Il presidente Donald Trump, incoraggiato da Marco Rubio, sogna di far crollare il governo socialista di Cuba, qualcosa che può trasformarsi in un terribile incubo se calcola male i suoi passi, poiché i cubani hanno una tempra diversa da altri Paesi e sono sempre stati disposti a dare la vita per difendere la propria libertà e sovranità.
Se vuole verificarlo, può chiedere alla Spagna di raccontargli come i cubani bruciarono le città per non consegnargliele e resistettero fino alla criminale riconcentrazione dei contadini, imposta durante la guerra del 1895 dal militare spagnolo Valeriano Weyler, per impedire il sostegno ai mambises che lottavano contro il giogo coloniale.
Dal 1960 i cubani resistono stoicamente alle misure di guerra economica concepite dagli USA per impedire lo sviluppo del Paese, unitamente a molteplici atti terroristici finanziati e organizzati dalla CIA, contro le industrie e l’agricoltura, piani di assassinio dei loro dirigenti, un’invasione mercenaria, guerra psicologica con lo scopo di intimidire e confondere la popolazione, tra cui l’esecrabile Operazione Peter Pan, mediante la quale portarono via dall’Isola 14048 bambini senza i loro genitori, oltre al reclutamento di alti funzionari per ottenere informazioni e ostacolare l’avanzata della Rivoluzione.
Nessuna di queste azioni ha avuto successo e Cuba va avanti, nonostante tanti ostacoli imperialisti.
Tra il 1989 e il 1991 crollarono il socialismo europeo e l’URSS, prodotto dei piani e delle misure degli USA, tra cui il Programma Democrazia eseguito da Ronald Reagan e la strategia delineata dal Comitato di Santa Fe, il reclutamento da parte della CIA di alte personalità del partito comunista e del governo, professionisti nelle sfere economiche e finanziarie di quei paesi socialisti.
Gli yankee fecero di tutto per spingere Cuba nello stesso burrone, ma rimasero con la voglia perché i cubani resistettero uniti a tutte le privazioni, sapendo cosa avrebbero potuto soffrire.
Cuba perse di colpo il commercio che manteneva con quel blocco europeo e il suo prodotto interno lordo (PIL) subì un crollo del 37%, situazione che nessun’altra nazione sopporterebbe. Tuttavia, Cuba resistette e andò avanti con Fidel Castro alla guida.
Gli USA, “campioni dei diritti umani”, fecero di tutto per strangolare l’economia cubana per piegare il suo popolo con la fame e le malattie.
Per questo, nel 1992 il presidente George H. Bush firmò la Legge Torricelli (Cuban Democracy Act), che rafforzò il Blocco economico, commerciale e finanziario, limitando lo sviluppo del commercio estero, vietando alle filiali di imprese statunitensi in paesi terzi di fare affari con Cuba, tra le altre misure coercitive.
Nemmeno quella legge diede risultati e la Rivoluzione continuò.
Incoraggiati da forti campagne psicologiche strutturate dagli USA, dal rifiuto di visti per emigrare, unitamente alle limitazioni economiche prodotte dalla guerra economica, nell’agosto del 1994 migliaia di cubani scesero nelle strade dell’Avana a protestare contro la Rivoluzione, in quello che è noto come il “Maleconazo”, radunandosi sulle coste per lanciarsi in mare in cerca del paradiso yankee.
Cuba prese la decisione di lasciarli partire e si creò nuovamente una situazione complicata per gli yankee che stimolavano le partenze illegali. Ciò diede luogo a un nuovo accordo migratorio tra i due paesi e la Rivoluzione continuò a lottare.
Quando la mafia terroristica anticubana si rese conto che un possibile riavvicinamento tra Bill Clinton e Fidel Castro avrebbe potuto portare a un miglioramento delle relazioni, prepararono un’operazione coperta per provocare il governo cubano a rispondere con fermezza, alle costanti violazioni dello spazio aereo cubano eseguite da un’organizzazione creata con l’appoggio della deputata anticubana Ileana Ros-Lehtinen, che lanciava milioni di proclami controrivoluzionari sulla città.
