Non soddisfatto del blocco criminale che applica da 64 anni, il governo USA aggrava questa misura illegale contro Cuba, colpendo ancora di più una popolazione che già soffre la mancanza di energia e di beni essenziali.
Irina Santesteban-La Arena
Il blocco yankee contro la Patria di José Martí iniziò formalmente il 3 febbraio 1962 (in realtà era già cominciato prima), per decisione del presidente democratico John F. Kennedy. Da allora questa misura è proseguita durante le 13 amministrazioni USA di quella “democrazia” che in realtà è una “plutocrazia”, come la definiva Fidel Castro: un sistema di governo dei ricchi e per i ricchi.
I numeri
Cuba denuncia ogni anno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il danno economico diretto prodotto dal blocco durante tutta la sua vigenza. Fino al 2025, il pregiudizio per l’economia dell’isola ha raggiunto i 170677 milioni di $, secondo quanto certificato dal Ministero degli Esteri cubano nel suo rapporto presentato a tale riunione annuale. Questo blocco è così criminale che, anno dopo anno, una schiacciante maggioranza di paesi vota in quell’Assemblea affinché gli USA pongano fine alla loro politica sanzionatoria. Lo scorso ottobre sono stati 165 i paesi che hanno sostenuto la richiesta dell’Avana, 7 hanno votato contro e 12 si sono astenuti. Gli Stati servili agli USA sono stati Argentina, Israele, Ungheria, Ucraina, Paraguay e Macedonia.
Fa molta vergogna e rabbia allo stesso tempo assistere all’attuale politica estera dell’Argentina, così sottomessa ai dettami dell’impero, che abbandona la tradizionale posizione di molti governi democratici, anche di segno diverso, di rispetto per la sovranità e l’autonomia dei paesi della regione.
Rischio menzognero
Il blocco economico USA contro Cuba è la causa principale delle attuali sofferenze della popolazione di 11 milioni di cubani e cubane. Ma il cinismo di Washington e la “gusanería” di Miami non hanno limiti: negano il blocco e attribuiscono le difficoltà e la crisi dell’economia cubana al suo sistema socialista. E lo stesso ripete come un pappagallo Javier Milei, nelle sue invettive contro il socialismo e i “rossi”.
Ma questo argomento crolla con il nuovo giro di vite decretato da Donald Trump, che attraverso un ordine esecutivo, lo scorso 29 gennaio, ha qualificato Cuba come “un grande rischio” per la sicurezza USA. In virtù di tale classificazione, ha imposto dazi a tutti i prodotti che entrino negli USA provenienti da paesi che commerciano petrolio e altre merci con Cuba.
Che l’isola socialista possa costituire una minaccia per il suo (cattivo) vicino del Nord è una menzogna in cui non credono nemmeno i suoi sostenitori. Chi minaccia, bombarda e aggredisce in tutto il mondo sono gli USA, come hanno fatto lo scorso 3 gennaio quando sono entrati militarmente in Venezuela, con un bombardamento aereo che ha lasciato centinaia di morti e feriti, sequestrando il presidente legittimo e costituzionale Nicolás Maduro e sua moglie, la deputata Cilia Flores. Tutto ciò per rubare il petrolio venezuelano, secondo le loro stesse parole.
Che Trump imponga unilateralmente nuovi dazi ai paesi che commerciano con Cuba dimostra che il blocco esiste davvero ed è la causa dei blackout elettrici, della mancanza di carburante, dei problemi di trasporto e di molte altre carenze, anche sanitarie. E non si tratta di un semplice “embargo bilaterale”, come sostiene Washington, perché ha effetti extraterritoriali: punisce nazioni, imprese e banche di paesi terzi che commerciano con L’Avana.
Naturalmente esistono anche altre cause che possono spiegare le carenze cubane, come la burocrazia, gli errori e altri problemi presenti nel governo socialista, come accade anche in paesi con economie solide come la Cina. Ma il governo del presidente Miguel Díaz-Canel, così come il suo omologo Xi Jinping, combatte una dura battaglia contro queste deviazioni, e i responsabili di atti di corruzione vengono accusati, processati e condannati (nel caso della Cina, persino alla pena di morte).
Accusare Cuba di essere la causa dei propri mali è un’altra menzogna dell’impero; purtroppo questa falsità viene ripetuta fino allo sfinimento da dirigenti come Milei e dalla sua macchina di giornalisti “stipendiati sottobanco”.
