IA, ‘fake news’ e paure storiche: la triade perfetta della guerra informativa contro il Venezuela

Sputnik

Il Venezuela è diventato centro dell’attenzione internazionale. Dagli attacchi militari subiti dal paese da parte USA e il sequestro del presidente, Nicolás Maduro, e di sua moglie, Cilia Flores, le corporazioni mediatiche occidentali hanno identificato una nuova figura di interesse: la presidentessa incaricata, Delcy Rodríguez.

Nelle ultime settimane, una valanga di accuse – che vanno da presunti legami con il narcotraffico, denunce di cospirazione, fino a una connessione con il movimento sciita Hezbollah – è stata scatenata contro la mandataria.

La risposta ufficiale è stata categorica e centralizzata attraverso l’account “Miraflores al Momento”, piattaforma che ha smentito punto per punto ciascuna di queste narrazioni, definendole “nuove versioni, stesse ‘fonti’ e zero prove”, il cui obiettivo reale è “mantenere la minaccia” contro Rodríguez.

Ma al di là della smentita specifica, sorge una domanda di fondo: qual è il meccanismo, l’obiettivo ultimo e il vero impatto di queste campagne di notizie false?

Sfruttamento di paure strutturali

Per Óscar Schemel, direttore della società di sondaggi Hinterlaces e analista dell’opinione pubblica, queste operazioni non cercano semplicemente di danneggiare una figura, bensì di eseguire un attacco sistematico contro la credibilità istituzionale, erodendo la fiducia sociale fino alle sue fondamenta.

In un’intervista per Sputnik, l’esperto smonta le aree, gli attori e le conseguenze di ciò che definisce una guerra di disinformazione che ha l’intelligenza artificiale come la sua artiglieria più letale.

Schemel identifica tre “matrici ricorrenti” in questa offensiva: quella del tradimento o subordinazione a potenze straniere, quella del narcotraffico e quella della rottura o cospirazione interna. La loro efficacia, spiega, non risiede nella loro veridicità fattuale, ma nella loro capacità di connettersi con “paure strutturali molto profonde della società venezuelana”.

“Non fanno appello ai dati, ma alle emozioni accumulate: la paura della cessione della sovranità, la criminalizzazione del potere e la percezione di frattura interna”, precisa l’analista.

Queste narrazioni operano nel terreno del sospetto permanente, uno spazio in cui la dimostrazione empirica è irrilevante. In contesti di alta complessità come quello venezuelano, il loro obiettivo non è che la gente creda a una versione concreta, ma che “smetta di fidarsi di qualsiasi versione”.

“Questo è il vero danno: l’erosione della credibilità come sistema”, sentenzia Schemel. “Quando tutto sembra possibile, anche il falso diventa ammissibile”.

La velocità e il realismo di questi attacchi sono stati moltiplicati dall’intelligenza artificiale. Schemel avverte che l’IA ha “ridotto radicalmente i costi e i tempi per creare contenuti falsi verosimili”, generando “realtà false progettate con precisione”. Di fronte a questo scenario, le strategie di comunicazione tradizionali sono insufficienti.

“La chiave non è più solo smentire, ma anticipare”, afferma. Propone un approccio a tre livelli: prevenzione, velocità e credibilità.

Il primo passo è “inoculare il pubblico”, cioè educare su come vengono costruite queste falsità.

Il secondo è una risposta tempestiva con prove semplici e verificabili, “prima che la menzogna si consolidi emotivamente”.

Il terzo è distribuire la verità attraverso gli stessi circuiti in cui circola la falsità, adattandosi alla logica digitale.

“Se si perde la prima finestra temporale, poi il dibattito cessa di essere razionale e diventa identitario”, sottolinea. In questo quadro, strumenti come “Miraflores al Momento” sono fondamentali come meccanismo di risposta rapida e per fissare una posizione istituzionale chiara. Tuttavia, Schemel ritiene che questa strategia di smentita centralizzata, sebbene necessaria, “non sia sufficiente”.

“La disputa non avviene solo sul piano istituzionale, ma sul piano emotivo e virale”, spiega. Per questo, la smentita deve essere complementata con una rete di portavoce, formati agili e una strategia di distribuzione differenziata. Una cattiva chiarificazione, avverte, può persino amplificare la menzogna “se ripete la voce o la drammatizza”.

“La chiave è rispondere rapidamente, con chiarezza, senza sovra-reagire e chiudendo la conversazione, non alimentandola”, conclude.

Ingegneria digitale per frammentare la società

Queste campagne non dipendono più dai media tradizionali. Schemel descrive “circuiti di diffusione” ibridi che mescolano meme, contenuto reale tagliato e falsità assolute, funzionando come un’efficiente “catena del valore informativa”.

