Cubainformación – La sezione televisiva “Miami Fake”, di Cubainformación, torna a smontare la narrazione dei grandi media a “tematica cubana” radicati a Miami e in altre capitali. Un ecosistema mediatico allineato con la politica estera USA che non solo legittima il blocco economico, ma lo complementa con campagne di paura, disinformazione e pressione internazionale volte ad aggravare la crisi e indebolire l’economia cubana.
In questo nuovo programma analizziamo come questi media mercenari costruiscano racconti destinati a scoraggiare il turismo, nascondere le cause della penuria, giustificare nuove sanzioni e criminalizzare la cooperazione internazionale cubana.
1. Diffondere la paura di viaggiare a Cuba quando di più il turismo ha bisogno
Uno dei fronti principali è il turismo, settore chiave per l’economia cubana. I media della guerra informativa amplificano le evidenti difficoltà causate dal blocco energetico USA, per costruire l’immagine di un paese collassato e pericoloso. E per cancellare ogni traccia di turismo.
Cuba Noticias 360 titolava “Regno Unito, Svizzera, Germania e altri paesi sconsigliano di viaggiare a Cuba”, mentre 14ymedio pubblicava “La Russia si rassegna a rimpatriare i suoi 4000 connazionali bloccati a Cuba per la mancanza di cherosene”. Sulla stessa linea, Diario de Cuba informava che “La venezuelana Conviasa ‘riprogramma’ i suoi voli per L’Avana e Managua”.
Altri portali replicavano il messaggio con titoli come “Germania e Svizzera lanciano chiare avvertenze ai loro cittadini sui viaggi a Cuba”, su Cubanos por el Mundo, o “Svizzera e Germania sconsigliano i viaggi a Cuba: la vita nell’Isola è ‘gravemente perturbata'”, su Diario de Cuba. Questo stesso media insisteva sull’allarme con “La Russia chiede ai suoi cittadini di smettere di viaggiare a Cuba e le compagnie aeree sospendono i voli”.
L’obiettivo è evidente: installare la percezione di insicurezza e caos per colpire uno dei pochi settori capaci di generare valuta pregiata.
2. Riflettere le ristrettezze del blocco senza indicarne il colpevole
Questi media raccontano anche l’impatto economico sulla vita quotidiana dell’attuale offensiva USA, ma omettono sistematicamente (o minimizzano) la sua causa principale.
14ymedio informava che “Il dollaro raggiunge i 500 pesos nel mercato informale e 482 nelle Cadeca ufficiali”, e che “Cubamax sospende le consegne a domicilio nell’Isola e invierà solo beni di prima necessità”.
Da parte sua, Diario de Cuba descriveva il panorama in “Fornelli alternativi e carbone nei negozi, ma niente cibo per i cubani”, un racconto che presenta la scarsità come conseguenza esclusiva della gestione interna, rendendo invisibile l’assedio economico.
3. Niente benzina, tranne per chi ha provocato che non ce ne sia
La crisi ai distributori, il deficit di carburanti per automobili, è un altro tema ricorrente nella propaganda mediatica.
Cubanet pubblicava “Code interminabili ai distributori: il volto visibile della scarsità”, mentre 14ymedio segnalava che “Il razionamento della benzina si estende alle ambasciate a Cuba”.
Tuttavia, voci critiche come El Necio denunciavano che “Gli USA usano a Cuba lo stesso carburante che perseguitano e bloccano” e raccontava che “al distributore abilitato per i diplomatici, le code si formano dalle 5:00 del mattino ma la maggior parte non può fare rifornimento perché le auto dell’ambasciata USA iniziano ad arrivare e a infilarsi arbitrariamente in coda”, accaparrando il carburante. La fonte è un membro di un’altra ambasciata, che accusava i gringos: “Per colpa vostra siamo in questa situazione”.
Perché i media mercenari, come 14ymedio, non dicono una sola parola di tutto questo?
4. Da Miami vogliono serrare ulteriormente l’assedio
Mentre informano sulle ristrettezze, questi media promuovono apertamente nuove sanzioni.
