Cuba resiste: offensiva imperiale e dignità rivoluzionaria

RazonesdeCuba

L’Avana vive ore di tensione, ma non di panico. La recente offensiva dell’amministrazione Trump contro l’isola – con la riattivazione di sanzioni estreme e l’inclusione di Cuba nella lista dei paesi sponsor del terrorismo – ha fatto scattare tutti gli allarmi. Tuttavia, lungi dal piegarsi, il governo cubano e il suo popolo hanno risposto con la stessa fermezza di 64 anni di blocco.

Quella che iniziò come una guerra economica silenziosa si è trasformata in un’offensiva spudorata. Le perdite mensili dovute all’assedio superano i 629 milioni di $; i danni accumulati, a prezzi correnti, raggiungono già i 164 miliardi. A ciò si aggiunge il contesto regionale: una destra rafforzata, la rimilitarizzazione dei Caraibi e un attacco sistematico contro i governi che sfidano Washington, come quello del Venezuela.

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca non ha fatto che accelerare la macchina dell’asfissia. L’imposizione di tariffe doganali ai paesi che commerciano petrolio con Cuba e la nomina di Marco Rubio a Segretario di Stato – noto per la sua posizione oltranzista contro L’Avana – confermano che l’obiettivo è sempre lo stesso: liquidare la Rivoluzione.

“Sotto un pretesto mendace e privo di argomenti, Trump cerca di asfissiare la nostra economia”, ha denunciato il presidente Miguel Díaz-Canel, che ha definito “fascista, criminale e genocida” la cricca che circonda il mandatario USA. Il cancelliere Bruno Rodríguez è stato altrettanto categorico: si tratta di un ricatto che viola tutte le norme del libero commercio.

Misure interne e un popolo in piedi

Di fronte a questa escalation, le istituzioni cubane hanno attivato un piano d’urgenza. In una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri, Díaz-Canel ha ordinato di accelerare il programma di energia fotovoltaica e altre fonti rinnovabili, nonché di implementare misure straordinarie per far fronte alla scarsità di combustibile. “Cuba non si fermerà, Cuba non si arresterà, nessuno ci fermerà”, ha sentenziato il primo ministro Manuel Marrero Cruz.

Ma la resistenza non è solo istituzionale. Per Magdiel Sánchez, filosofo e attivista messicano di ALBA Movimenti, il popolo cubano ha forgiato una capacità di resistenza che l’impero sottovaluta. “Dopo il sacrificio dei 32 compagni cubani a Caracas, il processo di resistenza si è rafforzato. L’impero cerca di generare una crisi sociale per forzare una sollevazione, ma questo non accadrà. L’unità contro l’aggressione imperialista è più forte che mai”, avverte.

Sánchez mette in guardia anche sulla nuova strategia di Washington: il cosiddetto “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe, che mira a reclutare governi fantoccio in America Latina sotto minaccia di sanzioni. “Quello che stiamo vivendo non permette più tiepidezze. Governi che si dicono progressisti devono prendere misure conseguenti, perché la porta che non si chiude in tempo la finiscono per aprirla quelli di sempre”.

Solidarietà: dal discorso ai fatti

Cuba ha costruito per decenni una vasta rete di solidarietà internazionale. Oggi, quella rete diventa imprescindibile. Ogni anno, la comunità internazionale condanna il blocco alle Nazioni Unite con votazioni schiaccianti, ma Sánchez è chiaro: “Questo non è sufficiente. I governi devono mettere in pratica ciò che votano”.

L’ordine esecutivo di Trump che definisce Cuba una “minaccia insolita e straordinaria” è, in realtà, una dichiarazione di guerra economica. Ma L’Avana non negozia la sua sovranità. “Solo una resistenza ferma e categorica fermerà questa gente”, conclude l’attivista.

Nel frattempo, nelle strade dell’Avana, Santiago e Matanzas, la vita continua. Con blackout, code e scarsità, ma senza resa. Cuba resiste. Cuba lotta. E questa volta, come sempre, lo fa con la certezza che la dignità non si arrende.