In questo ecosistema operano attori con ruoli specifici: produttori del contenuto (con fini politici o strategici), amplificatori (che cercano visibilità, monetizzazione o influenza) e validatori (figure che, senza creare la menzogna, la legittimano con insinuazioni). A questo circuito si aggiunge un “pubblico militante” che condivide il contenuto non per convinzione della sua veridicità, ma perché rafforza la propria identità emotiva o politica.

“Spesso l’incentivo non è ideologico, ma economico o reputazionale. Il conflitto genera traffico, follower e potere simbolico”, analizza Schemel. Il risultato è un sistema che, sebbene appaia caotico, ha la sua struttura. Sembra “decentralizzato, ma non caotico, ha modelli, ruoli e obiettivi chiari”, aggiunge.

Al di là dell’obiettivo immediato di logorare una figura politica, Schemel mette in guardia sull’impatto più profondo e duraturo di queste operazioni: l’erosione della fiducia generale nell’informazione e, di conseguenza, nella possibilità stessa del dibattito pubblico.

“L’impatto più grave è l’aumento del cinismo informativo”, afferma. “Quando la gente presume che tutto sia manipolazione, si indebolisce la possibilità di deliberazione collettiva”. Questo fenomeno può essere misurato in indicatori come il crollo della fiducia nelle istituzioni e nei media, l’affaticamento informativo, la polarizzazione emotiva e la disponibilità a condividere voci non verificate.

Dalla ricerca sull’opinione pubblica, Schemel osserva una pericolosa “ritirata dal dibattito”: persone che preferiscono non informarsi o non partecipare perché sentono che “niente è vero”. “A lungo termine, questo frammenta la coesione sociale e trasforma la politica in una disputa tra stati d’animo, non di idee”, avverte. L’orizzonte che delinea è fosco: una società che, perdendo “una base minima di verità condivisa”, diventa “più vulnerabile alla manipolazione permanente”.

A giudizio dell’esperto, la battaglia che si combatte nelle reti e nei media contro la presidentessa incaricata è solo l’anticamera di una strategia più ampia.

“La contrapposizione non cerca più di sconfiggere in modo frontale; cerca di riprogrammare mentalità, aspettative e significati. Di fronte a ciò, la risposta passa attraverso più politica, più comprensione storica e più capacità di interpretare le tendenze profonde del tempo che viviamo”, conclude.


IA, ‘fake news’ y miedos históricos: la triada perfecta de la guerra informativa contra Venezuela

 Sputnik 

Venezuela se ha convertido en centro de atención a nivel internacional. Desde los ataques militares que sufrió el país por parte de Estados Unidos y el secuestro del presidente, Nicolás Maduro, y su esposa, Cilia Flores, las corporaciones mediáticas occidentales identificaron una nueva figura de interés: la presidenta encargada, Delcy Rodríguez. 

En las últimas semanas, una avalancha de acusaciones —que van desde supuestos vínculos con el narcotráfico, denuncias de conspiración, hasta una conexión con el movimiento chií Hizbulá— ha sido desplegada contra la mandataria. 

La respuesta oficial ha sido contundente y centralizada a través de la cuenta “Miraflores al Momento”, plataforma que ha desmentido punto por punto cada una de estas narrativas, calificándolas como “nuevas versiones, mismas ‘fuentes’ y cero pruebas”, cuyo objetivo real es “mantener la amenaza” contra Rodríguez. 

Pero más allá del desmentido específico, surge una pregunta de fondo: ¿cuál es el mecanismo, el objetivo último y el verdadero impacto de estas campañas de noticias falsas? 

Explotación de temores estructurales 

Para Oscar Schemel, director de la encuestadora Hinterlaces y analista de opinión pública, estas operaciones no buscan simplemente dañar a una figura, sino ejecutar un ataque sistemático contra la credibilidad institucional, erosionando la confianza social hasta sus cimientos. 

En entrevista para Sputnik, el experto desmonta las áreas, los actores y las consecuencias de lo que define como una guerra de desinformación que tiene a la inteligencia artificial como su artillería más letal. 

Schemel identifica tres “matrices recurrentes” en esta ofensiva: de la traición o subordinación a potencias extranjeras, la del narcotráfico y la de la ruptura o conspiración interna. Su efectividad, explica, no radica en su veracidad fáctica, sino en su capacidad para conectar con “miedos estructurales muy profundos de la sociedad venezolana”. 