Cuba solidale
La cancelleria argentina, il cui titolare è l’ex CEO della banca JP Morgan, Pablo Quirno, non solo ha votato a favore della continuità del blocco all’ONU, ma la settimana scorsa ha anche emesso un comunicato della sezione consolare consigliando agli argentini di “non viaggiare a Cuba”.
Non ci si poteva aspettare altro da questo governo, che non è in grado di valorizzare l’atteggiamento solidale che sia il governo sia il popolo cubano hanno sempre mantenuto.
Durante la guerra delle Malvinas nel 1982, il governo di Fidel Castro fu uno dei più solidali con l’Argentina di fronte all’aggressione britannica.
L’ELAM (Scuola Latinoamericana di Medicina) ha formato centinaia di giovani provenienti da settori umili, che hanno potuto studiare sull’isola e laurearsi in medicina con tutte le spese pagate.
Il metodo di alfabetizzazione cubano “Yo sí puedo”, elogiato dall’UNESCO, ha alfabetizzato più di 35000 compatrioti; e con l’“Operazione Milagro”, a Cuba, in Bolivia e nella Clinica Oftalmologica “Dr. Ernesto Che Guevara” di Córdoba, 55000 argentini e argentine sono stati operati gratuitamente alla vista.
Mentre Trump perseguita e reprime gli immigrati nel suo stesso Paese attraverso l’ICE (polizia dell’immigrazione) e uccide i propri cittadini, Cuba è sempre stata un faro di solidarietà e impegno verso i popoli. Il suo internazionalismo nelle cause umanitarie è riconosciuto in tutto il mondo, come durante la pandemia di COVID-19 o con le missioni mediche “Henry Reeve” in oltre 70 paesi. Creata nel 2005 per aiutare proprio gli USA dopo l’uragano Katrina, ha salvato la vita a 3,5 milioni di persone.
L’eroismo e il coraggio del popolo cubano, anche in mezzo a enormi privazioni, sono degni di ammirazione. Al momento dell’attacco militare degli USA a Caracas, i 32 guardie cubane che facevano parte della scorta di Maduro caddero difendendo la loro missione, che era proteggere il presidente. I loro resti furono accolti con onori a Cuba e più di un milione di persone marciò per le strade dell’Avana rendendo loro omaggio.
Quiere rendir por la fuerza a la isla socialista
No contento con el bloqueo criminal que aplica desde hace 64 años, el gobierno de EEUU agrava esta medida ilegal sobre Cuba, afectando aún más a la población que ya padece la falta de energía e insumos básicos.
IRINA SANTESTEBAN-La Arena
El bloqueo yanqui contra la Patria de José Martí comenzó formalmente el 3 de febrero de 1962 (en realidad había empezado antes), por decisión del presidente demócrata John F. Kennedy. Desde entonces esa medida continuó durante las 13 administraciones estadounidenses de esa “democracia” que es en realidad una “plutocracia”, al decir de Fidel Castro: un sistema de gobierno de y para los ricos.
Los números.
Cuba denuncia todos los años en la Asamblea General de Naciones Unidas, el daño económico directo que ha producido el bloqueo durante toda su vigencia. Hasta 2025, el perjuicio en la economía de la isla totalizó 170.677 millones de dólares, según lo acreditó la cancillería cubana en su informe ante esa reunión anual. Tan criminal es ese bloqueo, que año tras año, una abrumadora mayoría de países votan en esa Asamblea para que EEUU cese en su política sancionatoria. En octubre pasado fueron 165 países los que acompañaron la petición de La Habana, 7 votaron en contra y 12 se abstuvieron. Los estados sirvientes de EEUU fueron Argentina, Israel, Hungría, Ucrania, Paraguay y Macedonia.
Da mucha vergüenza y bronca a la vez, presenciar la actual política exterior de Argentina, tan sometida a los dictados del imperio, abandonando la tradicional postura de muchos gobiernos democráticos, aún de diferente signo, de respeto por la soberanía y autonomía de los países de la región.
Riesgo mentiroso.
El bloqueo económico de EEUU contra Cuba es la causa principal de los actuales padecimientos de la población de 11 millones de cubanos y cubanas. Pero el cinismo de Washington y la gusanería de Miami no tiene límites: niegan el bloqueo y atribuyen las dificultades y la crisis de la economía cubana a su sistema socialista. Y lo mismo repite como loro Javier Milei, en sus diatribas contra el socialismo y los “zurdos”.
