniste in tutto l’emisfero occidentale”. Questa formulazione evidenzia che il conflitto si situa sul terreno della disputa politica e ideologica. L’esistenza di un progetto sovrano, alternativo al modello USA, viene presentata come un fattore da eradicare.

Il nocciolo dell’ordine è di carattere economico. Gli USA si arrogano la capacità di imporre dazi e sanzioni a qualsiasi paese che venda o fornisca petrolio a Cuba, direttamente o indirettamente. Questa misura impatta immediatamente sulla vita quotidiana del popolo cubano: colpisce i trasporti, l’approvvigionamento elettrico, la produzione di cibo e la prestazione di servizi di base. L’intensificazione della guerra economica agisce come uno strumento deliberato di pressione e soffocamento sociale, orientato a generare logoramento interno e facilitare l’interventismo politico.

L’ordine estende i suoi effetti a paesi terzi. Quegli Stati che mantengono normali relazioni commerciali con Cuba sono esposti a rappresaglie economiche, il che restringe la libertà di commercio e sottomette altri governi alla politica estera degli USA. In questo modo, la sovranità di molteplici paesi viene subordinata alle decisioni unilaterali di Trump, e il commercio internazionale viene strumentalizzato come meccanismo di dominazione politica.

Il testo conferisce ampie facoltà al presidente Trump di modificare l’ordine in base all’evoluzione del contesto o come risposta a eventuali rappresaglie. Questa flessibilità trasforma l’emergenza nazionale in un “carta bianca” per Trump: permanente, adattabile e scalabile. Uno strumento che permette di aumentare la pressione sia su Cuba che su altri paesi.

In modo cinico, l’ordine afferma che il suo fine è proteggere gli interessi del popolo cubano e il suo diritto a vivere in una società libera e democratica. Tuttavia, le misure adottate approfondiscono il deterioramento delle condizioni di vita e aggravano la sofferenza sociale ed economica. Il benessere della popolazione viene strumentalizzato come mezzo di pressione politica, creando condizioni orientate all’ingerenza e al cambio di regime.

Questa aggressione si inserisce in una storia di oltre 65 anni di blocchi e sanzioni contro Cuba. Il 6 aprile 1960, Lester D. Mallory, vicesegretario di Stato aggiunto per gli Affari Interamericani, espose in un memorandum segreto del Dipartimento di Stato la logica che avrebbe guidato il blocco economico, commerciale e finanziario imposto mesi dopo in modo unilaterale. In detto documento si affermava: “La maggioranza dei cubani appoggia Castro… l’unico modo prevedibile di sottrargli appoggio interno è attraverso la delusione e l’insoddisfazione che nascono dal malessere economico e dalle difficoltà materiali… bisogna impiegare rapidamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba… una linea d’azione che, essendo la più abile e discreta possibile, ottenga i maggiori progressi nella privazione a Cuba di denaro e rifornimenti, per ridurne le risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e il rovesciamento del Governo”. La politica ingerente e coercitiva degli USA continua ad approfondire questo danno, limitando l’accesso a risorse essenziali e indebolendo deliberatamente l’economia cubana, in una strategia di dominazione che ignora limiti legali e morali.

Questa misura fa parte di un modello globale di aggressione. Si articola con la violenza esercitata contro il Venezuela, con le minacce reiterate contro l’Iran e con la pressione sistematica su paesi che mettono in discussione l’egemonia USA. A ciò si aggiunge la corresponsabilità diretta USA, insieme a Israele, nel genocidio che perpetrano contro il popolo palestino nella Striscia di Gaza, sostenuto politicamente, diplomaticamente e militarmente da Washington. Lo stesso modello si manifesta nelle minacce aperte contro il Messico, attraverso la militarizzazione del discorso migratorio e la criminalizzazione della sua sovranità, e nella pressione crescente sulla Colombia, orientata a condizionare la sua politica estera e il suo margine di autonomia regionale. In tutti questi casi, la strategia combina coercizione economica, intimidazione politica e disciplinamento ideologico per imporre obbedienza e punire l’indipendenza.

L’ordine esecutivo riflette un modello di relazioni internazionali di carattere verticale, in cui la cima del potere si concentra nella figura di Trump, il quale si attribuisce la facoltà di decidere in modo unilaterale cosa costituisce una minaccia e quali castighi devono essere applicati.

Questo approccio prescinde dal diritto internazionale ed emargina istituzioni multilaterali come l’ONU, la Corte Penale Internazionale o la Corte Internazionale di Giustizia. Nel quadro di questa attualizzazione della Dottrina Monroe, ribattezzata dallo stesso Trump come “Dottrina Donroe”, si normalizza la punizione collettiva e l’imposizione unilaterale, indebolendo l’ordine internazionale basato su norme e principi di equità.

