Cuba ha cambiato il suo discorso verso gli USA? La domanda è stata posta da Reinier Duardo sulle reti sociali. Questa è la risposta:
Nelle ultime ore, piattaforme finanziate e orientate dal governo USA stanno cercando di imporre l’idea di un cambiamento nella posizione del governo cubano verso gli USA. In sostanza, indicano una presunta ricerca improvvisa di dialogo da parte di Cuba con quel paese, presumibilmente sotto la pressione del decreto genocida di Trump del 29 gennaio scorso.
Tuttavia, una revisione delle dichiarazioni ufficiali di Cuba prima di quella data, e durante il mese di gennaio, dimostra che non c’è alcun cambio nella posizione di Cuba, bensì una coerenza totale con la sua storica disponibilità al dialogo e alla comprensione con gli USA, purché basati sull’uguaglianza e sul rispetto reciproco. Questo può essere verificato in una linea temporale:
Miguel Díaz-Canel, messaggio su X, 12 gennaio 2026:
«Abbiamo sempre avuto la disponibilità a sostenere un dialogo serio e responsabile con i diversi governi USA, incluso quello attuale, sulla base dell’uguaglianza sovrana, del rispetto reciproco, dei principi del Diritto Internazionale, del beneficio reciproco senza ingerenza negli affari interni e con pieno rispetto della nostra indipendenza».
Miguel Díaz-Canel, Discorso alla Marcia del popolo combattente, 16 gennaio 2026:
«Cuba non deve fare alcuna concessione politica, né questo sarà mai sul tavolo dei negoziati per un’intesa tra Cuba e USAiti. È importante che lo capiscano: saremo sempre disposti al dialogo e al miglioramento delle relazioni tra i due Paesi, ma in condizioni di parità e sulla base del rispetto reciproco. Così è stato per più di sei decenni. La storia ora non sarà diversa!».
Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Chiusura del Plenum del PCC, L’Avana, 30 gennaio 2026:
«Noi siamo un Paese di pace. Noi, persino in mezzo a tutta questa aggressione e al blocco di tutti questi anni, abbiamo detto che abbiamo la capacità e la disponibilità a dialogare con il governo USA. Il fatto è che il dialogo non può avvenire sotto pressioni. Il dialogo deve avvenire in condizioni di uguaglianza, di rispetto, senza condizioni preliminari».
Dichiarazione del Governo Rivoluzionario, 30 gennaio 2026:
«È ampiamente documentata la disponibilità storica di Cuba a sostenere con il governo USA un dialogo serio, responsabile, basato sul Diritto Internazionale, sull’uguaglianza sovrana, sul rispetto reciproco, sul beneficio reciproco, senza interferenza negli affari interni e con assoluto rispetto per l’indipendenza e la sovranità degli Stati».
Dichiarazione del MINREX (Ministero degli Esteri), 1 febbraio 2026:
«Cuba è disposta a riattivare e ampliare la cooperazione bilaterale con gli USA per affrontare minacce transnazionali comuni, senza mai rinunciare alla difesa della propria sovranità e indipendenza».
Se si cercano negli anni precedenti, non mancheranno dichiarazioni in questa direzione. E l’esempio più chiaro e recente del fatto che questa disponibilità è reale e possibile è stato dato dal Generale d’Armata Raúl Castro Ruz quando, nel dicembre 2014, avviò un processo di dialogo con il governo di Barack Obama, dimostrando che è possibile un’intesa sulla base del rispetto reciproco e dell’uguaglianza di condizioni. Nella sua prima amministrazione, Trump fece naufragare quel livello di dialogo.
Bárbara Betancourt si riferisce anche alle dichiarazioni di lunedì del viceministro del MINREX, Carlos Fernández de Cossío, che ha ratificato la tradizionale posizione cubana e ha chiarito: “Non stiamo ancora parlando specificamente di negoziazione”, ha detto. “Questo è un altro tema”. “Siamo aperti al dialogo”, ha aggiunto. “Se riusciamo a dialogare, forse possiamo arrivare a una negoziazione”.