Cubanet diffondeva “Congressisti chiedono di chiudere tutte le vie che ancora avvantaggiano il regime cubano”, riferendosi a Carlos Giménez, Mario Díaz-Balart e María Elvira Salazar.
Martí Noticias rafforzava il messaggio con “Congressisti chiedono di chiudere le licenze di esportazione che avvantaggiano il regime cubano”, citando che “questa attività contraddice l’intenzione del Congresso riflessa nella legislazione statunitense”.
5. Aiuti umanitari per 6 milioni dopo aver provocato perdite a Cuba per 7000
Il cinismo raggiunge la sua massima espressione quando viene presentato come gesto solidale ciò che non è altro che una minima compensazione simbolica.
Asere Noticias informava che “Nave con aiuti umanitari dagli USA arriva a Santiago di Cuba”, mentre ADN Cuba rilanciava “Arriva nave a Santiago di Cuba con aiuti umanitari dagli USA”.
Si nasconde così che lo stesso Paese che invia aiuti sporadici mantiene un blocco che provoca perdite annuali milionarie all’economia cubana, concretamente 7000 milioni nell’ultimo anno.
6. All’ambasciatore USA non piace la libertà di espressione
La propaganda mediatica protegge anche l’immagine dell’ambasciatore USA all’Avana.
Periódico Cubano informava che “Gli USA imporranno sanzioni migratorie ai cubani coinvolti nell’atto di ripudio contro Mike Hammer”, mentre Martí Noticias pubblicava “Gli USA sanzioneranno i partecipanti ad atti di ripudio davanti alla loro ambasciata a Cuba”.
ADN Cuba ripeteva il messaggio in “Gli USA sanzioneranno coloro che partecipano ad atti di ripudio davanti alla loro ambasciata a Cuba”, normalizzando l’ingerenza politica in affari interni.
Cioè, coloro che dicono che a Cuba non c’è “libertà di espressione”, sanzionano e perseguitano i cittadini cubani che, stanchi del governo USA, indicano per strada come assassini e criminali coloro che li sottopongono a un’insostenibile guerra economica.
7. Giornalismo da spie per informare su navi petroliere
Abbiamo anche i vigilanti informativi del blocco.
Diario de Cuba pubblicava “Nonostante le minacce degli USA, L’Avana invia una nave gasiera in Giamaica”, spiegando che il viaggio “può essere letto come un tentativo del regime cubano di rompere l’embargo di carburanti”, dopo mesi senza ricevere greggio. E forniva le coordinate esatte, per facilitare il lavoro alla Gestapo del Dipartimento del Tesoro USA, agevolando la loro azione sanzionatoria verso paesi come, in questo caso, la Giamaica.
8. Cancellare accordi medici per lasciare senza soldi il sistema sanitario cubano
Un altro obiettivo è indebolire la cooperazione medica internazionale cubana, per lasciare senza un solo dollaro il sistema sanitario di Cuba, che dipende in gran parte dalle entrate che ottiene all’estero.
Periódico Cubano applaudiva che “Due paesi in più decidono di non rinnovare la contrattazione di medici cubani”.
9. È l’ora di togliersi le maschere: o con Cuba o con Trump
In “Cuba e l’ora di togliersi le maschere”, pubblicato su 14ymedio, Yoani Sánchez afferma che “i difensori del sistema sono in assoluto svantaggio a Cuba”, che “le maschere cadono” e che “finalmente siamo maggioranza e ‘loro’ lo sanno”, preannunciando che le difficoltà attuali lasceranno il posto a “una Cuba libera”.
Effettivamente, Yoani Sánchez si è tolta definitivamente la maschera: accompagna e sostiene il genocidio del popolo cubano, allineandosi con la strategia della fame di Donald Trump. Nessun’altra domanda, Vostro Onore.
Questo nuovo programma di “Miami Fake” rivela, ancora una volta, come l’intreccio mediatico di Miami non si limiti a informare: agisce come attore politico, legittimando il blocco, amplificandone gli effetti e promuovendo attivamente nuove misure per soffocare Cuba. Una macchina propagandistica il cui obiettivo non è la libertà né i diritti umani, bensì il cambio di regime per logoramento economico e sociale.