La resistenza storica di Cuba esprime la capacità di un popolo di sostenere la sua dignità e la sua sovranità di fronte ad aggressioni prolungate. L’escalation attuale mette in evidenza i limiti di un modello sostenuto nella punizione economica e nella pressione politica, e conferma che la coercizione non riesce a piegare la volontà dei popoli. La condanna di queste misure costituisce, quindi, una difesa della sovranità, dell’autodeterminazione, del diritto internazionale e della convivenza pacifica tra paesi.

Da una prospettiva pedagogica, questo ordine esecutivo permette di comprendere come gli USA esercitino il potere in questa fase di imperialismo neofascista o bullismo trumpista. Si combinano legislazione interna, narrative di sicurezza nazionale e sanzioni economiche per premere, isolare e controllare altri Stati. La dichiarazione di emergenza, la criminalizzazione delle idee, la manipolazione di risorse strategiche e le minacce a paesi terzi rivelano la relazione tra potere, economia e politica nell’attuale scenario globale.

Difendere Cuba in qualsiasi circostanza equivale a difendere la vita, l’umanità, la solidarietà internazionale e la fratellanza tra i popoli. Nel contesto attuale, significa affermare la sovranità, il diritto dei popoli a decidere il proprio cammino e il rispetto della legalità internazionale. Garantire l’accesso a risorse essenziali, proteggere l’autonomia politica e rifiutare le sanzioni unilaterali costituisce un atto di affermazione della giustizia e dell’equità globale. L’aggressione USA rafforza la necessità di una solidarietà internazionale attiva di fronte alla dominazione unilaterale e all’uso della pressione economica come arma centrale della politica estera.

*Responsable di Solidaridad Internacional di Izquierda Unida


Nueva escalada de Estados Unidos contra Cuba

Manu Pineda* – Público

Responsable de Solidaridad Internacional de Izquierda Unida

 “En un mundo donde el servilismo es alta virtud, resulta raro escuchar la voz de ladignidad que representa Cuba. Esta revolución, castigada, bloqueada, calumniada, ha hecho bastante menos de lo que quería pero mucho más de lo que podía. Y sigue cometiendo la peligrosa locura de creer quelos seres humanos no están condenados a la humillación de los poderosos del mundo.” — Eduardo Galeano

La decisión adoptada por Estados Unidos el pasado 29 de enero de declarar a Cuba como una amenaza para su seguridad y su política exterior, junto con la imposición de un bloqueo total al suministro de petróleo, constituye un nuevo y grave ataque contra la soberanía de la isla. Esta medida se inscribe en una estrategia sostenida durante décadas, articulada mediante sanciones económicas, presión política y criminalización del proyecto político cubano. El objetivo es imponer la voluntad de Estados Unidos sobre Cuba y forzar un cambio de régimen.

La orden ejecutiva califica a Cuba como una “amenaza inusual y extraordinaria” para Estados Unidos. Esta calificación responde a una interpretación unilateral que convierte el ejercicio de la soberanía cubana en un supuesto riesgo estratégico. La declaración de emergencia nacional habilita la aplicación de medidas excepcionales, como el endurecimiento de sanciones y bloqueos, con consecuencias directas y profundamente dañinas para la población.

El texto de la orden vincula a Cuba con otros Estados y organizaciones a los que Estados Unidos identifica como enemigos, entre ellos Rusia, China, Irán, Hamás y Hezbollah. Sostiene que Cuba permite el desarrollo de actividades de inteligencia y seguridad de estos actores en su territorio, presentando dichas relaciones como una amenaza. Este planteamiento desconoce el derecho soberano de Cuba a definir sus alianzas internacionales y construye una imagen de hostilidad sin aportar pruebas verificables de riesgo alguno.

La dimensión ideológica ocupa un lugar central en la orden, al afirmar que Cuba “difunde sus ideas, políticas y prácticas comunistas por todo el hemisferio occidental”. Esta formulación evidencia que el conflicto se sitúa en el terreno de la disputa política e ideológica. La existencia de un proyecto soberano, alternativo al modelo estadounidense, se presenta como un factor a erradicar.

El núcleo de la orden es de carácter económico. Estados Unidos se arroga la capacidad de imponer aranceles y sanciones a cualquier país que venda o suministre petróleo a Cuba, de forma directa o indirecta. Esta medida impacta de manera inmediata en la vida cotidiana del pueblo cubano: afecta al transporte, al suministro eléctrico, a la producción de alimentos y a la prestación de servicios básicos. La intensificación de la guerra económica actúa como una herramienta deliberada de presión y asfixia social, orientada a generar desgaste interno y facilitar la intervención política.

La orden extiende sus efectos a terceros países. Aquellos Estados que mantengan relaciones comerciales normales con Cuba quedan expuestos a represalias económicas, lo que restringe la libertad de comercio y somete a otros gobiernos a la política exterior de Estados Unidos. De este modo, la soberanía de múltiples países queda subordinada a decisiones unilaterales de Trump, y el comercio internacional se instrumentaliza como mecanismo de dominación política.