Pero ese argumento se cae con el nuevo ajuste que ha decretado Donald Trump, quien a través de una orden ejecutiva, el pasado 29 de enero calificó a Cuba como “un gran riesgo” para la seguridad estadounidense. Y en virtud de esa calificación impuso aranceles a todos los productos que ingresen a EEUU procedentes de los países que comercien petróleo y otras mercancías con Cuba.
Que la isla socialista pueda constituir una amenaza para su (mal) vecino del Norte, es una mentira que no se la creen ni sus sostenedores. Quien amenaza, bombardea y agrede en todo el mundo, es EEUU, tal como hizo el 3 de enero pasado cuando ingresó militarmente en Venezuela, con un bombardeo aéreo que dejó centenares de muertos y heridos, secuestrando al presidente legítimo constitucional Nicolás Maduro y su esposa, la diputada Cilia Flores. Todo eso para robarse el petróleo venezolano, según sus propias palabras.
Que Trump imponga de manera unilateral nuevos aranceles a los países que comercien con Cuba es la demostración de que el bloqueo realmente existe y es la causa de los apagones eléctricos, la falta de combustible, los problemas de transporte y muchas otras carencias, sanitarias, etc. Y no es un mero “embargo bilateral”, como alega Washington, porque tiene efectos extraterritoriales: castiga a las naciones, empresas y bancos de terceros países que comercien con La Habana.
Por supuesto, que también existen otras causas que pueden explicar las carencias cubanas, como la burocracia, errores, y otros problemas que tienen en el gobierno socialista, como también pasa en otros países con economías sólidas como China. Pero el gobierno del presidente Miguel Díaz Canel, al igual que su colega Xi Jinping, libran una dura batalla contra esas desviaciones, y los responsables de actos de corrupción son acusados, enjuiciados y condenados (en el caso de China, hasta con la pena de muerte).
Acusar a Cuba de ser la propia causante de esos males es otra mentira del imperio; lamentablemente esa falacia es repetida hasta el cansancio por mandatarios como Milei y su usina de periodistas “ensobrados”.
Cuba solidaria.
La cancillería argentina, cuyo titular es el ex CEO de la banca JP Morgan, Pablo Quirno, no solo que votó a favor de la continuidad del bloqueo en la ONU, sino que la semana pasada emitió un comunicado de la sección Consular aconsejando a los argentinos “no viajar a Cuba”.
No podía esperarse otra cosa de este gobierno, que no puede valorar la actitud solidaria que siempre ha mantenido tanto el gobierno como el pueblo cubanos.
Durante la guerra de Malvinas en 1982, el gobierno de Fidel Castro fue uno de los más solidarios con Argentina, frente a la agresión británica.
La ELAM (Escuela Latinoamericana de Medicina) ha formado centenares de jóvenes de sectores humildes que pudieron estudiar en la isla y recibirse de médicos, con todos los gastos pagos.
El método de alfabetización cubano “Yo sí puedo”, elogiado por la UNESCO, alfabetizó a más de 35.000 compatriotas; y con la “Operación Milagro”, en Cuba, en Bolivia y en la Clínica Oftalmológica “Dr. Ernesto Che Guevara”, en Córdoba, 55.000 argentinos y argentinas fueron operados de la visión, de manera gratuita.
Mientras Trump persigue y reprime a inmigrantes en su propio país, a través de la ICE (policía de migraciones) y asesina a sus propios ciudadanos, Cuba ha sido siempre un faro de solidaridad y compromiso con los pueblos. Su internacionalismo en causas humanitarias es reconocido en todo el mundo, como fue en la pandemia de COVID 19 o con las misiones médicas “Henry Reeve” en más de 70 países. Creada en 2005 para ayudar justamente a EEUU tras el huracán Katrina, ha salvado la vida de 3.5 millones de personas.
El heroísmo y la valentía del pueblo cubano, aún en medio de enormes penurias, son dignos de admiración. Al momento del ataque militar de EEUU en Caracas, los 32 guardias cubanos que formaban parte de la custodia de Maduro, cayeron defendiendo su misión, que era proteger al presidente. Sus restos fueron recibidos con honores en Cuba, y más de un millón de personas marcharon por las calles de La Habana rindiéndoles homenaje.