Fuera máscaras: o con Cuba o con Trump
Cubainformación.- La sección televisiva “Miami Fake”, de Cubainformación, vuelve a desmontar la narrativa de los grandes medios de “temática cubana” radicados en Miami y otras capitales. Un ecosistema mediático alineado con la política exterior de EEUU que no solo legitima el bloqueo económico, sino que lo complementa con campañas de miedo, desinformación y presión internacional destinadas a agravar la crisis y debilitar la economía cubana.
En este nuevo programa analizamos cómo estos medios mercenarios construyen relatos destinados a ahuyentar el turismo, ocultar las causas del desabastecimiento, justificar nuevas sanciones y criminalizar la cooperación internacional cubana.
1 Propagar el miedo a viajar a Cuba cuando más necesita el turismo
Uno de los frentes principales es el turismo, sector clave para la economía cubana. Los medios de la guerra informativa amplifican las evidentes dificultades causadas por el bloqueo energético de EEUU, para construir la imagen de un país colapsado y peligroso. Y para acabar con todo vestigio de turismo.
Cuba Noticias 360 titulaba “Reino Unido, Suiza, Alemania y otros países recomiendan no viajar a Cuba”, mientras 14ymedio publicaba “Rusia se resigna a repatriar a sus 4.000 connacionales varados en Cuba por la falta de queroseno”. En la misma línea, Diario de Cuba informaba que “La venezolana Conviasa ‘reprograma’ sus vuelos a La Habana y Managua”.
Otros portales replicaban el mensaje con titulares como “Alemania y Suiza lanzan claras advertencias a sus ciudadanos sobre viajar a Cuba”, en Cubanos por el Mundo, o “Suiza y Alemania desaconsejan los viajes a Cuba: la vida en la Isla está ‘gravemente perturbada’”, en Diario de Cuba. Este mismo medio insistía en la alarma con “Rusia pide a sus nacionales dejar de viajar a Cuba y las aerolíneas suspenden sus vuelos”.
El objetivo es evidente: instalar la percepción de inseguridad y caos para golpear uno de los pocos sectores capaces de generar divisas.
2 Reflejar las penurias del bloqueo sin señalar a su culpable
Estos medios también relatan el impacto económico en la vida cotidiana de la actual arremetida de EEUU, pero omiten sistemáticamente (o minimizar su importancia) su causa principal.
14ymedio informaba que “El dólar alcanza los 500 pesos en el mercado informal y 482 en las Cadeca oficiales”, y que “Cubamax suspende las entregas a domicilio en la Isla y solo enviará insumos de primera necesidad”.
Por su parte, Diario de Cuba describía el panorama en “Fogones alternativos y carbón en las bodegas, pero nada de comida para los cubanos”, un relato que presenta la escasez como consecuencia exclusiva de la gestión interna, invisibilizando el cerco económico.
3 No hay gasolina salvo para quienes han provocado que no la haya
La crisis en las gasolineras, el déficit de combustibles para automóviles, es otro tema recurrente en la propaganda mediática.
Cubanet publicaba “Interminables colas en las gasolineras: la cara visible de la escasez”, mientras 14ymedio señalaba que “El racionamiento de la gasolina se extiende a las embajadas en Cuba”.
Sin embargo, voces críticas como El Necio denunciaban que “EEUU usa en Cuba el mismo combustible que persigue y bloquea” y narraba que “en la gasolinera habilitada para diplomáticos, las colas se forman desde las 5:00 am pero la mayoría no puede cargar porque los coches de la embajada de EEUU empiezan a llegar y a meterse arbitrariamente a la cola”, acaparando el combustible. La fuente es un miembro de otra embajada, que acusaba a los gringos: “Por su culpa estamos en esta situación”.
¿Por qué los medios mercenarios, como 14ymedio, no dicen ni una palabra de todo esto?
