Castigo collettivo: crimine di guerra

La Jornada

Sulla base delle indicazioni di esperti di diritti umani, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha stabilito che l’ordine esecutivo con cui il presidente USA, Donald Trump, ha imposto un blocco di carburante a Cuba costituisce una grave violazione del diritto internazionale e una grave minaccia a un ordine internazionale democratico ed equo. “Non avendo l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il decreto è privo di fondamento nella sicurezza collettiva e costituisce un atto unilaterale incompatibile con il diritto internazionale”, mentre le allegazioni di Washington su una presunta minaccia alla sicurezza nazionale USA o il presunto legame de L’Avana con gruppi terroristici transnazionali “mancano di credibilità e sembrano progettate esclusivamente per giustificare il blocco”.

Quanto affermato dagli specialisti riguardo allo strangolamento energetico messo in atto dal trumpismo è valido per l’insieme di norme e politiche che costituiscono il blocco contro l’isola da quasi settant’anni, così come per le sanzioni contro il Venezuela iniziate dall’ex presidente Barack Obama nel 2015, la cui culminazione è stato l’assedio militare e il sequestro del presidente costituzionale, Nicolás Maduro. In questo senso, vale la pena ricordare che le sanzioni illegali imposte da Washington e dai suoi alleati hanno ucciso civili innocenti, così come il fatto che la Casa Bianca è a conoscenza di questi effetti e li considera un prezzo da pagare per imporre i propri interessi. Questa non è un’opinione, ma un dato confermato fin dal 1996 dall’allora rappresentante statunitense presso le Nazioni Unite (poi promossa a Segretario di Stato l’anno successivo), Madeleine Albright: quando una giornalista le chiese se valesse la pena aver ucciso mezzo milione di bambini in Iraq nel suo intento di rovesciare Saddam Hussein, la funzionaria rispose: “noi riteniamo che il prezzo valga la pena”.

Questa modalità di aggressione in cui un intero popolo è sottoposto a privazioni da parte di una potenza in cerca di obiettivi militari, politici ed economici si chiama castigo collettivo ed è tipizzata come crimine di guerra nella Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione delle Persone Civili in Tempo di Guerra, comunemente nota come Quarta Convenzione di Ginevra. L’articolo 33 di questo trattato, sottoscritto da 194 paesi, stabilisce che a) nessuna persona protetta sarà punita per infrazioni che non abbia commesso; sono proibiti i castighi collettivi, nonché ogni misura di intimidazione o di terrorismo; b) è proibito il saccheggio; e c) sono proibite le misure di rappresaglia contro le persone protette e i loro beni. I sequestri illegali di navi cisterna in rotta verso o dal Venezuela da parte di Washington sono un chiaro esempio di saccheggio: presa o appropriazione illegittima e indiscriminata di beni altrui.

In questo contesto di violazioni impunite del diritto internazionale e umanitario, è doveroso accogliere con favore la ferma solidarietà dello Stato messicano con il popolo cubano tramite l’invio di 814 tonnellate di viveri e la decisione di integrare nuovi carichi. Allo stesso modo, è degna di applauso la coalizione internazionale di movimenti sociali e organizzazioni formatasi per portare cibo, medicine e forniture “urgentemente necessarie alle comunità che affrontano una grave scarsità” a Cuba. Alcuni partecipanti di questa iniziativa hanno già preso parte agli sforzi per rompere l’assedio israeliano a Gaza, il che mostra la persistenza di settori sociali nell’affrontare l’ingiustizia ovunque essa si presenti.

Sebbene sia impossibile che questo tipo di aiuti rimedi al danno inflitto alla popolazione dell’isola dal blocco USA, è necessario incoraggiarli sia per il sollievo che apportano in momenti di pressante necessità, sia per il loro potenziale di generare consapevolezza nell’opinione pubblica internazionale circa l’inammissibile strategia di far morire di fame i civili perché alle élite di un paese o di un blocco non piacciono i governanti di un altro.