El texto otorga amplias facultades al presidente Trump para modificar la orden en función de la evolución del contexto o como respuesta a eventuales represalias. Esta flexibilidad convierte la emergencia nacional en una carta blanca para Trump: permanente, adaptable y escalable. Un instrumento que permite incrementar la presión tanto sobre Cuba como sobre otros países.

De manera cínica, la orden afirma que su finalidad es proteger los intereses del pueblo cubano y su derecho a vivir en una sociedad libre y democrática. Sin embargo, las medidas adoptadas profundizan el deterioro de las condiciones de vida y agravan el sufrimiento social y económico. El bienestar de la población se instrumentaliza como un medio de presión política, creando condiciones orientadas a la injerencia y al cambio de régimen.

Esta agresión se inscribe en una historia de más de 65 años de bloqueos y sanciones contra Cuba. El 6 de abril de 1960, Lester D. Mallory, vicesecretario de Estado asistente para Asuntos Interamericanos, expuso en un memorándum secreto del Departamento de Estado la lógica que guiaría el bloqueo económico, comercial y financiero impuesto meses después de forma unilateral. En dicho documento se afirmaba: “La mayoría de los cubanos apoyan a Castro… el único modo previsible de restarle apoyo interno es mediante el desencanto y la insatisfacción que surjan del malestar económico y las dificultades materiales… hay que emplear rápidamente todos los medios posibles para debilitar la vida económica de Cuba… una línea de acción que, siendo lo más habilidosa y discreta posible, logre los mayores avances en la privación a Cuba de dinero y suministros, para reducirle sus recursos financieros y los salarios reales, provocar hambre, desesperación y el derrocamiento del Gobierno”. La política injerencista y coercitiva de Estados Unidos continúa profundizando ese daño, restringiendo el acceso a recursos esenciales y debilitando deliberadamente la economía cubana, en una estrategia de dominación que ignora límites legales y morales.

Esta medida forma parte de un patrón global de agresión. Se articula con la violencia ejercida contra Venezuela, con las amenazas reiteradas contra Irán y con la presión sistemática sobre países que cuestionan la hegemonía de Estados Unidos. A ello se suma la corresponsabilidad directa de Estados Unidos, junto a Israel, en el genocidio que perpetran contra el pueblo palestino en la franja de Gaza, sostenido política, diplomática y militarmente desde Washington. El mismo patrón se manifiesta en las amenazas abiertas contra México, mediante la militarización del discurso migratorio y la criminalización de su soberanía, y en la presión creciente sobre Colombia, orientada a condicionar su política exterior y su margen de autonomía regional. En todos estos casos, la estrategia combina coerción económica, intimidación política y disciplinamiento ideológico para imponer obediencia y castigar la independencia.

La orden ejecutiva refleja un modelo de relaciones internacionales de carácter vertical, en el que la cúspide del poder se concentra en la figura de Trump, quien se atribuye la facultad de decidir de manera unilateral qué constituye una amenaza y qué castigos deben aplicarse.

Este enfoque prescinde del derecho internacional y margina a instituciones multilaterales como la ONU, el Tribunal Penal Internacional o la Corte Internacional de Justicia. En el marco de esta actualización de la Doctrina Monroe, rebautizada por el propio Trump como “Doctrina Donroe”, se normaliza el castigo colectivo y la imposición unilateral, debilitando el orden internacional basado en normas y principios de equidad.

La resistencia histórica de Cuba expresa la capacidad de un pueblo para sostener su dignidad y su soberanía frente a agresiones prolongadas. La escalada actual pone de relieve los límites de un modelo sustentado en el castigo económico y la presión política, y confirma que la coerción no logra doblegar la voluntad de los pueblos. La condena de estas medidas constituye, por tanto, una defensa de la soberanía, de la autodeterminación, del derecho internacional y de la convivencia pacífica entre países.

Desde una perspectiva pedagógica, esta orden ejecutiva permite comprender cómo Estados Unidos ejerce el poder en esta fase de imperialismo neofascista o matonismo trumpista. Se combinan legislación interna, narrativas de seguridad nacional y sanciones económicas para presionar, aislar y controlar a otros Estados. La declaración de emergencia, la criminalización de ideas, la manipulación de recursos estratégicos y las amenazas a terceros países revelan la relación entre poder, economía y política en el actual escenario global.

Defender a Cuba en cualquier circunstancia equivale a defender la vida, la humanidad, la solidaridad internacional y la fraternidad entre los pueblos. En el contexto actual, supone afirmar la soberanía, el derecho de los pueblos a decidir su propio camino y el respeto a la legalidad internacional. Garantizar el acceso a recursos esenciales, proteger la autonomía política y rechazar las sanciones unilaterales constituye un acto de afirmación de justicia y de equidad global. La agresión estadounidense refuerza la necesidad de una solidaridad internacional activa frente a la dominación unilateral y al uso de la presión económica como arma central de la política exterior.

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