Dopo reiterati avvertimenti del governo cubano e messaggi inviati al presidente Clinton, il 24 febbraio 1996 violarono nuovamente lo spazio aereo dell’Avana, venendo abbattuti due aerei dell’organizzazione Hermanos al Rescate (Fratelli al Soccorso), che erano partiti da un aeroporto di Miami.
Tutto fu pianificato dalla mafia anticubana e la risposta di Cuba permise loro di chiedere al presidente yankee di firmare la “Legge per la Libertà e la Solidarietà Democratica Cubana”, nota come Legge Helms-Burton, preparata in anticipo. Tale legge ha carattere extraterritoriale, penalizzando le imprese straniere che investono in proprietà espropriate dalla Rivoluzione e codificò il Blocco, togliendo al presidente USA la possibilità di eliminarlo senza la previa approvazione del Congresso.
Ma nemmeno così riuscirono a rovesciare il socialismo cubano.
Barack Obama durante la sua presidenza fece una svolta di 180 gradi alla strategia per rovesciare la Rivoluzione, non attraverso l’asfissia economica ma tramite l’influenza ideologica che potevano esercitare i visitatori yankee nell’Isola e durante le visite negli USA di funzionari, artisti, sportivi, accademici, scienziati, intellettuali e religiosi cubani, ma senza eliminare le misure del Blocco.
Al contrario, Obama fu il presidente che impose più sanzioni alla banca internazionale per aver effettuato trasferimenti con Cuba, nonostante il ripristino delle relazioni diplomatiche, interrotte da Washington il 3 gennaio 1961.
La sua strategia non ottenne i risultati pianificati.
Donald Trump nel suo primo mandato presidenziale (2017-2021), eliminò la direttiva presidenziale di Obama e impose nuove sanzioni economiche e finanziarie, aumentò la pressione su banche e imprese straniere che operavano con Cuba. Restrinse al massimo i viaggi verso l’isola e sospese il rilascio di visti all’Avana, obbligando i cubani a richiederli in paesi terzi, a causa di una storia fantasiosa ideata dalla CIA su presunti attacchi acustici. Come ciliegina sulla torta, reinserì Cuba nella lista degli Stati Patrocinatori del Terrorismo.
Trump lasciò la Casa Bianca senza vedere la fine del socialismo a Cuba.
Ora nel suo secondo mandato, nonostante sia stato condannato dai tribunali per 32 reati, unitamente allo scandalo di pedofilia come risulta dagli archivi del malato sessuale Jeffrey Epstein, continua con la politica di strangolamento economico di Cuba, incoraggiato dal suo segretario di Stato Marco Rubio, membro della mafia anticubana di Miami, e ha dichiarato Cuba come un paese che “colpisce la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, minacciando di imporre dazi elevati ai paesi che vendono petrolio all’isola.
Con questo, intende provocare un collasso nei servizi di base, inclusi quelli sanitari, educativi, trasporti, spostamento e distribuzione di alimenti, oltre alla produzione agricola, con il sogno di scatenare proteste popolari contro il governo rivoluzionario.
Nel giugno 1960 il presidente D. Eisenhower tentò di fare qualcosa di simile, coordinando con le compagnie petrolifere yankee presenti nell’Isola il taglio delle forniture di petrolio e vietando la lavorazione del petrolio di altri paesi nelle loro raffinerie. In risposta Cuba le nazionalizzò, basandosi sulla Legge dei Minerali e Combustibili del maggio 1938.
Nei giorni scorsi, specialisti e conoscitori del tema cubano, tra cui Vicki Huddleston, ex capo della Sezione di Interessi USA a Cuba, hanno espresso che l’attuale politica di Trump-Rubio sarà un fallimento, perché ignora la coscienza nazionale dei cubani.
Coloro che negli USA sognano di piegare il popolo cubano, devono tenere presente quanto espresso da José Martí nella sua opera letteraria Abdala:
L’amore, madre, per la patria
Non è l’amore ridicolo per la terra
Né per l’erba che calpestano i nostri piedi;
È l’odio invincibile verso chi la opprime,
È il rancore eterno verso chi l’attacca.
