La dinamica delle licenze OFAC: una gestione del sistema sanzionatorio

E il caso Venezuela

Misión Verdad

Gli USA hanno costruito nel corso di decenni un sistema di sanzioni che risponde a una logica strutturale. Si tratta di un’impalcatura progettata per mutare, adattarsi e perdurare nel tempo, con la capacità di inasprirsi o allentarsi senza smantellarsi.

La sua “resilienza” risiede nel fatto che non opera come un meccanismo binario di “sanzione o rimozione”, bensì come un intreccio giuridico-amministrativo che combina leggi del Congresso, dichiarazioni di emergenza nazionale, ordini esecutivi del presidente e l’implementazione tecnica dell’Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri (OFAC). Ciò consente a Washington di amministrare la coercizione economica come una variabile permanente della propria politica estera.

Nella pratica, questa architettura si dispiega seguendo una logica di sequenziazione che struttura e riproduce il regime sanzionatorio nel tempo:

1.Il modello di attivazione del regime sanzionatorio inizia solitamente con la costruzione politica di una “minaccia” o “emergenza nazionale” che abilita il paravento giuridico sotto il quale si alimentano i pilastri legali specifici contro un paese considerato avversario o “paese obiettivo”.

2.A partire da ciò, il Congresso fornisce l’impalcatura normativa permanente, mentre il presidente, in virtù delle facoltà dell’Articolo II della Costituzione, emette ordini esecutivi che fungono da dardi puntuali contro settori, attori o flussi strategici, particolarmente quelli finanziari ed energetici.

3.L’OFAC, in quanto braccio amministrativo del Dipartimento del Tesoro, operazionalizza queste direttive mediante l’emissione di sanzioni, designazioni, blocchi e regolamentazioni, consolidando un sistema che combina centralizzazione politica con esecuzione tecnica.

Questo disegno spiega perché gli annunci di “rimozione delle sanzioni” siano solitamente concettualmente inesatti.

Nella pratica, ciò che si osserva è l’ossigenazione temporanea del sistema attraverso licenze, esenzioni o autorizzazioni amministrative, senza che venga smantellata l’impalcatura legale di fondo.

Il ruolo della legge

L’esistenza di una legge specifica contro un Paese obiettivo blinda il regime sanzionatorio e permette che, anche quando vengono revocati o sospesi determinati ordini esecutivi, l’Esecutivo possa riattivare la coercizione mediante nuovi ordini senza necessità di tornare al Congresso.

Il caso della Siria illustra questa logica; sebbene il Caesar Act del 2019 sia stato abrogato dal National Defense Authorization Act per l’Anno Fiscale 2026, lo stesso NDAA ha incorporato un meccanismo condizionale di supervisione che consente di reimporre sanzioni tramite ordine esecutivo qualora l’Esecutivo certifichi inadempienze da parte della Siria rispetto a criteri politici definiti da Washington.

L’abrogazione, in questo senso, riconfigura il sistema sotto una modalità reversibile, non lo smantella.

Il Venezuela rientra pienamente in questo modello strutturale.

Dal 2014 esiste una base legale, il Venezuela Defense of Human Rights and Civil Society Act del 2014, che abilita l’emissione di ordini esecutivi e la successiva azione dell’OFAC, ciò che ha prodotto l’architettura sanzionatoria che ha impattato in modo sequenziale l’industria petrolifera venezuelana, cominciando dall’esportazione di greggio come anello più sensibile della catena del valore.

In questo contesto, la concessione di licenze equivale all’inserimento del Venezuela nella fase di amministrazione delle licenze del regime coercitivo stesso. Si tratta di un cambio di strato all’interno del medesimo sistema poiché, si ricorda, il sistema è dinamico per convenienza, non statico né immutabile.

La Licenza Generale 41 concessa a Chevron nel novembre 2022 ha segnato un punto di svolta autorizzando esportazioni di greggio venezuelano verso gli USA sotto uno schema controllato e rinnovabile mensilmente.

Questo precedente ha inaugurato una logica di flessibilizzazione selettiva che si è tradotta in calcoli di sicurezza energetica e riorganizzazione delle forniture in un contesto di disruption globali.