4 Desde Miami quieren cerrar aún más el cerco
Mientras informan sobre las penurias, estos medios promueven abiertamente nuevas sanciones.
Cubanet difundía “Congresistas exigen cerrar todas las vías que aún benefician al régimen cubano”, refiriéndose a Carlos Giménez, Mario Díaz-Balart y María Elvira Salazar.
Martí Noticias reforzaba el mensaje con “Congresistas piden cerrar licencias de exportación que benefician al régimen cubano”, citando que “esa actividad (…) contradice la intención del Congreso reflejada en la legislación estadounidense”.
5 Ayuda humanitaria de seis millones tras provocar pérdidas a Cuba por 7.000
El cinismo alcanza su máxima expresión cuando se presenta como gesto solidario lo que no es más que una mínima compensación simbólica.
Asere Noticias informaba que “Buque con ayuda humanitaria de EEUU llega a Santiago de Cuba”, mientras ADN Cuba replicaba “Llega barco a Santiago de Cuba con ayuda humanitaria de EEUU”.
Se oculta así que el mismo país que envía ayuda puntual mantiene un bloqueo que provoca pérdidas anuales millonarias a la economía cubana, concretamente 7.000 millones en el último año.
6 Al embajador de EEUU no le gusta la libertad de expresión
La propaganda mediática también protege la imagen del embajador estadounidense en La Habana.
Periódico Cubano informaba que “EEUU impondrá sanciones migratorias a cubanos involucrados en acto de repudio contra Mike Hammer”, mientras Martí Noticias publicaba “EEUU sancionará a participantes en actos de repudio frente a su Embajada en Cuba”.
ADN Cuba repetía el mensaje en “EEUU sancionará a quienes participen en actos de repudio frente a su Embajada en Cuba”, normalizando la injerencia política en asuntos internos.
Es decir, los que dicen que en Cuba no hay “libertad de expresión”, sancionan y persiguen a las ciudadanía cubana que, harta del Gobierno de EEUU, señala en la calle como asesinos y criminales a quienes la someten a una guerra económica insoportable.
7 Periodismo de chivatos para informar de barcos petroleros
También tenemos a los vigilantes informativos del bloqueo.
Diario de Cuba publicaba “Pese a las amenazas de EEUU, La Habana envía un barco gasero a Jamaica”, explicando que el viaje “puede ser leído como un intento del régimen cubano por romper el embargo de combustibles”, tras meses sin recibir crudo. Y ofrecía las coordenadas exactas, para facilitar la labor a la Gestapo del Departamento de Tesoro de EEUU, facilitando su labor sancionatoria a países como, en este caso, Jamaica.
8 Cancelar acuerdos médicos para dejar sin dinero al sistema de salud de Cuba
Otro objetivo es debilitar la cooperación médica internacional cubana, para dejar sin un solo dólar al sistema de salud de Cuba, que depende en gran parte de los ingresos que obtiene en el exterior.
Periódico Cubano aplaudía que “Dos países más deciden no renovar la contratación de médicos cubanos”.
9 Es la hora de quitarse las máscaras: o con Cuba o con Trump
En “Cuba y la hora de quitarse las máscaras”, publicado en 14ymedio, Yoani Sánchez afirma que “los defensores del sistema están en absoluta desventaja en Cuba”, que “las máscaras se caen” y que “al fin somos mayoría y ‘ellos’ lo saben”, augurando que las dificultades actuales darán paso a “una Cuba libre”.
Efectivamente, Yoani Sánchez se ha quitado definitivamente la careta: acompaña y apoya el genocidio del pueblo cubano, alineándose con la estrategia de hambre de Donal Trump. No hay más preguntas, señoría.
Este nuevo programa de “Miami Fake” revela, una vez más, cómo el entramado mediático de Miami no solo informa: actúa como actor político, legitimando el bloqueo, amplificando sus efectos y promoviendo activamente nuevas medidas para asfixiar a Cuba. Una maquinaria propagandística cuya meta no es la libertad ni los derechos humanos, sino el cambio de régimen por desgaste económico y social.