Los sueños de Donald Trump pueden transformarse en pesadillas
Por Arthur González
El presidente Donald Trump estimulado por Marco Rubio, sueña con derrumbar el gobierno socialista de Cuba, algo que puede transformarse en terrible pesadilla si calcula mal sus pasos, pues los cubanos tienen una estirpe diferente a otros países y siempre han estado dispuestos a dar hasta la vida por defender su libertad y soberanía.
Si quiere comprobarlo puede preguntarle a España para que le relate como los cubanos quemaron ciudades para no entregárselas y resistieron hasta la reconcentración criminal de campesinos, impuesta durante la guerra de 1895 por el militar español Valeriano Weyler, para impedir el apoyo a los mambises que luchaban contra el yugo colonial.
Desde 1960 los cubanos resisten estoicamente las medidas de guerra económica diseñada por Estados Unidos para impedir el desarrollo del país, unido a múltiples actos terroristas financiados y organizados por la CIA, contra las industrias y la agricultura, planes de asesinato a sus líderes, una invasión mercenaria, guerra psicológica con el propósito de amedrentar y confundir a la población, entre ellas la execrable Operación Peter Pan, mediante la cual sacaron de la Isla a 14 mil 48 niños sin sus padres, además del reclutamiento de altos funcionarios para obtener información y obstaculizar el avance de la Revolución.
Ninguna de estas acciones tuvo éxito y Cuba sigue adelante, a pesar de tantas trabas imperialistas.
Entre 1989 y 1991 se desmoronó el socialismo europeo y la URSS, producto de los planes y medidas de Estados Unidos, entre ellos el Programa Democracia ejecutado por Ronald Reagan y la estrategia plasmada por el Comité de Santa Fe, el reclutamiento por la CIA de altas personalidades del partido comunista y del gobierno, profesionales en las esferas económica y las finanzas de aquellos países socialistas.
Los yanquis hicieron hasta lo imposible por empujar a Cuba al mismo barranco, pero se quedaron con las ganas porque los cubanos resistieron unidos todas las penurias, sabiendo lo que podían sufrir.
Cuba perdió de un plumazo el comercio que mantenía con ese bloque europeo y su producto interno bruto (PBI) sufrió una caída del 37 por ciento, situación que no soportaría otra nación. Sin embargo, Cuba resistió y salió adelante con Fidel Castro al frente.
Estados Unidos, “campeón de los derechos humanos”, hizo hasta lo imposible para estrangular la economía cubana para rendir a su pueblo por hambre y enfermedades.
Para ello, en 1992 el presidente George H. Bush firmó la Ley Torricelli (Cuban Democracy Act), que reforzó el Bloqueo económico, comercial y financiero, limitando el desarrollo del comercio exterior, al prohibir que las subsidiarias de empresas estadounidenses en terceros países puedan hacer negocios con Cuba, entre otras medidas coercitivas.
Esa ley tampoco dio resultados y la Revolución siguió adelante.
Estimulados por fuertes campañas psicológicas estructuradas por Estados Unidos, la negativa de visas para emigrar, unido a las limitaciones económicas que produce la guerra económica, en agosto de 1994 miles de cubanos salieron a las calles de La Habana a protestar contra la Revolución, lo que se conoce como el “Maleconazo”, agrupándose en las costas para lanzarse al mar en busca del paraíso yanqui.
Cuba tomó la decisión de dejarlos marchar y se volvió a crear una complicada situación para los yanquis que estimulaban las salidas ilegales. Eso dio lugar a un nuevo acuerdo migratorio entre ambos países y la Revolución continuó en pie de lucha.
Al percatarse la mafia terrorista anticubana que un posible acercamiento entre Bill Clinton y Fidel Castro podría conllevar a una mejoría en las relaciones, prepararon una operación encubierta para provocar al gobierno cubano a responder con firmeza, ante las constantes violaciones del espacio aéreo cubano que ejecutaba una organización fabricada con apoyo de la congresista anticubana Ileana Ros-Lehtinen, que lanzaba millones de proclamas contrarrevolucionarias sobre la ciudad.