La crisi energetica europea, le sanzioni contro la Russia, i segni di esaurimento del “boom dello shale” negli USA e il calo della Riserva Strategica di Petrolio hanno configurato un ambiente in cui reinserire volumi venezuelani nel mercato globale è divenuto funzionale agli interessi immediati di Washington.

Attualità

In questo quadro si inserisce il recente “combo” (insieme) di licenze emesse dall’OFAC a fine gennaio 2026.

La Licenza Generale 46 amplia in modo significativo le operazioni autorizzate nella catena del valore del settore petrolifero venezuelano, dall’esportazione, raffinazione, commercializzazione e logistica fino alla riesportazione e rivendita, sebbene mantenga esclusioni strategiche in determinate attività.

Per quanto riguarda la Licenza Generale 47, viene autorizzata la fornitura di diluenti di origine USA, un input critico per rendere possibile la produzione e il trasporto di greggi pesanti, stabilendo inoltre condizioni contrattuali sotto giurisdizione USA che rafforzano l’asimmetria legale dello schema.

A ciò si aggiungono la Licenza Generale 48, la 46A e l’aggiornamento della serie 30B in materia portuale e aeroportuale, conformando un ecosistema di autorizzazioni frammentate che consente a Washington di modulare l’operatività del settore in funzione dell’evoluzione dei negoziati e dell’allineamento politico.

Questo intreccio di licenze invia anche segnali di sicurezza giuridica alle imprese straniere interessate a reinserirsi nel mercato energetico venezuelano. La garanzia implicita è la prevedibilità amministrativa all’interno di un regime coercitivo.

In tal senso, le licenze funzionano come strumenti di negoziazione e con l’esperienza comparata si conferma che questo schema è intrinsecamente reversibile.

L’amministrazione delle licenze rappresenta la sofisticazione come strumento del “bastone e carota”, dove la coercizione viene amministrata in dosi calibrate per massimizzarne la redditività geopolitica.

In un ecosistema internazionale segnato dalla nuova Strategia di Sicurezza Nazionale e dal rinnovato Corollario Trump alla Dottrina Monroe, non vi sono indizi che Washington sia disposta a smantellare uno strumento che le consente di condizionare, pressare e negoziare dalla sua posizione di potere strutturale.


La dinámica de las licencias OFAC: una gestión del sistema sancionatorio 

Y el caso Venezuela 

Estados Unidos ha construido a lo largo de décadas un sistema de sanciones que responde a una lógica estructural. Se trata de un andamiaje diseñado para mutar, adaptarse y perdurar en el tiempo, con capacidad de endurecerse o flexibilizarse sin desmontarse. 

Su “resiliencia” radica en que no opera como un mecanismo binario de “sanción o levantamiento”, sino como un entramado jurídico-administrativo que combina leyes del Congreso, declaraciones de emergencia nacional, órdenes ejecutivas del presidente y la instrumentación técnica de la Oficina de Control de Activos Extranjeros (OFAC), lo que le permite a Washington administrar la coerción económica como una variable permanente de su política exterior. 

En la práctica, esta arquitectura se despliega siguiendo una lógica de secuenciación que estructura y reproduce el régimen sancionatorio en el tiempo: 

-El patrón de activación del régimen sancionatorio suele iniciar con la construcción política de una “amenaza” o “emergencia nacional” que habilita el paraguas jurídico bajo el cual se nutren los pilares legales específicos contra un país considerado adversario o “país objetivo”. 

-A partir de allí, el Congreso aporta el andamiaje normativo permanente, mientras que el presidente, en virtud de las facultades del Artículo II de la Constitución, emite órdenes ejecutivas que funcionan como dardos puntuales contra sectores, actores o flujos estratégicos, particularmente los financieros y energéticos. 

-La OFAC, como brazo administrativo del Departamento del Tesoro, operacionaliza estas directrices mediante la emisión de sanciones, designaciones, bloqueos y regulaciones, consolidando un sistema que combina centralización política con ejecución técnica. 

Este diseño explica por qué los anuncios de “levantamiento de sanciones” suelen ser conceptualmente inexactos. 