Cuba resiste: ofensiva imperial y dignidad revolucionaria

 

La Habana vive horas de tensión, pero no de pánico. La reciente arremetida de la administración Trump contra la isla —con la reactivación de sanciones extremas y la inclusión de Cuba en la lista de países patrocinadores del terrorismo— ha encendido todas las alarmas. Sin embargo, lejos de doblegarse, el gobierno cubano y su pueblo han respondido con la misma firmeza que durante 64 años de bloqueo.

Lo que comenzó como una guerra económica silenciosa se ha transformado en una ofensiva descarada. Las pérdidas mensuales por el cerco superan los 629 millones de dólares; los daños acumulados, a precios corrientes, alcanzan ya los 164 mil millones. A ello se suma el contexto regional: una derecha fortalecida, la remilitarización del Caribe y un ataque sistemático contra gobiernos que desafían a Washington, como el de Venezuela.

La vuelta de Donald Trump a la Casa Blanca no ha hecho más que acelerar la maquinaria de asfixia. La imposición de aranceles a países que comercien petróleo con Cuba y el nombramiento de Marco Rubio como secretario de Estado —conocido por su postura ultraguardia contra La Habana— confirman que el objetivo sigue siendo el mismo: liquidar la Revolución.

“Bajo un pretexto mendaz y vacío de argumentos, Trump pretende asfixiar nuestra economía”, denunció el presidente Miguel Díaz-Canel, quien calificó de “fascista, criminal y genocida” a la camarilla que rodea al mandatario estadounidense. El canciller Bruno Rodríguez fue igual de tajante: se trata de un chantaje que viola todas las normas del libre comercio.

Medidas internas y un pueblo en pie

Frente a esta escalada, las instituciones cubanas han activado un plan de urgencia. En una reunión extraordinaria del Consejo de Ministros, Díaz-Canel ordenó acelerar el programa de energía fotovoltaica y otras fuentes renovables, así como implementar medidas extraordinarias para enfrentar la escasez de combustible. “Cuba no se parará, Cuba no se detendrá, nadie nos parará”, sentenció el primer ministro Manuel Marrero Cruz.

Pero la resistencia no es solo institucional. Para Magdiel Sánchez, filósofo y activista mexicano de ALBA Movimientos, el pueblo cubano ha forjado una capacidad de resistencia que el imperio subestima. “Después del sacrificio de los 32 compañeros cubanos en Caracas, el proceso de resistencia se ha fortalecido. El imperio intenta generar una crisis social para forzar un levantamiento, pero eso no va a pasar. La unidad frente a la agresión imperialista es más fuerte que nunca”, advierte.

Sánchez también alerta sobre la nueva estrategia de Washington: el denominado “Corolario Trump” a la Doctrina Monroe, que busca reclutar gobiernos títeres en América Latina bajo amenaza de sanciones. “Lo que estamos viviendo ya no permite tibiezas. Gobiernos que se dicen progresistas deben tomar medidas consecuentes, porque la puerta que no se cierra a tiempo la terminan abriendo los de siempre”, afirma.

Solidaridad: del discurso a los hechos

Cuba ha construido durante décadas una vasta red de solidaridad internacional. Hoy, esa red se vuelve imprescindible. Cada año, la comunidad internacional condena el bloqueo en Naciones Unidas con votaciones abrumadoras, pero Sánchez es claro: “Eso no es suficiente. Los gobiernos deben poner en práctica lo que votan”.

La orden ejecutiva de Trump que califica a Cuba como “amenaza inusual y extraordinaria” es, en realidad, una declaración de guerra económica. Pero La Habana no negocia su soberanía. “Solo una resistencia firme y tajante va a cerrar el paso a esta gente”, concluye el activista.

Mientras tanto, en las calles de La Habana, Santiago y Matanzas, la vida sigue. Con apagones, colas y escasez, pero sin rendición. Cuba resiste. Cuba lucha. Y esta vez, como siempre, lo hace con la certeza de que la dignidad no se rinde.

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