Sono ormai trascorsi 33 giorni dall’inizio dell’anno e sembra destinato a presentarci una delle prove più dure che dovremo affrontare come nazione. Non stiamo affatto esagerando. L’attuale amministrazione statunitense si è fatta coraggio, spingendosi a livelli di pressione e a un blocco più restrittivo che non sono fantascienza.
Spetterà al popolo cubano non solo mantenere la calma nel prendere decisioni nei momenti cruciali, ma anche prepararsi al peggior scenario economico, politico, sociale e militare che un avversario ossessionato dall’esempio rivoluzionario, a sole 145 chilometri di distanza, potrebbe escogitare.
Non ci attendono giorni di relax. La guerra mediatica, che cerca di preparare il terreno per un’esplosione dall’interno, è durata troppo a lungo e si protrae per troppo tempo, quando il carburante non sarà più sufficiente per l’elettricità, i trasporti, la produzione alimentare, l’economia e la vita quotidiana nelle nostre campagne e nelle nostre città.
E contro un male simile si alzeranno – e stanno già cominciando a fiorire – voci che chiedono di negoziare, di sederci a un tavolo a cui non è stata Cuba a tagliare gambe e sedie in 67 anni, ma loro stessi, volendo imporci una falsa democrazia che non hanno il diritto di dettarci, perché siamo liberi, indipendenti e sovrani, poiché proprio il 1° gennaio 1959 siamo usciti dai loro stivali e dai loro artigli con una Rivoluzione popolare e trionfante.
José Martí ha lottato e definito una patria “di tutti e per il bene di tutti”, ma senza interferenze straniere; senza strangolamenti economici dovuti a una posizione ideologica contraria all’imperialismo più potente e schiacciante che sia mai esistito; senza l’ombra americana alle nostre spalle a guidarci in alcun cammino.
Ogni ora, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese del 2026 rappresenta una sfida per la vita. Fidel lo ha detto chiaramente e precisamente: “Non ci piace essere minacciati”. E naturalmente, nessuno vuole morire, ma piuttosto lavorare e andare avanti con le proprie forze. Tutto ciò che lo impedisce è un attacco alla Patria. Essere ogni giorno più cubani significa difenderci come i mambí e i ribelli, con i fucili e le idee. E con la certezza che, come loro: vinceremo!