Castigo colectivo: crimen de guerra

 

Con base en los señalamientos de expertos en derechos humanos, la Organización de Naciones Unidas (ONU) determinó que la orden ejecutiva con la cual el presidente de Estados Unidos, Donald Trump, impuso un bloqueo de combustible a Cuba es una grave violación del derecho internacional y una grave amenaza a un orden internacional democrático y equitativo. “Al no contar con autorización del Consejo de Seguridad de la ONU, el decreto carece de fundamento en la seguridad colectiva y constituye un acto unilateral incompatible con el derecho internacional”, mientras las alegaciones de Washington sobre una supuesta amenaza a la seguridad nacional estadunidense o el presunto vínculo de La Habana con grupos terroristas trasnacionales “carecen de credibilidad y parecen diseñadas exclusivamente para justificar el bloqueo”. 

Lo dicho por los especialistas respecto al estrangulamiento energético puesto en marcha por el trumpismo es válido para el conjunto de normas y políticas que conforman el bloqueo contra la isla desde hace ya casi siete décadas, así como para las sanciones a Venezuela iniciadas por el ex presidente Barack Obama en 2015, cuya culminación fue el sitio militar y el secuestro del mandatario constitucional, Nicolás Maduro. En este sentido, vale recordar que las sanciones ilegales impuestas por Washington y sus aliados han matado a civiles inocentes, así como el hecho de que la Casa Blanca está al tanto de esos efectos y los asume como un precio a pagar para imponer sus intereses. Esto no es una opinión, sino un dato confirmado desde 1996 por la entonces representante estadunidense ante Naciones Unidas (promovida a secretaria de Estado el año siguiente), Madeleine Albright: cuando una periodista le preguntó si valía la pena haber matado a medio millón de niños en Irak en su afán de derrocar a Saddam Hussein, la funcionaria respondió: “nosotros creemos que el precio vale la pena”. 

Esta modalidad de agresión en que un pueblo entero es sometido a la depravación por una potencia en busca de objetivos militares, políticos y económicos se denomina castigo colectivo y se encuentra tipificada como un crimen de guerra en el Convenio de Ginebra relativo a la Protección de Personas Civiles en Tiempo de Guerra, comúnmente conocido como Cuarto Convenio de Ginebra. El artículo 33 de este tratado suscrito por 194 países establece que a) no se castigará a ninguna persona protegida por infracciones que no haya cometido; están prohibidos los castigos colectivos, así como toda medida de intimidación o de terrorismo; b) está prohibido el pillaje, y c) están prohibidas las medidas de represalia contra las personas protegidas y sus bienes. Las incautaciones ilegales de buques petroleros en su camino desde o hacia Venezuela por parte de Washington son un ejemplo claro de pillaje: toma o apoderamiento ilegítimo e indiscriminado de bienes ajenos. 

En este contexto de violaciones impunes al derecho internacional y humanitario, cabe saludar la firme solidaridad del Estado mexicano con el pueblo cubano mediante el envío de 814 toneladas de víveres y la decisión de integrar nuevos cargamentos. Asimismo, resulta digna de aplauso la coalición internacional de movimientos sociales y organizaciones formada para llevar alimentos, medicinas y suministros “urgentemente necesarios a comunidades que afrontan una escasez aguda” en Cuba. Algunos participantes de esta iniciativa ya tomaron parte en los esfuerzos para romper el cerco israelí a Gaza, lo que muestra la persistencia de sectores sociales para encarar la injusticia allí donde se presente. 

Si bien es imposible que este tipo de ayudas subsane el daño infligido a la población isleña por el bloqueo estadunidense, es preciso alentarlas tanto por el alivio que prestan en momentos de acuciante necesidad como por su potencial para generar conciencia en la opinión pública internacional acerca de la inadmisible estrategia de matar de hambre a civiles porque a las élites de un país o un bloque no les gustan los gobernantes de otro.

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