“No apelan a datos, sino a emociones acumuladas: el temor a la entrega de la soberanía, la criminalización del poder y la percepción de fractura interna”, precisa el analista. 

Estas narrativas operan en el terreno de la sospecha permanente, un espacio donde la demostración empírica es irrelevante. En contextos de alta complejidad como el venezolano, su meta no es que la gente crea una versión concreta, sino que “deje de confiar en cualquier versión”. 

“Ese es el verdadero daño: la erosión de la credibilidad como sistema”, sentencia Schemel. “Cuando todo parece posible, incluso lo falso se vuelve admisible”. 

La velocidad y el realismo de estos ataques han sido multiplicados por la inteligencia artificial. Schemel advierte que la IA ha “reducido radicalmente el costo y tiempo para crear contenidos falsos verosímiles”, generando “realidades falsas diseñadas con precisión”. Ante este escenario, las estrategias de comunicación tradicionales son insuficientes. 

“La clave ya no es solo desmentir, sino anticipar”, afirma. Propone un enfoque de tres niveles: prevención, velocidad y credibilidad. 

El primer paso es “inocular a la audiencia”, es decir, educar sobre cómo se construyen estas falsedades. 

El segundo, es una respuesta temprana con evidencia simple y verificable, “antes de que la mentira se consolide emocionalmente”. El tercero es distribuir la verdad por los mismos circuitos donde circula la falsedad, adaptándose a la lógica digital. 

“Si se pierde la primera ventana temporal, luego el debate deja de ser racional y se convierte en identitario”, subraya. En este marco, herramientas como “Miraflores al Momento” son fundamentales como mecanismo de respuesta rápida y para fijar una posición institucional clara. Sin embargo, Schemel considera que esta estrategia de desmentido centralizado, aunque necesaria, “no es suficiente”. 

“La disputa no ocurre solo en el plano institucional, sino en el plano emocional y viral”, explica. Por ello, el desmentido debe complementarse con una red de voceros, formatos ágiles y una estrategia de distribución diferenciada. Una mala aclaración, advierte, puede incluso amplificar la mentira “si repite el rumor o lo dramatiza”. 

“La clave es responder rápido, con claridad, sin sobrerreaccionar y cerrando la conversación, no alimentándola”, concluye. 

Ingeniería digital para fragmentar la sociedad 

Estas campañas ya no dependen de los medios tradicionales. Schemel describe “circuitos de difusión” híbridos que mezclan memes, contenido real recortado y falsedades absolutas, funcionando como una eficiente “cadena de valor informativa”. 

En este ecosistema operan actores con roles específicos: productores del contenido (con fines políticos o estratégicos), amplificadores (que buscan visibilidad, monetización o influencia) y validadores (figuras que, sin crear la mentira, la legitiman con insinuaciones). A este circuito se suma una “audiencia militante” que comparte el contenido no por convicción de su veracidad, sino porque refuerza su identidad emocional o política. 

“Muchas veces el incentivo no es ideológico, sino económico o reputacional. El conflicto genera tráfico, seguidores y poder simbólico”, analiza Schemel. El resultado es un sistema que, aunque parece caótico, tiene su estructura. Parece “descentralizado, pero no caótico, tiene patrones, roles y objetivos claros”, añade. 

Más allá del objetivo inmediato de desgastar a una figura política, Schemel alerta sobre el impacto más profundo y duradero de estas operaciones: la erosión de la confianza general en la información y, por ende, en la posibilidad misma del debate público. 

“El impacto más grave es el aumento del cinismo informativo”, afirma. “Cuando la gente asume que todo es manipulación, se debilita la posibilidad de deliberación colectiva”. Este fenómeno se puede medir en indicadores como la caída de confianza en instituciones y medios, la fatiga informativa, la polarización emocional y la disposición a compartir rumores sin verificar. 

Desde la investigación de opinión pública, Schemel observa una peligrosa “retirada del debate”: personas que prefieren no informarse o no participar porque sienten que “nada es verdad”. “A largo plazo, esto fragmenta la cohesión social y convierte la política en una disputa entre estados de ánimo, no de ideas”, advierte. El horizonte que dibuja es sombrío: una sociedad que, al perder “una base mínima de verdad compartida”, se vuelve “más vulnerable a la manipulación permanente”. 

A juicio del experto, la batalla que se libra en las redes y medios contra la presidenta encargada es solo la antesala de una estrategia mayor. 

“La confrontación ya no busca derrotar de manera frontal; busca reprogramar mentalidades, expectativas y sentidos. Frente a ello, la respuesta pasa por más política, más comprensión histórica y más capacidad de interpretar las tendencias profundas del tiempo que vivimos”, concluye.

 

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