En la práctica, lo que se observa es la oxigenación temporal del sistema a través de licencias, exenciones o autorizaciones administrativas, sin que se desmonte el andamiaje legal de fondo. 

El rol de la ley 

La existencia de una ley específica contra un país objetivo blinda el régimen sancionatorio y permite que, aun cuando se revoquen o suspendan determinadas órdenes ejecutivas, el Ejecutivo pueda reactivar la coerción mediante nuevas órdenes sin necesidad de regresar al Congreso. 

El caso de Siria ilustra esta lógica; aunque la Ley César de 2019 fue derogada por la Ley de Autorización de Defensa Nacional para el Año Fiscal 2026, la propia NDAA incorporó un mecanismo condicional de supervisión que permite reimponer sanciones vía orden ejecutiva si el Ejecutivo certifica incumplimientos por parte de Siria en criterios políticos definidos por Washington. 

La derogación, en este sentido, reconfigura el sistema bajo una modalidad reversible, no lo desmonta. 

Venezuela encaja plenamente en este patrón estructural. 

Desde 2014 existe un basamento legal, la Ley de Defensa de los Derechos Humanos y la Sociedad Civil en Venezuela de 2014, que habilita la emisión de órdenes ejecutivas y la posterior acción de la OFAC, lo que derivó en la arquitectura sancionatoria que impactó de manera secuencial a la industria petrolera venezolana, comenzando por la exportación de crudo como eslabón más sensible de la cadena de valor. 

En este contexto, la concesión de licencias equivale a la inserción de Venezuela en la fase de administración de licencias del propio régimen coercitivo. Se trata de un cambio de capa dentro del mismo sistema pues, se recuerda que el sistema es dinámico en conveniencia, no estático, ni inmutable. 

La Licencia General 41 otorgada a Chevron en noviembre de 2022 marcó un punto de inflexión al autorizar exportaciones de crudo venezolano hacia Estados Unidos bajo un esquema controlado y renovable mensualmente. 

Este precedente inauguró una lógica de flexibilización selectiva que se tradujo a cálculos de seguridad energética y reordenamiento de suministros en un contexto de disrupciones globales. 

La crisis energética europea, las sanciones contra Rusia, los signos de agotamiento del “boom del shale” en Estados Unidos y la merma de la Reserva Estratégica de Petróleo configuraron un entorno en el que reinsertar volúmenes venezolanos en el mercado global se volvió funcional a los intereses inmediatos de Washington. 

Actualidad

En este marco se inscribe el reciente “combo” de licencias emitidas por la OFAC a finales de enero 2026. 

La Licencia General 46 amplía de manera significativa las operaciones autorizadas en la cadena de valor del sector petrolero venezolano, desde la exportación, refinación, comercialización y logística hasta la reexportación y reventa, aunque mantiene exclusiones estratégicas en actividades. 

En cuanto a la Licencia General 47, se autoriza el suministro de diluyentes de origen estadounidense, un insumo crítico para viabilizar la producción y transporte de crudos pesados, estableciendo además condiciones contractuales bajo jurisdicción estadounidense que refuerzan la asimetría legal del esquema. 

A ello se suma la Licencia General 48, la 46A y la actualización del seriado 30B en materia portuaria y aeroportuaria, conformando un ecosistema de autorizaciones fragmentadas que permite a Washington modular la operatividad del sector en función de la evolución de las negociaciones y del alineamiento político. 

Este entramado de licencias también envía señales de seguridad jurídica a empresas extranjeras interesadas en reinsertarse en el mercado energético venezolano. La garantía implícita es la previsibilidad administrativa dentro de un régimen coercitivo. 

En ese sentido, las licencias funcionan como instrumentos de negociación y con la experiencia comparada se confirma que este esquema es inherentemente reversible. 

La administración de licencias representa la sofisticación como herramienta de “palo y zanahoria”, donde la coerción se administra en dosis calibradas para maximizar su rentabilidad geopolítica. 

En un ecosistema internacional marcado por la nueva Estrategia de Seguridad Nacional y el renovado Corolario Trump a la Doctrina Monroe, no hay indicios de que Washington esté dispuesto a desmontar un instrumento que le permite condicionar, presionar y negociar desde su posición de poder estructural.

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