Cossío ha spiegato che Cuba è disposta ad avere un “dialogo informale” con gli USA “con l’obiettivo di assicurare che possiamo avere una coesistenza rispettabile e seria nonostante le differenze tra i nostri due paesi”. Ma ha sottolineato che alcune cose sono, per Cuba, fuori dal tavolo, inclusa la Costituzione, l’orientamento dell’economia e il sistema di governo del paese, che è socialista. “Ma ci sono molti, molti altri temi che possiamo discutere”, ha precisato.
Non è superfluo commentare che l’incaricato d’affari USA a Cuba si lamentava sulle reti del ripudio che ha ricevuto a Camagüey e in altri luoghi del nostro Paese, ma insiste nel pubblicare foto sue riunito con sacerdoti e nel convocare la cittadinanza a pronunciarsi contro il governo. Allo stesso tempo aumentano i rapporti che distorcono ciò che ha detto il Papa domenica scorsa, nel senso di favorire un dialogo (non che si sta già svolgendo), tutto ciò -inclusa la lamentela del Signor Hammer- sarà una manovra di disinformazione per poi dire che Cuba si è rifiutata al dialogo?
Se questa è la pretesa, tutti i dubbi sono stati chiariti nelle ultime ore. Il rapporto di Telemundo che conclude con le parole di Díaz Canel nel plenum del Partito dello scorso venerdì, include la disponibilità di Cuba al dialogo, sempre ribadendo che è sulla base del rispetto della sovranità del paese. E Cossío ha ratificato quali sono le linee rosse: la Costituzione, l’economia e il sistema di governo del Paese.
Tutta l’informazione che si genera da là fa parte oggi della guerra di logoramento e ammorbidimento. In formato di guerra comunicazionale.
E stanno anche cercando di stabilire parallelismi con la situazione in Venezuela, dove si dice che ci siano state negoziazioni preliminari, sebbene Delcy Rodríguez abbia negato che ciò sia avvenuto prima del sequestro di Maduro. Ciò che ci insegna la breve ma terribile storia del Signor Arancione al potere imperiale, è che mente costantemente ed è imprevedibile nelle sue azioni. Può dire una cosa oggi e farne un’altra domani. Specialmente se la situazione all’interno del suo Paese diventa brutta come sta diventando nelle ultime ore con le rivelazioni degli archivi di Epstein, alcune così terribili che fa paura commentarle.
Chapeando: No hay cambio de postura por parte de Cuba
Por: Arleen Rodríguez Derivet
¿Cambió Cuba su discurso hacia Estados Unidos? La pregunta la puso Reinier Duardo en las redes. Esta es la respuesta:
En las últimas horas plataformas financiadas y orientadas por el Gobierno estadounidense intentan posicionar la idea de un cambio de postura del Gobierno cubano hacia Estados Unidos. En esencia, señalan una supuesta búsqueda repentina de diálogo por parte de Cuba con ese país, presuntamente presionado por el decreto genocida de Trump del pasado 29 de enero.
Sin embargo, una revisión de las declaraciones oficiales de Cuba antes de esa fecha, y durante el mes de enero, evidencian que no existe ningún cambio en la postura de Cuba y sí una coherencia total con su histórica disposición al diálogo y entendimiento con Estados Unidos siempre que sea sobre la base de la igualdad y el respeto mutuos. Así puede verificarse en una línea del tiempo:
Miguel Díaz-Canel, mensaje en X, 12 de enero del 2026:
«Siempre hemos tenido disposición a sostener un diálogo serio y responsable con los distintos gobiernos de EE.UU, incluido el actual, sobre bases de igualdad soberana, respeto mutuo, principios de Derecho Internacional, beneficio recíproco sin injerencia en asuntos internos y con pleno respeto a nuestra independencia».
Miguel Díaz-Canel, Discurso Marcha del pueblo combatiente, 16 de enero del 2026:
«Cuba no tiene que hacer ninguna concesión política, ni eso jamás estará en una mesa de negociaciones para un entendimiento entre Cuba y Estados Unidos. Es importante que lo entiendan: siempre estaremos dispuestos al diálogo y al mejoramiento de las relaciones entre los dos países, pero en igualdad de condiciones y sobre la base del respeto mutuo. Así ha sido por más de seis décadas. ¡La historia ahora no será diferente!».
Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Clausura del Pleno del PCC, La Habana, 30 de enero del 2026:
«Nosotros somos un país de paz. Nosotros, incluso en medio de toda esta agresión y del bloqueo de todos estos años, hemos dicho que tenemos capacidad y disposición para dialogar con el gobierno de Estados Unidos. Lo que pasa es que el diálogo no puede ser bajo presiones. El diálogo tiene que ser en condiciones de igualdad, de respeto, sin condicionamientos previos».
Declaración del Gobierno Revolucionario, 30 de enero del 2026:
«Está ampliamente documentada la disposición histórica de Cuba a sostener con el gobierno de los Estados Unidos un diálogo serio, responsable, basado en el Derecho Internacional, en la igualdad soberana, en el respeto mutuo, en el beneficio recíproco, sin injerencia en los asuntos internos y con absoluto respeto a la independencia y a la soberanía de los Estados».
Declaración del Minrex, 1 de febrero del 2026:
«Cuba está dispuesta a reactivar y ampliar la cooperación bilateral con los Estados Unidos para hacer frente a amenazas transnacionales compartidas, sin renunciar jamás a la defensa de su soberanía y la independencia».
Si se busca en años anteriores no faltarán declaraciones en esta dirección. Y el ejemplo más claro y reciente de que esa disposición es real y posible la protagonizó el General de Ejército Raúl Castro Ruz cuando, en diciembre del 2014, inició un proceso de diálogo con el Gobierno de Barack Obama, demostrando que sí es posible un entendimiento sobre la base del respeto mutuo y la igualdad de condiciones. En su primera administración, Trump echó por tierra ese nivel de diálogo.
Bárbara Betancourt se refiere también a las declaraciones el lunes, del viceministro del MINREX, Carlos Fernández de Cossío, quien ratificó la tradicional postura cubana y aclaró: “Todavía no estamos hablando específicamente de negociación”, dijo. “Ese es otro tema”.
“Estamos abiertos al diálogo”, añadió. “Si logramos dialogar, quizá podamos llegar a una negociación”.
Cossío explicó que Cuba está dispuesta a tener un “diálogo informal” con EE.UU. “con el objetivo de asegurar que podamos tener una coexistencia respetable y seria a pesar de las diferencias entre nuestros dos países”. Pero subrayó que ciertas cosas están para Cuba, fuera de la mesa, incluida la Constitución, la orientación de la economía y el sistema de gobierno del país, que es socialista. “Pero hay muchos, muchos otros temas que podemos discutir”, precisó.
No sobra comentar que el encargado de negocios de EEUU en Cuba se quejaba en redes del repudio que recibió en Camagüey y en otros lugares de nuestro país, pero insiste en publicar fotos suyas reunido con sacerdotes y convocando a la ciudadanía a pronunciarse contra el gobierno. Al mismo tiempo crecen los reportes tergiversando lo que dijo el Papa el domingo en el sentido de favorecer un diálogo (no que se está sosteniendo), ¿todo esto -incluyendo la queja del Señor Hammer- estará siendo una maniobra de desinformación para después decir que Cuba se negó al diálogo?
Si esa es la pretensión, se han despejado todas las dudas en las últimas horas. El reporte de Telemundo que concluye con palabras de Díaz Canel en el pleno del Partido el pasado vienes, incluye la disposición de Cuba al diálogo, siempre reiterando que es sobre la base del respeto a la soberanía del país. Y Cossío ratificó cuáles son las líneas rojas: la Constitución, la economía y el sistema de gobierno del país.
Toda la información que se genere desde allá forma parte hoy de la guerra de ablandamiento y desgaste. En formato de guerra comunicacional.
Y también están tratando de establecer paralelismos con la situación en Venezuela, donde se dice que hubo negociaciones previas, aunque Delcy Rodríguez ha negado que eso ocurriera antes del secuestro de Maduro. Lo que nos enseña la corta pero terrible historia del Sr. Naranja en el poder imperial, es que miente constantemente y es impredecible en sus acciones. Puede decir una cosa hoy y hacer otra mañana. Especialmente si la situación dentro de su país se pone tan fea como se está poniendo en las últimas horas con las revelaciones de los archivos de Epstein, algunas tan terribles que asusta comentarlas.