Después de reiteradas advertencias del gobierno cubano y mensajes enviados al presidente Clinton, el 24 de febrero de 1996 volvieron a violar el espacio aéreo de La Habana, siendo derribados dos aviones de la organización Hermanos al Rescate, que habían partido de un aeropuerto de Miami.
Todo estuvo planificado por la mafia anticubana y la respuesta de Cuba les permitió exigirle al presidente yanqui, que firmara la “Ley para la “Libertad y la Solidaridad Democrática Cubana”, conocida como Ley Helms-Burton preparada de antemano. Dicha ley tiene un carácter extraterritorial, al penalizar a empresas extranjeras que invierten en propiedades expropiadas por la Revolución y codificó el Bloqueo, quitándole al presidente de Estados Unidos la posibilidad de eliminarlo sin la previa aprobación del Congreso.
Pero tampoco pudieron derrocar el socialismo cubano.
Barack Obama durante su presidencia realizó un giro de 180 grados a la estrategia para derrocar a la Revolución, no por la asfixia económica sino por la influencia ideológica que podían ejecutar los visitantes yanquis a la Isla y durante las visitas a Estados Unidos de funcionarios, artistas, deportistas, académicos, científicos, intelectuales y religiosos cubanos, pero sin eliminar las medidas del Bloqueo.
Por el contrario, Obama fue el presidente que más sanciones impuso a la banca internacional por ejecutar transferencias con Cuba, a pesar del restablecimiento de las relaciones diplomáticas, cortadas por Washington el 3 de enero de 1961.
Su estrategia no logró los resultados planificados.
Donald Trump en su primer mandato presidencial (2017-2021), eliminó la directiva presidencial de Obama e impuso nuevas sanciones económicas y financieras, incrementó la presión sobre bancos y empresas extranjeras que operaban con Cuba. Restringió al máximo los viajes a la isla y suspendió la emisión de visas en La Habana, obligando a los cubanos a solicitarlas en terceros países, producto de una historia fantasiosa diseñada por la CIA, sobre supuestos ataques acústicos. Como colofón, reincorporó a Cuba a la lista de Estados Patrocinadores del Terrorismo.
Trump abandonó la Casa Blanca sin ver el fin del socialismo en Cuba.
Ahora en su segundo mandato, a pesar de estar sancionado en los tribunales por 32 delitos, unido al escándalo de pedofilia según consta en los archivos del enfermo sexual Jeffrey Epstein, continua con la política de estrangulamiento económico a Cuba, estimulado por su secretario de Estado Marco Rubio, miembro de la mafia anticubana de Miami, y declaró a Cuba como un país que “afecta la seguridad nacional de Estados Unidos”, amenazando con imponerle altos aranceles a los países que vendan petróleo a la isla.
Con esto, pretende provocar un colapso en los servicios básicos, incluidos los de salud, educación, transporte, traslado y distribución de alimentos, más la producción agrícola, con el sueño de desencadenar protestas populares contra el gobierno revolucionario.
En junio de 1960 el presidente D. Eisenhower intentó hacer algo semejante, al coordinar con las empresas petroleras yanquis presentes en la Isla el corte de los envíos de petróleo y prohibir el procesamiento del petróleo de otros países en sus refinerías. Como respuesta Cuba las nacionalizó, basado en la Ley de Minerales y Combustibles de mayo de 1938.
En días pasados, especialistas y conocedores del tema cubano, entre ellos Vicki Huddleston, ex jefa de la Sección de Intereses de Estados Unidos en Cuba, expresaron que la actual política de Trump-Rubio será un fracaso, por desconocer la conciencia nacional de los cubanos.
Quienes en Estados Unidos sueñan con doblegar al pueblo cubano, deben tener presente lo expresado por José Martí en su obra literaria Abdala:
El amor madre a la patria
No es el amor ridículo a la tierra
Ni a la yerba que pisan nuestras plantas;
Es el odio invencible a quien la oprime,
Es el rencor eterno a quien la ataca.

